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I N C H I E S T E
COME AZZITTIRE I MEDIA INDIPENDENTI
Quando devono fare una porcata la fanno sempre a ferragosto. Questa regola si ripete ogni anno, da quando fecero fuggire Kappler (ferragosto 1978) ad oggi. Il periodo feriale per eccellenza, e' anche quello durante il quale malgoverni e maleopposizioni di tutti i tempi si mettono d'accordo per le piu' disparate operazioni sporche.
Quest' anno, mentre nulla di concreto si riesce a fare sui gravi problemi del paese, l' AGCOM, che durante l'anno fa poco o nulla in assoluto, ha preparato la delibera 258/10/cons che viene presentata come un semplice regolamento di legge relativo alla "fornitura di programmi multimediali". (per saperne di piu' sull'AGCOM vedi in fondo all' articolo)
In apparenza e' una delle tante regole "dovute" e "basate" su leggi e regolamenti europei.
In sostanza, dice l' AGCOM, chi fornisce programmi multimediali deve essere regolamentato e deve pagare una tassa.
Il trucco non e' facile da svelare anche leggendo la delibera e, in particolare, il famigerato "allegato B" ma esaminando attentamente il testo si capisce che l'entrata in vigore di un simile regolamento, di fatto farebbe chiudere le webTV che non siano legate ai grandi circuiti e, in previsione, puo' portare alla chiusura anche dei siti internet di informazione in genere.
Le nuove disposizioni, che dovrebbero entrare in vigore entro settembre, prevedono infatti una serie di incombenze (compreso il pagamento di 6000 euro), che, se verrà mantenuta l'attuale impostazione, inevitabilmente costringerà alla chiusura tutte quelle iniziative di webtv che non godono di sostanziosi finanziamenti o altri introiti.
Intanto il decreto non fa alcuna differenza tra grandissimi e piccoli, stabilisce tasse e procedure, tra cui anche la necessaria organizzazione burocratica interna alla webTV, uguali per tutti.
Come se un artigiano che fa il muratore si dovesse dotare di una organizzazione e dovesse pagare una tassa di registrazione alla camera di commercio uguale a quella di un palazzinaro.
Ma non solo. I siti dei "ricchi" e quelli che macinano quattrini, sono per legge esenti da ogni incombenza, con la scusa che non fanno "multimedialita'".
Non sono soggetti alla delibera i siti per i giochi d'azzardo, i giochi on line, i motori di ricerca, gli audiovisivi per fini pubblicitari e la versione on line dei quotidiani.
Sono anche esclusi i siti internet in cui la multimedialita' e' destinata ad uno scambio tra privati.
In sostanza, chiunque non faccia informazione alternativa e' esente, gli altri no.
Si tratta con dichiarata evidenza di disposizioni che consentiranno ai grandi gruppi televisivi di avere campo libero, in testa naturalmente Mediaset, che ha già pronto - guarda caso - un bel piano di 'invasione' del web. Vale la pena di ricordare che Calabrò, presidente dell'AGCOM, è il grande 'amico' di Berlusconi e come si ricorderà fu intercettato mentre 'il presidente' gli ordinava di fare di tutto per eliminare alcune trasmissioni scomode della rai.
La FEMI, l'associazione delle piccole webtv, ha chiesto ai propri aderenti, tra le quali anche le webtv abruzzesi, che tutte le azioni di opposizione e contestazione contro queste inique disposizioni di legge siano portate avanti dalla stessa associazione, al fine di evitare azioni scoordinate, mentre azioni condotte unitariamente possono avere un peso maggiore, derivante proprio dall'unione delle varie realtà web locali.
La FEMI ha già chiesto un'audizione all'AGCOM, inviando anche un esposto a nome di tutte le piccole webtv italiane". L'associazione ha già fatto sapere inoltre che, se la legge dovesse passare così com'è, organizzarà dei sit-in di protesta e trasmissioni a reti unificate
chi e' l' AGCOM ?
E' l' autorita' per le garanzie nelle comunicazioni, istituita per legge nel 1997, e' "indipendente" dal governo e risponde del suo operato solo al parlamento.
Il fine dell' agenzia e' di assicurare la corretta competizione tra gli operatori nelle comunicazioni (di tutti i tipi) e assicurare i diritti ad una adeguata fruizione di tali servizi agli utenti.
In teoria e' una istituzione molto utile ed importante, di fatto e' un pezzo di governo che non risponde agli elettori mentre risponde ai vari potentati e soprattutto a quelli degli eurocrati non eletti dal popolo.
Roberto Viola, uno dei massimi esponenti dell' AGCOM e' anche un membro di spicco di una analoga istituzione europea ed ha incarichi vari in altre istituzioni del genere a livello europeo.
Di Calabro' abbiamo gia' detto, degli altri dirigenti e pezzi grossi dell' AGCOM si puo' dire piu' o meno quello che abbiamo detto di Viola. In sostanza e' gente di potere che ha il potere di un ministero ma che non viene eletta e non risponde agli elettori, ma a chi li mette in tale posto.
L’ACULA FERITA di G- Larosa Ieri, 30 aprile 2009 sono partito alle sette da Pescara per andare a vedere di persona come sono andate le cose a L’Aquila. Faccio una strada anomala per chi viene da Pescara perche’ devo passare ad Avezzano a prendere un amico che mi fara’ da guida e che mi permettera’ di entrare anche in citta’ dove non e’ possibile entrare senza un permesso speciale.
Presa la diramazione per L’Aquila si comincia a vedere un passaggio continuo di mezzi dei vigili del fuoco, della protezione civile e dell’ esercito. Le automobili che non siano di servizio sono pochissime.
La prima cosa che colpisce quando si arriva in vista della citta’ dall’ autostrada e che sembra non sia successo niente. Non si vedono devastazioni, crolli, nulla: la citta’, da lontano, sembra quella di sempre.
Una volta passata la barriera ci dirigiamo alla scuola Reiss Romoli che in questi giorni funziona da quartier generale anche per il consiglio comunale.
Si cominciano a vedere palazzi lesionati, vetri rotti ma fino a questo punto, nulla di particolarmente grave.
Che sia tutta una montatura televisiva? Una esagerazione mediatica per una prossima speculazione? Mi sembra strano e chiedo spiegazioni in merito al mio accompagnatore.
Mi risponde che apparentemente e’ proprio cosi’ e quando e’ arrivato gia’ alle otto del mattino del giorno del terremoto, anche lui aveva avuto la stessa impressione. Ma non si deve guardare da lontano e soprattutto non basta guardare le facciate. I crolli scenografici sono stati tutti filmati e mostrati piu’ volte in TV ma non ci sono quelli soltanto, bisogna osservare attraverso le finestre, i portoni, guardare dentro le case per capire cosa e’ successo realmente.
Questa zona, inoltre, e’ una di quelle che non ha avuto danni e i cui palazzi moderni hanno resistito perfettamente anche perche’ non si sono trovati sulla direttrice del sisma. Ma per chiarire bene questo punto ne riparleremo quando saremo dentro la citta’.
La scuola ha subito dei danni ma niente di grave, mentre la costruzione primi del ‘900 che sta all’ ingresso e’ piena di crepe, dentro sembra sia tutto crollato. Fuori ci sono degli striscioni di protesta, denunciano che la scuola piu’ importante d’Italia per gli specialisti di telecomunicazione e’ stata venduta a dei camorristi, uno dei proprietari, infatti, e’ indagato per porcherie di bassa camorra. Riusciamo ad avere un permesso per l’ automobile e cosi’ andiamo in citta’ ma potremo arrivare fino dove non ci sono transenne.
Passiamo due posti di blocco degli alpini e iniziamo il viaggio vero e proprio.
Sembra di vedere le immagini della guerra in Yugoslavia, la maggior parte degli edifici, nuovi e vecchi, sembra sia stata colpita da cannoni e da bombe piu’ che da un terremoto.
Clamoroso e’ il caso del tribunale, edificio in cemento armato e vetri scuri, modernissimo: da fuori si vede qualche lesione ma dentro ci sono pareti completamente demolite e soffitti sfondati.
La situazione fa meno impressione perche’ le macerie sono state quasi tutte rimosse, le strade qui sono sgombre e quindi tutto e’ piu’ pulito e ordinato ma non era cosi’, non si passava per le macerie e accanto a noi c’era un muro di contenimento che e’ stato sbriciolato, ora si vede solo un dirupo.
Impressionante e’ il silenzio e la totale assenza di persone.
Tra due palazzi c’e’ come una strana voragine, qui c’era uno dei palazzi crollati del tutto dove ci sono stati dei morti.
Piu’ si entra in citta’, piu’ aumentano gli edifici con interi pezzi franati, per le case piu’ vecchie sono soprattutto i tetti e i muri in alto che sono crollati.
Guardando attraverso un portone di un palazzo moderno che pare in buono stato si vedono macerie. Quel palazzo probabilmente e’ da abbattere.
Entriamo in un edificio moderno, in cemento armato, dobbiamo fare in fretta e di nascosto perche’ e’ vietato. Mi mostrano un grande pilastro dove sono stati gia’ messi dei rinforzi: e’ come segato ad un metro e mezzo di altezza. Le scale non sono agibili, guardando verso l’ alto si vede che sono crollate agli ultimi due piani.
Rientriamo in macchina ed entriamo ancora piu’ dentro, passiamo davanti all’ ex casa dello studente dove ora sono state tolte anche quasi tutte le macerie, si vedono palazzi alti come sezionati, con porte che si aprono nel vuoto. Piu’ avanti non si puo’ andare.
Ci fermiamo in una piazzetta, c’e’ scritto via del Cardinale e c’e’ una chiesa antica che sembra tutta intera. Impressionante il silenzio e il rimbombare delle nostre voci. Non credo sia possibile descrivere cosa vuol dire una citta’ completamente abbandonata.
Rimontiamo in macchina e andiamo verso fuori, lungo la direttrice del sisma.
Mi portano davanti ad un grosso container, dentro ci sono apparecchiature telefoniche. MI fanno osservare per terra: questo parallelepipedo d’acciaio lungo circa sei metri e largo due, pesante, dicono, sei tonnellate, e’ stato ruotato dal terremoto di quasi trenta gradi.
Ecco una prima particolarita’ di questo terremoto che spiega perche’ gli edifici sono devastati dentro e spesso presentano solo crepe fuori: oltre all’ effetto ondulatorio e sussultorio c’e’ stato un effetto torcente, una cosa rara, che provoca sollecitazioni fortissime di taglio, anomale, che spezzano i ferri verticali del calcestruzzo e rendono di scarsa utilita’ quelli che fasciano i pilastri.
Ci sono state certo speculazioni, porcherie indegne come quelle dell’ ospedale, della casa dello studente, dell’ univerista’ di Ingegneria, di alcune case popolari, di parcheggi scavati dove non si sarebbe dovuto ma mi spiegano che questo terremoto e’ stato molto peggiore di quanto puo’ indicare il grado Richter.
Uscendo da L’Aquila passiamo per la strada che va da Onna a Poggio Picenze: questo itinerario e’ importante perche’ permette di osservare un’altra incredibile particolarita’ di questo sisma.
Da Onna a Poggio Picenze si passa anche per S.Gregorio ed e’ tutto un disastro, crolli davvero scenografici, meno raccapriccianti solo perche’ anche qui le macerie sono state in gran parte rimosse.
C’e’ pero’ una particolarita’. torniamo indietro passando da Fossa, su una semi parallela alla strada fatta all’ andata. Arriviamo a Monticchio, a meno di due chilometri c’e’ Onna davanti a noi sull’ altra strada. Onna e’ distrutta totalmente, a Monticchio non c’e’ nemmeno un crollo e quasi nessun danno. La stessa cosa e’ successa dentro l’ Aquila: il terremoto si e’ propagato come quando si tira un sasso su un vetro, le spaccature sono le direttrici di propagazione e tutto quello che stava lungo le direttrici, anche a distanza di molti chilometri, e’ stato abbattuto mentre cio’ che stava di fianco, anche a poca distanza, non ha avuto conseguenze.
Ma le particolarita’ di questo terremoto non finiscono qui.
Torniamo alla Reiss Romoli per parlare con un amico della protezione civile che ci raccontera’ altri particolari.
Sintetizzo brevemente l’intervista.
“Come si spiegano le lesioni e i crolli di palazzi nuovissimi, e’ tuta questione di camorra, sono tutte costruzioni fatte senza il minimo rispetto delle norme antisismiche o c’e’ anche dell’ altro?”
“Le storie di camorra ci sono e sono tante, l’ ospedale, l’universita’, insomma, lo sappiamo.... Ma ci sono anche case costruite bene, anche se con criteri degli anni ’70 quando la normativa antisismica era diversa, che sono state devastate perche’ questo terremoto ha avuto una dinamica molto particolare”
Mi spiega che una delle caratteristiche dei terremoti e’ la cosiddetta accelerazione finale, questa accelerazione, per un terremoto dell’ intensita’ come questo e’ di 0.07G, dove G e’ una costante. Questo terremoto, invece ha avuto una accelerazione di quasi 0.7G cioe’ di dieci volte maggiore. Questo spiega anche perche’ la maggior parte delle persone trovate sotto le macerie non e’ stata sorpresa nel sonno ma e’ stata trovata sulle scale o vicino alla porta, insomma mentre cercava di fuggire.
C’e’ stato quindi un primo colpo, poi verso la fine, l’ accelerazione delle scosse cosi’ forte che ha finito per far cedere le strutture che fino ad allora avevano retto.
L’altra particolarita’ e’ l’ effetto torcente, come abbiamo detto.
Infine la scarsa profondita’ dell’ epicentro, questo ha provocato la incredibile selettivita’ del sisma che ha distrutto lungo le spaccature, risparmiando quello che stava vicino. In una via ( credo via Monte Velino chiedo scusa se non ricordo bene il nome della via), dove il nostro interlocutore abita, la sua casa e’ intatta e cosi’ tutta la schiera dei palazzi che si trovano prima e dopo mentre a poca distanza, sulla destra, e’ tutta una devastazione.
“Quali sono i danni alle infrastrutture e quale e’ la situazione per telefoni, luce, gas e acqua?”
“Le infrastrutture elettriche e telefoniche hanno resistito perche’ i tecnici di Telecom Italia e dell’ Enel sono riusciti a riparare e rimettere in efficienza le centrali e le cabine elettriche. Le centrali telefoniche, specie quelle dei paesi sono danneggiate, specialmente erano andate distrutte le grandi batterie che sembrano acquari, senza le quali le centrali telefoniche non possono funzionare. I tecnici si sono precipitati con batterie nuove, con bidoni di sostanze antiacido per salvare le apparecchiature dagli acidi delle batterie rotte, hanno puntellato i cavi e i telai, insomma sono riusciti a fare il miracolo. Nella piu’ grande centrale telefonica dentro la citta’ c’e’ una sala all’ ultimo piano tutta devastata, i fasci di cavi sono tutti puntellati, dei telai sono stati piegati, sembra impossibile ma tutto funziona regolarmente, sono riusciti a far andare avanti la centrale anche in queste condizioni.
Altrettanto i tecnici dell’Enel, a tempo di primato sportivo sono riusciti a riallacciare le linee tranciate dal terremoto, a rimettere in funzione tutte le apparecchiature ed oggi, per assurdo, in una citta’ del tutto abbandonata, luce e telefoni sono praticamente funzionanti.
Altro discorso e’ per le fognature: sara’ il lavoro piu’ grosso perche’ i tubi di cemento delle fogne sono stati sbriciolati, per cui si dovranno fare scavi in tutte le strade e rifare completamente tutto il sistema fognario”
“Una domanda sulle vittime del terremoto: 300 morti sono tanti o pochi per quello che e’ successo?”
“Pochi, il numero che ci si aspettava era di 3000 non di 300 morti”
La televisione bugiarda come sempre minimizzava e ha fatto credere esattamente il contrario.
“Perche’ sono stati meno del previsto?”
A questa domanda sono in tanti a rispondermi, tutti i presenti, quasi contemporaneamente, dicono la stessa cosa: la citta’ era preparata e soprattutto ha reagito razionalmente sin dai primi minuti.
Tutti si aspettavano il terremoto, quindi al primo accenno di scossa si sono precipitati in strada. Tutte le persone tecnicamente preparate si sono immediatamente messe all’ opera. Un vigile del fuoco ci dice che appena precipitato in strada con moglie e figli, e’ andato immediatamente alla centrale, li’ ha trovato altri colleghi e subito si sono messi all’opera.
Stessa cosa dicono anche gli altri, tutti raccontano episodi di persone che dopo essere scese in strada sono rientrate per dare aiuto e soccorso a chi era ancora nelle case. Non ci sono state scene forsennate di panico e nemmeno di sciacallaggio e saccheggio, la societa’ civile, senza bisogno alcuno di autorita’ e strutture burocratiche ha reagito nel migliore dei modi.
Dopo aver parlato con gli esperti andiamo via. E’ ora di pranzo, lungo la strada sono spuntati un gran numero di furgoncini e banchetti dove si vendono esclusivamente prodotti del posto. L’economia rurale funziona perfettamente, si trova pecora arrosto dovunque, cacicavalli, ricotta di pecora, verdure fresche e i prezzi sono ottimi... e’ un piacere non vedere un solo prodotto dell’odiosissima grande distribuzione. Ci fermiamo ad uno di questi non solo per fare spesa ma anche per fare qualche intervista.
Le risposte e le testimonianze sono ancora una volta piuttosto diverse da quelle sentite ai telegiornali, dove gli atteggiamenti coniglieschi e fifoni sono i soli ad avere gli onori della cronaca.
Posso dire che tranne pochi che hanno detto piu’ o meno quello che si e’ sentito ai telegiornali, gli altri non enfatizzano la paura ma al contrario, sono fieri di dimostrare che non hanno paura e che subito dopo i primi istanti, finite le scosse, hanno subito pensato ad organizzarsi e a dare una mano. Un ragazzo robusto dalla faccia ingenua ci racconta che finite le scosse ha guardato in alto il suo apparamento dove era andato a vivere pochi giorni prima, appena spostato e vedendo le finestre contorte e pensando alla distruzione di tutti i mobili nuovi, i muri appena dipinti ha bestemmiato tutti i santi. Poi, guardando intorno, vedendo chi piangeva, case distrutte, ha pianto per aver bestemmiato per cosi’ poco (e’ incredibile ma ha detto proprio cosi, “per cosi’ poco”) e si e’ subito precipitato dentro per aiutare gli altri. Uno mi racconta che con un piccone ha sfondato una porta per entrare da una donna disabile e portarla giu’ in strada.
“Avete paura, adesso?”
Il terremoto fa ancora paura solo ad alcuni, tutti hanno paura del domani, del lavoro, dei soldi che stanno finendo.
Una brunetta che potrebbe essere considerata l’ esemplare tipico della razza aquilana dice quasi gridando che il terremoto vero, per chi e’ vivo e sta bene deve ancora arrivare. Non sta lavorando, non ha il posto fisso come la maggior parte delle persone qui, in provincia, la sua casa e’ lesionata e quei porci della banca hanno rimandato il pagamento delle rate.
Rimandate a quando? Quando quei pochi soldi che ancora ha in tasca saranno finiti, allora come fara’ a pagare?
MOLTE PALE POCA ENERGIA di G. Larosa
Viaggiano per l' Abruzzo e' ormai normale imbattersi in quei moderni mulini a vento che sono i generatori eolici.
Sono davvero tanti ma sono quasi sempre fermi.
Dopo anni di faticoso esercizio, la piu' grande centrale eolica d'Abruzzo, quella di Forca Caruso, e' stata rifatta completamente: via i generatori con una sola pale, al loro posto quelli con tre pale.
Risultato, girano poco anche le tre pale.Sara' poco il vento? Sara' carente la manutenzione dei generatori? Boh!
E che dire di quei due giaganti all' imbocco delle gole di Popoli? Fermi anch' essi quasi sempre.Unica eccezione le pale sul costone della montagna difronte a Cocullo.
Insomma, l' Abruzzo e' pieno di pale eoliche ma comunque ricava ben poca energia.
Purtroppo e' molto difficile riuscire a capire quanta energia producono effettivamente i mulini eolici installati, infatti le uniche cifre certe sono quelle riferite alla potenza installata, non a quella prodotta effettivamente. Il dato piu' attendibile dice che il 4% dell' energia da fonti rinnovabili in Italia e' prodotto dall' eolico . Questo significa che la produzione di energia eolica e' molto poca, infatti le fonti rinnovabili, complessivamente, valgono meno del 10% del totale e quindi l'eolico rappresenta lo meno dello 0,4% del totale, come dire nulla!.
Se vediamo la produzione di energia eolica in MW al 2008, l' Abruzzo produce solo il 5,5% del totale e la produzione e' tutta nelle Duesicilie piu' la Sardegna.( i dati raccolti sono158 MW Abruzzo 616 Puglia 160 Molise 400 Campania 137 Basilicata 303 Calabria 535 Sicilia 533 Sardegna). Insomma, a quanto dicono le tabelle dell' Enel (o come cacchio si chiama oggi la sub societa' che si occupa di questi dati), l' Abruzzo produce anche percentualmente poco rispetto alle altre regioni. Eppure, ripetiamo, di pale ce ne stanno tante!
Gli studi teorici dicono che i generatori eolici sono ormai un prodotto di mercato e che il costo dell' energia eolica prodotta e' paragonabile a quello prodotto con le fonti non rinnovabili. Tutto questo mi sembra un po' esagerato ma prendiamolo per un dato sicuro, resta sempre il problema di quanto realmente produce la centrale e non quanto teoricamente puo' produrre!
A questo si deve aggiungere il fatto che, essendo il vento assai variabile come potenza e come presenza, l' energia eolica e' quanto di meno affidabile e quindi non consente di ridurre gli investimenti in altre fonti di energia che devono coprire i periodi in cui l'energia eolica prodotta e' bassa, cosa che puo' succedere anche nell' ambito della stessa giornata.
Cosa concludere? Prima di tutto si dovrebbe pretendere una misura sull' efficienza energetica di queste centrali, ovvero quanto producono rispetto a quanto installato, in maniera da chiarire se l sito e' idoneo davvero o no e nel caso non lo sia, cosa fare per aumentare l' efficienza energetica della centrale, se non addirittura smantellarla.
Infine, dato che risulta sin troppo evidente che l' energia eolica non e' una alternativa adeguata a quella prodotta da fonti non rinnovabili, si devono sviluppare ed incentivare altre fonti rinnovabili idonee per le Duesicilie: idrogeno, fotovoltaico e biomasse in particolare, con l'opportuna premessa che vanno investite risorse significative per migliorare anche di queste la resa e per ridurne drasticamente i costi altrimenti le alternative restano sulla carta.
TERMOVALORIZZATORI l’ inchiesta dell’ Associazione Duesicilie Abruzzo
Prima parte caratteristiche generali
Il Termovalorizzatore e’ l’ erede del vecchio Inceneritore.
Inceneritori ve ne sono, ad esempio, in tutti i grandi ospedali per distruggere i rifiuti piu’ pericolosi per la salute.
Dunque il Termovalorizzatore e’ innanzi tutto un inceneritore di rifiuti ma rispetto al vecchio inceneritore, non si limita a bruciare, ma dalla combustione dei rifiuti produce energia elettrica.
Il termovalorizzatore e’, insomma, una vera e propria centrale elettrica alimentata a rifiuti invece che a petrolio.
Il rifiuto utilizzabile per la produzione di energia e’ detto CDR, ovvero combustibile derivato da rifiuti.
1kW di energia prodotta richiede, per i termovalorizzatori piu’ moderni 1,2Kg circa di CDR.
Alla fine dell’ anno, una centrale da 57MW, che produce in un anno 500GWh, consuma circa 600'000 tonnellate di CDR.
Se quell’ energia fosse stata prodotta con il petrolio, ci sarebbero voluti, 100 milioni di litri di gasolio, essendo necessari, per produrre un kW elettrico circa 200grammi di petrolio.
Seconda parte quanto inquinano
Torniamo alla ipotetica centrale da 57MW vista nella prima parte dell’ inchiesta, una centrale del genere alimenterebbe piu’ o meno una citta’ come Lanciano.
Abbiamo detto che l’impianto brucia in un anno circa 600 000 t di CDR.
I fumi prodotti dalla combustione devono essere trattati per abbattere gli inquinanti in essi contenuti attraverso vari processi chimici.
Vediamo cosa dichiarano i progettisti per gli impianti piu’ innovativi.
Sono previsti i seguenti livelli di inquinanti (LCL significa Limiti Consentiti per Legge):
SOx , 39 mg/Nm3 contro i 50 mg/Nm3 max LCL
HCL, 7 mg/Nm3 contro 10mg/Nm3 max LCL
HF, 0,2 mg/NM3 contro 1 mg/NM3 LCL
Nox, 170 mg/Nm3 contro i 200mg/Nm3 max LCL
I valori sono da intendersi medie giornaliere riferite a fumi secchi con concentrazione di O2 pari a 11 % in volume.
Va detto che tali quantità pur se al di sotto di quelle stabilite dai limiti di legge, sono pur sempre quantità significative. Per quanto riguarda le diossine, il CDR viene bruciato a circa 950 gradi, a questi livelli termici sarebbe scongiurata la produzione di diossine ed altri composti tossici.
Da questi dati, risulta che chi dovesse passare accanto ad un termovalorizzatore, dotato di tutti i requisiti prestabiliti per legge, assorbirebbe meno inquinanti di un pedone che passeggia per una via trafficata di un centro urbano.
Una prima nota di attenzione va pero’ fatta: il termovalorizzatore suddetto e’ in grado di assicurare quei livelli di inquinamento solo se si dispone di un CDR di qualità, ovvero composto da quella parte "secca" dei rifiuti che può essere interamente distrutta.
Se il CDR non e' di qualita', il tasso di inquinamento sale, infatti, nei pressi di alcuni termovalorizzatori in servizio, sono state riscontrate tracce di diossina.
Ricordiamo che la diossina viene assorbita dagli esseri viventi nel corso della catena alimentare, addensandosi nei grassi e favorendo l’insorgere di tumori. Non è smaltibile in nessun modo.
Infine, i gas che si formano nel corso della combustione dei rifiuti contengono anche altre sostanze chimiche molto pericolose, come furani (PCDFs), cloroformio, policlorobifenili (PCBs), esaclorobenzene (prodotto di degradazione dei PCBs), tetracloroetilene, formaldeide e fosgene e metalli come l’arsenico, il berillio, cadmio, cromo (tutte sostanze cancerogene), più altri metalli pesanti non cancerogeni. I filtri degli impianti abbattono in fase di emissione gran parte di queste sostanze, tuttavia non possono eliminarle tutte.
I termovalorizzatori inoltre producono ceneri da smaltire comunque in discarica (circa il 20% in peso rispetto ai rifiuti in entrata) e altre sostanze di scarto che costituiscono rifiuti speciali più difficili e costosi da smaltire.
Insomma, non basta costruire un buon inceneritore, si deve essere dotati anche di un ottimo sistema di differenziazione dei rifiuti per avere un CDR di qualita’ e si deve anche avere una gestione estremamente corretta dell’ impianto, altrimenti i dati di progetto diventano solo “fumo negli occhi”.
Terza parte gli scandali
Premettiamo che di scandali, come impianti clamorosamente chiusi per attivita’ illecite o arresti eccellenti non ce ne sono ancora stati in relazione ai termovalorizzatori, tuttavia non si puo’ considerare “scandaloso” solo cio’ che la magistratura ha sanzionato ma anche tutto cio’ che risulta manifestamente ingiusto o scorretto.
Intanto riprendiamo un concetto: i progettisti assicurano che i moderni termovalorizzatori non emettono inquinanti sopra i limiti ammessi dalla legge “se correttamente funzionanti”, ovvero, se manutenuti correttamente e se il CDR e’ di elevata qualita’.
In alcuni casi, inchieste indipendenti hanno dimostrato che i gestori dei termovalorizzatori non li stavano facendo funzionare “correttamente”.
L’ inchiesta piu’ allarmante e’ stata fatta in Francia nel 2003 dal CNIID, Centro nazionale indipendente di informazione sui rifiuti.
Lo studio ha evidenziato, nelle provincie di Lione, Montpellier e Nimes, un aumento di malformazioni sui bambini appena nati nelle zone limitrofe ai termovalorizzatori
In particolare, rispetto alla media nazionale, e’ stato riscontrato:
anomalie cromosomiche + 20%
malformazioni della bocca + 29%
malformazione dell'intestino + 44%
malformazioni dei reni + 51%
Risultati simili sono stati denunciati dall’ Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro in uno studio relativo alla Toscana. Dopo averne verificato il mancato rispetto dei parametri ambientali, tra il 2002 e il 2004 sono stati chiusi gli inceneritori di Karlsruhe (Germania), Brigtstar e Woolongong (Australia), Lurgi (Regno Unito).
Oltre cio’ la gestione di questi inceneritori era in perdita per centinaia di milioni di euro.
Un ultima particolarita’ tutta italiana relativa agli inceneritori e’ infine il fatto che solo in Italia la produzione di energia attraverso il termovalorizzatore e’ considerata “fonte energetica alternativa” e quindi sovvenzionata, sia con la bolletta Enel, sia pagando il KWh prodotto molto piu’ di quanto sia pagato quello prodotto con le fonti “non alternative” (circa tre volte tanto).
Tutto cio’ nonostante l'Unione Europea lo vieti e sull'Italia vi sia una procedura d' infrazione.
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