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S A N F E D I S T I La rubrica per il dibattito sulla religione
per credenti e non credenti
UNA CHIESA DEGNA DI SAN ROCCO di Frate Schioppo In occasione della festa del patrono di Sambuceto, (il 16 agosto), una proposta perche' il nuovo edificio non sia solo uno spreco di soldi. Tra storia e attualita' l'articolo di Frate Schioppo sulla nuova avveniristica chiesa che stanno costruendo dopo il crollo della vecchia con il recente terremoto.
San Rocco si festeggia in molti paesi d'Abruzzo ma quest' anno e' una festa speciale per Sambuceto. La "vecchia" chiesa, infatti, e' crollata dopo il terremoto de L'Aquila e quindi fervono le attivita' nel cantiere della nuova chiesa.
Sambuceto e' un paese speciale, perche' e' un non paese con un paese dentro. E' ultra periferia, ormai, periferia della periferia di Pescara. La maggior parte della popolazione sono pescaresi spostatisi fuori citta' dove le case costano meno e quindi gente che li' non ha ne' radici ne' rapporti sociali con gli altri residenti. Sambuceto e' il comune dei centri commerciali, il massimo della desocializzazione possibile, i templi di Mammona sono il cuore pulsante del paese. Dentro questa periferia, poi, c'e' ancora un po' del vecchio paese, poche famiglie, quasi tutti imparentati, che vivono ormai come in un paese di altri, come emigranti in casa propria. Che significa fare festa a un santo in un posto del genere e a che puo' servire una Chiesa? Quando eravamo piccoli, racconta un uomo sui 50 anni nato li', a San Rocco venivano le giostre con i cavalli e si facevano i fuochi con la pupa, una pupazzona di cartapesta con tutte rampe di lancio dei fuochi d'artificio che un uomo dentro fa ballare al ritmo della tarantella abruzzese mentre' esplodono i fuochi. C'era tutto il paese, un migliaio di persone, c'era grande allegria e molti che abitavano vicino alla piazza facevano da mangiare fuori casa per tutti i parenti delle contrade vicine. Ma cosa c'entra San Rocco in una frazione di un comune che si chiama "San Giovanni"? San Rocco arriva a Sambuceto in modo miracoloso e in epoca assai remota, forse gia' prima del '700. Un contadino del posto aveva notato che il suo cane ogni giorno spariva per poi ritornare qualche ora dopo. Seguitolo di nascosto, scopri' che si andava ad accucciare con altri cani randagi presso una statua che giaceva abbandonata in mezzo alle fratte vicino al fiume. Il contadino porto' la statua di legno al vescovo che vi riconobbe San Rocco, patrono degli emarginati e dei cani. Da allora San Rocco e' il patrono della contrada. Nella chiesetta antica che fu distrutta dai bombardamenti durante la II guerra mondiale, era conservata una antica statua in legno di San Rocco, forse quella della storia del cane di cui abbiamo detto. Il bombardamento ha distrutto e incendiato tutto, anche quella statua.
Nel dopoguerra, fine anni '50 fu costruita la nuova chiesa, quella che ora e' crollata. Torniamo cosi' ai giorni d'oggi. Che sara' della nuova "nuova chiesa"? E' un edificio ultra moderno, a vedere dalle fotografie, bello ma ..... ma il timore e' che possa essere un'altra di quelle chiese per un popolo senza fede, fatta da architetti senza fede. Se una chiesa romanica trasmette immediatamente il senso del divino, della santita', della fede, tanto da lasciare turbato anche il piu' cinico dei non credenti, al contrario queste chiese moderne fanno sentire fuori luogo chiunque si avvicini ad esse con spiritualita'. Ma non e' colpa dell' edificio, la vera colpa e' che si trasmette fuori cio' che si ha dentro. Percio' vorrei fare una proposta al Comune e alla parrocchia: San Rocco e' il patrono degli emarginati, dei cani randagi, dei viandanti e dei pellegrini, perche' non si profitta di un cosi' grande edificio per dedicare uno spazio proprio ai tanti poveri e senza dimora che sempre piu' numerosi affollano le vie e le periferie delle nostre citta'? Perche' non far diventare la nuova San Rocco un centro importante di assistenza anche spirituale per i sofferenti, non solo i materialmente poveri ma anche le persone depresse, sole, fuori di testa? Facciamo in modo che le fredde architetture si scaldino della passione di chi ama gli ultimi e il comune dei templi di Mammona faccia sorgere sul suo territorio, contro l'immoralita' egoista e sprecona di quei templi del superfluo, un tempio dell'amore e della generosita', un tempio dei valori non commerciali e non commerciabili. Una raccomandazione, pero': che non diventi l'ennesimo centro dove si fanno panini e distribuiscono vestiti. Vorrei che la nuova chiesa diventi un centro di spiritualita' e solidarieta' in tutti i sensi, per esempio che si associ alle attivita' sociali, un centro per lo studio e la diffusione della religione e, in un mondo multiculturale, che sia anche un luogo di incontro e confronto anche con le altre fedi. Potrebbe essere un posto dove si legge e si discute dei testi sacri, si fa ricerca... Ecco, un progetto del genere e' un bel modo di festeggiare San Rocco che visse tra appestati, mendicanti e carcerati e questo e' un bel modo per dare alla periferia senza anima un grande cuore e un grande cervello, l'esatto opposto del vuoto demenziale che hanno creato i servi di Mammona qui come nelle periferie inglesi, francesi e di tutta l' Europa massona.
GRAZIE CIRENEO di Frate Schioppo
Qualche giorno fa a Pescara un giovane e' rimasto agonizzante in terra mentre gli altri continuavano a bere e divertisrsi nel locale: lo hanno visto per terra ma nessuno ha pensato che doveva occuparsi di lui, intervenire, vedere se c'era bisogno di aiuto.
E' un episodio infame, per rimediare non bastera' la dovuta caccia all' uomo che dev'essere data ai presenti all' avvenimento perche' siano arrestati per omissione di soccorso.
La repressione non cancella la vigliaccheria, l' idiozia, l' indifferenza, la mancanza di senso del dovere che non e' semplicemente fare il proprio lavoro ma rendersi conto di quando non possiamo tirarci indietro, far finta di niente.
Questa mancanza di impegno e' lo specchio del degrado morale ed e' a 360 gradi.
Non ci si impegna nel lavoro, se non quando diventa una droga utile per non doversi impegnare dove e' piu' urgente la nostra presenza, non ci si impegna nella famiglia, nell' amore, nemmeno nell' amicizia.
L' impegno e' fatica, e' sofferenza, e', sempre rimetterci qualcosa, non e' mai gratuito.
Anche la liberta', quella vera, non e' gratuita.
Allora perche' fare certe scelte? La risposta e' banale quanto poco convincente: perche' e' giusto.
Non ci sono altri motivi.
Perche' devo spendere la mia vita e rinunciare a tante cose belle per esempio per espiare una colpa? Perche' e' giusto. Perche' devo rimanere accanto ad una persona che ha bisogno di me e rinunciare alla mia vita sentimentale, perche' devo intervenire a difesa di qualcuno e rimetterci un occhio nero, perche'.... Perche' e' giusto. Non ci sono altre risposte.
Quando chiesero a Perlasca perche' aveva rischiato la sua vita per salvare degli estranei rispose "perche' era giusto". Stessa cosa risposero Don Bosco, Don Gnocchi e tante altre persone che dedicarono la loro vita o la rischiarono per altri.
Qui non si parla di eroi ma di gente comune che molto volentieri avrebbe evitato di sobbarcarsi certi impegni ma, trovandoseli difronte, non ha potuto esimersi perche' era giusto, solo per questo.
Attenzione qui non parliamo del fare la cosa giusta per se, per un qualcosa che ci da delle liberta' personali o per delle scelte che ci riguardano, parliamo del fare cio' che e' giusto scapito delle proprie liberta', dei propri soldi, delle proprie aspirazioni. Questo e' il fare la cosa giusta che vale di piu', altrimenti diventa una sacrosanta scelta ma dettata se non esclusivamente, anche abbondantemente per i propri fini.
Educare sin da bambini le persone ad ammirare chi si prende una croce non sua e a sentire come linfa vitale della sua esistenza sacrificarsi per cio' che e' giusto e soprattutto che non da nessun ritorno per se stessi e' essenziale per costruire un altro futuro rispetto a quello buio che si sta prospettando. Cambiare il mondo e' possibile se si e' disposti a sacrificare qualcosa che conta di proprio, della nostra vita, altrimenti e' una battaglia persa. Purtroppo la storia dice questo.
Il simbolo delle brave persone che, poste difronte alla sofferenza o all' ingiustizia, accettano il sacrificio che comporta impegnarsi semplicemente perche' non ne possono fare a meno, poi, un po' alla volta si convincono che quell' impegno e' giusto e ne accettano consapevolmente le conseguenze fino in fondo e' il Cireneo dei Vangeli..
"Mentre lo conducevano via, fermarono un certo Simone di Cirene, che tornava dai campi, e gli misero addosso la croce, da portare dietro a Gesù. (luca 23-26)"
Parole analoghe hanno gli altri evangelisti. Il Cireneo e' uno sconosciuto, non e' un ebreo e non e' un seguace di Gesu' Cristo, si trova a passare lungo la strada che porta al calvario per caso.
A Lanciano e' dedicata proprio a lui, per cio' che simboleggia, una delle piu' impressionanti rappresentazioni del venerdi' e del giovedi' santo.
La rappresentazione del Cireneo fu creata nel 1600 proprio per insegnare alla gente ad accettare il sacrificio quando si presenta l' occasione, a sentire forte dentro la voce della coscienza che ti impone di fare qualcosa per la quale ci rimetterai, ma che non puoi non fare perche' in quel momento ci sei tu e sei tu che deve fare quello che e' giusto fare e non un altro.
Tutto e' pensato per chiarire simbolicamente ed emotivamente al massimo questi insegnamenti.
Prima cosa, tutto e' casuale e tutto improntato alla scelta consapevole.
Il Cireneo di turno viene scelto casualmente dal Priore della Chiesa di Santa Chiara all' ultimo momento, dopo una lunga preghiera. Questo vuole indicare che la scelta di vita secondo giustizia e' una scelta non istintiva, presa per fanatismo o per euforia ma meditata e sofferta, consapevole di quanto costera' cara.
Il Cireneo deve rimanere ignoto a tutti, percio' il prescelto segretamente viene introdotto nella stanza dove sara' vestito col saio nero e incappucciato perche' nessuno lo riconosca. Questo indica che l' impegno richiesto non e' per rendersi famosi o popolari o per altri fini personali.
Il prescelto deve essere consapevole di cosa sta rappresentando per i fedeli che lo vedranno, se non lo e' o non si sente in grado di dimostrare quanto richiesto deve rifiutarsi, in tal caso sara' il Priore, sempre nascondendosi dietro il saio nero e il cappuccio a prendere la croce e a guidare la processione.
Quando il Cireneo esce deve essersi cosi' calato nella parte da mostrare ai fedeli quanto senta la sua responsabilita' e quanto gli pesi eppure quanto accetta volutamente di sottoporsi alla sua parte di supplizio.
Il Cireneo prega, invoca continuamente, suda e piange, cosi' la gente vede, si emoziona e capisce il messaggio.
Intorno al Cireneo gli altri incappucciati con le fiaccole, gli stendardi, i simboli della tortura, fruste, spugne con l' aceto, il teschio della morte.
In sottofondo la musica solenne e terribile del Miserere ad indicare che le scelte giuste comportano anche momenti di debolezza, temporanei ripensamenti, anche errori e vilta' di cui si chiede perdono perche' comunque si vuole continuare a fare cio' che e' giusto. In questi giorni semifestivi, se avete dei ragazzini, portateli a Lanciano alla processione del Cireneo e spiegategliene il senso profondo: gli restera' impressa e forse gli salvera' la vit
UNA SALUTARE CADUTA SULLA VIA DI DAMASCO di frate Schioppo Il 2008 per la Chiesa e' l' anno Paolino. Di San Paolo tutti conoscono l'episodio della caduta di cavallo sulla famosa via per Damasco, molti conoscono anche il suo soprannome di apostolo delle genti. Nonostante l' opera di San Paolo sia immensa e fondamentale per tutta la storia del cristianesimo, l'attualita' di San Paolo e' proprio tutta in questi due elementi: la scoperta di una diversa visione del mondo completamente diversa da quella per la quale si era vissuti e quello che possiamo chiamare in modo moderno un internazionalismo non omologante. San Paolo insegna innnanzi tutto ad avere un atteggiamento critico nei confronti dei propri credo e delle proprie convinzioni. Col suo esempio dimostra che anche quando si e' assolutamente certi della bonta' delle proprie posizioni ed in perfetta buonafede, puo' essere che si stiano commettendo ingiustizie o che si stia militando dalla parte degli oppressori e del male. Anzi, San Paolo ci dice ancora di piu': i peggiori errori nella nostra vita, quelli per cui facciamo del male e di cui non ci bastano gli anni che ci restano per pentirci e riparare ai torti, sono commessi quasi sempre in assoluta buonafede, con la certezza di stare facendo la cosa giusta. Dunque San Paolo e' un simbolo dell' autocritica, un'autocritca attiva, non un generico atteggiamento di dubbiosita' esistenziale, come hanno tanti che non credono mai del tutto in niente, non prendono mai posizioni decise, evitano sempre di schierarsi, gente certa di una cosa sola, di non avere certezze, in modo da poter evitare di dover avere conseguenti doveri e impegni profondi. San Paolo chiede un'autocritica che comporta l'assumersi di responsabilita' forti, quella del rinnegamento drastico delle scelte considerate errate, quella dell'impegno a riparare adeguatamente i torti e gli errori commessi e quella dell'assunzione di un impegno profondo, di una vera e propria militanza per le nuove idee. Per quanto riguarda l'altro aspetto, quello del cosiddetto internazionalismo, San Paolo ci da anche un esempio eccezionalmente attuale di internazionalismo rispettoso delle diverse identita'. San Paolo non pretende di giudeizzare gli altri popoli, anzi, egli ritiene che i popoli debbano sentirsi uniti nella fede ma che ciascun popolo debba mantenere la sua specificita' e la sua autonomia. Non e' fautore di un mondo unito come lo vogliono i massoni, unito politicamente e omologato. Una visione opposta a quella degli attuali gerarchi della casta europeista che considera fondamentale la cancellazione di ogni autonomia e di ogni specificita', che vogliono imporre una unione fatta a forza di leggi, decreti, vincoli, strumenti finanziari, non fatta in nome di un comune sentire, di una visione del mondo. Il bello e e la forza del cristianesimo che deve a San Paolo questo aspetto specifico e' proprio la sua capacita' di adattamento e rispetto delle identita' popolari. Per essere cristiani non occorre portare barbe o capelli in un certo modo, non bisogna occidentalizzarsi, non occorre essere politicamente unificati in un governo sovranazionale. Altre religioni pretendono quasi sempre, di fatto, una trasformazione anche etnica del credente. Guardate i cosiddetti arancioni, tanto per fare l' esempio piu' banale: devono sembrare degli indiani ! Altrettanto possiamo dire dei buddisti, oggi tanto osannati da quei massoni che hanno fatto della guerra alla religione la loro religione. Per essere cristiano non solo non occorre cambiare pelle ma al contrario, e' richiesto di mantenere la propria identita' ed anche il senso di appartenenza al proprio popolo. San Paolo ci invita a considerare essenziale la demodiversita', un termine che ho creato per indicare una anaolgia della biodiversita' riferita alle ai popoli invece che alle specie naturali. Le differenze per la Chiesa e per San Paolo sono ricchezza, varieta', fonte di interesse, di scoperta reciproca se l' unione e' data da una fede comune e da un progetto esistenziale condiviso, non sono esse la fonte di divisioni e conflitti. Le guerre non nascono dalle differenze tra i popoli o dalla fierezza di ciascun popolo per le proprie tradizioni e per la propria specificita', nascono dalle ingordigie di alcuni, dalla volonta di sopraffazione e spesso queste vengono proprio da chi pretende di omologare gli altri, da chi rifiuta ogni identita'. Per concludere, a quanti oggi stano dalla parte dell' ingiustizia senza saperlo ma anche a ciascuno di noi, perche' ognuno di noi, nel suo piccolo commette errori di valutazione che portano ad altri solo dolori e difficolta', auguriamo, per questi ultimi mesi del 2008, una salutare caduta di cavallo sulla via di Damasco.
PER UNA PASQUA ANTICONSUMISTA di Giulio Larosa Di tutte le varie feste che capitano durante l'anno, la Pasqua e' la migliore, quella meno inquinata dal consumismo. Sara' perche' scarseggiano i soldi, sara' per il fatto che le feste durano pochi giorni, fatto sta che nella stragrande maggioranza dei casi la si passa al proprio paese d'origine, tra vecchi amici e familiari, godendosi i dolci tradizionali e partecipando alle varie manifestazioni religiose o culturali del posto. Le altre feste sono ormai scadute oltre il sopportabile, i morti sono diventati Haloween e quindi sono diventati l'ennesimo carnevale, il Natale e' visto come un'anticipo del capodanno ed e' ridotto a corsa al regalo e alla spesa superflua con l' aggiunta dei bagordi, da passare possibilmente in vacanza nei soliti posti cafoni. Nonostante questa premessa, anche la Pasqua e' sotto l'assedio del mercato dello svacco: chi non e' tempestato, in questi giorni, da email, sms, pubblicita' varie, in cui invitano a profittare della Pasqua per andare in qualche posto, per farsi l' ennesimo giorno di svaccanza? (avete letto bene, e' questo il termine corretto per un certo tipo di vacanze) Contrastare la svaccanza e scegliere di vivere la Pasqua in modo diverso non e' soltanto una esigenza per i credenti ma lo e' anche per i non credenti. Strappare la Pasqua ai venditori di zucche vuote e di safari a caccia di figa ad ogni costo e' un obiettivo importante per tutti noi: scegliere di vivere consapevolmente il proprio tempo libero, liberandolo innanzitutto dalla volgarita' e dalla onnipresenza dei richiami del mercato e' un passaggio fondamentale per costruire un futuro piu' libero dai condizionamenti del mercato. E' un primo passo per abituare, innanzitutto noi stessi, ma anche figli, amici, familiari e, un po' alla volta anche tutta la societa', ad impiegare le giornate libere di festa per riconquistare opportunita' di socialita' , cultura, persino divertimento, senza il bisogno di comprare il tempo libero. A Pasqua possiamo fare festa con gli amici imparando a cucinare piatti tipici, possiamo partecipare alle celebrazioni dei paesi vicini imparando storia, usi e costumi della nostra gente che spesso, invece, sono meno noti di quelli degli aborigeni australiani di cui abbiamo modo di sapere attraverso i continui documentari propinati dalle TV. Un unica nota negativa la riservo al lunedi' di Pasquetta: l' esasperata ricerca del posto dove passare la scampagnata ha trasformato questo giorno in un incubo di traffico selvaggio su tutte le provinciali e nazionali, un ulteriore trovata del mercato questa volta quello del casareccio fasullo! Un consiglio: fregatevene delle scampagnate, fate una festa tra amici a casa vostra, sul lungomare, alla villa comunale, in terrazza, nel giardinetto condominiale o del quartiere, insomma dove potete purche' sia un posto dove si vada a piedi, perche' Pasqua sia anche una festa ecologica, dedicata al rispetto per l' ambiente. Pasqua e' la festa del mistero della morte e della vita, non per nulla e' simboleggiata dall' uovo ed e' anche la festa di chi si sacrifica per gli altri per un futuro di salvezza, l' agnello, per l' appunto. Quindi rispettiamo questi valori universali, usiamo queste feste per dedicarle alle cose importanti della vita che e' una sola e fugge via rapidamente, per rinunciare a qualche piacere, per altro stupido, per costruire un mondo migliore da lasciare a chi verra' . Allora amici, a tutti auguri di Buona Pasqua ma ...... quella "Buona" non quell' altra! Giulio Larosa
EZECHIELE E LA RINASCITA DEL POPOLO MORTO
Il profeta Ezechiele dopo aver denunciato lo squallore dei suoi tempi dice:
“La mano di Dio fu su di me cosi’ che egli mi porto’ in mezzo alla pianura ed essa era piena di ossa…….”
Il Signore gli chiede : “Possono queste ossa rivivere?”
E prima che Ezechiele risponde gli ordina: “Profetizza, digli che possono rivivere”
Ed Ezechiele profetizzo’ esattamente come gli aveva detto il Signore ed appena parlato, ecco si senti’ un suono e le ossa si cominciarono ad avvicinarsi, osso al suo osso e poi comparvero i tendini e poi comincio’ a ricrescere la carne e le carni si rivestirono di pelle.
Cosi’ la valle si riempi’ di corpi ma essi non avevano alito.
Ezechiele era ancora stupito ma il Signore gli dice che non basta il corpo, per essere vivi ci vuole qualcosa in piu’.
Cosi’ il signore gli ordino’:” di al vento che soffi su questi corpi affinche’ tornino in vita”
Ezechiele profetizzo’ di nuovo come gli era stato detto ed ecco i corpi si animano e diventano vivi.
Il Signore conclude dicendo ad Ezechiele: “Riguardo a queste ossa, esse sono la tua nazione ma io mettero’ in voi il mio spirito e tornerete in vita”
La nostra societa’ di oggi somiglia a quella di cui parla Ezechiele, madri che abbandonano i figli perche’ vogliono fare le veline, ragazzi che si spaccano il cervello con le droghe per fare gli svelti qualche serata in discoteca, uomini meschini che per un amorazzo da niente abbandonano moglie e figli per dilapidare tutto con la “zoccola” cubana di turno, per non parlare del miserabile spettacolo della nostra classe cosiddetta “dirigente”, tutto questo lascia intorno a se il vuoto, la depressione, il senso di sfacelo.
Intorno il degrado avanza: le industrie chiudono, i posti sono solo precari, la gente non paga i lavori commissionati, i furbi fanno i soldi ai danni degli ingenui e intanto si scivola sempre piu’ in basso, sia moralmente che economicamente.
Non passa giorno senza incontrare amici, conoscenti investiti da qualche storia disgraziata.
Certo e’ fondamentale ridare impulso all’ economia, ridare speranza di futuro, difendere le conquiste ottenute in tanti anni di sacrifici e di lotta.
Il Signore ad Ezechiele dice per prima cosa “profetizza”, parla, da speranza, fissa obiettivi, impegnati, intervieni e il tuo popolo comincera’ a risorgere dalla morte a tornare efficiente.
Ma dice anche che per un popolo non basta risorgere, essere produttivo, serio nel lavoro, accorto ed onesto nell’ amministrazione della cosa pubblica: per essere e sentirsi vivi davvero ci vuole l’ anima, l’ alito, ovvero la spiritualita’, ovvero i valori morali, le idee che non sono legate ad una resa materiale.
Percio’ il Signore gli dice “profetizza, di al vento”, cioe’ promuovi i tuoi valori, infondili, propagandali, solo quando li avra’ interiorizzati allora il tuo popolo sara’ davvero vivo.
Giulio Larosa
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