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Home spettacoli e performance Il cartellone La tela di Aracne IL CAVALIERE INESISTENTE di ITALO CALVINO adattamento, regia e interpretazione VALENTINA VERATRINI costumi OSVALDO MONTALBANO elementi di scena e coordinamento tecnico LORENZO RASELLO Cos’è mai l’esistenza se non un filo sottile che ci lega a un mondo di cui non conosciamo niente? E allora cosa vuol dire vivere? Lasciarsi prendere dalle emozioni, dalle passioni, dagli AVVENIMENTI che l’avvicendarsi dei giorni ci offre? O piuttosto galleggiare fra cielo e terra, creature senza dimora e senza pace? Un cavaliere che non c’è, nel senso che di lui esiste solo un’armatura vuota, una guerriera alla ricerca di sé stessa, giovani soldati alle prese con la cacciata dei Mori dalla Spagna ed il Santo Graal. Tutti combattuti, a loro modo, fra l’esserci e il non esserci. Come un’eco delle parole di Amleto. In un Medioevo in bilico tra realtà e finzione prendono vita le rocambolesche avventure di personaggi indimenticabili, attraverso il racconto di una monaca penitente. Quasi imprigionata nel suo abito smisurato, un grande ventre dal quale sgorga la storia, suor Teodora in un’ora e mezza di ininterrotto monologo dà vita ad un delicato ed ironico affresco di un’epoca senza tempo. La parola di Calvino è musica, poesia sottile che incanta i sensi. Nella messinscena del racconto “Il cavaliere inesistente” (parte della trilogia comprendente “Il visconte dimezzato” e “Il barone rampante”), si è voluta conservare questa forza evocatrice della narrazione, che attraverso il suono crea l’immagine e la fa vivere. Il grande costume-scenografia, che accoglie e avvolge l’attrice, può diventare cose diverse, secondo una chiave di negazione della funzione “normale” dell’oggetto. Solo pochi accessori evocano situazioni, stati d’animo, avvenimenti: la parte per il tutto. Il filo della narrazione, mai interrotto, si dipana per tutta la durata dello spettacolo come un rivolo d’acqua, ora tranquillo ora concitato, accompagnando lo spettatore alla scoperta dei tanti personaggi di cui è affollata la storia. La nudità della parola per ritrovarne la forza. L’essenzialità del gesto per ritrovarne l’ingenuità.
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