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0ntologia dell’esser-arte ontology-art ontologia-art ontologia della physis dell’arte…il venir-fuori-dalla-velatezza è l’essere dell’opera, il disvelarsi di una nuova morfia della physis, di una sagomatura della natura animata dell’essere, di una templarità dell’ikona della physis dell’essere. L’ontologia dell’opera d’arte è la templarità dell’immagine dell’essere nella physis, o morfia templare quale supersimmetria dell’ikona della physis dell’essere. Il disvelarsi dell’aletheia ontologica è il venire alla luce, il darsi alla luce, la gettanza che si dà alla luce nella radura vuota e libera della templarità dell’ikona della physis dell’essere, quale morfica templare dell’immagine dell’essere nella physis. Il venir fuori della disvelatezza discoprente la templarità dell’ikona della physis ontologica dell’essere. È la templarità della radura vuota, del luogo ove abita poeticamente l’essere che disvela l’ikona della physis o l’immagine dell’aletheia dell’essere, quale topologia poetante o quale ontopoiesis o quale ontoikona dell’essere nella physis. È l’ontoykona dell’essere che getta le fondamenta, si getta e si de-costruisce nella radura luminosa della physis e si eventua in morfie templari dell’immagine della physis dell’essere e si disvela all’esserci quale gegenstand, sempre di fronte, dell’ikona ontologica della destinanza dell’essere. L’ontoykona ama disvelarsi nella radura luminosa della physis dell’essere quale opera dell’essere arte per l’arte del’esseRe o per essere l’aletheia dell’essere quale evento nell’opera d’arte. L’opera d’arte ama nascondersi nell’opera dell’essere ontoykona della physis per eventuarsi quale svelatezza nel gegenstand della topologia templare dell’immagine dell’essere. Ma perché l’ontoykona si eventua sempre quale opera d’arte dell’essere più tosto che evento del nulla o del niente? Mha perché la differenza ontologica lascia all’epistemica la destinanza delle entità mondane e cura, custodisce l’aletheia della physis dell’essere quale templarità ikonica della topologia ontologica dell’essere. È la physis templata che si eventua quale opera d’arte sia nella ontocronia che nella ontokairosia: nell’ontocronia dell’essere dell’entità, nella ontokairosia dell’essere evento della singolarità originaria dell’opera d’arte. Spesso è compresente sia l’ontocronia della physis della mondità che l’ontokairosa singolarità dell’essere o meglio nell’opera d’arte è assentemente presente l’una o presentemente presente l’altra nella stessa radura luminosa dell’onto-topia dell’essere opera dell’arte o ontopia-dell’arte o ontopia dell’ikona o dell’imago dell’essere o topologia ontologica dell’onto-ikontopia. È quella la differenza ontologica della temporalità e templaticità dell’opera d’arte: mentre la ontocronia si eventua solo nella physis mondana o dell’esserci, l’ontokairosia si dà, si eventua solo nell’essere-opera-d’arte. Attenzione qui si discopre la differenza anche nell’opera fatta a mano, immagine o suono o voce che sia, il manufatto dell’esserci- ontokronia e quello dell’essere-ontokairosia: il primo si adegua alla temporalità delle entità mondane senza discoprirne l’ontologia della physis, la temporalità templata invece disvela sempre e per sempre l’ontokairos dell’ontoykona dell’essere-arte-per-l’essere prima d’essere arte-per-il-mondo o essere arte-per-esserci…ah come si farà a comprendere? L’arte per esserci o l’arte-per-la-mondanità privilegia sempre e comunque l’ontologia del presente: si adegua alla verità epistemica del mondo senza chiedere nulla di più, giacchè la sua ermeneutica è finita con l’ontokronia dell’ontica o dell’esser-solo-entità-del-mondo, anzi solo entità ontica di questo mondo senza alcuna onto-topia, ma solo u-topia o dis-topia. Lì l’essere-arte-per-essere è custodita nell’oblio o nascosta nella physis epistemica del mondo o nella mitica origine dell’esserci. Ma l’ontologia dell’ontopia dell’ontikona si sottrae dalla ontokronia per abitare poeticamente la radura luminosa della templata-ontokairosa dell’esere-arte-per-l’essere che si getta nella physis della mondità ma che si differenzia sempre nella sua interpretanza infinita, quale ermeneutica ontologica dell’essere arte per l’essRe. Qui l’impianto, la ge-stell dell’ontologia dell’opera d’arte si eventua sempre quale templarità dell’ontoikona ontopica ontopoietica, anzi la gestell, la struttura ontologica, è l’ontikona templata dell’essere opera d’arte dell’esseRe, di più è la destinanza dell’ontopoiesis dell’ikona che apre il sentiero ininterrotto nella radura vuota ontologica. L’ontologia dell’esser-arte si disvela nell’essere-la-radura, lichthung-sein, quale gestell della radura della destinanza dell’essere: lì nella spazialità vuota la struttura ontologica dell’esser-arte soggiorna poeticamente quale ikona ontopica della ontokairosia. L’essere-la-radura quale destinanza sia del grund sia dell’abgrund dell’esser-arte, sia fondamento sia abisso dell’ontologia dell’opera d’arte: lì quel che appare quale eristica epistemica si eventua quale kaosmica-ontikona dell’aldiqua e dell’aldilà. Solo così si comprende l’originalità dell’opera d’arte, giacchè la sua destinanza ontologica non subisce mai la dettattura epistemica dell’essere dell’ente perché quella eventualità si dispiega solo nell’ontokronia e mai nell’ontokarosia: può essere tangente alla tecnè, tecnica, ma mai decostruire l’essere-arte ontopica. Nell’origine dell’opera d’arte l’ontokairosia dell’ontoikona si eventua per sempre senza più essere ontokronia epistemica dell’essere-entità: l’opera d’arte non è più abbandonata dall’essere…gli dei sono fuggiti dall’opera d’arte ontoteologica, ma non l’essere dell’arte quale ontikona della gestell ontologica. Perciò l’ontologia dell’opera d’arte non sarà mai una semplice estetica dell’esserci o dell’essere-entità ontokronica, giacchè i sensi sono dispiegamenti dell’esserci e possono solo percepire le entità ontiche, mai l’essere si disvela ai sensi sempre si discopre solo all’interessere ontokairoslogico. L’ontologia dell’esser-arte discopre la compresenza nell’opera d’arte dell’interagenza tra ontokronia e ontokronotopia: mentre nell’epistemica fisica esiste solo la kronotopia quantica dell’essere dell’ente, nell’essere opera d’arte si eventua l’essere della ontologia kronotopica ikonica che dispiega l’ontocronia iconica già assentemente presente nell’ontocronia quantica. Nella physis c’è la destinanza dell’essere quale gestell-ontokronica la quale si dà sia nella gestell-ontologica, sia nella gestell-ontica, sia nella gestell-epistemica, sia in quella gestell-paradigmatica che dà fondatezza all’ontologica gestell-grund come alla gestell-abgrund, alla gestell-abissale, alla struttura ontologica dell’esser-arte nella gestell-destinanza dell’opera ‘arte. Ma perché? Forse l’ontologia della destinanza dell’esser-arte sconvolge la causalità epistemica della temporalità per eventuare sempre e in ogni luogo la gestell-ontokronotopica del destino della gestell-ikona o della gestell-imagine o gestell-imaginaria o gestell-imago nell’essere opera dell’arte dell’essere oltre che dell’esserci. Già altri hanno svelato l’interagenza del tempo-figura col tempo-immagine o dell’immagine-tempo o dell’imago-tempo qui si discoprirà l’ontologia dell’imagine-spazio o dell’imagine-spaziotempo o dell’imago-spaziotempo fondanti lo spaziotempo-imagine o lo spaziotempo-figura o lo spaziotempo-imago nella gestell-ontopoetica o nella gestell-poetante-pensante dell’essere-arte. Lì l’ikona-tempo si disvela sempre nella sua qualità di ikona-spazio-tempo, quale ikona spaziotemporale dell’aletheia-tempo o dell’aletheia-spaziotempo disvelante sempre la gestell-aletheia o gestell-verità o la struttura ontologica della gestell-tecnè quale gestell-poiesis o gestell-ontopoiesis della gestell-ontoteleologica della gestell-ikona dell’esser-arte e non altro, ma che si dà quale fondatezza della destinanza epistemica dell’ontokronotopia. È la gestell-templata dell’ontologia dell’esser-arte che si dà quale opera d’arte del musagete, dell’esserci che cura nella rdura ontologica l’eventuarsi della gestell-ontopoietica. L’esser-arte è la misura di tutte le cose della mondanità, delle entità della mondità, dell’esserci, della presenza assentemente-presente, dell’essere nel mondo dell’arte, dell’imagine dell’essere nella mondità, dell’imago dell’essere, dell’ikona dell’essere, della gestell dell’opera d’arte, della struttura ontologica dell’opera d’arte. L’esser-arte è la misura, la destinanza ontokronotopica, del musagete, della gestell-musagete, della struttura ontologica dell’esser-musagete, dell’esserci quale musagete della gestell-imago, della gestell-imagine, della gestell-ikona della gestell-poetante-pensante. È la prova ontologica dell’esistenza dell’opera d’arte o meglio la prova ontologica dell’esistenza della gestell-arte, della struttuta ontologica dell’esser-arte. Non solo e non tanto quale prova ontologica dell’esistenza delle entità dell’arte, o quale prova ontologica dell’epistemica o ermeneutica dell’opera d’arte, giacchè l’esserci nella mondità delle opere d’arte è già presente nell’ontocronia del mondo, ma quale presenza ontokairosa della gestell-templata dell’esseRe: l’opera d’arte non è e non sarà mai solo l’ontica imagine del mondo ontocronico o utopico o distopico, ma sempre la gestell-ikona dell’essere ontocronotopia della ontokairostopia o ikonotopia dell’esseRe. La gestell-ikona non è più l’essere animato o l’esserci del musagete, ma non è altrettanto l’essere inanimato delle imagini del mondo, se mai sarà per sempre l’essere dis-animato dis-animante l’ikona dell’essere: senza essere anima o entità onteteologica o solo mitica o ematopoietica, l’indeterminatezza dell’animato o dell’inanimato per essere dis-anima della struttura ontologica ontopoietica dell’imagine-dell’esseRe. Ma che significa ikona dis-animata della gestell dell’opera d’arte? È l’ontologia dell’imagine del vuoto, l’imagine della radura o l’ikona del vuoto o l’ikona della radura che si dà nell’origine o nell’originalità dell’opera d’arte quale ikona o imagine dell’essere libero dalle entità ontiche della mondanità del nulla o del niente o del non-ente, quale ontologia della libertà dell’ikona ell’essere liberata dalle immagini del nulla o del niente o del nihilismo ontico delle varie volontà di potenza categoriche dell’imperativo mondano epistemico delle entità del vuoto quantico. Solo l’imagine del vuoto consente all’essere d’abitare poeticamente la radura-gestell-ontopica: là l’imagine dell’essere si disvela libera quale misura della mondità ontocronotopica. Qui si discopre l’autentica ermeneutica ontologica della misura quale gestell-templata o gestell-templare o struttura ontologica template dell’ikona dell’essere, mentre la misura classica o simmetrica si adeguò all’imagine ontica della temporalità ontocronica. Solo la gestell-ikona disvela la destinanza della singolarità che si eventua nel sentiero ininterrotto nella radura fondale-gestell. Lì l’aletheia della gestell o la verità della struttura ontologica consente all’ikona d’essere opera d’arte, ma anche consente alla verità di disvelarsi nell’opera d’arte quale evento della verità o evento dell’aletheia o evento della disvelatezza dell’ikona-gestell dell’esseRe. L’opera d’arte è la verità o meglio l’esser-arte è l’aletheia dell’ikona-gestell della destinanza dell’esseRe. Mentre la verità epistemica o ermeneutica si adeguano alle verità ontiche delle entità categoriche, la verità dell’opera d’arte disvela l’essere delle entità e non solo: la gestell-aletheia discopre l’ikona del vuoto o l’imagine della radura ove possa abitare poeticamente l’essere ed ove possa aleggiare l’evento dell’aletheia-destinanza. Ma forse quel che è più rilevante qui ed ora è la messa in opera della verità dell’ikona dell’abisso, dell’imagine dell’abgrund dell’essere: l’opera d’arte nella nostra epoca è innanzi tutto l’ontologia della gestell dell’ikona dell’abisso ell’esseRe.
c’è una differenza ontologica nell’ontica della verità: c’è una verità epistemica fondata sui modelli della matesis, c’è una verità ermeneutica narrativa ed eterotopica o ontocronica, invece l’esser-arte eventua l’aletheia ontologica quale messa in opera dell’essere nell’opera d’arte. C’è l’interessere tra le tre varietà di verità e c’è l’interesserci epistemico nel senso che tutte le varietà-verità si danno, si offrono alla mondità quale comprensione del mondo, dell’essere delle entità e prova ontologica o ontoteologica o ontoteleologica dell’esistenza dell’essere-opera-d’arte o dell’esser-arte, ma anche dell’esser-epistemè-dell’arte o dell’essere epistemica ontologica dell’opera d’arte. Anzi solo la verità messa in opera dall’opera d’arte discopre sia l’ermeneutica sia l’epistemica ontologica dell’essere arte dell’esseRe. Qualora si desideri comprendere anche l’essere opera d’arte delle entità mondane è consentito anche privarsi dell’ontologia per affidarsi alla classica ermeneutica epistemica per discoprire solo le verità delle entità della mondanità. Ma che cos’è il mettersi in opera dell’esser-arte? Anzi che cos’è la gettanza dell’esser-arte nell’opera d’arte? È la gettatezza-della-verità della destinanza templata dell’essere nell’aletheia fondale, grund ed abgrund, dell’opera d’arte che si dà, si getta nella mondità ontokronotopica. L’essere si eventua nell’opera d’arte quale aletheia, disvelatezza dell’ontologia dell’essere, dell’esserci, dell’essere delle entità mondane, dell’interesserci, dell’interessere: tutte varietà compresenti nella gettatezza-dell’opera-d’arte quale aletheia ontologica dell’essere ontoikona, ontoimagine, ontoimago, ontopoiesis. Il werk-setzen delle varietà topologiche della verità dell’essere si danno, si eventuano, si gettano quale fondale o fondamenta nel corso dell’opera d’arte senza mai abbandonarla anche quando gli dei fuggono e il tramonto dell’occidente si secolarizza, per sempre il setzen si getta intenzionalmente per essere contemplato dallo sguardo dell’esserci, dal musagete, dall’interesserci delle entità mondane della tecnè clonante: mai la verità tramonta, è sempre presente nell’opera d’arte, nella werk-setzen al di là della storia, aldilà del bene e del male, aldilà delle entità klonate della tecnè. Come mai solo l’opera d’arte riesce a trascendere il corso della storia o della temporalità o dell’ontocronia? Tra le tante ipotesi quella più ontologica è la messa in cura della verità dell’essere. Solo nell’opera d’arte l’aletheia ontologica si cura da sé, si getta, si fonda e si cura senza gli dei fuggitivi, senza più il musagete preda dell’oblio dei tempi-mala-tempora o del destino cinico e barale, senza l’obsololescenza nihilista della tecnica klonante. L’essere nella gettatezza-della-werk-setzen cura da sé l’esser-arte, senza la cura ontocronica o ermeneutica, anzi si cura senza l’epistemica ermeneutica e senza la tecnè klonante, getta la sua cura della sua verità da sé quale interessere ontopico che abita poeticamente il vuoto cosmico o la radura ontologica ontokronotopica. È l’esser arte che ci viene-incontro, che si disvela per essere contemplata dall’interesserci dei musageti, così si dà, si cura nella sua futura-anteriorità-gìà-stata e sempre ontologicamente presentemente assente. Nel suo essere già-stata si getta nell’ontokronia anche quale ob-getto, gegenstand, contr-ada, fondale che si getta allo sguardo sempre di fronte quale gettanza della verità dell’interessere non contemplato dalla storia delle entità clonate della tecnè. Il werksein, la gettanza fondale della aletheia-interessere si dà e si cura da sé quale essere-opera o essere-gettatezza-dell’arte e si eventua sempre quale ontologia dell’evento-verità, aldilà di tutte le interpretazioni infinite o delle clonazioni riproducibili, giacchè nell’opera d’arte è all’opera o si getta, si dà, si cura l’evento della verità ontologica dell’interessere o dell’essere dell’aletheia o dell’essere-arte-della-verità-nella-physis. Anche quando gli dei fuggono della werksein e la werk-sein non è più una entità mondana ontoteologica o quando il musagete è abbandonato all’oblio dalla mondanità, anche allora la templata-werksein si dà alla conteplanza, giacché la sua destinanza si getta e si cura da sé, si eventua nella physis quale evento della verità ontologica. È la gestell della worksein che si dà e si cura e si getta da sé: l’istallarsi poeticamente nella radura della physis eventua l’evento della verità dell’esser-arte, ma discopre e dispiega anche la destinanza templata dell’aletheia dell’interessere: il werk-sein è la gestell dell’essere-nella-physis, è l’istallarsi della destinanza dell’evento della verità ontologica nella radura fondale ove l’interessere possa abitare poeticamente, anzi l’essere in opera lascia libertà d’essere all’arte, ma anche lascia libertà d’essere al mondo, lascia liberi gli dei di fuggire senza perdere la sua originalità, lascia libero il nihilismo della tecnica di clonarsi senza decostruirsi nella sua gestell, nella sua struttura ontologica, lascia libera alla mondanità il suo percorso e il suo tramonto, giacchè l’evento della sua libertà si getta e si cura quale libertà ontologica dell’essere-arte della verità-destinanza che si eventua nella physis per lasciare libera la physis di esserci anche quando gli dei fuggono e la tecnè si cura solo di klonare le entità mondane. Anche quando il werksein si sottrae per lasciare ampia libertà di dispiegamenti mondani delle entità epistemiche nella loro volontà di potenza imperativa, anche allora non fugge insieme agli dei ma abita dis-ascosto, assentemente presente l’esser-arte nella sua varietà d’essere-evento-della-verità quale aletheia della destinanza della libertà. Il suo essere dis-ascosto si eventua nel sottrarsi, il porsi aldilà, il gettarsi oltre il nihilismo della tecnè mondana, oltre il tramonto dei paradigmi epistemici ed ermeneutici per essere opera ontologica dell’interessere-nella-physis. Ma la werksein si eventua non solo nel fondale, nel grund quale setzen degli eventi ella verità, ma anche nel contempo simultaneamente, anzi kairos-logicamente, nell’abgrund, là ove gli dei non hanno mai soggiornato e gli imperativi categorici delle entità epistemiche non si sono mai avventurati, né il nihilismo della tecnè si è mai sospinto oltre, anzi l’abisso ontologico ha sempre diffuso il senso di timore del nulla o del niente, invece l’abisso è proprio l’assenza del non-ente, l’annichilirsi del nulla per lasciar liberi d’essere la mondità e l’esserci delle entità epistemicamente comprensibili. L’esser-arte dell’abisso, dell’ab-grund eventua l’ikona della radura ontologica quale ontopia dell’essere inenarrabile, inaudita, indicibile, indecidibile, mai completamente interpretabile, né epistemicamente fondabile nelle categorie imperative della volontà di potenza della tecnè-klonica o della ermeneutica metafisica trascendentale pre-post-fenomenologica. Per gli eventi dell’essere abisso ontologico della physis c’è solo la comprensione dell’essere arte all’opera, in attività, in interagenza tra l’essere e la sua radura vuota ontopica. Solo la werksein, la messa in opera dell’essere dell’arte consente al musagete di accogliere l’ascolto dell’opera d’arte che si getta nell’abisso della radura ontologica per gettare le fondamenta del fondale ell’esser-arte quale ikona della physis, del mondo, dell’interessere, dell’interesserci, dell’interagenza ontopica. Ma quella ikona non è mai epistemicamente presente, si disvela solo nel suo essere indisascosta o dis-ascosta ontologicamente inaudita per i più ed indicibile: solo al musagete presente evidentemente, solo l’interagenza del musagete consente all’evento dell’essere abissale di gettarsi nell’opera dell’aletheia dell’esser-arte. Solo il musagete disvela il mistero o l’enigma dell’opera d’arte: l’arte ama nascondersri o essere sempre indisascosta, ma nel medesimo istante, per paradosso epistemico o ermeneutico, l’esser-arte ama disvelarsi, ama discoprire la sua radura abissale, la sua physis ontopica, la sua gestell ontokronokairoslogica oontokairostopica. Solo così l’esser-arte si dispiega all’infinito nell’a-peiron, nel senza-limiti mondani, nel sub-lime, ma la sua gettanza fonda il fondale topologico, ontopico altrochè epocale ontocronico, si dà per raccogliersi-in-un-confine, si getta per eventuare la gestell, la struttura ontologica dell’interagenza con la physis: delimita la spazialità del sentiero ininterrotto della destinanza dell’essere configurazione ikonica della radura ontologica ove l’essere possa abitare poeticamente. Solo con l’esser-arte si evntua la disascosità dell’aletheia, mai adeguata onticamente o epistemicamente o ermeneuticamente, ma sempre sottratta all’evidenza della mondità, ma visibile alla contemplazione del musagete, inaudita ma udibile, paradossale o eristica ma morfo-genica per la destinanza e l’interagenza dell’interessere e dell’interesserci. Lì in quel apparente paradosso o eristica epistemica o ermeneutica la verità stessa è dis-ascosta, anzi l’aletheia si disvlela quale dis-verità o essere opera della dis-aletheia dell’esser-arte, si discopre quale dis-inveramento della gestell-arte o struttura ontologica dis-inverata della dis-verità dell’opera d’arte. La verità nell’opera d’arte ci appare quale aletheia-della-dis-inveratezza-dell’essere, o meglio quale verità-dis-ascosta-della-dis-inveratezza dell’esser-arte, giacchè l’arte ama la disinveratezza, ma ama anche la dis-ascosità della disvelatezza dell’aletheia dell’esseRe. Nella sua eristica epistemica ed ermeneutica del nascondersi e disvelarsi la disascosità della verità dell’esser-arte getta nella radura le fondamenta del sentiero della destinanza ontokronotopica, quale gestell dell’essere-opera dell’opera d’arte o meglio nell’esser-opera è all’opera la verirà dis-ascosta della dis-in-veratezza o che nell’essere opera d’arte vi è custodita e curata l’aletheia-dis-ascosta della dis-in-veratezza dell’esser-arte. Quando si legge o si ascolta una poesia, quando si contempla una immagine nelle sue relativa varietà dimensionali palesi o nacoste, quando l’inaudito aleggia dalla voce dell’esserci dal talento geniale del musagete è all’opera la verità dis-ascosa della dis-in-veratezza dell’esser-arte ed è quell’aletheia che si disvela nella radura vuota e che traccia il sentiero ininterrotto della destinanza dell’interessere. L’interagenza e l’eristica di quella verità-dis-ascosità getta le fondamenta dell’epoca dell’imagine della mondità o della sua bellezza o della sua classicità o della sua rinascenza o della sua surrealtà: la bellezza è, sarà, fu la varietà della verità-dis-ascosità custodita e curata nell’opera dell’esser-arte. Quella interagenza consente all’arte di essere-creata dall’esserci-musagete o meglio solo quando l’opera d’arte è creata dall’essere-verità-dis-ascosa della dis-in-veratezza o che almeno quell’aletheia vi abiti poeticamente, solo allora la verità è arte e l’arte è la verità dell’essere opera d’arte. Lì si dà l’arte o l’arte si dà quale werksein: l’origine o l’originalità dell’opera d’arte o del musagete è l’arte della verità dis-ascosa della dis-in-veratezza dell’esser-creata, custodita e curata nella radura ove si disveli la destinanza dell’interessere. Si può intuire che la verità ontologica sia anche in opera nella mitopoiesis o forse nel mito quale aletheia dell’esser-arte almeno in apparenza, ma una più approfondita ermeneutica ontologica ci svela come non sia così semplice: nel mito la verità non è in opera quale aletheia-in-dis-ascosità-dis-in-veratezza, ma quale verità-adeguatezza ontoteologica che conforti il sacro senza creare ermeneuche eristiche, anzi quella stabilità epistemica può dispiegare metafisiche influenti per la verità-epistemica o verità tecnica fondata su modelli della matesis. Nella mitopoiesis invece il musagete ascolta la messa in opera della verità ontologica la sola che gli consenta l’interagenza con l’esser-arte della verità quale opera d’arte creata dall’essere che eventui l’essere-creata dal musagete. L’essere-creata dell’opera d’arte eventua l’epistemica ontologica della tecnè, ma soprattutto discopre l’evento della aletheia-dis-ascosità quale gestell della destinamza dell’essere-arte-creata dall’interagenza dell’esserci con la radura vuota e senza limiti, la radura sub-lime del fondale ove l’interessere possa soggiornare poeticamente in sinestesia con l’evento della verità-disascosità-disvelatezza-dis-verità-dis-aletheia. Qui nella mitopoisis come mell’ontopoiesis o nella poiesis stessa l’epistemica on tologica della verita si discopre quale in-disasconsità, ma anche quale dis-disascosità, meglio in aletheia e in dis-aletheia, in velatezza e disvelatezza indicibile ma sempre creata dall’esser-arte dell’interesserci con la physis. Solo quando l’esser-creata custodisce e cura l’aletheia-disascosità si eventua l’attrazione verso l’opera dell’esser-arte, anzi è la verità-attanza che attira la contemplazione dell’esserci, è l’aletheia-attanza che discopre il sentiero ininterrotto della destinanza d ell’essere-arte-creata-dall’essere.
ontologia della poiesis<embed style="width:400px; height:326px;" id="VideoPlayback" type="application/x-shockwave-flash" src="http://video.google.com/googleplayer.swf?docId=-7524908487803894258&hl=it"> </embed>Ontologia dell’opera d’arte mah…essere per la salvezza dell’essere significa essere per la salvezza dell’arte? E l’opera d’arte aiuterà l’essere a salvarsi? Mah… solo l’opera d’arte ci può salvare? E solo l’arte salverà l’essere o il mito ontoteologico della salvezza della mondità? Solo l’arte ci potrà salvare? Solo il mito dell’opera d’arte può salvare il mito delle muse della poiesis o dell’ontopoiesis? Ma l’arte è anche la salvezza del musagete, quale essere divinità che si dà all’arte o dà all’arte la fondatezza del mito? O che disvela con l’arte l’ontologia ontopoietica dell’opera dell’esser-arte-nella mondità come nella mondanità, o esser-arte-per-la-morte dell’arte… Già nelle origini della ermeneutica poetica la mimesis disvela la fondatezza della physis: aldilà della classicità simulativa, imitativa, clonante, tautologica, la mimesis quale apprensività attraverso lo sguardo, cattura con la vista, con gli occhi l’essere che si disvela nella sua physis. E’ l’esserci che com-prende contemplando l’eventuarsi della physis dell’essere, della natura dell’essere, dell’essere-nella-mondità. E’ la mimesis del disvelarsi dell’essere poetante…o l’ontologia dell’icona della physis quale ontologia dell’ikona dell’essere nel mondo. O l’ontologia della temporalità della physis che si disvela nel mondo quale spazialità immaginaria nella radura immaginaria ove s’eventua quale opera d’arte immaginaria… anzi l’ontologia fluttuante dell’essenza dell’essere poetante dà senso e dà alla luce la physis, non la imita o la modella o la ricorda, la divela quand’era abbandonata nell’oblio dalla fuga precipitosa degli dei epistemici, mitici, tecnici, ontoteologici quali il deus ex machina, la macchina poetica aristotelica. E’ indispensabile intraprendere gli studi e le ricerche dell’ontologia dell’opera d’arte, giacchè nel nuovo millennio tutte le configurazioni del sapere epistemico, ma anche le ontologie ermeneutiche, hanno evidenziato i propri confini aldiqua dell’essere-opera-d’arte, per concentrarsi solo sull’ontica, sulle entità narrate o sulle superentità ontoteologiche. L’epistemica dell’opera d’arte si è confinata nella sua ortogonalità calcolante, l’interpretanza ermeneutica ed intenzionale non si cura di offrire una fondatezza né alla nuova epistemica, né alla matesis virtuale, né alla physis immaginaria, né alla temporalità ontologica, men che mai dà fondamenta stabili alla struttura ontologica dell’opera d’arte. Solo il pensiero della disvelatezza resiste, o persiste nella sua re-esistenza, sostenuto dalla sua struttura ontologica fondata sull’essenza dell’essere-opera-d’arte-nel-mondo-per-la-morte. Ma la sua origine, o originalità o singolarità, non dispiega la sua pregnanza oltre la soglia del pensiero poetante che contempla poeticamente l’opera d’arte o la interpreta infinitamente nella temporalità kairos-logica più tosto che cronologica. Per raggiungere anche i sentieri interrotti della physis poetante dell’opera d’arte e quindi anche la fondatezza non tecnica della teknè, o il fondamento non epistemico dell’epistemica, la physis dell’opera d’arte si dovrà eventuare nella struttura ontologica dell’essere animati, aldilà dall’essere solo opera inanimata, per gettare le fondamenta nella radura, nel vuoto quantico epistemico, della topologia fluttuante dell’essere opera d’arte che si dà alla mondità per inter-essere o inter-esserci opera d’arte dell’essere animato che getta quale icona dell’essere-nel-mondo-della-morte-dell’arte. Può l’ontolgia dell’opera d’arte raccogliere gli eventi gettati nel sentiero dell’essere ed intraprendere la biforcazione dell’oltre che conduce alla radura, alla spazialità topologica sgombra dalle temporalità epistemiche o anche ermeneutiche, per approdare alla libera luce senza fondo, senza fondale, senza fondamenti epistemici, senza grund ma solo ab-grund, abissi ove l’evento dell’ikona poetante dell’essere possa abitare poeticamente quale opera d’arte dell’essere-poetante? E’ inevitabile intraprendere perciò il sentiero interrotto dell’ontologia dell’opera d’arte la quale ci porterà all’ascolto dell’intermittenza dell’essere-poetante-poeticamente-opera-d’arte-nel-corso-della-temporalità-immaginaria, ma anche delle temporalità kairoslogiche o kronoslogiche che si disvelano nella radura illuminante del kaosmos o nel campo morfogenico della physis dell’interessere o dell’interesserci animato dell’opera d’arte. Il sentiero, il meta-odos, il metodo, il seynweg che condurrà l’ontologia dell’opera d’arte verso la radura, sgombra, libera dalle scorie della volontà di potenza come opera dell’arte o della tecnè dell’imperativo categorico dell’epistemica tecnica vittima del pensiero calcolante, clonante, simulante, imitante, mimetico, quale mimesis dell’arte; ma anche oltre la classica decostruzione ermeneutica dell’ontologia storica privilegiante l’essere inanimato dell’arte o il superente ontoteologico, per abitare il vuoto ontologico là ove la seinpoiesis, l’ontopoiesis, possa disvelare la sublimità dell’interessere o interesserci opera d’arte dal classico alla temporalità virtuale. La ricerca filosofica della nuova ontologia dell’opera d’arte avrà quale priorità la libertà dell’essere poetante nella mondità e nella physis poetante: in qualità d’essere libertà poetante dell’interessere o dell’interesserci nell’opera d’arte nel corso del tempo. E’ ineludibile nella nuova epoche del nuovo millennio intraprendere il sentiero interrotto, la seinweg che ci conduce all’ascolto dell’intermittenza poetante dell’opera d’arte nel suo eventuarsi quale ikona dell’interessere o interagenza dell’interesserci dell’ontopoiesis o della seinpoiesis. Gli eventi intermittenti dell’ontopoiesis dell’opera d’arte si gettano nel campo morfogenico e nella radura ontologica per sgombrare prioritariamente le scorie e lasciare libertà di campo topologico all’evento dell’ikona dell’essere quale opera dell’arte dell’interessere o dell’interesserci abitante poeticamente la physis, la natura, dell’opera d’arte. Senza la libertà dell’essere opera d’arte quale libertà dell’essere nell’essere in physis poetante l’interessere non può abitare poeticamente la physis dell’opera d’arte, la natura ontologica, la struttura ontologica dell’arte. L’intermittenza dell’interagenza dell’interessere o interesserci assentemente presente o presentemente assente, nell’ontologia classica o poetante, abitò già nell’origine la tecnè o meglio nell’ontologia della tecnè ovvero nell’ontologia dell’opera d’arte. Quale opera d’arte prima dell’evento della tecnica, quale arte prima d’essere opera tecnologica dell’arte sia nella progettuali che nella poetica, sia nella gestell, quale struttura ontologica dell’opera d’arte che nella morfogenesi della configurazione ikonica o immaginante. Ma l’ ontologia dell’opera d’arte si disvelò assentemente presente anche nella matesis trasfigurante l’arte in tecnè, quale topologia dell’essere o interagenza dell’interessere o interesserci nella mondità prima di fossilizzarsi in epistemica del pensiero calcolante inanimato che contempli onticamente solo le entità della mondanità o le superentità delle ontoteologie conflittuali per le egemonie fondamentalistiche o relativistiche, clonanti metafore narrative algebriche, poliedriche, cabalistiche, iconoclastiche innanzi tutto quali artefici di roghi dell’icona dell’essere nel mondo o evento dell’ikona dell’essere nell’opera d’arte. Il luogo ove storicamente quegli eventi si evidenziano è la gestell dell’opera d’arte quale epistemè dell’essere alla mano, saper fare poetico, interagenza poetante che si dà, si getta nell’impianto, nella struttura ontologica abitandole poeticamente…successivamente quella eventualità mondana decade in volontà di potenza attanziale, attraente, attuante, attrattoriale, imperativa categoricamente di una superentità mondana, valorizzante storicamente solo ontoteologie mitiche fondamentali solo epistemicamente ed ermeneuticamente frattali e sferiche. Il ritorno al futuro dell’ontologia dell’opera d’arte disvelerà un altro possibile, virtuale, sentiero ininterrotto attraversante sia la matesis topologica dell’essere-opera-d’arte, sia la tecnè epistemica imperativa della volontà di potenza mondana dionisiaca o apollinea che si desideri, sia l’epistemè abbandonata dall’ontologia classica al naufragio e al nihilismo senza orizzonte, senza fondale, né fine, né senso, né futuro, né salvezza. E’ ineludibile intraprendere sintagmaticamente la ricerca, giacchè l’ontologia classica ha eluso la fondatezza non matematica della matesis, la fondatezza non logica del logos, la fondatezza non mitica del mitos, la fondatezza non epistemica dell’epistemè, la fondatezza non tecnica della tecnè, la fondatezza non artigianale, o seriale, dell’opera d’arte: proprio nell’epoca ove quelle varietà superontiche rischiano di imporre le loro imperanti volontà di potenza ontoteologica fondamentali sta. Purtroppo per gli artefici dell’oblio dell’ontologia dell’opera d’arte quella presenza strisciante si dispiega nelle fondamenta dell’imperativo categorico del pensiero calcolante della tecnè, ma anche nella decostruzione ermeneutica e fin’anche nell’ontologia classica, o là ove il pensiero poetante non sappia disvelare tutta la sua sublime poiesis quale opera d’arte dell’ontopoiesis dell’interagenza dell’essere poetante. Ma perché neanche l’ontologia classica ha disvelato i dispiegamenti, sia pure intermittenti dell’interesssere o dell’interesserci dell’opera d’arte nella physis poetante. ........ontologia della poiesis di g.p. di monderose maggia che cos'è che dà magia al giorno? che cos'è che dà magia al tempo? che cos'è che dà magia ai sogni? che cos'è che dà magia all'universo? che cos'è che dà magia alla notte? che cos'è che dà magia alle stelle? che cos'è che dà magia ai suoi occhi? che cos'è che dà magia? magia? maggio? maggia? che cos'è che dà magia a maggio? che cos'è che dà magia al mito? che cos'è che dà magia al silenzio? che cos'è che dà magia all'anima? l'essere? l'interessere? l'interesserci....essere assentemente presente essere presentemente assente....essere nella magia dell'essere, essere la magia dell'essere, essere magia in essere....? .tenera è la morte.................................................................................................................................................................................di gpdimonderose........................................................................................................................................................tenera è la morte quando s'annuncia con le stelle più belle............quasi fossero le sue pupille volanti. ....................oh quanti giorni ancora e poi il nulla?......vedrò le sue pupille di notte..........quando saliranno al cielo quali stelle................ohhh le regalo il mio nulla...perchè lei possa colmarlo d'infiniti baci.......mah i sogni che aleggiano la morte sono già giunti in punta di piedi...prima della fine dei tempi...............quando la follia approda al mattino...prima che la luna eclissi e il sole canti le lodi al cielo....oh arriverò a sognare il vuoto....pieno...denso...di lei? ..................................Ahhh essere più imprevedibile delle onde, più libera dei sogni, più lontana delle galassie...quale essenza errante nell'universo del tempo immaginario....................ah l'abisso dei sogni ove ogni luce narra una infinità....quale essenza che possiede in sé l'indeterminatezza...................Nell'anno della morte e della creatività...venne la dea per l'ultima volta...nei secoli....................tra un secolo, disse, avrai un quarto d'ora ancora soltanto...e così nei secoli che seguiranno....saranno infiniti quarti....lunari...per infiniti secoli................Veniva dalla bianca neve e andava al mare...ove è inebriante naufragare....mi baciò per l'ultima volta...nel secolo di un tempo immaginario.....forse...perchè la morte ha voglia d'arrivare in fretta al traguardo.........al tramonto..quale principio....quale archè dell'essere...quale nuova inizialità dell'esserci...sì ma con chi? ......................................................................................................................Poiesis.....come una dea nel deserto.....come una dea nel mio nulla...di fuoco....apparve...solo di sé....e non disse...nulla...solo svelò la sua misterica bellezza....ah un solo tempo ci è dato vivere...mentre gli universi si giocano l'esistenza....a volte la sera viene d'incanto...senza apparire al mondo, senza pace, senza terrore, senza volare....ascolto con il senso dell'attesa le parole dell'incanto....che fu...in un epochè di dasein e di morte...molte volte pregai anche io di salire all'altezza dei suoi pensieri di ieri o domani...oggi mai più.....amo la dea degli eventi...senza averla mai vista....nè udito il fascino della sua phonè....molte volte la sogno così com'era: altera, fin al punto d'infilzare i cuori con la luce dei suoi occhi e lasciare alla deriva gli esseri della speranza.....l'accolse morente...dopo la battaglia...e l'incontrò di notte alla luce degli incanti.....canti? Le chiese. Mai, rispose. Ah le stelle , non sono mai lì per rispondere ai sogni..folli..dell'essere ...............................................................................................................................................................................................................perchè appaiono le stelle? Perchè si svelano al mondo? Perchè d'improvviso, d'incanto...senza attendere né preghiere...nè desideri?......perchè quando la luce scompare e le ali della notte paiono avvolgere ogni orizzonte....ogni evento...ogni tempesta....solo allora la stella del creato lancia al mondo la sua seducenza...e fa volare i sogni nella mente....senza luce...nè splendore?...............perchè l'altera si disvela verso sera, quando ogni speranza del giorno è nulla e induce a pensieri disperati e disperanti?....perchè la stella è indifferente ai giorni a alle notti e all'essere e alla morte? E appare solo quando la sua intenzionalità lo desideri?........ah essere accolti nel genio della sua essenza e con sorpresa...quasi fosse una guerra lampo................................alle domande lei rispose con un sorriso indicibile: chi credi che decida? ..........sol io darò inizialità all'erranza della recreanza e poi nessun altro.....gli eventi saranno decisi dalla mia mente....perchè infinitamente oltre gli altri genii.......ah vorrei volare anche io oltre l'orizzonte per assistere al magico evento....ma sento che la notte dissipa le sue ombre....e le ali non spuntano al calar del sole..................forse sarà per un'altra sera, quando l'atmosfera brillerà di nuovo con la luce dei suoi occhi e l'incanto svelerà all'essere i misteri del mondo.......solo allora la dea accoglierà la desideranza...perchè solo allora la dea desidererà salvarci................oh ma sento che già l'universo imbruna e aldilà del tempo scelto dagli eventi i venti secolari trascorrono...col senso del nulla: prima? Chissà? Poi? Ci sarà? Forse con la sua imago lascerà credere d'essere lì per il nulla ...ed invece è con la testa nei suoi pensieri e con la mente nei pensieri della divinità...con il corpo nei propri desideri e con la mente nei pensieri del nulla....del niente....ma mente sapendo di mentire, senza venire al mondo, senza essere presente all'essere..... poiesis...........................................................................................................................................................................................................................................................................estasi......................................................................................................................................................................................quale brillanza in estasi tra i sentieri che si biforcano, l'invisibile presenza della divinità s'eleva e ci indica la via della destinanza.........aldilà...o là nelle colline tra il mare e il cielo...lì lei offrirà i suoi doni all'essere che sempre l'amò e che lasciò la sua vita agli inferi, per svelare il sorriso della seducenza ...che riempì la sua mente...ogni attimo...dal fuggente al mai giunto in prossimità degli eventi......non c'è più la desideranza.....è la flebile luce del cero che s'offre alla assurda essenza del bruciare per esistere....ah l'estasi è svanita nel nulla....nel niente si vive una sola volta....la prossima non ci sarà: né in cielo, né nel creato dell'immaginario...ah l'estasi che si lascia consumare piano...quasi fosse prelibata delizia della notte...la quale arriva in punta di piedi e mai lascerà l'essere silente...con i suoi occhi splendendi più delle stelle vicine o che brillano in lontananza siderale.....ah vorrei aprire la porta ed uscire dall'incubo che assale ogni orizzonte e lascia solo il nulla quale unica consolazione della sera che arriva prima del brillio stellare....non lasciarmi andare....alla deriva: non giocherò più con la sorte, né berrò più la voce delle illusioni, ignorerò l'assenza assoluta, mitigherò il vuoto con il vento dell'immaginario, lascerò alle lusinghe il tempo necessario per sparire...da lontano sognerò le estati senza estasi, senza parole per parlare al cuore più profondo degli universi....e chiederò a chi lì vi abiti per quale ragione la luce abbia abbandonato la sua essenza estatica ed ora opprime quale ferita della mente? .....ah come è bello amare quando si pensa al suicidio al mare....eri il massimo della desideranza...ma ora rischi d'essere banale...ah il tempo dell'esserci può essere letale ......................................................................................................................................................................................................................................................poiesis...............noi-a......lunghi anni son trascorsi d'incanto ed io mi dilungo solo per attenuare il risveglio.....sento la sera che richiama le sue stelle e la luce che raccoglie le sue ultime visioni...per sparire e riposare......ah dove andare? Se chi si vuol raggiungere ama errare? Altrove? Là ove la voce non risuona mai nell'udito del cuore? E i sensi si perdono tra infinite varietà come fiori senza profumi e lumi con la forma delle ombre? Addio ai pensieri che giocano solo con le illusioni e lasciano all'incanto le uniche voglie: tanti anni luce saranno mitiche immagini stellari? ................ah il profumo della sua partenza è intenso come quello del suo arrivo. Sognerò d'essere aldilà dei paradisi perduti per delirare con il peccato e il senso dell'essere...in un altro mondo.......chi parlerà alla sera e chi alla luna? Mai si saprà. Conservai i raggi di luce...unico regalo degli anni della desideranza...e scoprii alla mia mente la pesantezza della noia del tempo: ti pervade fin nell'essenza dell'essere...quale abisso oscuro che scava dentro l'exsistenza per colmare il niente.....ah l'abisso che s'insinua denso d'oscurità...abitato dalla noia più atroce ...quale assenza assoluta del suo s-guardo astrale...che male...ora...ma non vale....presto sarà diverso...lì nell'universo che non c'è più...nè mai più ci sarà...chissà? ..................................................................................................................................................................................................................................................................................................poiesis......la sera del dì.............ah ascolto i suoi passi sul selciato della catastrofe con i pensieri del corpo più dolce dei sogni...solo lì tra la luna che s'imbruna e la sera del dì dell'evento sorgerà quella luce che incanta anche la notte più buia e più tersa dell'anno......chi sparirà per primo? Forse chi apparirà tra un mito e un sogno? O chi lancerà un sussurro più profondo d'un abisso? Oh la vertigine dell'assenza prende i sensi e l'essere vacilla sull'orlo della propria voragine infinita e guarda il nulla attante in deriva dell'universo: là ove è perso ogni senso e la noia regna con l'impero dell'assoluto .....ah avessi avuto almeno il tempo per deridere la mia vita mia vita mortale ed osservare la fine dell'essere nella profondità della propria essenza con quella leggerezza che invita al disincanto, oggi non sarei qui a tremare per il niente che s'inabissa nell'essenza dell'essere e lo riempie di noia: con la densità che rende estatica anche la bellezza terribile: perchè la catastrofe che tutto divora ora dimora nel nulla ...là in fondo ...nell'abissale icona dell'essenza imago....là nell''abissale catastrofe insita nell'essenza dell'essere la noia assoluta abita sovrana....ah l'angoscia che pervade l'essere quando il nulla precipita nell'abissalità e s'installa con l'estasi desistente.....lì abita il vuoto catastrofico che inabissa il senso del niente.......ah il sommerso che inabissa l'immerso...è la catastrofe che capovolge l'essere e lascia prevalere il niente.....una piccola increspatura dà l'entusiasmo al nulla...nell'emergere alla luce inabissando l'essenza della storia e il senso della storia ...quale storia del senso del nulla ......................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................eroi.....là ove abitano coloro che son morti d'amore regna la dea....che li accoglie danzando.....non è un paradiso, né un inferno, né un limbo, né un purgatorio...gli eroi morti abitano il luogo della gioia in fiore.....non è un luogo sacro perchè sacro giacchè gli dei li hanno sacrificati, è una topia d'attesa della divinità: sono stati abbandonati lì per sempre......non desiderano ritornare nel mondo , né aspirano ad un altro mondo. La vivenza degli eroi morti per amore continua tra il colore e i profumi della dea che li circonda con l'unica consolazione possibile: essere stati amati dagli dei tanto dall'essere uccisi....ma perchè gli eroi morti d'amore non sono stati destinati in un aldilà comune? Perchè la dea li cura come se fossero vivi? Fiori tra fiori? Ah lì l'assenza invade la mente e la riempie di presenze simili all'assenza o al nulla. A niente giova pensare quale sarà la destinanza...in una esistenza ove al nulla succede il nulla....senza posa, né timore che al senso del niente prevalga una ipotetica salvezza. A cosa pensare quando nulla è possibile per sedurre l'essere .....meglio chiudere la mente per precludere qualsiasi desideranza per placare i dolori del senso del nulla. Ancora un attimo e tutto scomparirà ...e i ricordi saranno abitati dalle presenze fantasma parlanti la lingua dei morti. Si spera d'accedere subito alle prossime stagioni...senza attendere eventi che preannuncino già incontri nefasti. Alle volte è possibile ascoltare la voce severa e lontana....ma il senso dei desideri è sempre rivolto verso altre stelle e altri eroi.....con la mente ancora densa di pensieri inutili si decide di lasciare a chi sappia meglio abitare il mondo, la gloria, la destinanza. Mai più si sognerà l'essenza degli sguardi, mai più s'ascolterà la voce che chiama perchè da sé non si sente troppo desiderata, mai più il vuoto denso d'essenze sarà abitato dalla luce generata dal nulla....ah dea...ah dee...perchè ci avete abbandonati? ...................................................................................................................................................ice-berg.....................................................................................................................................................ah l'incanto che ci prende quando la brillanza si svela al nostro sguardo e s'erge più bella delle meraviglie del mondo...............................................................................................ignari lasciamo partire un soffio di desideranza che increspa ed aleggia...d'improvviso l'immensità vacilla, barcolla, danza all'interno del magico equilibrio...ed ancora di più ci incanta....quasi ci fosse una corrispondenza con il nostro soffio della vivenza: quasi volesse danzare tra le onde da amare. Ah mai illusione balenò all'orizzonte più terribile che bella: d'incanto così all'improvviso tramutò gli eventi: d'impeto ammainò e riversò la sua essenza nelle acque agitate e tempestose: un immenso fragore s'udì in tutti i luoghi del globo e lei inabissò tracimando con moti ondosi altisonanti mai visti, né uditi................quel che fu la più stabile che si conoscesse spro-fondò negli abissi con la sua orgogliosa vivenza glaciale. Ah la catastrofe: un soffio può far capovolgere le immensità più eccelse...tanto da generare l'attante che farà naufragare l'esserci: è il soffio dell'essere che genera la catastrofe per mutarsi in essere abissale. Ah il soffio di desideranza dell'essere si dà quale catastrofe esistenziale, prossimità del naufragare, quale destinanza dell'essere per la morte. Alla presenza dell'essenza dell'incanto..al balenare del miraggio bianco e immenso l'essere s'eventua quale estasi, quale respiro che sente la vicinanza della meraviglia...ma quel soffio di vento farà vacillare l'immensa esistenza glaciale. L'equilibrio fondante la stabilità dell'esistenza dell'essere si svelerà oscillante e risonante. Una risonanza infinitesima genera l'abisso ove l'essere naufragherà: dall'incanto alla morte: dal miraggio al naufragio. Ah l'abisso che si disvela nella sua ellittica curvatura: si vive solo la superfice del mondo trafitti dal raggio del nulla ed è subito morte...l'essere è solo sulla varietà sferica trafitto dal raggio abissale...ed è subito aldilà............................................................................................................................................................................................................................................................poiesis...........sogni da vendere..........................................................................................................................................distese le sue intime essenze mentre disvelò al tempo il suo essere nuda al mondo...............ah essere in nuce, ah essere in luce....ah lunghi anni sulle ali dell'estate sono state le sole volte in cui la vita sorse senza dinieghi né divieti. Ah le ore grandi come un secolo, ah le cose piccole come galassie, m'apparvero scarse di anime come nuvole d'un giorno assolato e solo scorto dietro l'angolo della morte..................................la sorte verrà ancora a spiegare la nostra mente, mentre le nubi lanciano alla terra ombre colme d'attesa e di tormenti. Sento già la gioia che s'avvicina a passi lenti. Ma menti? Ah le montagne viola o lillà...ah la notte lì là in prossimità della mondità con la velocità della destinanza....più rapida d'un uccello da preda....mi prenda...prenda...predante la preda fuggitiva lì là, che al fine si dà, giacchè non ce la fa....................................................................................................farò ancora in tempo a spengere le luci prima del sonno dell'attesa e del riposo: denso di sogni ed incubi e vuoti di mente.....................è ancora giorno e il sole tarda a lasciarci, sarà ancora preda della nostalgia della bella estate che si svela alla sera con l'abito delle stelle fisse, mobili, cangianti ma senza tanti allori per piangere e per sognare: con la sorte oltre la morte..............................................................................................ah ho ancora sogni da vendere e gioie da acquistare...ma non so più se fare il mercante o il ludico creativo o se la luce segua ancora il destino dei viventi o la nostalgia dei morti. Proverò ad essere un fuggiasco con la sera dietro le spalle e la notte buia quale vivenza......ma sarà una nube nera come l'incanto della morte ad avvisare le ultime speranze con il fascino del nulla..............................................................................................ah udrò ancora il sole cantarmi le melodie dell'amore che lascia al mondo il mistero dell'evento....ma all'ultima ora la destinanza ci sorprenderà con la fantasia dei fiori e la luna da sola apparirà all'orizzonte degli eventi: ci lascerà sognare senza farci del male: con la follia negli occhi......................................................................................................................ah come è vuota la notte senza i sogni dell'impredicibile. Ora son trascorsi millenni luce e dell'attimo del cosmo e dell'universo non c'è traccia: nulla, né del nostro destino, né della nostra vita così densa, così tersa, così casta, così vicina al nulla e senza fasti..........correrò ancora un'altra volta per raggiungerla con le ali del destino........e........l'ultimo raggio che provenga dall'aldilà......e.........insegua senza sosta una luce misteriosa e senza senso......................poi mi volterò ancora una volta per vedere gli occhi di chi decise la sorte del mondo.........prima che sia fuori per sempre e senta l'inaudibile con la musica delle note del nulla....o....con i sogni abitati dagli occhi dell''essere...............................................................................................................................................................................................................................................................................sub-lime......lei è sublime.....amante del disordine..in lei c'è la leggerezza ma anche la tristezza d'una nuvola a primavera.....lei è sublime amante del di-venire ...in lei c'è la luce...ma anche il buio atroce d'una nebbia siberiana....lei è sublime nemica delle tenebre....è caotica come il sole...ma le piace il perielio di venere.....non saprei bene se le piace la nostalgia della pace o l'ira della vittima che tace.....ma sublime lei è e sarà.......................................................................................................................................................................................................non mi sognare............ho le labbra grosse da attraversare, la sera o al mattino: non fa differenza, tanto ci sarà sempre chi avrà gli occhi per ridere e lo sguardo finto metallo con la pelle di coccodrillo. Ogni sera al tramonto alza gli occhi al cielo e pensa: quando era nera la mia giornata....tant'è che non riuscivo mai a sapere quando il lunedì venisse...il tre o l'otto o il sei....sono? Sì, sì, ancora un altro poco ed andrò a dormire....sognerò gli occhi tristi della sera e la luna mi farà compagnia, col raggio blu dell'estate e col raggio rosa dell'autunno....ma non mi sognare..........non ti farà bene sostare sulle piazze di notte e cantare come i grilli dei conventi...e...le sere passate ad urlare: dio, dio, non molestare gli organi e i letti e le strane passioni dei gatti.....AH gli occhi di metallo lucido li ho visti una domenica pomeriggio in vitro...in vetro...dietro le vetrate virtuali....ma non mi sognare...mai più.....o i sogni non ti lasceranno più..........................................................................................................................................................................................................................................il tramonto dei sogni.............io li guardavo e lei con il fare incessante delle lepri apriva i cassetti dei sogni....non ti destare...mi sorrise l'alba: è il tramonto dei tuoi sogni. Fra un poco verrà la sera ed uscirai di qui libero come gli uccelli del mare che vanno a pescare di notte il sangue blu, ma lei non ci sarà più. Adoro ancora la sera restare a guardare la notte più buia, con le stelle annoiate d'essere fisse e il creato che è lì che attende i desideri dei nostri sogni. Ancora una volta e tutto sarà scomparso sulla faccia della terra...non c'è più pioggia, non c'è più luce, non c'è più un santo che ti produce un miracolo stanco o appena più in linea con l'orizzonte e l'universo....ah io mi sentii persa tra le sue braccia forti come una gru a primavera....ma c'era il sole e c'era il mare e a me veniva voglia di cantare le nenie da bambina, quando l'età incrina e la soglia tra la vita e la morte torna a vacillare....ti manderò un bacio postale...quelli con i timbri di fresco, con le scale attorno e le scorie del tempo appese come coriandoli a carnevale. Ancora un solo attimo e poi potrai morire: mi guardò con gli occhi più lucenti della semisfera del circolo polare artico , ma non si smosse dal suo destino. Subì ancora una volta la sorte avversa: aveva un diadema con la gonna più vaporosa della serata, di quelle che quando ballano fanno vacillare il mondo e il cuore...e si inizia a tremare come se si fosse sottozero all'equatore. Oh la musica era bella sì, ma si cantava da folli....con l'orchestra che suonava il rock dell'infanzia maledetta e le gonne che volavano senza pantaloni e senza senso....ma quella notte non si lasciò alla sorte il privilegio di fare le scarpe. Capii all'improvviso che il tempo della giovinezza era pallido e il tempo del sorriso già dietro le spalle dei vecchi platani d'un giardino verde e rosa, blu e glicine, lillà...lì....là...quando sorgerà ancora il tempo della pazienza fuggitiva e secolare, quando la sorte guarirà gli incubi che accompagnano la luce del giorno. Quando verrà? Ora che non ci sarò più? Oh spinga, spinga forte: il pedale dovrà tremare con la forza d'urto delle navi da crociera e la bellezza degli sguardi di fanciulle prima che per loro sia già sera o notte fonda....addio, addio, affonda pure negli abissi del tempo...tanto non ci sarà mai più chi le darà la luce dell'inverno a sole spento.........................................................................................................................................................................................................nau-fragranze.....................................................................oh mare.....mare....non mi lasciare di notte a naufragare...con le stelle di notte che guardano le volte del creato tutte le volte che il loro sorriso si volge al passato.....oh non gridare invano....tanto gli astri sono tutti folli....oggi ti dicono che potrai trovare i tuoi sogni nel cassetto, domani nel letto e un altro giorno ancora non si sa dove o si speri o si spara....attenda pure un altro anno, tanto dovrà arrivare ancora con lingue piene di vento e la chioma nera e china e bianca...come l'alba......ah ci sono giorni in cui la sera non arrivi mai e il tramonto duri il tempo infinito che serve per morire, nascere e rivivere in altri luoghi, in altri mari, in altri universi....senza sentirsi persi, né tremanti di gioia o di paura, ma solo vuoti....soli....come il sole nella radura della foresta nera, nel cuore del continente più antico d'ansie e di timori....come quando pare che non ci sia più niente da fare per restare ancora in vita...oh non mi sogni più con la gioia del cuore e il sorriso perso per strada mentre si cercavano le viole. Non è ancora giunto il tempo in cui la notte avrà lasciato le sue spoglie alle stelle e vestirà la corolla con i fiori roridi di pianto. No , non mi sento stanco: è solo il soffio della vita che mi lascia.....accompagna la notte con il dolore della morte e al mattino fugge via ....con la velocità dei sogni.....................................................................................................................................................................................................sogni ad occhi chiusi e ad occhi aperti..................................................................E' sveglio? sono le otto del mattino e la sua sorte sta partendo...non so più dove andare ed ho una gran voglia di morire....ma fra poco sognerò di entrare in quella luce che fin allora mi uccise...tutti i sogni...a occhi chiusi e a occhi aperti. Ma, la prego, non apra...perchè è la morte che mi attende con l'arma bianca e nera vicino al mare...oh no, no, non so soffrire...ma fra poco morirò e mai più la rivedrò...io la sogno sempre, sempre, oh come è dolce il tempo, oh come è forte il vento....ma lei fermare non si può e dove andrà...non lo so...ma non si volti mai, non si giri e ri-giri mai...giammai vorrò che i suoi sogni siano spenti come i miei...non si fermi più. Sento già suonare. Quella porta è già aperta e il sole dell'infinito già splende in altomare...mi vien voglia di gridare, ma la mia voce non suona più, le mani e i piedi sono immobili..come il respiro...il mio povero cuore non mi batte e ri-batte più ed il mitico corpo giù si sente giù...giù, giù fin nell'abisso...da dove non non si sale più su...sussù non mi lasciare...non mi lasci, ma non si fermi...continui almeno lei a sognare...ad occhi chiusi o ad occhi aperti...tanto per sognare non serve guardare..........................................................................................................................................................................................................................onde fuggitive..............................................oh lei mi spinge oltre quel tempo della vita mortale, lì ove le onde fuggitive e stanche varcano le soglie dei sogni e sostano un istante infinito per contemplare le bellezze lunari...l-un-a-ti-ke? Oh si lasci guardare...è bella solo come il sole all'alba ....che non guardo mai, perchè mi piace di più sognare il sole tramontante, con i suoi raggi ultraviolentiviola che volano da qui a lì senza il timore delle distanze o degli ostacoli o delle remore o dei dinieghi o delle maldicenze o delle fatture magiche o tragiche o sadiche....sadomasy? massì..ma che sia solo virtuale. Lei farò soffrire..ci ri-penserà ...si dà? si darà ? si sottrae...si kripta...eh...si dekrypta...si vela e si disvela...è la verità bellezza...la legge dura della dolcezza del sublime....un nobile fenomeno della seducenza astrale...le stelle son lì solo per farsi...con-templare.....guai a chi pro-getti la prossimità nella loro intimità ....ikaro-docet...caro....karo? non mi ha mai chiamato così cara....kara? ecco sarà più cara delle stelle...anzi la più cara delle stars...così la finirà ...di farsi del male da soli...soli? sì, sì...lei e tutti quei maledetti genii che abitano il suo corpo...così parlò prima del diluvio universale....niente male...aldilà delle stelle e non solo quelle....ma di sola bellezza non si salva il mondo.... Oh..non è¨ così? Oh si lasci amare...è dolce come il mare salato...ma di dolcezza si vive una sola volta....Oh...ci regali un sogno...vuoto come la grazia pregnante dell'universo denso d'incubi e di orrorose tragicità.....Oh si faccia spogliare per irradiare l'intermittenza aurorale del miraggio boreale quale brillanza astrale, ma di luci soffuse e terse si può anche perire o svenire, o sbranare dall'eroina versus semidei...Ohh..oh si lasci affondare... è sublime come le stelle, ma quelle non se ne stanno lì a guardare: son fisse, mai fesse, ma fissate...replicanti, klonanti la medesima melodia armoniosa e tediosa mormorante: domani....domani? sì, sissì ....domani...potrà annegare o volare, o morire o soffrire ....ma non mi lasciare....non mi lasci mai più....le stelle amano essere viste a distanza siderale...guai a toccare il fondale universale, si può s-pro-fondare nell'abisso, senza mai più tornare tra l'aurora e l'infinito...finito? è già tutto irreversibilmente terminale? Oohh...non mi lasciare....non mi lasci più, anzi si lasci attraversare senza fiatare, come già si lasciano oltrepassare i suoi occhi dalle intermittenze delle desideranze....ke danze...con il sorriso sornione della perfida albione, appena baciata dalla fortuna bendata, anzi cieca come la sua anima dis-animata, che corre e fugge via, per non tornare mai alla deriva...strane onde fuggenti...saranno le superonde della stranezza...che spezzano e frantumano la spazialità -temporale...ma così difficili da catturare dai sincrotoni superquantici? Quanti quanti ancora? Chissà....è l'indeterminatezza della stranezza bellezza...............................................................................................................................................................................................................................................................................spro-fondatezza..............non ha più senso ascoltare le voci degli abissi della memoria dei ricordi deiii....non ha più senso alleviare con il miele eterno.. con la desideranza della morte...ah si inveisce ogni volta , quando appare il suo sguardo....................................non ha più senso spendere le lacrime della noia senza ascoltare la voce dell'aurora: che sale saliente ogni volta che l'esserci muore....ho anche io lasciato alle luci della notte il vago sopore dell'anima morente, in mente....ah verrà la morte ed avrà gli occhi dell'eternità ..............................ho sempe ascoltato la voce dell'anima: in silenzio: senza il clamore dell'eternità...non ho più i sogni da vendere, nè vendette da sognare, nè ricordi da regalare a chi viene e và soltanto per mostrare il volto del bene o il volto del male o ambedue anfibologici.............................................la sapienza mi consiglia di sorridere, sempre, o per lo più ogni tanto: almeno quando la presenza della vivenza sfiora il fiore del tramonto............................................ah chi rimpiangerà mai più i giorni lontani dell'infinito ritorno del bene nel male? ho sognato anche io un giorno di maggio l'inizio della fine della noia....ma una sola volta vidi volare la luce dell'eternità , quando la sera mi svelò lo sguardo della morte, con gli occhi sublimi della divinità ...non c'è più quella sera rischiarata dalla voce luminosa della tempesta perfetta...........................................................................................non c'è più tempo per sognare una luce antica e amica che ci ri-veli il senso dell'essere e, o, la deriva dell'infinito infinitesimo ritorno che mai, se mai, verrà ....ho soltanto avvertito nelle essenze kryptate del creato la luce della vicinanza lontana della morte vivente in proxymità dell'exsystenza..senza arrivi e senza partenza, ma solo una vaga presenza...come la luce dei suoi occhi di là , dall'abysso infinito che mai mi lascerà libero d'essere simile ai sogni pensati nel buio della notte animata...........................................................................................non ha più senso ascoltare il colore dei suoi occhi, se la sera la noia ci assale ed invade la memoria sognante....nel vuoto spazio della notte c'è il nulla che canta con la voce della seducenza astrale: solo la vocalità della morte ci può salvare...nel vuoto eterno del nulla, una sola fonè che canti: una canzone virtuale: su, sussù...non tremare...le stelle non stanno lì solo a guardare.....gli dei non ci hanno abbandonato abitano lì là in un campo di giacinti, lillà ...in un campo di giacinti abitano gli dei...lì là gli dei si gettano in un campo...in una radura fiorita di lillà , di giacinti...scendono in campo insieme agli eroi...in una radura luminosa di giacinti lillà .......................................................................................................l'essere divino si getta sul campo di giacinti, lì là la ricamata seducenza degli dei si svela e disvela il rytmos divino che seduce le dee lillà , in una radura divina fiorente di giacinti...lì là ove l'essenza degli dei si getta, si dà , sì, sissì, la rugiadosa radura sanguigna, ruggiosa, brillosa, luminosa, imaginosa, seduce gli dei in un campo di giacinti lillà ..............................lì là si disvela l'aletheia, la verità si svela in una radura di lillà , l' essenza degli dei si svela sul campo, si dà in campo lì là ....sì in quella divina radura il padre o la madre sono figli dell'essere...o sono figli di se stessi...la madre è figlia dell'essere, o la madre è figlia di sè, così come iddio è figlio di se stesso o il dio è figlio dell'essere o la dea madre è figlia di se stessa o la madredea madreperlacea è figlia dell'essere...la natura della dea è figlia dell'essere, la physis divina è figlia di sè e si dà da sè , sì, si svela da sè , si getta da sè, si pro-getta da sè in un campo di lillà , si fonda da sè in una radura radiosa di giacinti lì là .......................................................................................................ah essere figli della radura vuota, sgombra, libera, disertata, annullata,annichilita, svuotata, diradata, in eterna diradanza...figli della pregnanza divina...figli della sua desideranza...figli della sua ontogenesi o dell'essere pregnante che si dà da sè o dà sè o dà la pregnanza all'essere...................................................................................................ah la fanciulla pregnante dell'essere che dà luce e dà alla luce figli dell'essere pregnante o dell'essere creante in estasi in un campo di giacinti lillà... ...lì...là.... ...solo la dea ci può creare ......... ontologia della poiesis di g.p. di monderose maggia che cos'è che dà magia al giorno? che cos'è che dà magia al tempo? che cos'è che dà magia ai sogni? che cos'è che dà magia all'universo? che cos'è che dà magia alla notte? che cos'è che dà magia alle stelle? che cos'è che dà magia ai suoi occhi? che cos'è che dà magia? magia? maggio? maggia? che cos'è che dà magia a maggio? che cos'è che dà magia al mito? che cos'è che dà magia al silenzio? che cos'è che dà magia all'anima? l'essere? l'interessere? l'interesserci....essere assentemente presente essere presentemente assente....essere nella magia dell'essere, essere la magia dell'essere, essere magia in essere....? .tenera è la morte.................................................................................................................................................................................di gpdimonderose........................................................................................................................................................tenera è la morte quando s'annuncia con le stelle più belle............quasi fossero le sue pupille volanti. ....................oh quanti giorni ancora e poi il nulla?......vedrò le sue pupille di notte..........quando saliranno al cielo quali stelle................ohhh le regalo il mio nulla...perchè lei possa colmarlo d'infiniti baci.......mah i sogni che aleggiano la morte sono già giunti in punta di piedi...prima della fine dei tempi...............quando la follia approda al mattino...prima che la luna eclissi e il sole canti le lodi al cielo....oh arriverò a sognare il vuoto....pieno...denso...di lei? ..................................Ahhh essere più imprevedibile delle onde, più libera dei sogni, più lontana delle galassie...quale essenza errante nell'universo del tempo immaginario....................ah l'abisso dei sogni ove ogni luce narra una infinità....quale essenza che possiede in sé l'indeterminatezza...................Nell'anno della morte e della creatività...venne la dea per l'ultima volta...nei secoli....................tra un secolo, disse, avrai un quarto d'ora ancora soltanto...e così nei secoli che seguiranno....saranno infiniti quarti....lunari...per infiniti secoli................Veniva dalla bianca neve e andava al mare...ove è inebriante naufragare....mi baciò per l'ultima volta...nel secolo di un tempo immaginario.....forse...perchè la morte ha voglia d'arrivare in fretta al traguardo.........al tramonto..quale principio....quale archè dell'essere...quale nuova inizialità dell'esserci...sì ma con chi? ......................................................................................................................Poiesis.....come una dea nel deserto.....come una dea nel mio nulla...di fuoco....apparve...solo di sé....e non disse...nulla...solo svelò la sua misterica bellezza....ah un solo tempo ci è dato vivere...mentre gli universi si giocano l'esistenza....a volte la sera viene d'incanto...senza apparire al mondo, senza pace, senza terrore, senza volare....ascolto con il senso dell'attesa le parole dell'incanto....che fu...in un epochè di dasein e di morte...molte volte pregai anche io di salire all'altezza dei suoi pensieri di ieri o domani...oggi mai più.....amo la dea degli eventi...senza averla mai vista....nè udito il fascino della sua phonè....molte volte la sogno così com'era: altera, fin al punto d'infilzare i cuori con la luce dei suoi occhi e lasciare alla deriva gli esseri della speranza.....l'accolse morente...dopo la battaglia...e l'incontrò di notte alla luce degli incanti.....canti? Le chiese. Mai, rispose. Ah le stelle , non sono mai lì per rispondere ai sogni..folli..dell'essere ...............................................................................................................................................................................................................perchè appaiono le stelle? Perchè si svelano al mondo? Perchè d'improvviso, d'incanto...senza attendere né preghiere...nè desideri?......perchè quando la luce scompare e le ali della notte paiono avvolgere ogni orizzonte....ogni evento...ogni tempesta....solo allora la stella del creato lancia al mondo la sua seducenza...e fa volare i sogni nella mente....senza luce...nè splendore?...............perchè l'altera si disvela verso sera, quando ogni speranza del giorno è nulla e induce a pensieri disperati e disperanti?....perchè la stella è indifferente ai giorni a alle notti e all'essere e alla morte? E appare solo quando la sua intenzionalità lo desideri?........ah essere accolti nel genio della sua essenza e con sorpresa...quasi fosse una guerra lampo................................alle domande lei rispose con un sorriso indicibile: chi credi che decida? ..........sol io darò inizialità all'erranza della recreanza e poi nessun altro.....gli eventi saranno decisi dalla mia mente....perchè infinitamente oltre gli altri genii.......ah vorrei volare anche io oltre l'orizzonte per assistere al magico evento....ma sento che la notte dissipa le sue ombre....e le ali non spuntano al calar del sole..................forse sarà per un'altra sera, quando l'atmosfera brillerà di nuovo con la luce dei suoi occhi e l'incanto svelerà all'essere i misteri del mondo.......solo allora la dea accoglierà la desideranza...perchè solo allora la dea desidererà salvarci................oh ma sento che già l'universo imbruna e aldilà del tempo scelto dagli eventi i venti secolari trascorrono...col senso del nulla: prima? Chissà? Poi? Ci sarà? Forse con la sua imago lascerà credere d'essere lì per il nulla ...ed invece è con la testa nei suoi pensieri e con la mente nei pensieri della divinità...con il corpo nei propri desideri e con la mente nei pensieri del nulla....del niente....ma mente sapendo di mentire, senza venire al mondo, senza essere presente all'essere..... poiesis...........................................................................................................................................................................................................................................................................estasi......................................................................................................................................................................................quale brillanza in estasi tra i sentieri che si biforcano, l'invisibile presenza della divinità s'eleva e ci indica la via della destinanza.........aldilà...o là nelle colline tra il mare e il cielo...lì lei offrirà i suoi doni all'essere che sempre l'amò e che lasciò la sua vita agli inferi, per svelare il sorriso della seducenza ...che riempì la sua mente...ogni attimo...dal fuggente al mai giunto in prossimità degli eventi......non c'è più la desideranza.....è la flebile luce del cero che s'offre alla assurda essenza del bruciare per esistere....ah l'estasi è svanita nel nulla....nel niente si vive una sola volta....la prossima non ci sarà: né in cielo, né nel creato dell'immaginario...ah l'estasi che si lascia consumare piano...quasi fosse prelibata delizia della notte...la quale arriva in punta di piedi e mai lascerà l'essere silente...con i suoi occhi splendendi più delle stelle vicine o che brillano in lontananza siderale.....ah vorrei aprire la porta ed uscire dall'incubo che assale ogni orizzonte e lascia solo il nulla quale unica consolazione della sera che arriva prima del brillio stellare....non lasciarmi andare....alla deriva: non giocherò più con la sorte, né berrò più la voce delle illusioni, ignorerò l'assenza assoluta, mitigherò il vuoto con il vento dell'immaginario, lascerò alle lusinghe il tempo necessario per sparire...da lontano sognerò le estati senza estasi, senza parole per parlare al cuore più profondo degli universi....e chiederò a chi lì vi abiti per quale ragione la luce abbia abbandonato la sua essenza estatica ed ora opprime quale ferita della mente? .....ah come è bello amare quando si pensa al suicidio al mare....eri il massimo della desideranza...ma ora rischi d'essere banale...ah il tempo dell'esserci può essere letale ......................................................................................................................................................................................................................................................poiesis...............noi-a......lunghi anni son trascorsi d'incanto ed io mi dilungo solo per attenuare il risveglio.....sento la sera che richiama le sue stelle e la luce che raccoglie le sue ultime visioni...per sparire e riposare......ah dove andare? Se chi si vuol raggiungere ama errare? Altrove? Là ove la voce non risuona mai nell'udito del cuore? E i sensi si perdono tra infinite varietà come fiori senza profumi e lumi con la forma delle ombre? Addio ai pensieri che giocano solo con le illusioni e lasciano all'incanto le uniche voglie: tanti anni luce saranno mitiche immagini stellari? ................ah il profumo della sua partenza è intenso come quello del suo arrivo. Sognerò d'essere aldilà dei paradisi perduti per delirare con il peccato e il senso dell'essere...in un altro mondo.......chi parlerà alla sera e chi alla luna? Mai si saprà. Conservai i raggi di luce...unico regalo degli anni della desideranza...e scoprii alla mia mente la pesantezza della noia del tempo: ti pervade fin nell'essenza dell'essere...quale abisso oscuro che scava dentro l'exsistenza per colmare il niente.....ah l'abisso che s'insinua denso d'oscurità...abitato dalla noia più atroce ...quale assenza assoluta del suo s-guardo astrale...che male...ora...ma non vale....presto sarà diverso...lì nell'universo che non c'è più...nè mai più ci sarà...chissà? ..................................................................................................................................................................................................................................................................................................poiesis......la sera del dì.............ah ascolto i suoi passi sul selciato della catastrofe con i pensieri del corpo più dolce dei sogni...solo lì tra la luna che s'imbruna e la sera del dì dell'evento sorgerà quella luce che incanta anche la notte più buia e più tersa dell'anno......chi sparirà per primo? Forse chi apparirà tra un mito e un sogno? O chi lancerà un sussurro più profondo d'un abisso? Oh la vertigine dell'assenza prende i sensi e l'essere vacilla sull'orlo della propria voragine infinita e guarda il nulla attante in deriva dell'universo: là ove è perso ogni senso e la noia regna con l'impero dell'assoluto .....ah avessi avuto almeno il tempo per deridere la mia vita mia vita mortale ed osservare la fine dell'essere nella profondità della propria essenza con quella leggerezza che invita al disincanto, oggi non sarei qui a tremare per il niente che s'inabissa nell'essenza dell'essere e lo riempie di noia: con la densità che rende estatica anche la bellezza terribile: perchè la catastrofe che tutto divora ora dimora nel nulla ...là in fondo ...nell'abissale icona dell'essenza imago....là nell''abissale catastrofe insita nell'essenza dell'essere la noia assoluta abita sovrana....ah l'angoscia che pervade l'essere quando il nulla precipita nell'abissalità e s'installa con l'estasi desistente.....lì abita il vuoto catastrofico che inabissa il senso del niente.......ah il sommerso che inabissa l'immerso...è la catastrofe che capovolge l'essere e lascia prevalere il niente.....una piccola increspatura dà l'entusiasmo al nulla...nell'emergere alla luce inabissando l'essenza della storia e il senso della storia ...quale storia del senso del nulla ......................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................eroi.....là ove abitano coloro che son morti d'amore regna la dea....che li accoglie danzando.....non è un paradiso, né un inferno, né un limbo, né un purgatorio...gli eroi morti abitano il luogo della gioia in fiore.....non è un luogo sacro perchè sacro giacchè gli dei li hanno sacrificati, è una topia d'attesa della divinità: sono stati abbandonati lì per sempre......non desiderano ritornare nel mondo , né aspirano ad un altro mondo. La vivenza degli eroi morti per amore continua tra il colore e i profumi della dea che li circonda con l'unica consolazione possibile: essere stati amati dagli dei tanto dall'essere uccisi....ma perchè gli eroi morti d'amore non sono stati destinati in un aldilà comune? Perchè la dea li cura come se fossero vivi? Fiori tra fiori? Ah lì l'assenza invade la mente e la riempie di presenze simili all'assenza o al nulla. A niente giova pensare quale sarà la destinanza...in una esistenza ove al nulla succede il nulla....senza posa, né timore che al senso del niente prevalga una ipotetica salvezza. A cosa pensare quando nulla è possibile per sedurre l'essere .....meglio chiudere la mente per precludere qualsiasi desideranza per placare i dolori del senso del nulla. Ancora un attimo e tutto scomparirà ...e i ricordi saranno abitati dalle presenze fantasma parlanti la lingua dei morti. Si spera d'accedere subito alle prossime stagioni...senza attendere eventi che preannuncino già incontri nefasti. Alle volte è possibile ascoltare la voce severa e lontana....ma il senso dei desideri è sempre rivolto verso altre stelle e altri eroi.....con la mente ancora densa di pensieri inutili si decide di lasciare a chi sappia meglio abitare il mondo, la gloria, la destinanza. Mai più si sognerà l'essenza degli sguardi, mai più s'ascolterà la voce che chiama perchè da sé non si sente troppo desiderata, mai più il vuoto denso d'essenze sarà abitato dalla luce generata dal nulla....ah dea...ah dee...perchè ci avete abbandonati? ...................................................................................................................................................ice-berg.....................................................................................................................................................ah l'incanto che ci prende quando la brillanza si svela al nostro sguardo e s'erge più bella delle meraviglie del mondo...............................................................................................ignari lasciamo partire un soffio di desideranza che increspa ed aleggia...d'improvviso l'immensità vacilla, barcolla, danza all'interno del magico equilibrio...ed ancora di più ci incanta....quasi ci fosse una corrispondenza con il nostro soffio della vivenza: quasi volesse danzare tra le onde da amare. Ah mai illusione balenò all'orizzonte più terribile che bella: d'incanto così all'improvviso tramutò gli eventi: d'impeto ammainò e riversò la sua essenza nelle acque agitate e tempestose: un immenso fragore s'udì in tutti i luoghi del globo e lei inabissò tracimando con moti ondosi altisonanti mai visti, né uditi................quel che fu la più stabile che si conoscesse spro-fondò negli abissi con la sua orgogliosa vivenza glaciale. Ah la catastrofe: un soffio può far capovolgere le immensità più eccelse...tanto da generare l'attante che farà naufragare l'esserci: è il soffio dell'essere che genera la catastrofe per mutarsi in essere abissale. Ah il soffio di desideranza dell'essere si dà quale catastrofe esistenziale, prossimità del naufragare, quale destinanza dell'essere per la morte. Alla presenza dell'essenza dell'incanto..al balenare del miraggio bianco e immenso l'essere s'eventua quale estasi, quale respiro che sente la vicinanza della meraviglia...ma quel soffio di vento farà vacillare l'immensa esistenza glaciale. L'equilibrio fondante la stabilità dell'esistenza dell'essere si svelerà oscillante e risonante. Una risonanza infinitesima genera l'abisso ove l'essere naufragherà: dall'incanto alla morte: dal miraggio al naufragio. Ah l'abisso che si disvela nella sua ellittica curvatura: si vive solo la superfice del mondo trafitti dal raggio del nulla ed è subito morte...l'essere è solo sulla varietà sferica trafitto dal raggio abissale...ed è subito aldilà............................................................................................................................................................................................................................................................poiesis...........sogni da vendere..........................................................................................................................................distese le sue intime essenze mentre disvelò al tempo il suo essere nuda al mondo...............ah essere in nuce, ah essere in luce....ah lunghi anni sulle ali dell'estate sono state le sole volte in cui la vita sorse senza dinieghi né divieti. Ah le ore grandi come un secolo, ah le cose piccole come galassie, m'apparvero scarse di anime come nuvole d'un giorno assolato e solo scorto dietro l'angolo della morte..................................la sorte verrà ancora a spiegare la nostra mente, mentre le nubi lanciano alla terra ombre colme d'attesa e di tormenti. Sento già la gioia che s'avvicina a passi lenti. Ma menti? Ah le montagne viola o lillà...ah la notte lì là in prossimità della mondità con la velocità della destinanza....più rapida d'un uccello da preda....mi prenda...prenda...predante la preda fuggitiva lì là, che al fine si dà, giacchè non ce la fa....................................................................................................farò ancora in tempo a spengere le luci prima del sonno dell'attesa e del riposo: denso di sogni ed incubi e vuoti di mente.....................è ancora giorno e il sole tarda a lasciarci, sarà ancora preda della nostalgia della bella estate che si svela alla sera con l'abito delle stelle fisse, mobili, cangianti ma senza tanti allori per piangere e per sognare: con la sorte oltre la morte..............................................................................................ah ho ancora sogni da vendere e gioie da acquistare...ma non so più se fare il mercante o il ludico creativo o se la luce segua ancora il destino dei viventi o la nostalgia dei morti. Proverò ad essere un fuggiasco con la sera dietro le spalle e la notte buia quale vivenza......ma sarà una nube nera come l'incanto della morte ad avvisare le ultime speranze con il fascino del nulla..............................................................................................ah udrò ancora il sole cantarmi le melodie dell'amore che lascia al mondo il mistero dell'evento....ma all'ultima ora la destinanza ci sorprenderà con la fantasia dei fiori e la luna da sola apparirà all'orizzonte degli eventi: ci lascerà sognare senza farci del male: con la follia negli occhi......................................................................................................................ah come è vuota la notte senza i sogni dell'impredicibile. Ora son trascorsi millenni luce e dell'attimo del cosmo e dell'universo non c'è traccia: nulla, né del nostro destino, né della nostra vita così densa, così tersa, così casta, così vicina al nulla e senza fasti..........correrò ancora un'altra volta per raggiungerla con le ali del destino........e........l'ultimo raggio che provenga dall'aldilà......e.........insegua senza sosta una luce misteriosa e senza senso......................poi mi volterò ancora una volta per vedere gli occhi di chi decise la sorte del mondo.........prima che sia fuori per sempre e senta l'inaudibile con la musica delle note del nulla....o....con i sogni abitati dagli occhi dell''essere...............................................................................................................................................................................................................................................................................sub-lime......lei è sublime.....amante del disordine..in lei c'è la leggerezza ma anche la tristezza d'una nuvola a primavera.....lei è sublime amante del di-venire ...in lei c'è la luce...ma anche il buio atroce d'una nebbia siberiana....lei è sublime nemica delle tenebre....è caotica come il sole...ma le piace il perielio di venere.....non saprei bene se le piace la nostalgia della pace o l'ira della vittima che tace.....ma sublime lei è e sarà.......................................................................................................................................................................................................non mi sognare............ho le labbra grosse da attraversare, la sera o al mattino: non fa differenza, tanto ci sarà sempre chi avrà gli occhi per ridere e lo sguardo finto metallo con la pelle di coccodrillo. Ogni sera al tramonto alza gli occhi al cielo e pensa: quando era nera la mia giornata....tant'è che non riuscivo mai a sapere quando il lunedì venisse...il tre o l'otto o il sei....sono? Sì, sì, ancora un altro poco ed andrò a dormire....sognerò gli occhi tristi della sera e la luna mi farà compagnia, col raggio blu dell'estate e col raggio rosa dell'autunno....ma non mi sognare..........non ti farà bene sostare sulle piazze di notte e cantare come i grilli dei conventi...e...le sere passate ad urlare: dio, dio, non molestare gli organi e i letti e le strane passioni dei gatti.....AH gli occhi di metallo lucido li ho visti una domenica pomeriggio in vitro...in vetro...dietro le vetrate virtuali....ma non mi sognare...mai più.....o i sogni non ti lasceranno più..........................................................................................................................................................................................................................................il tramonto dei sogni.............io li guardavo e lei con il fare incessante delle lepri apriva i cassetti dei sogni....non ti destare...mi sorrise l'alba: è il tramonto dei tuoi sogni. Fra un poco verrà la sera ed uscirai di qui libero come gli uccelli del mare che vanno a pescare di notte il sangue blu, ma lei non ci sarà più. Adoro ancora la sera restare a guardare la notte più buia, con le stelle annoiate d'essere fisse e il creato che è lì che attende i desideri dei nostri sogni. Ancora una volta e tutto sarà scomparso sulla faccia della terra...non c'è più pioggia, non c'è più luce, non c'è più un santo che ti produce un miracolo stanco o appena più in linea con l'orizzonte e l'universo....ah io mi sentii persa tra le sue braccia forti come una gru a primavera....ma c'era il sole e c'era il mare e a me veniva voglia di cantare le nenie da bambina, quando l'età incrina e la soglia tra la vita e la morte torna a vacillare....ti manderò un bacio postale...quelli con i timbri di fresco, con le scale attorno e le scorie del tempo appese come coriandoli a carnevale. Ancora un solo attimo e poi potrai morire: mi guardò con gli occhi più lucenti della semisfera del circolo polare artico , ma non si smosse dal suo destino. Subì ancora una volta la sorte avversa: aveva un diadema con la gonna più vaporosa della serata, di quelle che quando ballano fanno vacillare il mondo e il cuore...e si inizia a tremare come se si fosse sottozero all'equatore. Oh la musica era bella sì, ma si cantava da folli....con l'orchestra che suonava il rock dell'infanzia maledetta e le gonne che volavano senza pantaloni e senza senso....ma quella notte non si lasciò alla sorte il privilegio di fare le scarpe. Capii all'improvviso che il tempo della giovinezza era pallido e il tempo del sorriso già dietro le spalle dei vecchi platani d'un giardino verde e rosa, blu e glicine, lillà...lì....là...quando sorgerà ancora il tempo della pazienza fuggitiva e secolare, quando la sorte guarirà gli incubi che accompagnano la luce del giorno. Quando verrà? Ora che non ci sarò più? Oh spinga, spinga forte: il pedale dovrà tremare con la forza d'urto delle navi da crociera e la bellezza degli sguardi di fanciulle prima che per loro sia già sera o notte fonda....addio, addio, affonda pure negli abissi del tempo...tanto non ci sarà mai più chi le darà la luce dell'inverno a sole spento.........................................................................................................................................................................................................nau-fragranze.....................................................................oh mare.....mare....non mi lasciare di notte a naufragare...con le stelle di notte che guardano le volte del creato tutte le volte che il loro sorriso si volge al passato.....oh non gridare invano....tanto gli astri sono tutti folli....oggi ti dicono che potrai trovare i tuoi sogni nel cassetto, domani nel letto e un altro giorno ancora non si sa dove o si speri o si spara....attenda pure un altro anno, tanto dovrà arrivare ancora con lingue piene di vento e la chioma nera e china e bianca...come l'alba......ah ci sono giorni in cui la sera non arrivi mai e il tramonto duri il tempo infinito che serve per morire, nascere e rivivere in altri luoghi, in altri mari, in altri universi....senza sentirsi persi, né tremanti di gioia o di paura, ma solo vuoti....soli....come il sole nella radura della foresta nera, nel cuore del continente più antico d'ansie e di timori....come quando pare che non ci sia più niente da fare per restare ancora in vita...oh non mi sogni più con la gioia del cuore e il sorriso perso per strada mentre si cercavano le viole. Non è ancora giunto il tempo in cui la notte avrà lasciato le sue spoglie alle stelle e vestirà la corolla con i fiori roridi di pianto. No , non mi sento stanco: è solo il soffio della vita che mi lascia.....accompagna la notte con il dolore della morte e al mattino fugge via ....con la velocità dei sogni.....................................................................................................................................................................................................sogni ad occhi chiusi e ad occhi aperti..................................................................E' sveglio? sono le otto del mattino e la sua sorte sta partendo...non so più dove andare ed ho una gran voglia di morire....ma fra poco sognerò di entrare in quella luce che fin allora mi uccise...tutti i sogni...a occhi chiusi e a occhi aperti. Ma, la prego, non apra...perchè è la morte che mi attende con l'arma bianca e nera vicino al mare...oh no, no, non so soffrire...ma fra poco morirò e mai più la rivedrò...io la sogno sempre, sempre, oh come è dolce il tempo, oh come è forte il vento....ma lei fermare non si può e dove andrà...non lo so...ma non si volti mai, non si giri e ri-giri mai...giammai vorrò che i suoi sogni siano spenti come i miei...non si fermi più. Sento già suonare. Quella porta è già aperta e il sole dell'infinito già splende in altomare...mi vien voglia di gridare, ma la mia voce non suona più, le mani e i piedi sono immobili..come il respiro...il mio povero cuore non mi batte e ri-batte più ed il mitico corpo giù si sente giù...giù, giù fin nell'abisso...da dove non non si sale più su...sussù non mi lasciare...non mi lasci, ma non si fermi...continui almeno lei a sognare...ad occhi chiusi o ad occhi aperti...tanto per sognare non serve guardare..........................................................................................................................................................................................................................onde fuggitive..............................................oh lei mi spinge oltre quel tempo della vita mortale, lì ove le onde fuggitive e stanche varcano le soglie dei sogni e sostano un istante infinito per contemplare le bellezze lunari...l-un-a-ti-ke? Oh si lasci guardare...è bella solo come il sole all'alba ....che non guardo mai, perchè mi piace di più sognare il sole tramontante, con i suoi raggi ultraviolentiviola che volano da qui a lì senza il timore delle distanze o degli ostacoli o delle remore o dei dinieghi o delle maldicenze o delle fatture magiche o tragiche o sadiche....sadomasy? massì..ma che sia solo virtuale. Lei farò soffrire..ci ri-penserà ...si dà? si darà ? si sottrae...si kripta...eh...si dekrypta...si vela e si disvela...è la verità bellezza...la legge dura della dolcezza del sublime....un nobile fenomeno della seducenza astrale...le stelle son lì solo per farsi...con-templare.....guai a chi pro-getti la prossimità nella loro intimità ....ikaro-docet...caro....karo? non mi ha mai chiamato così cara....kara? ecco sarà più cara delle stelle...anzi la più cara delle stars...così la finirà ...di farsi del male da soli...soli? sì, sì...lei e tutti quei maledetti genii che abitano il suo corpo...così parlò prima del diluvio universale....niente male...aldilà delle stelle e non solo quelle....ma di sola bellezza non si salva il mondo.... Oh..non è¨ così? Oh si lasci amare...è dolce come il mare salato...ma di dolcezza si vive una sola volta....Oh...ci regali un sogno...vuoto come la grazia pregnante dell'universo denso d'incubi e di orrorose tragicità.....Oh si faccia spogliare per irradiare l'intermittenza aurorale del miraggio boreale quale brillanza astrale, ma di luci soffuse e terse si può anche perire o svenire, o sbranare dall'eroina versus semidei...Ohh..oh si lasci affondare... è sublime come le stelle, ma quelle non se ne stanno lì a guardare: son fisse, mai fesse, ma fissate...replicanti, klonanti la medesima melodia armoniosa e tediosa mormorante: domani....domani? sì, sissì ....domani...potrà annegare o volare, o morire o soffrire ....ma non mi lasciare....non mi lasci mai più....le stelle amano essere viste a distanza siderale...guai a toccare il fondale universale, si può s-pro-fondare nell'abisso, senza mai più tornare tra l'aurora e l'infinito...finito? è già tutto irreversibilmente terminale? Oohh...non mi lasciare....non mi lasci più, anzi si lasci attraversare senza fiatare, come già si lasciano oltrepassare i suoi occhi dalle intermittenze delle desideranze....ke danze...con il sorriso sornione della perfida albione, appena baciata dalla fortuna bendata, anzi cieca come la sua anima dis-animata, che corre e fugge via, per non tornare mai alla deriva...strane onde fuggenti...saranno le superonde della stranezza...che spezzano e frantumano la spazialità -temporale...ma così difficili da catturare dai sincrotoni superquantici? Quanti quanti ancora? Chissà....è l'indeterminatezza della stranezza bellezza...............................................................................................................................................................................................................................................................................spro-fondatezza..............non ha più senso ascoltare le voci degli abissi della memoria dei ricordi deiii....non ha più senso alleviare con il miele eterno.. con la desideranza della morte...ah si inveisce ogni volta , quando appare il suo sguardo....................................non ha più senso spendere le lacrime della noia senza ascoltare la voce dell'aurora: che sale saliente ogni volta che l'esserci muore....ho anche io lasciato alle luci della notte il vago sopore dell'anima morente, in mente....ah verrà la morte ed avrà gli occhi dell'eternità ..............................ho sempe ascoltato la voce dell'anima: in silenzio: senza il clamore dell'eternità...non ho più i sogni da vendere, nè vendette da sognare, nè ricordi da regalare a chi viene e và soltanto per mostrare il volto del bene o il volto del male o ambedue anfibologici.............................................la sapienza mi consiglia di sorridere, sempre, o per lo più ogni tanto: almeno quando la presenza della vivenza sfiora il fiore del tramonto............................................ah chi rimpiangerà mai più i giorni lontani dell'infinito ritorno del bene nel male? ho sognato anche io un giorno di maggio l'inizio della fine della noia....ma una sola volta vidi volare la luce dell'eternità , quando la sera mi svelò lo sguardo della morte, con gli occhi sublimi della divinità ...non c'è più quella sera rischiarata dalla voce luminosa della tempesta perfetta...........................................................................................non c'è più tempo per sognare una luce antica e amica che ci ri-veli il senso dell'essere e, o, la deriva dell'infinito infinitesimo ritorno che mai, se mai, verrà ....ho soltanto avvertito nelle essenze kryptate del creato la luce della vicinanza lontana della morte vivente in proxymità dell'exsystenza..senza arrivi e senza partenza, ma solo una vaga presenza...come la luce dei suoi occhi di là , dall'abysso infinito che mai mi lascerà libero d'essere simile ai sogni pensati nel buio della notte animata...........................................................................................non ha più senso ascoltare il colore dei suoi occhi, se la sera la noia ci assale ed invade la memoria sognante....nel vuoto spazio della notte c'è il nulla che canta con la voce della seducenza astrale: solo la vocalità della morte ci può salvare...nel vuoto eterno del nulla, una sola fonè che canti: una canzone virtuale: su, sussù...non tremare...le stelle non stanno lì solo a guardare.....gli dei non ci hanno abbandonato abitano lì là in un campo di giacinti, lillà ...in un campo di giacinti abitano gli dei...lì là gli dei si gettano in un campo...in una radura fiorita di lillà , di giacinti...scendono in campo insieme agli eroi...in una radura luminosa di giacinti lillà .......................................................................................................l'essere divino si getta sul campo di giacinti, lì là la ricamata seducenza degli dei si svela e disvela il rytmos divino che seduce le dee lillà , in una radura divina fiorente di giacinti...lì là ove l'essenza degli dei si getta, si dà , sì, sissì, la rugiadosa radura sanguigna, ruggiosa, brillosa, luminosa, imaginosa, seduce gli dei in un campo di giacinti lillà ..............................lì là si disvela l'aletheia, la verità si svela in una radura di lillà , l' essenza degli dei si svela sul campo, si dà in campo lì là ....sì in quella divina radura il padre o la madre sono figli dell'essere...o sono figli di se stessi...la madre è figlia dell'essere, o la madre è figlia di sè, così come iddio è figlio di se stesso o il dio è figlio dell'essere o la dea madre è figlia di se stessa o la madredea madreperlacea è figlia dell'essere...la natura della dea è figlia dell'essere, la physis divina è figlia di sè e si dà da sè , sì, si svela da sè , si getta da sè, si pro-getta da sè in un campo di lillà , si fonda da sè in una radura radiosa di giacinti lì là .......................................................................................................ah essere figli della radura vuota, sgombra, libera, disertata, annullata,annichilita, svuotata, diradata, in eterna diradanza...figli della pregnanza divina...figli della sua desideranza...figli della sua ontogenesi o dell'essere pregnante che si dà da sè o dà sè o dà la pregnanza all'essere...................................................................................................ah la fanciulla pregnante dell'essere che dà luce e dà alla luce figli dell'essere pregnante o dell'essere creante in estasi in un campo di giacinti lillà... ...lì...là.... ...solo la dea ci può creare .........
Ontologia dell’opera d’arte mah…essere per la salvezza dell’essere significa essere per la salvezza dell’arte? E l’opera d’arte aiuterà l’essere a salvarsi? Mah… solo l’opera d’arte ci può salvare? E solo l’arte salverà l’essere o il mito ontoteologico della salvezza della mondità? Solo l’arte ci potrà salvare? Solo il mito dell’opera d’arte può salvare il mito delle muse della poiesis o dell’ontopoiesis? Ma l’arte è anche la salvezza del musagete, quale essere divinità che si dà all’arte o dà all’arte la fondatezza del mito? O che disvela con l’arte l’ontologia ontopoietica dell’opera dell’esser-arte-nella mondità come nella mondanità, o esser-arte-per-la-morte dell’arte… Già nelle origini della ermeneutica poetica la mimesis disvela la fondatezza della physis: aldilà della classicità simulativa, imitativa, clonante, tautologica, la mimesis quale apprensività attraverso lo sguardo, cattura con la vista, con gli occhi l’essere che si disvela nella sua physis. E’ l’esserci che com-prende contemplando l’eventuarsi della physis dell’essere, della natura dell’essere, dell’essere-nella-mondità. E’ la mimesis del disvelarsi dell’essere poetante…o l’ontologia dell’icona della physis quale ontologia dell’ikona dell’essere nel mondo. O l’ontologia della temporalità della physis che si disvela nel mondo quale spazialità immaginaria nella radura immaginaria ove s’eventua quale opera d’arte immaginaria… anzi l’ontologia fluttuante dell’essenza dell’essere poetante dà senso e dà alla luce la physis, non la imita o la modella o la ricorda, la divela quand’era abbandonata nell’oblio dalla fuga precipitosa degli dei epistemici, mitici, tecnici, ontoteologici quali il deus ex machina, la macchina poetica aristotelica. E’ indispensabile intraprendere gli studi e le ricerche dell’ontologia dell’opera d’arte, giacchè nel nuovo millennio tutte le configurazioni del sapere epistemico, ma anche le ontologie ermeneutiche, hanno evidenziato i propri confini aldiqua dell’essere-opera-d’arte, per concentrarsi solo sull’ontica, sulle entità narrate o sulle superentità ontoteologiche. L’epistemica dell’opera d’arte si è confinata nella sua ortogonalità calcolante, l’interpretanza ermeneutica ed intenzionale non si cura di offrire una fondatezza né alla nuova epistemica, né alla matesis virtuale, né alla physis immaginaria, né alla temporalità ontologica, men che mai dà fondamenta stabili alla struttura ontologica dell’opera d’arte. Solo il pensiero della disvelatezza resiste, o persiste nella sua re-esistenza, sostenuto dalla sua struttura ontologica fondata sull’essenza dell’essere-opera-d’arte-nel-mondo-per-la-morte. Ma la sua origine, o originalità o singolarità, non dispiega la sua pregnanza oltre la soglia del pensiero poetante che contempla poeticamente l’opera d’arte o la interpreta infinitamente nella temporalità kairos-logica più tosto che cronologica. Per raggiungere anche i sentieri interrotti della physis poetante dell’opera d’arte e quindi anche la fondatezza non tecnica della teknè, o il fondamento non epistemico dell’epistemica, la physis dell’opera d’arte si dovrà eventuare nella struttura ontologica dell’essere animati, aldilà dall’essere solo opera inanimata, per gettare le fondamenta nella radura, nel vuoto quantico epistemico, della topologia fluttuante dell’essere opera d’arte che si dà alla mondità per inter-essere o inter-esserci opera d’arte dell’essere animato che getta quale icona dell’essere-nel-mondo-della-morte-dell’arte. Può l’ontolgia dell’opera d’arte raccogliere gli eventi gettati nel sentiero dell’essere ed intraprendere la biforcazione dell’oltre che conduce alla radura, alla spazialità topologica sgombra dalle temporalità epistemiche o anche ermeneutiche, per approdare alla libera luce senza fondo, senza fondale, senza fondamenti epistemici, senza grund ma solo ab-grund, abissi ove l’evento dell’ikona poetante dell’essere possa abitare poeticamente quale opera d’arte dell’essere-poetante? E’ inevitabile intraprendere perciò il sentiero interrotto dell’ontologia dell’opera d’arte la quale ci porterà all’ascolto dell’intermittenza dell’essere-poetante-poeticamente-opera-d’arte-nel-corso-della-temporalità-immaginaria, ma anche delle temporalità kairoslogiche o kronoslogiche che si disvelano nella radura illuminante del kaosmos o nel campo morfogenico della physis dell’interessere o dell’interesserci animato dell’opera d’arte. Il sentiero, il meta-odos, il metodo, il seynweg che condurrà l’ontologia dell’opera d’arte verso la radura, sgombra, libera dalle scorie della volontà di potenza come opera dell’arte o della tecnè dell’imperativo categorico dell’epistemica tecnica vittima del pensiero calcolante, clonante, simulante, imitante, mimetico, quale mimesis dell’arte; ma anche oltre la classica decostruzione ermeneutica dell’ontologia storica privilegiante l’essere inanimato dell’arte o il superente ontoteologico, per abitare il vuoto ontologico là ove la seinpoiesis, l’ontopoiesis, possa disvelare la sublimità dell’interessere o interesserci opera d’arte dal classico alla temporalità virtuale. La ricerca filosofica della nuova ontologia dell’opera d’arte avrà quale priorità la libertà dell’essere poetante nella mondità e nella physis poetante: in qualità d’essere libertà poetante dell’interessere o dell’interesserci nell’opera d’arte nel corso del tempo. E’ ineludibile nella nuova epoche del nuovo millennio intraprendere il sentiero interrotto, la seinweg che ci conduce all’ascolto dell’intermittenza poetante dell’opera d’arte nel suo eventuarsi quale ikona dell’interessere o interagenza dell’interesserci dell’ontopoiesis o della seinpoiesis. Gli eventi intermittenti dell’ontopoiesis dell’opera d’arte si gettano nel campo morfogenico e nella radura ontologica per sgombrare prioritariamente le scorie e lasciare libertà di campo topologico all’evento dell’ikona dell’essere quale opera dell’arte dell’interessere o dell’interesserci abitante poeticamente la physis, la natura, dell’opera d’arte. Senza la libertà dell’essere opera d’arte quale libertà dell’essere nell’essere in physis poetante l’interessere non può abitare poeticamente la physis dell’opera d’arte, la natura ontologica, la struttura ontologica dell’arte. L’intermittenza dell’interagenza dell’interessere o interesserci assentemente presente o presentemente assente, nell’ontologia classica o poetante, abitò già nell’origine la tecnè o meglio nell’ontologia della tecnè ovvero nell’ontologia dell’opera d’arte. Quale opera d’arte prima dell’evento della tecnica, quale arte prima d’essere opera tecnologica dell’arte sia nella progettuali che nella poetica, sia nella gestell, quale struttura ontologica dell’opera d’arte che nella morfogenesi della configurazione ikonica o immaginante. Ma l’ ontologia dell’opera d’arte si disvelò assentemente presente anche nella matesis trasfigurante l’arte in tecnè, quale topologia dell’essere o interagenza dell’interessere o interesserci nella mondità prima di fossilizzarsi in epistemica del pensiero calcolante inanimato che contempli onticamente solo le entità della mondanità o le superentità delle ontoteologie conflittuali per le egemonie fondamentalistiche o relativistiche, clonanti metafore narrative algebriche, poliedriche, cabalistiche, iconoclastiche innanzi tutto quali artefici di roghi dell’icona dell’essere nel mondo o evento dell’ikona dell’essere nell’opera d’arte. Il luogo ove storicamente quegli eventi si evidenziano è la gestell dell’opera d’arte quale epistemè dell’essere alla mano, saper fare poetico, interagenza poetante che si dà, si getta nell’impianto, nella struttura ontologica abitandole poeticamente…successivamente quella eventualità mondana decade in volontà di potenza attanziale, attraente, attuante, attrattoriale, imperativa categoricamente di una superentità mondana, valorizzante storicamente solo ontoteologie mitiche fondamentali solo epistemicamente ed ermeneuticamente frattali e sferiche. Il ritorno al futuro dell’ontologia dell’opera d’arte disvelerà un altro possibile, virtuale, sentiero ininterrotto attraversante sia la matesis topologica dell’essere-opera-d’arte, sia la tecnè epistemica imperativa della volontà di potenza mondana dionisiaca o apollinea che si desideri, sia l’epistemè abbandonata dall’ontologia classica al naufragio e al nihilismo senza orizzonte, senza fondale, né fine, né senso, né futuro, né salvezza. E’ ineludibile intraprendere sintagmaticamente la ricerca, giacchè l’ontologia classica ha eluso la fondatezza non matematica della matesis, la fondatezza non logica del logos, la fondatezza non mitica del mitos, la fondatezza non epistemica dell’epistemè, la fondatezza non tecnica della tecnè, la fondatezza non artigianale, o seriale, dell’opera d’arte: proprio nell’epoca ove quelle varietà superontiche rischiano di imporre le loro imperanti volontà di potenza ontoteologica fondamentali sta. Purtroppo per gli artefici dell’oblio dell’ontologia dell’opera d’arte quella presenza strisciante si dispiega nelle fondamenta dell’imperativo categorico del pensiero calcolante della tecnè, ma anche nella decostruzione ermeneutica e fin’anche nell’ontologia classica, o là ove il pensiero poetante non sappia disvelare tutta la sua sublime poiesis quale opera d’arte dell’ontopoiesis dell’interagenza dell’essere poetante. Ma perché neanche l’ontologia classica ha disvelato i dispiegamenti, sia pure intermittenti dell’interesssere o dell’interesserci dell’opera d’arte nella physis poetante.
Ontologia delle opere d’arte
L’opera d’arte eventua la destinanza dell’essere….o meglio il sentiero ininterrotto che non conosce oblio ma solo la risonanza dell’ikona dell’essere che si dà , si eventua quale onto-teleologia, quale sentiero del destino dell’essere:ontoteloslogia più tosto che ontoteologia, o mitopoiesis o mitologia: è l’ontopoiesis quale evento della risonanza dell’ontoteleologia dell’eSSere. Il pensiero dell’origine dell’opera d’arte dispiegò prima una ontoteologia poi un’ontica, ma mai si disvelò la ontoteleologia dell’opera d’arte o della poiesis, o del suo pensiero poetante. Solo alla fine dell’ultimo millennio la qualità di destinanza, o ontoteloslogia, si disvela quale sentiero che l’opera d’arte traccia, o getta nella mondità , quale destino ontologico dell’essere. Lì in quel sentiero ininterrotto l’eSSere si disvela nell’esserci per essere custodito nell’opera d’arte quale ikona della destinanza dell’eSSere, quale immagine del destino ontologico dell’eSSere nella mondità. La nascente ontologia dell’opera d’arte può rispondere all’enigma della destinanza dell’eSSere quale ikona dell’essere nella mondità: il destino dell’eSSere si eventua nella morfogenesi vuota della radura ove l’inter-essere poetante si getta quale ontologia della libertà della destinanza o quale attanza poetante del’essere, prima dell’attanza immaginaria nella physis e dell’attanza virtuale nella mathesis, nella tecnè, nella epistemè. Solo così l’ontologia dell’opera d’arte si eventua quale ascolto della risonanza dell’intermittenza poetante dell’essere in essere, dell’essere in attanza poetante nella physis poetante e nel kaosmos poetante quale essere che si getta nell’abisso quale fondatezza del fondale poetante che si dà quale destinanza dell’eSSere nella radura. La destinanza si getta quale fondatezza dell’essere nell’abisso dell’eSSere poetante ed eventua nella mondità l’ontologia poetante dell’opera d’arte la quale libera il sentiero della trascendenza poetante, nel kaosmos poetante, nella physis poetante, nell’essere in libertà poetante, quale sublimità poetante disvelante l’ontologia dell’opera d’arte, nella destinanza d’essere libertà poetante nel pensare l’eSSere in libertà, giacchè l’ontologia dell’opera d’arte è la libertà del pensiero poetante di pensare l’eSSere in essere libertà poetante o libertà d’essere opera d’arte dell’eSSere. La ricerca filosofica del sentiero ininterrotto dell’ontologia dell’opera d’arte quale ontologia poetante del discoprirsi della physis dell’esseRe, la quale si discopre nell’intermittenza del pensiero poetante o della poesia filosofica o poesia pensante, è ineludibile nella nuova epoche del nuovo millennio. Anzi la nuova epoca sarà caratterizzata dal discoprirsi della radura luminosa ove soggiorna l’esseRe discoperto, libero dall’imperativo categorico della volontà di potenza dell’epistemè, liberato dalle necessità del pensiero calcolante sempre meccanicamente o automaticamente adeguante l’essere alle entità o alla mondanità ontica. Nel suo discoprirsi l’ontologia dell’arte lascia invece l’essere d’essere libero in campo, nella radura, anzi in tutti i campi del sapere , del pensiero poetante e dell’arte pensante poeticamente. La ricerca filosofica degli eventi intermittenti dell’ontologia dell’opera d’arte sarà anche la classica storia dei saperi poetanti, ermeneutica dei poeti sapienti, l’ontologia dell’immagine o dell’immago, l’ontologia dell’immaginario virtuale o virtuoso. Lì soggiornerà l’essere poetante che si dà alla luce nella radura: qual sentiero topologico kaosmiko che eventua l’ontologia della physis poetante che dà fondatezza alla matesis, alla physis epistemica, alla tecnè attraverso la differenza ontologica dell’interessere poetante. La fondatezza ontologica ontopoietica della matesis si dà, si discopre quale disvelatezza dell’ontologia poetante della verità, dell’aletheia che si eventua nell’opera d’arte libera e poetante fondale ed abisso, grund e abgrund, della epistemè e della tecnè, oltre l’eterno ritorno del nihilismo della tecnica, ma anche oltre l’ontologia classica, forse però ancora necessaria solo per disvelare alla mondità a alla mondanità la nuova ontologia dell’opera d’arte quale verità ontologica che discopra l’esseRe nell’epistemè come nella matesis della physis. Ma quel che dovrà disvelarsi è l’ontologia della gegenstand sia quale essere dell’ente, sia quale esserci o essere nella physis o svelatezza dell’essere nell’opera d’arte. O meglio l’ontologia dell’opera d’arte discopre la fondatezza della differenza ontologica sempre presente sia nell’essere che nell’esserci delle entità nel corso del tempo prima che comprese dalle epistemiche della mondità. L’opera d’arte disvela innanzi tutto l’essere-nella-verità o l’essere-nell’aletheia o essere-la-verità-dell’immagine o essere la verità-dell’ikona-dell’essere. Le epistemiche mondane gettano l’oblio solo per comprendere la verità dell’ente, ma l’opera d’arte non sarà mai solo l’entità-epistemica finitamente interpretabile secondo l’ermeneutica narrativa, ma discopre sempre presente la differenza ontologica dell’essere la verità, l’aletheia dell’esserRe. L’opera d’arte non sostiene in sé la presenza della-non-verità o la non-aletheia quale oblio dell’essere, per tale pregnanza non sarà mai semplice epistemè della gegenstant delle entità del mondo che si eventuino quali intenzionalità del kosmo o della temporalità cronologica. In quella differenza l’opera d’arte disvela sempre l’ontologia della physis quale verità della natura dell’essere o aletheia dell’essere-nella-physis. Non si può più permanere nell’oblio della verità della physis, giacchè l’opera d’arte ci dispiega l’icona dell’essere nella physis anche nell’ikona epistemica della physis, quale temporalità immaginaria , quale radura nella spazialità del kaosmos. Anzi l’ontologia dell’opera d’arte non dimentica neanche il vuoto ontologico dell’essere dell’entità, giacchè lì soggiorna anche il vuoto della radura ove la verità dell’essere si discopre per gettarsi vuota-aletheia-dell’essere, vuota-disvelatezza-dell’essere. Solo così, solo quale verità ell’essere-nell’opera-d’arte l’aletheia non può più essere preda o vittima del nulla, giacchè il nulla annichilisce la verità ontica ed epistemica dell’entità, ma mai la verità dell’essere. Semmai l’aletheia dell’essere si può sottrarre o abitare assentemente l’immagine o l’icona, ma giammai annichilirsi nel nulla, nella non-entità, o nella mondanità temporale cronologica. La verità dell’essere soggiorna nel corso del tempo nell’immagine dell’opera d’arte con cura, per disvelarsi al mondo o all’esserci solo nella kairoslogia, quale singolarità ontologica che si dà, si discopre dall’abisso, si disvela dal nulla, dal suo essere sempre il non-ente, senza essere mai il niente. L’essere opera d’arte significherà così l’esser-vuota dell’ente e del nulla, libera dalle entità e dal niente, per essere solo opera, gettanza dell’essere-arte, senza tecnica né epistemica, ma solo immagine dell’essere-arte del non-ente, icona della verità della non-entità, aletheia della radura abissale ove l’essere possa abitare per sempre poeticamente quale ontologia dell’opera d’arte: giacchè l’essere è l’opera d’arte, l’essere è arte e l’arte d’essere opera d’arte quale opera d’arte dell’essere o dell’esserci. Solo così l’essere si cura, si custodisce, si libera dal nulla e dal niente oltre a mai adeguarsi alle entità della mondità fonologica, quale essere che si discopre dall’abisso per eventuare il fondale e la radura ove si possa disvelare l’opera d’arte. L’opera d’arte si dà quale esseRe che re-esiste nella radura libera e vuota e abissale per re-esistere quale opera d’arte non necessariamente epistemica o ermeneutica o ontica ma autenticamente ontologica o ontopoietica.
Ontologia dell’esser-arte…
0ntologia dell’esser-arte ontology-art ontologia-art ontologia della physis dell’arte…il venir-fuori-dalla-velatezza è l’essere dell’opera, il disvelarsi di una nuova morfia della physis, di una sagomatura della natura animata dell’essere, di una templarità dell’ikona della physis dell’essere. L’ontologia dell’opera d’arte è la templarità dell’immagine dell’essere nella physis, o morfia templare quale supersimmetria dell’ikona della physis dell’essere. Il disvelarsi dell’aletheia ontologica è il venire alla luce, il darsi alla luce, la gettanza che si dà alla luce nella radura vuota e libera della templarità dell’ikona della physis dell’essere, quale morfica templare dell’immagine dell’essere nella physis. Il venir fuori della disvelatezza discoprente la templarità dell’ikona della physis ontologica dell’essere. È la templarità della radura vuota, del luogo ove abita poeticamente l’essere che disvela l’ikona della physis o l’immagine dell’aletheia dell’essere, quale topologia poetante o quale ontopoiesis o quale ontoikona dell’essere nella physis. È l’ontoykona dell’essere che getta le fondamenta, si getta e si de-costruisce nella radura luminosa della physis e si eventua in morfie templari dell’immagine della physis dell’essere e si disvela all’esserci quale gegenstand, sempre di fronte, dell’ikona ontologica della destinanza dell’essere. L’ontoykona ama disvelarsi nella radura luminosa della physis dell’essere quale opera dell’essere arte per l’arte del’esseRe o per essere l’aletheia dell’essere quale evento nell’opera d’arte. L’opera d’arte ama nascondersi nell’opera dell’essere ontoykona della physis per eventuarsi quale svelatezza nel gegenstand della topologia templare dell’immagine dell’essere. Ma perché l’ontoykona si eventua sempre quale opera d’arte dell’essere più tosto che evento del nulla o del niente? Mha perché la differenza ontologica lascia all’epistemica la destinanza delle entità mondane e cura, custodisce l’aletheia della physis dell’essere quale templarità ikonica della topologia ontologica dell’essere. È la physis templata che si eventua quale opera d’arte sia nella ontocronia che nella ontokairosia: nell’ontocronia dell’essere dell’entità, nella ontokairosia dell’essere evento della singolarità originaria dell’opera d’arte. Spesso è compresente sia l’ontocronia della physis della mondità che l’ontokairosa singolarità dell’essere o meglio nell’opera d’arte è assentemente presente l’una o presentemente presente l’altra nella stessa radura luminosa dell’onto-topia dell’essere opera dell’arte o ontopia-dell’arte o ontopia dell’ikona o dell’imago dell’essere o topologia ontologica dell’onto-ikontopia. È quella la differenza ontologica della temporalità e templaticità dell’opera d’arte: mentre la ontocronia si eventua solo nella physis mondana o dell’esserci, l’ontokairosia si dà, si eventua solo nell’essere-opera-d’arte. Attenzione qui si discopre la differenza anche nell’opera fatta a mano, immagine o suono o voce che sia, il manufatto dell’esserci- ontokronia e quello dell’essere-ontokairosia: il primo si adegua alla temporalità delle entità mondane senza discoprirne l’ontologia della physis, la temporalità templata invece disvela sempre e per sempre l’ontokairos dell’ontoykona dell’essere-arte-per-l’essere prima d’essere arte-per-il-mondo o essere arte-per-esserci…ah come si farà a comprendere? L’arte per esserci o l’arte-per-la-mondanità privilegia sempre e comunque l’ontologia del presente: si adegua alla verità epistemica del mondo senza chiedere nulla di più, giacchè la sua ermeneutica è finita con l’ontokronia dell’ontica o dell’esser-solo-entità-del-mondo, anzi solo entità ontica di questo mondo senza alcuna onto-topia, ma solo utopia o ditopia. Lì l’essere-arte-per-essere è custodita nell’oblio o nascosta nella physis epistemica del mondo o nella mitica origine dell’esserci. Ma l’ontologia dell’ontopia dell’ontikona si sottrae dalla ontokronia per abitare poeticamente la radura luminosa della templata-ontokairosa dell’esere-arte-per-l’essere che si getta nella physis della mondità ma che si differenzia sempre nella sua interpretanza infinita, quale ermeneutica ontologica dell’essere arte per l’essRe. Qui l’impianto, la ge-stell dell’ontologia dell’opera d’arte si eventua sempre quale templarità dell’ontoikona ontopica ontopoietica, anzi la gestell, la struttura ontologica, è l’ontikona templata dell’essere opera d’arte dell’esseRe, di più è la destinanza dell’ontopoiesis dell’ikona che apre il sentiero ininterrotto nella radura vuota ontologica. L’ontologia dell’esser-arte si disvela nell’essere-la-radura, lichthung-sein, quale gestell della radura della destinanza dell’essere: lì nella spazialità vuota la struttura ontologica dell’esser-arte soggiorna poeticamente quale ikona ontopica della ontokairosia. L’essere-la-radura quale destinanza sia del grund sia dell’abgrund dell’esser-arte, sia fondamento sia abisso dell’ontologia dell’opera d’arte: lì quel che appare quale eristica epistemica si eventua quale kaosmica-ontikona dell’aldiqua e dell’aldilà. Solo così si comprende l’originalità dell’opera d’arte, giacchè la sua destinanza ontologica non subisce mai la dettattura epistemica dell’essere dell’ente perché quella eventualità si dispiega solo nell’ontokronia e mai nell’ontokarosia: può essere tangente alla tecnè, tecnica, ma mai decostruire l’essere-arte ontopica. Nell’origine dell’opera d’arte l’ontokairosia dell’ontoikona si eventua per sempre senza più essere ontokronia epistemica dell’essere-entità: l’opera d’arte non è più abbandonata dall’essere…gli dei sono fuggiti dall’opera d’arte ontoteologica, ma non l’essere dell’arte quale ontikona della gestell ontologica. Perciò l’ontologia dell’opera d’arte non sarà mai una semplice estetica dell’esserci o dell’essere-entità ontokronica, giacchè i sensi sono dispiegamenti dell’esserci e possono solo percepire le entità ontiche, mai l’essere si disvela ai sensi sempre si discopre solo all’interessere ontokairoslogico.

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