IL GUARDIANO IN PENSIONE
di FERRENTINO ENNIO CLASSE 2^C ITG CAVA DE' TIRRENI

Quel giorno non era come tutti gli altri,era un giorno speciale,parenti e amici volevano fare una grande sorpresa a Giovanni che proprio quel giorno sarebbe diventato pensionato. Dopo trentacinque anni di lavoro come ferroviere si poteva concedere quel riposo che da tanto aspettava. Ora non doveva svegliarsi la mattina all’alba,non doveva fare i turni alla notte e al pomeriggio,si sentiva ancora giovane come un tempo,adesso poteva badare a se stesso,lontano dalla vita frenetica alla quale era abituato.

Ormai l’ ultimo raggio di sole illuminava Roma,Giovanni si avviava verso casa,la quale,nel frattempo, freneticava al suo arrivo per i festeggiamenti. Si guardò l’ultima volta intorno e si girò verso il Colosseo,era illuminato dai tanti fari che ne rispecchiavano tutto il suo splendore;pensò che in trentacinque anni di lavoro pochissime volte aveva ammirato di notte quel monumento grandioso costruito dai Romani al loro tempo.
Aprì il portone,iniziò a salire le scale,il suo tonfo si sentiva fin su all’appartamento.Prese le chiavi,le infilò nella toppa della serratura ed entrò. Era buio. Troppo buio. Appena richiuse la porta cercò il primo interruttore. La luce si accese e vide tutti palloncini e coriandoli volare e qualcuno che urlava:
-Sorpresa!!
I parenti lo festeggiavano e lui era felice. La serata passò velocemente tra le risate e qualche storia raccontata da Giovanni sulle sue avventure lavorative che aveva trascorso.

Passarono settimane,ma quello spirito d’euforia sembrò sparire:Giovanni non sapeva come passare il tempo. Preso dalla solitudine ,si affacciò al terrazzo,il vento gli sfiorava il viso,non si era mai sentito così solo. Alzò lo sguardo e ,come d’incanto, lì davanti ai propri occhi gli si pone quell’ opera che ,nonostante la vicinanza, non aveva mai visitato: il Colosseo.
Un lampo di genio gli invase la mente:-Perché non ci aveva pensato prima?
Avrebbe potuto visitare tutti i giorni la struttura cercando di salvaguardarla dai molti turisti che la visitano:
-Sì- pensò tra sé con orgoglio -ecco cosa potrei fare!

Il mattino seguente fece un’ abbondante colazione e tutto eccitato si avviò verso il suo nuovo lavoro. Arrivato,un brivido lo oltrepassò,in quel momento aveva davanti a lui una delle più antiche opere mai esistite. Entrò. Ad un tratto l’aria divenne gelida ,d’altronde quei corridoi rocciosi non avevano mai visto la luce del sole e quindi Giovanni pensò che il giorno seguente gli sarebbe convenuto indossare qualcosa di leggermente più pesante.

Giovanni era fiero del suo nuovo lavoro:sembrava in ottima forma;chissà se fin da giovane avesse fatto quello che si può definire un “guardiano in pensione”.
Passarono molte settimane e quel lavoro sembrò piacergli ancor di più. Giovanni rimproverava molto i turisti stranieri,mimando loro di non rovinare il Colosseo con cartacce e immondizia.Qualcuno di loro alla propria lingua o si scusava o lo mandava a quel paese;questo Giovanni non lo saprà mai.
Ogni giorno cinesi,polacchi,tedeschi,inglesi,francesi,oltre agli italiani erano i turisti più presenti,sempre gente diversa,solo che c’era qualcuno che Giovanni controllava con sospeto in quanto girava da parecchi giorni nel Colosseo…

I primi giorni Giovanni non badò all' uomo,forse credeva che fosse un architetto o qualcosa del genere,ma dopo una settimana si decise di pedinare costui per capire quale motivo lo spingesse a portarlo lì.
Con molta cura Giovanni cercò di ricordarsi le sue abitudini in modo tale da coglierlo sul fatto compiuto. Quando lo vide arrivare ,si nascose dietro un pilastro per non farsi notare,la roccia era fredda:non poteva appoggiare le guance. L’uomo si girò un po’ intorno per non dare sospetti e ,quando si accorse che nessuno lo vedeva, sì avviò velocemente verso un muro e lì Giovanni diede tutte le risposte alle sue domande anche se non riusciva a capire perché commetteva quest’azione molto strana:era lì che rubava le pietre e le ficcava in un grosso valigione dove ne potevano entrare almeno una trentina di medie dimensioni.
Giovanni ebbe un’idea:poteva dirgli che era orario di chiusura e poi poterlo seguire fino a casa. Si decise.

Frettolosamente l’ uomo mise le ultime pietre restanti nel valigione. Lo richiuse,quando una voce lo fermò:il cuore fece un tonfo da arrivare fino ai piedi e con il capo chino si girò verso la fonte da cui proveniva la voce. Giovanni era lì. Con aria tremante l’uomo disse:
-Sì??
-No,volevo ricordarle che questo è orario di chiusura,le conviene uscire,se non vorrebbe passare la nottata qui- disse prontamente Giovanni.
-Ah!Grazie per l’ avviso,tra tutto questo splendore ho perso la concezione del tempo,mi scusi- recitò l’ uomo.
-Non si preoccupi,ha ragione,qui il tempo subito passa,comunque arrivederci.
Giovanni lo salutò,almeno così pensava l’uomo,che rifiatò profondamente pensando che per poco non fosse stato scoperto.

Uscito dal Colosseo,l’uomo si avviò verso casa con l’auto,proprio quando Giovanni fermò un tassista ordinandogli di seguirlo. Non ci mise molto ad arrivare.
L’uomo arrivò a casa posò il valigione fuori ed entrò. Era una bella casa,le mancava solo un muretto per essere perfetta. -Ecco!Ecco cosa manca il muretto lungo il giardino! Per questo l’uomo rubava le pietre!!
Giovanni era orgoglioso della scoperta , forse da giovane oltre al guardiano avrebbe potuto fare anche il detective. Con la mente invasa da questi pensieri aveva quasi dimenticato il motivo per il quale era lì.
L’uomo uscì dall’abitazione,accese un faro che illuminava tutto il giardino e lì,accantonati,una folta schiera di mattoni.
Proprio nel momento in cui l’uomo si avviò verso il valigione Giovanni si alzò:
-Buonasera,volevo precisare che il tempo passa in fretta quando si ammira lo splendore delle pietre. L’uomo era scoperto,sembrava che quel grosso faro da lui acceso lo incolpasse e lo incastrasse come nei commissariati di polizia. Si sentiva morire e ,discolpandosi, disse farfugliando:
-Mah…io…bè! Non volevo!
-Bè - disse Giovanni -se non avesse voluto non l’avreste fatto,o no?
Comunque non sono qui per denunciarla ma per farla riflettere sulla gravità di ciò che ha commesso , sono sicuro che lei sia una persona ragionevole.
Presero una pausa,poi Giovanni continuò la predica:
-Io vorrei che lei non commettesse più questo reato,perché rubare delle pietre per di più quelle del Colosseo per un misero giardino non ha senso. La invito a collaborare,perché se non ci si aiuta tra paesani e soprattutto tra italiani a proteggere i patrimoni,chi lo dovrebbe fare?
Spero che abbia capito questa lezione- concluse,quasi commosso per le parole pronunciate e con in cuore un senso di supremazia dovuto alla saggezza che aveva e che proprio in quel momento aveva dato all’ uomo . L’ uomo , ormai consapevole del torto,disse:
-Mi pento di ciò che ho fatto,il Colosseo è una cosa di tutti ed io ho sbagliato,la ringrazio di non avermi denunciato,ma mi lasci almeno invitarla a cena nella mia umile casa senza muretto-disse educatamente con un pizzico di umorismo che fece nascere una risatina sulle labbra di Giovanni.
-Ma certo,volentieri,perché no! Giovanni non pensò nemmeno minimamente in un finale così strano.

Il giorno seguente Giovanni ritornò al lavoro come guardiano che ormai lo accompagnava da quasi un anno,sperando di non incontrare più un ladro di pietre,o forse sì…

 

GRAZIE A MOLLY
di VITALE PIERPAOLO CLASSE 2C ITG VANVITELLI

Grazie a Molly

La signora Concetta,il giorno 28 agosto ,compie 40 anni e per il suo compleanno riceve in dono dal marito un bellisssimo anello di oro bianco, coperto di tanti diamanti luccicanti con al centro una bellissima pietra di zircone. Concetta, felice, saluta il marito, che va al lavoro ringraziandolo e coprendolo di baci, poi decide di uscire perché pensa che in un giorno così importante per lei non ne vale la pena restare tra le quattro pareti di casa, aspettando il ritorno di tutti i suoi familiari.

Si reca nella villa comunale di Cava de' Tirreni dove spesso va, perché lì riesce a rilassarsi e a godersi a pieno la giornata. Tutto splende attorno a lei, il cielo nel suo immenso azzurro fa risaltare tutte le bellezze che la natura offre insieme ai raggi luminosi del sole ; quel giorno per Concetta tutto sembra perfetto, perfino il canto degli uccellini con la loro musica melodiosa.

Arrivato l'orario , decide di rientrare a casa, ma camminando camminando si accorge che al dito non ha più l'anello. Tutta la sensazione di benessere che fino a quel momento l'aveva accompagnata passa in uno stato di grande nervosismo ed ansia perché non sa come recuperare l'anello.I suoi occhi perdono qualche lacrima ma subito si ricompone e cerca di risolvere il problema. Sicura di averlo perso nella villa, chiama al telefono suo nipote Mario che al momento sa di trovare a casa.

Mario accorre subito in aiuto della zia portandosi con sé il suo amico Antonio. Mario ed Antonio iniziano la ricerca dell'anello insieme al cane fidato di Antonio, un tenerissimo cucciolo con grandi occhi marroni e con delle belle orecchie a punta di razza pastore tedesco; perfino la zia Concetta, quando vede lo sguardo di Molly, capisce che è un piccolo ma astuto cagnolino di cui ci si può fidare.

Mario ,preso da un po' di nervosismo, dice ad Antonio:- Non so proprio come faremo a trovare un anello così piccolo in mezzo a così tanto verde, è come trovare un ago in un pagliaio!
Ma Antonio gli risponde : - Non temere il mio cucciolo ha un così grande fiuto e prima o poi lo troverà.
All'improvviso il cane fiuta qualcosa e inizia ad abbaiare, i ragazzi lo raggiungono, ma, al posto dell'anello restano pietrificati dalla paura perché vedono una grossa vipera pronta lì per attaccarli. Il cane coraggioso riesce a schivarla e ad immobilizzarla ; ed ecco che lì ,proprio in quella colluttazione ,Mario avvista l'anello, giusto sotto la panchina dove lui ed Antonio erano corsi al riparo. Finalmente questa grande avventura termina nel migliore dei modi e Concetta torna a casa felice con il suo bellissimo anello al dito.

 

SOTTO LO SGUARDO DELLA LUNA
di FERRENTINO ENNIO classe 2^C

Era una bellissima notte d'estate,la più bella che si era mai vista negli ultimi tempi. Tutto sembrava far parte di quell'atmosfera. Il cielo era colmo di stelle,il vento,calmo,era quasi impercettibile e sfiorava lievemente gli alberi tanto da fare loro il solletico. Chiunque avrebbe desiderato una notte così,chiunque avrebbe voluto rilassarsi sotto quel chiarore di luna che,guardava,con quella luce specchiante,l' intero villaggio ed il silenzio veniva a volte disturbato dal debole verso delle cicale.
Però qualcosa ruppe quell'incantevole momento.
- Dov' è finito Giacomo?
Queste urla trasformavano completamente l'ambiente esterno:un panico improvviso regnava in una delle famiglie del villaggio.
Di colpo, tutte le luci della villetta da cui provenivano le urla si accesero. Dalle tende semiaperte si scrutava una madre presa dalla collera ed il povero marito,svegliato di soprassalto ,che cercava di confortarla. La donna,accasciata sul divano,cercò di mantenere la calma,ma non vi riuscì:

- Dov'è finito Giacomo?- ripeté.
- Non lo so cara!-rispose il marito che ben bene stava cercando di capire cosa diavolo fosse successo poiché era ancora assonnato.
- Giacomo è scomparso!! Sono entrata per puro caso nella sua stanza e di lui non ho trovato una minima traccia. Dove può essere andato?
Solo a pensarci la madre riscoppiò a piangere mentre il marito,cautamente,le stringeva la mano.

-Caro - disse la donna singhiozzando - vai alla ricerca di nostro figlio e riportalo a casa altrimenti mi verrà un malanno pensando che gli possa capitare qualcosa!
Il marito,ripreso del tutto dalla sonnolenza, abbandonò quella sensazione di conforto che pochi minuti prima gli apparteneva e,ubbidendo come un cane, si mise alla ricerca.

Quella sensazione di panico e le urla udite nella casa,si trasformarono nell' allontanarsi alcuni chilometri dalla stessa,in urla di divertimento e gioia : due bambini giocavano e si divertivano intorno ad uno stagnetto,cercando di acciuffare qualche ranocchio.
Era una bella notte per giocare. L'acqua dello stagno pareva fosforescente quando la luna si specchiava in essa,ed i bambini,ignari di quello che stava accadendo pochi chilometri da lì,facevano tutto il possibile per sporcarsi e insudiciarsi ,cercando di prendere le rane.
- Andrea quante ne hai trovate?-chiese Giacomo.
- Molte,ho le mani piene!!! E tu?- ribatté Andrea.
- Moltissime. Forse è meglio ritornare a casa perché se i nostri genitori dovessero svegliarsi sarebbe il finimondo. Ritorneremo domani.
- Ok ,ottima idea- acconsentì Andrea.

La promessa di ritornare il giorno seguente non verrà mantenuta per più di un mese.
Il padre di Giacomo,ritornando a casa,vide lì,accomodati nel salotto,i suoi vicini,i genitori di Andrea,preoccupati anch'essi per la scomparsa del figlio: avevano un viso pallido che ricordava quello della moglie poco prima.
- Dove possono essere potuti andare?-dissero in coro tutti.
- Sono andato fino al parco ma non li ho trovati- rispose il padre mortificato.
Nel frattempo,mentre cercavano di consolarsi l'un l'altro,sentirono fuori alla porta versi di animale:erano molto strani. La madre di Giacomo accorse ad aprire la porta e vide davanti ai propri occhi il figlio con Andrea,sudici dalla testa ai piedi e con in mano le rane catturate. Le mamme abbracciarono ognuna i propri figli,diversamente dai padri:entrambi corsero contemporaneamente verso di loro,tirando loro le orecchie per lo spavento causato.
- Da oggi in poi,non uscirete più di casa per più di un mese! Sarete in punizione e se disubbidirete ancora, saremo costretti a prendere seri provvedimenti!!!!
Giacomo e Andrea si sentirono in colpa per quanto accaduto e si scusarono. Da quel giorno e per più di un mese Giacomo e Andrea poterono solo guardare dalla finestra il chiarore di quella fantastica luna e immaginarsi lì,in quello spazio "perlato" dalla stessa,a giocare con quelle rane che ora gracidavano nella loro stanza ,unendosi al debole verso delle cicale.

   

 


Home page gratis da Beepworld
 
L'autore di questa pagina è responsabile per il contenuto in modo esclusivo!
Per contattarlo utilizza questo form!