Le mie "poesie"


Grande 

  AD UN PERSONAGGIO INCONTRATO PER CASO, MA DI SPESSORE NON COMUNE. Un amico comune, padre di una compagna di scuola ai tempi che furono, mi ha chiesto: "Bruno vai a trovare Mario (84 anni, amputato fresco al 3°sup.gamba sx), avrà piacere, e inoltre gli infonderai coraggio e speranza...". Sono andato, anche con questi intenti, ma mi conosco, e ho dosato le parole, le emozioni, gli istinti, e... ne sono uscito straordinariamente arricchito. Ho anche conosciuto la moglie, che poi è venuta improvvisamente a mancare. Persona dolcissima e arguta. Il loro amore era palpabile! Roba d'altri tempi, temo.

Sono venuto per dare e ho ricevuto

Sono venuto per suggerire,

e mi sono abbeverato della tua saggezza

Pensavo di trovare un debole e ho scoperto un blocco di granito

Credevo di essere forte e mi sono sentito debole

Se fossi stato triste mi sarei ricreduto

Sono disponibile al sorriso ma tu di più

Gli anziani insegnano, sempre, basta saper imparare

Prendiamo atto dell’ignoranza che ci pervade

e memorizziamo quanto ci dicono

Non partiamo con la solita supponenza,

ma ascoltiamo attenti quel che dicono

In due minuti ci ridicolizzano, non volendo

La loro saggezza è allarmante, a confronto della nostra,

spesso inesistente

Ti hanno tagliato un pezzo di gamba, e tant’è

Ma la testa ti è rimasta, e ben piantata sul collo

E il cervello stride da quanto lo fai lavorare

Come i freni di una macchina messa a dura prova

Ma reagisce ancora alle tue domande, al tuo amore,

alla tua voglia di non cedere, mai

Grande, non ho altre parole

Peccato non averti conosciuto quando eri in piena forma,

e anch’io

Ti ascolto cercando avidamente di capire il più possibile,

ma tu sei troppo in alto

Hai una capacità di espressione che ti ruberei

Hai un cuore che batte potente, anche dopo mille traversìe

Sai cosa vuol dire la fame, e noi non lo sappiamo

Sai cosa vuol dire la povertà, e noi non lo sappiamo

Sai cosa vuol dire lottare, e troppi di noi non lo sanno

Sei sincero, e quanti dovrebbero esserlo

Sei generoso, e troppi non lo sono

Sei grande.

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A chi 

A chi è solo e consapevole della sua solitudine

A chi non piange perché non ha più lacrime

A chi non ride perché non ne vede il motivo

A chi non festeggia una ricorrenza

perché un giorno vale l’altro

A chi non sa più vedere l’arcobaleno a colori

A chi non vede più il cielo azzurro

perché c’è sempre la nebbia

A chi non canta perché non ha più voce

A chi non ascolta un pianto perché non ha più cuore

A chi non prende la mano a chi la tende

perché ognuno per se e Dio per tutti

Dico

Da soli la strada è troppo lunga e noiosa

Piangere aiuta ad accettare gli ostacoli

Ridere distoglie dai dolori

I giorni devono essere tutti diversi

L’arcobaleno è bello solo a colori

e i colori sono il bello della vita

La nebbia è momentanea

e poi deve tornare l’azzurro del cielo

Se proprio non vuoi cantare almeno parla, che tiene svegli

Il pianto lo devi ascoltare, e farlo smettere, con dolcezza

Se ti tendono la mano, accoglila nella tua

Non costa nulla

Camminare in compagnia

Guardare il sole negli occhi di una donna

Sentire il calore in un sorriso

Apprezzare il vento nei capelli

Gioire al freddo di un’alba

Riflettere alla serenità   di un tramonto

Bere le lacrime di un amico ricambiandole con un abbraccio

Stringere una mano scambiandosi emozioni

Fallo, ti sentirai meno solo, e, soprattutto, vivo.

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Così piccoli 

Pensiamo di essere chissà   che

Ci ergiamo una spanna ancor più su

Guardiamo tutto e tutti con indifferenza

Anche con supponenza, con arroganza

I problemi non ci toccano

Gli altri… poverini

Fino a quando

Qualcosa gira al contrario

Guarda caso… tocca a noi, stavolta

Non è possibile, non ci credo

Perché a me?

Ma è così , ed è bene farsene una ragione

Ed ecco che il mondo si tinge di nero

Colore finora sconosciuto

O solo nella penna

magari per scrivere cattiverie

ma, se la scampiamo,

tutto il male non viene per nuocere

forse ne trarremo giovamento

almeno nel cuore e nell’anima…

macché!

Tutto inutile

L’ho sfangata, è stata solo una parentesi accidentale

Immeritata

Ma la dea bendata stavolta ha visto bene

Mi ha graziato…

Ed ecco che il fato si accanisce su un altro individuo

Perché non può esistere sosta alcuna

Ma è…un altro, non mi interessa.

Il mio turno ormai è passato

Torno alla vita mondana

Alle feste, alle puttanate, al superfluo, all’inutile assoluto

E' bene che siano gli altri a pensare alle pene, ai dolori,

alle traversìe, alla sfortuna…

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Donna 

Gioia e dolore. E’ vero.

Se ce l’hai, non l’apprezzi come dovresti,

vedi qualche pregio e molti difetti.

Quello che fa è normale, sempre.

Se esce dagli schemi ti insospettisci, o peggio.

Se ride, quasi disturba.

Se piange, decisamente ti indispone.

Se parla va bene, ma che duri poco. Se non lo fa, meglio.

Se prende iniziative deve sentire il tuo parere.

Se non le prende, sei tranquillo.

Se è bella sei geloso.

Se non è bella, ma solo carina, vai sicuro, quasi sempre.

Quando fai l’amore, spesso sembra per dovere.

Stella cometa senza desiderio.

Sole senza calore.

Se non ce l’hai, la elevi all’infinito, col pensiero, e rifletti…

Occhi che illuminano.

Bocca che racconta.

Sorriso che contagia.

Cuore che riscalda.

Seno che conforta.

Fianchi che fanno sognare.

Gambe che inebriano.

Simbolo d‘amore.

La stella va fatta brillare.

Il sole va rifornito di energia vitale.

Magari avessi una donna…

Per vivere in due

Per ridere in due

Per piangere in due

Per amarsi, per guardarsi negli occhi, per tenersi per mano…

La lode del “se” ha la vita corta,

E troppe volte conduce il timone della nostra vita.

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E se… 

QUANTE SENSAZIONI, EMOZIONI, COLORI, SUONI, NON PRENDIAMO NEPPURE IN CONSIDERAZIONE, 
INCATENATI ALLA NOSTRA ARIDITA' E ALL'EGOCENTRISMO CHE TROPPE VOLTE CI PERVADE?

Tu riflettessi su…

gli occhi di un bambino

una stella nel buio del cielo

una fronda che trema al vento

un tramonto incantato

un’aurora pungente

una lacrima che nasce e scorre via

una ruga che nasconde la vita

una parola non detta

uno sguardo che ti esplora

una smorfia di dolore

Tu imparassi…

ad assaporare tutte le sfumature della vita

ad abbeverarti della saggezza altrui

ad ascoltare chiunque

a far tesoro delle notizie che assimili

ad accettare gli ostacoli della vita

a concedere senza chiedere nulla in cambio

a comprendere prima di giudicare

ad esaltare l’essere e ridimensionare l’apparire

a vedere chi ti sta intorno senza il trucco

a parlare e non urlare

Tu pensassi…

a come sei

a cosa sei

a chi hai

a chi potresti essere

a cosa potresti essere

a chi potresti avere

…se solo tu dessi un po’ di spazio al tuo cuore.

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Felicità   

Concetto soggettivo, senza alcun dubbio

Sempre e solo punti di vista

Condizionati dal nostro essere

Dal nostro raziocinio

Dal nostro cuore

Dalla nostra anima

Dal nostro umore

Dal tempo che fa

Dalla fortuna che abbiamo avuto

Da dove siamo nati

Da dove viviamo

Dalle persone che ci circondano

Nonostante tutto…

Siamo noi i muratori della casa felicità  

Siamo noi ad arredare le stanze

Siamo noi a riscaldarla

Siamo noi a difenderla

Siamo noi ad abbellirla

Siamo noi a farla durare a lungo

Se qualche evento calamitoso si accanisce

O lo ha già fatto…

Su le maniche!

Rifondiamo

Ricostruiamo

Come e meglio di prima

Altrimenti…

Tutto crolla

E noi col tutto

…ed è la fine!

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La morte 

Imparziale

Insensibile

Impalpabile

Inimmaginabile

Improvvisa

Imprescindibile

Sei come la paura

Arrivi tutta insieme

Non avverti, tronchi, tarpi, annichilisci

Come la paura nessuna ti aspetta

Si crede tu non esista, fino allo scontro

Come sempre, ma adesso conta,

Chi non vede stenta a capire

Come struzzi ci nascondiamo

Come bambini ti beffeggiamo

Come uomini ti sottovalutiamo

Ma non siamo supereroi

Anche se facciamo di tutto per convincerci

Tu vinci sempre, per ko o per sfinimento

Godi più o meno ma godi

Magari tu fossi una puttana

Anche d’alto bordo, ma a comando

Ma i soldi non sono tutto

E tu implacabile come nessuno

Deridi tutti

Cascasse il mondo tu resisti

E noi, nonostante tutto,

non ti consideriamo neppure

Non sei delusa?

Onnipotente all’infinito

Al cospetto del nulla umano

Sei meno di zero

Viviamo talmente poco e male

Quasi sempre per colpa nostra

Che quando arrivi…

Non ci fai neanche un baffo

Tanto… chi muore non ci pensa più

E chi rimane ha altro da pensare…

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Nasseriya 

La vita.

L’esistenza.

La morte.

Che scorrere, mai certo, sconcerto, sempre.

Morire. Quando, perché.

Fai, costruisci, erigi, rompi, distruggi, per cosa.

Mai chiedere. Non chiedere. La risposta può far male, tanto.

Io, figlio, padre, povero, ricco, chi sono, cosa sono.

Come sto, quando vivo, per cosa vivo.

Credo, non credo, perché… faccio, obbedisco, sempre… o quasi.

Assorbo quello che posso, elargisco quanto posso. Normalmente.

Sensazioni belle, brutte, definite, indefinite.

Penso. Questo è il dramma. Non dovremmo, ma dobbiamo, per restare vivi.

Vivi, ma per cosa.

24 ore al giorno, ti chiedi, ti imponi, rifletti, obbedisci.

I tuoi superiori, nel piccolo e nel grande. I superiori.

Vai, fai, e… torna.

Ma se non torni… è uguale, certo.

La differenza è che sei un eroe, per tutti.

Quasi per tutti, forse per coloro che ti devono considerare tale, perché fa comodo, per

tamponare le parole di disprezzo, di costernazione, di debolezza, di umana considerazione.

Ma i tuoi, quelli che contano, per loro, semplicemente, non ci sei più.

Forse anche un eroe, ma non ci sei pià. Solamente… ti ricorderanno.

Meglio un figlio “normale” vivo che un “eroe” morto.

Della pecora forse non apprezzi nulla, ti limiti a vederla, nella sua semplicità ,

nella sua modestia, nella sua limitatezza.

Del leone lodi la criniera, la forza, la fierezza… che fu.

Per me padre, si, è vero.

Per me uomo, no.

Ho lottato, e lotto per vivere, ma per cosa.

Voi avete vissuto e lottato per noi, per loro, per tutti.

Avete dato un senso alla Vostra esistenza, breve, troppo breve, ma intensa, troppo intensa.

Potessi mi cambierei con uno di Voi, che certo avrebbe da dare in misura grande.

E invece io sono qui e Voi in una bara, magari bella, di noce, preziosa, ma distesi,

senza un alito di vita. Morti. Senza appello.

Meglio soli, in un viale coperto di foglie fradice, e col vento che ti sferza il viso, ma vivi,

che esanimi, accompagnati nel fatidico viaggio da migliaia di persone,

magari con un bel sole…

Non lo so. L’incertezza mi pervade. Però a me il vento e il freddo piacciono…

e poi, non sono un eroe, non lo ero, e non lo sarò mai.

E le lacrime rubano spazio al raziocinio, fino ad esaurirsi, fino allo sfinimento,

fino al dolore, che ti avvinghia il cervello, e ti fa capire tante cose

che prima non prendevi neppure in considerazione.

Siete morti per un’azione selvaggia e sconsiderata, consapevoli del rischio, e forti nel viverlo.

Ora i forti devono essere quelli che restano. Non è facile, ma è più facile.

Per qualche giorno resterete eroi, poi forse neanche storia.

Per quella ci vogliono i grandi numeri.

Nel cuore degli umili forse un po’ di più.

Per adesso le lacrime, anche le mie.

Se è vero che esiste un altro mondo, etereo, costruito apposta per le disgrazie,
allora Vi auguro di passare l’eternità con quella serenità che di sicuro non avete avuto finora.

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Musica

Da ragazzo, come tutti, era un’illusione.

Le parole delle canzoni, ma solo di alcune, erano le mie.

Era facile appropriarsi delle idee altrui costruendoci sopra castelli di carta,

cullando i sogni e le speranze giovanili.

Poi è diventata un riempitivo dei rari momenti vuoti, ascoltata ma non capita.

Rumori che neanche distraevano.

In due, o tre, è una compagna docile, che non chiede mai.

Da solo diventa crudele, interroga ad ogni nota, ti scava dentro, costringendoti a pensare,

e rispondere a 1000 quesiti che non ti sei mai posto.

Odiavo quella inglese, che non ho mai capito.

Meglio la nostra, magari dei cantautori.

Mi identificavo con loro, godendo delle parole, e quasi non considerando gli strumenti.

Più belle le parole, come sempre pane quotidiano nella mia vita.

Ora che le soppeso, ma mai come meritano, ancor di più.

Mi immergo nei pensieri degli autori.

Alterno felicità a tristezza e malinconia.

Come mai l’uomo si crogiola più nel negativo che non nelle cose belle che gli capitano?

Forse perché la proporzione è ingenerosa. Forse perché il male ti da di più.

Spunti facili di commiserazione, e la comprensione di tutti, almeno nella fase iniziale.

Poi tutto sfuma, ma resti comunque solo col tuo compagno/nemico che cerchi di combattere,

convivendovi tuo malgrado.

Poi una canzone che neanche conosci, ma che ti sferza il viso, magari con dolcezza.

E pensi ancora a quello che eri, che sei, che potresti essere.

E spengi lo stereo, con calma o con rabbia.

Lo riaccenderai, quando avrai riacquistato la tranquillità,

e il tuo io sarà  nuovamente scevro dai soliti macigni che lo zavorrano.

Una musica rilassante, senza sussulti.

Magari con qualche rullo di tamburi ogni tanto, per mantenersi vivi,

e vigili, nello scorrere del tempo.

Quanto darei per ascoltarla assieme a te.

Forse più di quanto possa credere.

Senza senso, non lo merito, ma con tanto amore, con gli occhi che dolgono nel cercarsi.

Col cervello che scoppia nelle tante emozioni che lo coinvolgono.

Col sangue che ribolle di sensazioni da troppo tempo non provate.

Ma nel rispetto della tua persona, di una donna che non esiste, almeno per me.

E restano pensieri, solo pensieri.

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Notte

Quando gli occhi ti bruciano dal vagare nel buio

in una notte insonne trascorsa a pensare

Quando le mani cercano un qualcuno che non c’è

e il cuore batte per inerzia

Quando il cervello va in fuori giri

dal turbinio caotico dei pensieri

così distanti, incoerenti,

solidi come il fumo di una pipa

pericolosi come la cima d’un baratro

Inventi storie incredibili per non pensare al tic tac della sveglia

e contare le pecore non ti aiuta

e ascolti i rumori che non ci sono

fino a sentire solo il tuo respiro

e non ti muovi per ascoltarlo meglio

Non accendi la luce per paura di vedere il nulla

e i muri della stanza ti soffocano

avvicinandosi sempre più

E ti pensi sdraiato sotto un faggio centenario

sull’erba madida della prima rugiada

finalmente in compagnia

dei profumi quasi dimenticati

dei suoni che credevi smarriti

delle stelle che ti abbracciano

della brezza che ti accarezza

E vedi, alle prime luci,

un cervo che maestoso chiama la sua femmina

e assisti al sacro rituale del corteggiamento,

e due scoiattoli che lottano con una noce

e un picchio che finalmente ti desta col suo battere incessante

E’ l’ora di alzarsi… e ti organizzi

in attesa di un altro sogno.

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Perché?

Parlo sincero e ascolto ipocrisia

Sono limpido e incontro malignità 

Vivo modestamente e mi si ostenta il superfluo

Non lecco ma inciampo nella saliva altrui

Non posso correre, ma devo sforzarmi di farlo, per resistere

Guardo con amore e raccolgo indifferenza

Penso agli altri, ma gli altri non pensano a nessuno, se non a loro stessi

Aborro l’apparire, ma la fa da padrone

Amo l’essere, ma è sempre meno importante

Credo nella saggezza, ma che è?

Capisco gli sfortunati, ma che ci stanno a fare?

Come una fronda in balia del vento

Così noi nel mondo

Un piccolo, insignificante, bruscolo nell’universo

Che ci sia o non ci sia

Può disturbare qualcuno, per qualche momento

Poi tutto passa

E ci dimentichiamo dei problemi altrui

Con la velocità  della luce

Sono solo i nostri, di problemi, che veramente contano

Ma quanto siamo piccoli?

Come facciamo a non capire?

Quale ottusità attanaglia la nostra mente?

Ci chiedono aiuto, e latitiamo

Lo chiediamo, pretendendolo

Muore un uomo, ci rattristiamo per un attimo

Muore il nostro cane non troviamo pace

Gli altri sono malati, chissenefrega!

Conta solo la mia, di salute…

Tanti muoiono di fame, che fare?

Io ho il frigo che trabocca…

Ci sono tanti barboni, che mondo ingiusto!

Io prendo 1000 euro al mese, ne vorrei il doppio…

Perché un essere normale può pensare queste cose?

Perché quando sta bene lui va bene così.

Per il resto ci sono i giornali, e la politica, e la tv

Diamo la colpa a loro, che è facile

Ma la sera, prima di addormentarsi, proviamo a pensare, se ci riusciamo

Qualcosa non va?

Perché?

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Piccolo uomo

Non so se sia fortuna o iella

ma hai visto la luce

in questo mondo a tinte cupe.

I tuoi, finora, hanno scansato spesso la dea bendata,

ma tu li aiuterai a riconsiderare il mondo.

Gente onesta, semplice, capace di tanto,

di dare più che di ricevere.

Paiono ingenui, e forse talvolta lo sono, ma di sicuro schietti,

trasparenti come l'acqua di fonte,

abituati a sopportare le angherie del vivere,

ma felici nel godere il bene che si vogliono.

Non sono più ragazzi e, in un sussulto di amore,

ti hanno generato, convinti e consapevoli del miracolo che andavano creando.

E così è stato, e si vede.

Pronti a cullarti e proteggerti,

fin d'ora rappresenti il faro per il marinaio nella nebbia,

lo spiraglio di luce nelle tenebre di una grotta.

Con te si risveglieranno le emozioni del vivere quotidiano,

imporrai nuove scosse irridendo la monotonia, e ritmi finora sconosciuti.

Un augurio a te, piccolo uomo,

che tu possa diventare degno figlio di tali genitori,

tenendo fede a quanto ti verrà insegnato,

ma non dimenticare,

l'importante è la stima in se stessi e in chi ti sta intorno,

professando onestà  e modestia.

Voglio sperare, per il tuo bene, che il cuoricino dentro di te

sia un clone di quello di babbo e mamma.

Per il giorno che ti aspetta a breve

aspettati confusione, complimenti a iosa, risate e tante,tante parole,

ma non ci badare, è normale, non saremmo umani.

Tu pensa solo a puppare, per ora, e crescere sano e forte.

Avrai tempo per imparare a dimenarti in questo pazzo mondo,

e con l’aiuto della tua buona stella saprai riconoscere il giusto e lo sbagliato,

il bello e il brutto, il bianco e il nero,

ma dammi retta

tieni un angolo del tuo cuore disposto ad accettare anche il grigio.

Che tu possa diventare umile, tollerante e generoso come tuo padre

e gentile, educato e disponibile come tua madre.

Nonostante tutto sono straordinari

e il loro pupo non potrà  certo essere da meno.

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Rinchiuso

In queste quattro mura

ma anche fuori, in verità,

come una tigre relegata in gabbia,

ma tranquillo, non rabbioso.

Consapevole della situazione,

avrei tanto bisogno d’affetto

ma non ne cerco,

forse per paura o per pigrizia.

Ho tanto detto…

ma di più avrei da dire.

Sull’onda della riflessione,

memore degli errori commessi,

prodigo nell’elargire la mia esperienza

anche se modesta, innocente,

scevra dagli eccessi ormai ricorrenti.

L’amore, qualora vi fosse,

bisogna coltivarlo nel quotidiano,

anche se fra il dire e il fare…

Non credevo, ma mi manca…

L’amore!

Non so neppure cosa sia, in effetti,

da quel che dicono è stupendo,

e vorrei, per una volta,

provare l’ebbrezza del perdere la ragione,

anche solo per un momento!

Ma ormai forse è tardi,

non pretendo nulla,

anche perché chi non fa non falla,

e quindi ok, rimango consapevole

di questa mia mancanza, ma tant’è,

esiste, ed io non posso fare altro che

tamponarla.

Nell’attesa del risveglio…

e dello schiudersi di nuove porte.

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La solitudine
 

Chi ha un gatto, chi un cane

Chi un amico, chi un parente

Chi solo tu, crudele, incorruttibile, altera compagna.

Chi non ti conosce difetta

Chi cammina al tuo fianco ha già un piede nella fossa

Ci sei, si sente, eccome!

Non ci sei…chi sei?

Impalpabile eterea figura

Per molto tempo sconosciuta

Purtroppo adesso ombra mia

Ti amo perché sei l’ultimo baluardo

Ti odio pensando ai ricordi che furono

Perché ti ho incontrato nel mio girovagare?

Traguardo dei miei fallimenti

Cosa ho perso per trovare te?

Hai vinto l’ultima delle battaglie

Sei diventata la mia regina

Ed io il tuo lacchè

Tu che vivi delle mie lacrime

Tu che godi del mio patire

Tu che ridi nel mio cuore infranto

Tu che rodi ad ogni mio sussulto

Tu che castri le mie pulsioni

Tu che polverizzi l’intelletto

Tu che inibisci i sogni e smorzi ogni impeto vitale

Fammi almeno credere in una possibilità

Permettimi l’ardire di poter cambiare,

se non invertire, la rotta

Dammi la forza di spezzare la catena dell’àncora

e dai vigorìa ai colori della speranza

il tempo non ti costa e quindi aspetta,

ancora non sono pronto

per vivere solo con te.

Voglio riprovare le emozioni per uno sguardo,

i fremiti per una carezza,

l’imbarazzo per una parola.

Voglio dimenticarti, a te non ho fatto neppure la promessa

Di eterno amore, nel bene e nel male…

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Solo.
E’ una parola
Null’altro
Ma perbacco quant’è pesante
Solo è …
chi non s’accontenta mai
chi cerca di aiutare gli altri
chi ha i soldi ma non gli bastano mai
chi non li ha e lo deridono
chi non ha cuore
chi lo ha ma non lo fa vedere
chi ha una donna ma non la considera
chi non ce l’ha
chi si espone in prima linea
chi non ha il coraggio di farlo
chi è bello, ma fine a sé stesso
chi è brutto e non azzarda mai
chi ha un amico ma è lontano
chi ha una figlia ma non con sé
chi parla italiano ormai non capito
chi è fortunato ma inutilmente
chi è iellato per colpe non proprie
Solo.
Gira che ti rigira
tutti ci sentiamo soli
ma a torto.
Molti non lo sono ma non se ne rendono conto
Se lo fossero, eccome, se sentirebbero la differenza
Ma basta poco, ai Soli Veri,
per non sentirsi tali
una parola, un pensiero, un cenno
ed ecco che rinascono di luce propria
ma che si riflette intorno
illuminando questo mondo di fosche tinte
con un nulla, facendo credere ai Soli Finti
che è meglio che smettano con le loro teorie
e che si godano le realtà che hanno…
Nonostante tutto
Meglio soli Veri, consapevoli,
che in compagnia, ma veramente Soli!
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Sussulto
 
Ti ho visto quella sera
Inaspettata, uscivi dalla macchina
Tutta in ghingheri
Eri stupenda
Bei vestiti su di un corpo niente male
Accidenti…
Da anni non provavo quella sensazione
Mi pareva esser tornato ragazzo
Quando timido guardavo le forme
Che tanto mi inquietavano i sensi
Ma, allora, non sapevo che fare
Neanche le avessi viste nude a un palmo dal naso
Ed ora
Che forse qualcosa ho imparato
Mi manca il coraggio di azzardare un invito
Sconfitto in battaglie passate /
E forse anche nella guerra
Perché faccio così?
Per quale oscuro motivo il blocco permane?
Farò bene…farò male…
Ok, non lo faccio!
Perdio, uomo, mischiati alla calca
Non lo hai mai fatto
Ma forse è l’ora
Normalizzati, uniformandoti allo standard comune
Accantona reconditi preconcetti o paure ancestrali
Togli la sella e cavalca a pelo
Forse troverai quel pascolo paradisiaco
Che tanto vai bramando
Metti in un cassetto il big
Almeno in questa occasione.
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Tristezza
 
Incompresa compagna di tanti amici in gioventù
Fedele amica dal giorno maledetto
Amore odio si intersecano nel nostro quieto vivere
accomunati dall’implacabile scorrere del tempo
Parliamo confrontandoci ma la spunti sempre
Lotto e mi dibatto, ma vacillo senza sosta
Sei l’alter ego della donna che fu
Mi guardo intorno e ti vedo spavalda
Sembri invincibile, dinanzi a me
Nulla, per ora, sembra farti paura
ma bada, bestia immonda,
sono saturo di te
la tua presenza mi infastidisce e mi soffoca,
mi ha frenato per troppi anni ormai,
e come Don Chisciotte contro i mulini a vento,
consapevole della mia pazzia
ti dichiaro guerra!
Senza remore, e scevro da ogni pregiudizio,
ti ripudio, disconoscendoti.
Anche se zoppicando, voglio camminare da solo.
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Budrio
 
La casa della tristezza, dell'angoscia,

della speranza, della nuova realtà,

ma anche della definitiva sconfitta

o della rinascita, seppur suffragata da artifizi tecnici.

Esseri deformi,

per genetica o per altro,

tanti amputati di braccia, di gambe, di tutto, di più.

Qualcuno per tristi scherzi della natura,

oppure per scelleratezze in gravidanza.

Di tutte le età,

poco sollievo che i piccoli siano la minoranza...

Uomini, troppi, donne, meno, ma tante.

Ho visto...

bambini innocenti guardare ilari le loro forme strane,

bambini innocenti che neanche sapevano di esistere,

persone prive di tutto, fuorché del tronco,

ragazzi e ragazze bellissimi e pronti al tutto dalla vita,

menomate pesantemente e che nulla avranno dalla vita...

Decine sono i tecnici che lavorano costruendo arti artificiali a ritmo infernale;

qualcuno, sempre di meno, si cala nell'umano,

nell'aiutarci a stare seduti, o in piedi,

o a reimparare a camminare.

Quasi ventimila protesi l'anno, secondo le ultime stime,

significa oltre cinquanta al giorno, domeniche comprese.

Realtà nascosta, la nostra.

Dove stanno tutti?

Rintanati come belve pericolose,

relegati nelle retrovie,

impauriti dalle differenze.

Una società, la nostra,

del solo aspetto, del bello.

Viva l'Italia, o Sparta, chiamatela come volete.

Ma invece di un solo dirupo

abbiamo strade, piazze, ponti, stazioni...

Io, per come la vedo nel mio intimo,

sono perché sono,

e non perché appaio.

Sono perché ho un cervello,

un'anima, un cuore,

delle sensazioni, delle emozioni...

e non, come tanti, perché hanno gli occhi celesti,

le spalle larghe, e sono atletici ed estremamente prestanti.

La differenza è che loro, i belli, i novelli narcisi,

hanno solo, e badate bene, solo... fortuna!

E' questo che fa la vera differenza, la fortuna.

Chi ce l'ha, ma non la considera neppure,

e chi non ce l'ha, e si vede benissimo, basta guardarlo,

e guardarsi.

Ma basta un niente, perché tutto cambi,

e il tutto, per molti, è troppo pesante.

Inaspettato, pare intollerante.

Ma non temano, i futuri sfortunati...

non si muore, cambia solo... la vita.

Siamo obbligati a...

rifondare i muri portanti del nostro io,

reinventare gli interessi e le amicizie,

adattarsi ad un nuovo lavoro, se fortunati,

imparare ad accantonare l'orgoglio, e ad abbassare sempre la testa,

tacere quando mai l'avremmo fatto...

Bisogna solo...abituarsi alla nuova realtà.

Auguro a tutti di provarlo,

certo non dal vivo,

ma in un bel sogno, e che duri tutta la notte,

e che al risveglio rimanga la paura di come potrebbe essere,

e non dire... era solo un incubo, e scrollare le spalle,

e continuare ad andare in culo al mondo.

Dobbiamo ricordare sempre che la dea bendata

non si ferma mai a lungo in un posto solo!

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Libertà
 
Fatemi tutto
ma permettetemi di pensare
Lasciatemi almeno la possibilità
di credere nelle mie convinzioni
e non imbrigliate il mustang
che mi conduce nella prateria sconfinata
Levatemi la patente
ma concedetemi di poter viaggiare con la mente
Anche senza carburante
mi sposterò ugualmente
La sorte mi ha tarpato le ali
ma chiudo gli occhi
e scendo ad ogni stazione
Ogni luogo non ha segreti
in un niente sono a levante come a ponente
All'unisono scruto New York, Londra e Pechino
Non ho bisogno della crociera
per vedere il blu del mare
 
o del volo last minute
per ammirare il verde dell'Irlanda
Come un'aquila che, sfrontata,
lancia la sua sfida dall'alto del cielo
pronta a carpire la preda
Così io, reso arido dal fato,
urlo, in silenzio, il mio esserci
E la mia voce, benché incruenta,
arriva all'osso prima che alla carne
E fa pensare...
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Il vero tesoro
Sensazione unica...
Darsi senza pretendere dazio

ricevere senza dover rendere

Scattare come per un figlio, l'uno x l'altro

Le porte di casa sempre aperte

Quando parliamo... non ci sono segreti

se tacciamo... bastano gli occhi

L'umore... si intuisce, sempre

Le difficoltà... sono un poco più leggere

Il dolore... si divide, e ti cedo la mia forza

Il piacere... si raddoppia, e ne godiamo assieme

La tua fortuna mi riempie di gioia

Il tuo star male mi intristisce
E quando...

converso con la tua donna, ed è normale

tengo in braccio tuo figlio, e ne gioisci

mangio alla tua mensa, ed hai più appetito

bevi un bicchiere in più, e non lo fai sovente

ridi di gusto, e non lo fai spesso

le ore insieme passano veloci, e non ci fai caso

siamo distanti, ma uniti, anche solo da un filo

Ma è sufficiente pensarci...

che eccoci lì, a fumare accanto l'un l'altro

e dire cazzate a iosa

e tornare seri in un niente, in simbiosi

quando ci salutiamo... a malincuore.  

Che fortuna averti come Amico!
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Mamma

 
Hai iniziato a tribolare fin dalla mia nascita

E' stato un crescendo di bordate pesanti

Intervallate da momenti abbastanza tranquilli

Hai fatto sempre la tua parte, con onesta serenità

Con picchi di gratuita severità, che non meritavo,

e che non ti si addiceva

A onor del vero ti ha stressato di più il babbo

Altero, irrequieto, supponente, a volte anche prepotente

Ma senza mai alzare un dito,

anche se la lingua fa male più degli schiaffi

E tu, impassibile, paziente, assorbivi tutto e lo fai ancora

Anche se ora è diverso, anche lui

Buffo...

Quando potevate darvi e darmi tanto,

il piede era sul freno, inamovibile

Ora, che le primavere sono già considerevoli

E si affacciano pericolosi effetti collaterali

Il fiume della vostra vita scorre lento, ma ancora forte

E parlate, parliamo, ma mai abbastanza, come tutti

Mi spiace, e tanto, di avervi abbreviato l'esistenza

Quel giorno malefico vi è costato anni

Il giorno dopo era già visibile, il cambiamento

Così com'è stato per i nonni...

Per loro ancora peggio, perché già carichi di acciacchi

Nell'arco di 6 anni, da autonomi...

Sono finiti rigidi, in orizzontale, alla mercè del nulla

O al cospetto del tutto...

Sai quanto c'ho pensato, mamma?

Tantissimo, e talvolta mi pare un incubo...

Ma non riesco a sentirmi responsabile

E' una colpa che disconosco, e tu più di altri lo sai

Il rammarico, certo, quello è rimasto

Ma tuo figlio non ha mai avuto un buon rapporto con la dea bendata

E nel tuo cuore conti le cicatrici

Che io ho altrove

Però resisti, ancora, e grazie a me, anche

Che tante volte ti rimprovero di lamentarti troppo

O di non accontentarti di quanto hai, di come sei, di come siamo

Comunque sia... sei stata, e lo sei tuttora, forte

Davvero.

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Francesca

Ti abbiamo davvero voluto
e fu strano...
perché pensavamo a quanto potevamo innescare
e fu un atto d'amore diverso da quello consueto
Tua madre lo avvertì subito che eri in viaggio
e ti ha custodito per 9 mesi
colmi di giuste attenzioni e scansando i pericoli
Sei venuta alla luce senza problemi
solo la mamma era un po' malconcia
ma dopo aver pianto insieme, già stava un poco meglio
Sei stata da subito un piccolo demonio
ma sei venuta bene, nonostante
...l'incidente al babbo
...i tuoi genitori si siano separati
...la nuova vita solo con la mamma
ed eri piccolina, ma sei cresciuta in fretta
E poi
...la passione per il canto
...la prima delusione a scuola
Ma dopo, finalmente,
la tua vita ha cominciato a scorrere serena
e piena di gioia
ed ora hai raggiunto il primo traguardo
veramente importante
che non erano i diciott'anni, ma quel pezzo di carta
che presto stringerai fra le mani
e che ti è costato tanta fatica
ma ti ha premiata, forse non come speravi
ma l'ha fatto, in barba anche ai pochi detrattori
Ed ora rilassati, preparandoti a nuovi futuri obiettivi
Ti auguro, figlia mia
di mietere tanti altri successi
ma di non perdere mai
la modestia
la sensibilità
la generosità
la luce negli occhi
che hai sempre avuto.
Sei, fin dalla nascita,
quanto di più bello abbia mai avuto.
Un bacio, babbo.

 



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