In questa piccola biblioteca,

il caminetto è sempre acceso, il divano è sempre pronto

 

prendi il tuo tempo se ti va...e accomodati... 

 

Un racconto ti cura l'anima, apre gli orizzonti della tua mente, ti racconta il passato, e ti proietta verso il futuro.  Chiunque trova il tempo di leggere rende unica  la propria esistenza; non provare solitudine, .se hai accanto un libro,   sfoglialo.....la sua magia scaturirà con semplicità, e ogni parola sarà perfetta.....

..Buona lettura....

"UN PICCOLO RAGGIO DI SOLE"

 LA TROVI SU:

 

http://web.mac.com/angelotagliapietra1

Ospito in questo spazio i racconti di amici e di quanti  vorranno lasciare qui la loro impronta!

I RACCONTI DI:   MARIA JOSE'

UN NONNO DA FAVOLA

C'era una volta un nonno che aveva una nipotina. Amava molto quel piccolo scricciolo, l'aveva vista nascere e con lei aveva stabilito una grande intesa. La piccina intuiva che se desiderava qualcosa, o se aveva qualche piccola difficoltà, bastava che si facesse sentire in qualsiasi modo che subito il nonno capiva e accorreva. Questa intesa o "feeling" si ingigantì durante la crescita. Le parlava sempre raccontando le prodezze di quando era un bambino. A tre anni,  la bimba parlava già come un'adulta, non storpiava le parole, e i cartoni animati della televisione non le interessavano in alcun modo. Voleva solo sentir raccontare le avventure che il nonno aveva vissuto da piccolo e che lei ascoltava in rigoroso silenzio. In verità questo nonno da ragazzino era stato un pò uno scavezzacollo. Giocava con gli amici a palla avvelenata, si arrampicava sugli alberi. Nel gruppo c'era suo cugino che aveva qualche anno più di lui; una mente eclettica che inventava giochi a non finire anche abbastanza pericolosi. Come quando costruì un carrettino di legno con ruote e timone direzionale. Scendevano a turno giù per le discese del paese.

Il nonno da bambino, abitava in un piccolo borgo sul mare, con attorno tante colline, a quei tempi c'erano pochissime automobili e i ragazzi giocavano per la strada facendo disperare non poco i loro genitori.

La piccola che chiameremo Baby, si immedesimava talmente in tutte le avventure, che appena poteva si sedeva sulle ginocchia del nonno  e guardandolo con affetto diceva:"Dai nonno, raccontami cosa facevamo da piccoli!" - Il nonno sorrideva; la piccola si era autonominata "capobanda" e lui le diceva: "ora continua tu che eri il capo, io sono un pò stanco". Allora Baby si ricollegava alle avventure del nono e cercava di aggiungere  nuovi aneddoti,  cambiava qualcosa inventando nuovi giochi mentre le ore socrrevano velocemente. - Che bello avere un nonno così! Tutti i bimbi dovrebbero avere un nonno da amare, è una vera fortuna.

Il nonno non è  come il papà  che quando sei piccino  è preso da mille impegni di lavoro e dalla quotidanità della vita, e a volte gli resta poco tempo da dedicarti. I nonni invece,  oltre ad avere più tempo, sono più vicino ai nipoti per il fatto che spesso i genitori lavorano.

Baby è stata una bambina molto fortunata; il  suo riferimento era proprio il nonno. Un nonno speciale!

Cari bambini , dovete amare il nonno anche se a volte è un pò brontolone; lui ha vissuto e non può che regalarvi utili consigli, raccontarvi favole  e amarvi.

Pertanto " W  I NONNI.....!!! "                                                                                                 Maria José

"SELENE E LA LUNA"

L'avevano chiamata così perchè era nata in una notte di plenilunio. Cresceva bene, diventò una bellissima ragazza, era sportiva, andava tutte le settimane in plaestra e faceva uno sport un pò mascolino: una boxe chiamata "savate". A diciotto anni i suoi genitori le regalarono la macchina  che lei  guidava come se avesse  tra le mani una Formula Uno.

Amava gli animali, da bambina aveva un grosso cane che le faceva compagnia mentre studiava, poi un pochino più adulta si appassionò ai cavalli e questa volta furono i nonni che per la sua laurea in letteratura le regalarono un cavallo che lei chiamò Morello. Imparò a cavalcare e.  nelle ore pomeridiane andafa al maneggio; sembrava una cavallerizza nata . Il suo Morello ubbidiva, era docile ai suoi comandi e l'intesa era perfetta. Era sempre molto attenta a ciò che succedeva nel mondo, leggeva e si teneva costantemente aggiornata con giornali e televisione. Pensò che la sua laurea nel cassetto non valeva nulla e che forse l'avrebbe potuta sfruttare nel giornalismo. 

Iniziò a scrivere a qualche rivista fino a quando,  un  giorno i suoi scritti finirono su un giornale importante perchè i suoi argomenti erano soprattutto "fatti del giorno". Si interessava di come viveva la gente in alcuni paesi. Selene era "nata con la camicia", aveva tutto dalla vita; C'erano persone e tanti bambini che non possedevano nulla  e vivevano in povertà. Dove era presente la guerra, la vita era veramente difficile! Le bombe non erano certo cioccolatini,  molta gente moriva e chi aveva la fortuna di scampare al pericolo, non viveva  certamente una vita dignitosa e felice. I viveri scarseggiavano non c'era l'acqua potabile e più di una volta mancava pure la luce.

 Selene pensò che non le sarebbe dispiaciuto affatto andare nei luoghi dove la gente soffriva portando il suo aiuto morale e soprattutto materiale. Si consultò con qualche amico giornalista e più di qualcuno la sconsigliò. "Vita dura" le dicevamo tutti. " Tu abituata come sei non resisteresti due giorni"!

Malgrado tutti questi consigli negativi, Selene non si preoccupò. Il suo pensiero ormai era diventato un chiodo fisso; voleva fare la reporter di guerra. Diceva che la sua esistenza era piatta, che aveva bisogno di essere d'aiuto dove l'aiuto mancava e solo andando dove c'era una guerra, dove la gente soffriva poteva realizzarsi. Aveva molto da dare e il coraggio non le mancava. Fu così che nonostante il diniego dei genitori partì su un aereo militare insieme ad un contingente di militari che si recavano in quei luoghi dove tutto era necessario, dove tutto mancava. Quando arrivò a destinazione non fece in tempo a capire come fosse orrribile la guerra e quanto fosse grande la sofferenza. Per un crudele destino, la macchina che doveva portarla a vedere e a capire cosa fosse una guerra,  rimase vittima di un esplosione e saltò in aria.

Così giovane, così bella, mentre la luna veniva offuscata dal fumo delle bombe e il cielo aveva il colore della  pece, in silenzio morì. Lei che tutto aveva avuto dalla vita, non fece in tempo a capire che l'uomo non è nato per la guerra, per uccidere altri uomini, donne e bambini.

Questo dovrebbe essere l'obiettivo principale per ognuno di noi in tutti i sensi, in tutti i campi; portatori d'amore, costruttori di pace!                                                                                                           

Maria José

 

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