L'EREDITA'
di DI DOMENICO GIOVANNI CLASSE 2^C

Aria di festa! Quest’aria c’era nella casa di Sergio. Un gran casino per la fretta c’era nella stanza dove delle sarte, parrucchiere ed anche la madre della giovane sposa, stavano preparando Rosa. Sergio il vecchio sposo, uomo di settant’anni, pensionato dopo cinquant’anni di lavoro nella Banca Popolare dell’Emilia Romagna, era contentissimo.

Rosa, invece, ragazza di ventisei anni, bella, alta circa un metro e settanta, con gli occhi azzurri e coi capelli biondi, era un po’ tesa anche perché il motivo del matrimonio non era l’amore.

Lei, infatti, era una ragazza molto povera con tanti problemi economici: per mantenersi faceva la donna delle pulizie. Questo era un lavoro molto duro, infatti, bisognava alzarsi presto la mattina, spostarsi a piedi da un condominio all’altro senza parlare dei problemi che c’erano per pulire i mobili più alti.

Tornando al giorno del matrimonio, in chiesa, c’erano un sacco di persone,la maggior parte tutti ricchi amici di Sergio e colleghi di lavoro.

Dopo circa sei anni, però, Sergio si ammalò e morì. Costui era un uomo molto ricco e quindi lasciò a Rosa un’eredità molto stimabile. A questo punto Rosa si sentiva come un pesco in fiore, ma al suo contrario, i rami esposti al vento, non lasciavano cadere i fiori: ne generavano nuovi ancora più belli. Era una felicità indescrivibile: era come se avesse fatto il giro del mondo su una carrozza imperiale.

Un bel giorno Rosa stava a casa a prepararsi il pranzo, quando suonò il campanello. La donna andò ad aprire e, inaspettatamente, si trovò davanti l’ex fidanzato.
A vederlo le venne quasi da piangere pensando a come l’aveva lasciata sola per la sua situazione economica. Però adesso le cose erano cambiate. L’uomo la guardò e le disse:

- Ciao!
Rosa aveva verso di lui un gran sentimento di rabbia, ma, poiché ben educata, non gli sbatté la porta in faccia; al contrario gli ricambiò il saluto anche se un po’ angosciata.
L’ex fidanzato aveva con sé un grande fascio di rose e, inchinandosi, gliele porse dicendo:

- Scusami sono stato uno sciocco!
- Come te ne sei accorto?
- Non scherzare! Dopo l’ultima volta che ci siamo visti, non ho avuto più l’occasione di rivederti, per dirti che le parole di quella sera non avevano senso. Per fortuna ora ti ho ritrovata e posso dirti di quanto sono pentito e dimostrarti il mio amore.
- Solo ora ti viene in mente?
- No! Ma non potevo mica infastidirti! Eri sposata.
- Se mi amavi davvero non avresti tenuto conto di mio marito. Mi dispiace! Ora sono io che non ti voglio!

Alla fine, Rosa chiuse la porta lasciandolo solo con quel gran fascio di rose: di lui non ne aveva bisogno soprattutto per il fatto che le aveva spaccato il cuore.
La sera andò dormire, ma, prima di addormentarsi, pensò che prima o poi avrebbe trovato qualcuno che la rendesse felice amandola davvero. Si addormentò.

 

UN PAPA' PARTICOLARE
di GIOVE ROBERTO CLASSE 2^C

I miei primi discorsi seri li ho fatti con mio padre: era l'unica persona con cui mi confidavo, chiarivo i miei dubbi e facevo semplicemente una chiacchierata per sentirmi meglio. Già dal mattino entrava nella mia stanza, come il sole appena spuntato, irradiando su tutto e tutti la sua felicità. Mi caricavo così di un'incredibile energia che mi permetteva di affrontare in modo diverso la giornata. Prima di andare a letto, poi, facevamo la nostra solita chiacchierata dove parlavamo di tutto: della scuola, degli amici e perché no, anche delle amiche. Anche lui mi parlava del suo lavoro e di come era andata la giornata. Era una cosa insolita per un padre ma che io apprezzavo molto.

Una sera particolare mi è rimasta in mente, ricordo che prima di darci la buona notte, mi disse:

-Ascolta figlio mio, vedi lì fuori, il mondo è pieno di avvoltoi pronti a scagliarsi sui deboli che trovano lungo il loro percorso, strappando ad uno ad uno brandelli di carne fino all'osso. Perciò sii forte, non pensare che qui ci sia sempre io pronto a difenderti: arriverà il momento in cui ti girerai indietro ed io non ci sarò, a quel punto dovrai contare solo sulle tue forze. Ora, la morte di tua madre, è stato un brutto colpo per tutti ma non abbatterti, la vita continua specialmente la tua.

In quei giorni, infatti, mi chiusi in una sorta di campana di vetro da dove vedevo nitidamente il mondo che mi ci circondava ma con il quale non avevo alcun genere di rapporto. Mio padre si accorse di questo e cercò subito di farmi uscire da una situazione che mi si sarebbe ritorta contro. E' solo grazie a mio padre che sono quel che sono ora :aperto a tutti, disposto a parlare, a dialogare, a mettermi a confronto, ma soprattutto disposto ad amare.

 

STRANA COINCIDENZA
di RISI GERARDO classe 2^C

Paul era sempre ammirato da tutti, era un uomo educato e affidabile e nessuno osava parlare male di lui; molti lo volevano come vicino di casa a causa della sua disponibilità e della sua gentilezza. Fin da piccolo, il trentanovenne Paul sognava sempre di diventare un grande avvocato. Il padre, pieno di problemi e preoccupazioni, si sacrificava per mandare il figlio a scuola, ma Paul con notevoli sforzi rese il padre felice e soddisfatto. Infatti ,proseguendo gli studi e frequentando il corso di giurisprudenza, divenne un grande avvocato.

Una sera, però, tornato a casa, ormai sfinito dal lavoro, mangiò qualcosa e cominciò a prepararsi per andare a letto. C'era un bel programma in tv, Paul avrebbe voluto vedrlo , ma i suoi occhi, piano piano, si chiusero cadendo così in un sonno profondo. Incominciò a sognare e all'improvviso si trovò nell'ufficio:
era tutto messo sottosopra, i fogli si trovavano ovunque, la scrivania era appoggiata al muro, tutti gli scaffali erano per terra con i libri sparsi in ogni angolo della stanza. A quel punto Paul si girò indietro e vide il corpo della segretaria giacere morta a terra.
Proprio in quell'istante entrò il direttore. Paul gli andò incontro cercando di spiegare la situazione, ma il direttore ,voltando il capo, non ne voleva sapere. Per fortuna, in quel momento, il clakson di un camion riuscì a svegliare Paul da quell'inferno. Si alzò allora dal letto per farsi una doccia per rilassarsi, ma il sogno gli tornava ancora in mente, costringendolo a recarsi al lavoro.

Arrivato davanti all'ufficio, trovò la polizia e ,spaventato ancora dal sogno, entrò. Lì ci fu il colpo di scena: il corpo della segretaria giaceva morto a terra proprio come nel sogno. Paul venne a trovarsi in una situazione incredibile, pensò che fosse una coincidenza e ,sconvolto dalla situazione, non trovò più le parole per spiegare. Il direttore allora con una certa sicurezza chiese al giovane avvocato:

- Ne sai qualcosa?
- No, io adesso sono arrivato!
- Non mi raccontare menzogne e dici tutto quello che sai!
- Non dico bugie! Mi dovete credere! Non so niente!
Paul non seppe dare spiegazioni e fornire un alibi, così venne ammanettato e mandato in tribunale. Lo avevano incastrato le impronte digitali trovate sulla scena del delitto, però alcune domande non hanno trovato risposta: Cosa ci faceva la segretaria di notte in ufficio? Perché c'era anche il direttore? Paul era veramente l'assassino?

   

 


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