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D U E S I C I L I E PAOLO, LO SCEMO DEL VILLAGGIO di G.Larosa Replicare a un cretino come Paolo Villaggio e' fin troppo facile ma l' occasione della sua ennesima bestialita' a sfondo razziale e' proficua per analizzare un po' la questione della "mentalita'", un eufemismo usato dai politicamente corretti per indicare in realata' un popolo o una categoria.
Infatti, qual' e' la mentalita' dei Liguri o dei Pescaresi?
Se fosse vero che a 150 anni di distanza abbiamo conservato entrambi cosi' profonde radici, ci sarebbe da rallegrarsene, sarebbe davvero un esempio eccezionale di attaccamento alle proprie identita' e alla propria specificita'. Purtroppo non e' cosi'. Tra il cesso ligure e il cesso pescarese che competono per poter entrare nel "grande fratello", che differenza c'e'? A parte una leggera inflessione dialettale, sono identici, due mostri sub umani appartenenti in tutto alla stessa identica specie e che si riconoscono pienamente nella stessa comunita' di idioti.
Altrettanto possiamo dire per molte altre questioni. Le statistiche sui divorzi, sulle storiacce infami di corna e scambisti che imperversano, perfino per l' inconsistenza dei loro cosiddetti "rappresentanti politici", non mostrano segni inequivocabili di distinzione geografica, a meno di non enfatizzare modeste differenze percentuali.
Trovate "borbonico" D'Alema e "anglosassone" Casini? Scambiate le inflessioni dialettali e faticherete a riconoscere chi dei due e' quello giusto. O vi sembra "Anglosassone" l'ebete sindaco di Genova mentre sarebbe "Borbonico" l'altrettanto ebete sindaco della nostra citta'? Sono uguali.
Uguali sono i settantenni che "sognano un amore" e cosi' lasciano la povera moglie o il povero marito che magari ha una grave malattia, soli e senza aiuto, per farsi "una compagna" o un nuovo "compagno" che dura si e non un anno solare. Uguali sono i dirigentelli delle grandi e medie aziende, manager maneggioni e mangioni, ignoranti, arraffoni e coglioni che sono stati sfornati dalle varie Bocconi o Luiss e non hanno fatto una sola giornata nel cantiere o nella fabbrica a vedere almeno come si lavora. Dove sono i Borbonici o gli Anglosassoni Vittoriani in queste squallide vicende? Eppure e' questa la mentalita' che prevale, nelle Duesicilie come in Padania, a livello di volgo e a livello di classe dirigente. E' la mentalita' di chi non vuole e non sa prendersi una responsabilita', che antepone il godimento piu' volgare a qualsiasi altra cosa, perfino ad altri piu' elevati godimenti, figuriamoci al dovere o all' etica. Questa lordura viene da lontano, Paolo, lo scemo del Villaggio, dovrebbe esserne cosciente, visto che ha vissuto la tragedia di un figlio tossicodipendente ma a quanto pare non lo e'. La mentalita' che ha unificato non solo l' Italia padana a quella duosiciliana ma anche l' Albania, la Romania, la Francia, la Germania....... chi piu' ne ha, piu' ne metta, e' quella indotta dal consumismo e dalla guerra senza tregua ai valori "tradizionali" che in realta' sono semplicemente universali, portata avanti dalle elite mondialiste (chiamiamole pure massoniche ma rispetto ai massoni ottocenteschi, questi sono la mala copia sia per obiettivi sia per capacita'). Il consumismo prevede innanzitutto uguaglianza di gusti ovunque e quindi senza troppe distinzioni tra borbonici, anglosassoni e teutonici. Azzerare le caratteristiche distintive di popoli ecomunita'. In secondo luogo prevede che ogni persona sia da sola, preda dei suoi falsi bisogni che devono essere continuamente alimentati ed esagerati, perche' sia schiava del contingente e dei propri vizi. L'esempio assoluto sono il fumatore accanito e il beone che spendono mucchi di denaro per cose che gli fanno male, li fanno stare male ma di cui non sono in grado di liberarsene perche' ne sono psicologicamente, prima ancora che fisicamente, dipendenti. Le colpe non sono soltanto del "beone quadratico medio" che e' diventato, in larga misura, il nostro prossimo ma del sistema che a tale punto spinge gli individui. Nessuno resta immune, anche noi, anche io che scrivo sono un "beone" anche se spero di esserlo meno del "quadratico medio". Prendiamo l' esempio del dissesto idrogeologico da cui ha preso il geniale spunto lo scemo del Villaggio. Avere un pezzo di terra che non sia edificabile e, quanto prima edificato, equivale ad avere non una rendita ma spese continue e grane infinite, senza alcun riconoscimento. Mantenere una simile proprieta' e' una battaglia che se non hai bei soldi in tasca, prima o poi perdi. Ho un pezzo di terra sulle colline di San Giovanni, antiche eredita' di famiglia contadina che per me sono quasi una croce: devo continuamente spendere dei soldi, devo pagare tasse, sono perennemente assillato da richieste di pagamenti o di minacce per varie inadempienze. E non ce la faccio a pagare, cosi' un po' alla volta pago anche le more e le multe. Fin che riusciro' a pagare, dopo alzero' bandiera bianca. Se avessi brigato per renderle edificabili, avessi fatto una di quelle villacce da bifolchi rivestiti che si vedono nei poderi accanto al mio e avessi venduto il rustico immondo col terreno incolto attorno, avrei dei soldi netti, pagata la tassa, una volta per tutte, non dovrei piu' pagare niente e spendere niente, potrei comprare un buco fetuso al centro per affittarlo come negozio e farmi un ulteriore rendita. Questo avviene a San Giovanni, nelle Duesicilie Borboniche ma nella integerrima Liguria Vittoriana dello scemo del Villaggio come va? Stessa identica cosa. Anche li', infatti, chiunque ha potuto, ha costruito, ha cementificato, ha venduto, ha fatto il negozio, il residence, il centro sportivo o turistico, senza esitare. Possiamo dargli torto? Invece di prevedere una remunerazione per chi mantiene il paesaggio, manutiene le colline e i fossi, preserva il territorio, sono previste tasse e batoste appena qualcosa non va. Allora si svende, si cementifica, si distrugge, almeno si campa. La classe dirigente consumista vive alla giornata, all' arraffo, non pensa al domani. E la gente si adegua, alcuni col mal di pancia, altri ben felici ma si adeguano quasi tutti e quando si diventa "quasi" l' effetto devastatore e' lo stesso che se si fosse "tutti". Ma allora cosa fare per cambiare "mentalita'", senza bisogno di scomodare gli illustri Borbone di cui siamo fieri e gli illustri Vittoriani anglosassoni a cui va, da "nemici", tutta la nostra cavalleresca stima? Intanto occorre che chi ha ancora coscienza della tragedia epocale che si sta consumando, si organizzi e metta insieme le forze con gli altri che la pensano se non come lui ma che abbiamo almeno la stessa sensibilita'. Insieme, poi, occorre cominciare a farsi valere, smettere di subire. Servono azioni dimostrative che impediscano fisicamente all' ennesimo ipermercato di aprire e, se non si riesce a impedire l' apertura, per lo meno che impediscano agli ennesimi deficienti che fanno a pugni per entrare di accedere. Dobbiamo superare le solite dotte lagnanze delle associazioni di commercianti e degli esseri "umani" schifati dei sub-umani. Bisogna pretendere che i fondi europei non vadano a chi fa "vendemmia verde" (come non odiare queste merde europeiste che coniano perfino simili infami appellativi!). Bisogna difendere chi coltiva la terra, sostenerlo a "trasgredire", come hanno dovuto fare recentemente i nostri pastori per poter fare la transumanza: hanno dovuto infrangere una caterva di regole e regolamenti e rifiutarsi di pagare le multe relative, pazzesco ma e' stato cosi'. Dobbiamo appoggiare anche fisicamente chi chiede un riconoscimento perche' nel suo podere ci sono alberi di alto fusto con radici profonde, insomma, bisogna aiutare in tutti i modi chi va premiato perche' non specula e non puo' speculare. Questo vale anche per i piccoli negozi e gli esercizi commerciali ancora esistenti nella della citta' e non nei centri commerciali. Non aspettiamoci piu' un pacifico riconoscimento dall' alto, dovremo conquistarci la nostra tutela idrogeologica, i nostri stili di vita non devastanti, la nostra societa' "solidale" e lo dovremo fare con la forza perche' non si ha diritto senza forza (Dario Paccino, ex DP, lo scemo del Villaggio era un suo commilitone ma non credo abbia mai letto il libro "gli invendibili" da cui e' tratta la frase). Quindi dobbiamo impegnarci ad essere piu' forti, a pesare di piu', a farci rispettare e non stare impauriti e indignati a macerare nel nostro rammarico e nella nostra indignazione. Possiamo farcela, noi Abruzzesi a recuperare la nostra borbonica dignita' e loro, i Liguri, a recuperare la loro, se sia quella Vitoriana anglosassone di cui parla l' imbecille o un'altra, non importa, va bene lo stesso.
LA SFIDA DELLA TRANSUMANZA di G. Larosa
La mia personale esperienza di pastorizia l'ho fatta lontano da qui, in una casa fattoria alle pendici delle grande catena divisoria in Australia a 300km dal piu' vicino borgo. Ricordo un pastore poeta, un cane geniale, una sfida alla tosatura (che ho perso) e un sonno meraviglioso sotto un cielo da favola. Eppure sono nato in terra di pastori, dimostrazione di come sia finita in malora e sia stata allontanata da noi questa stupenda tradizione che ha una storia antichissima.
Transumanza vuol dire trans+humus, cambiare terra, dunque, cambiare pascolo e non e', come si crede in Abruzzo, una realta' esclusiva della nostra regione, ne' un termine riguardante le sole pecore ma vale per qualsiasi gregge o mandria che venga spostato ciclicamente da un pascolo ad un altro.
In Abruzzo, Molise e Puglia, pero', la transumanza e' la Transumanza, cioe' e' quella piu' importante di tutte perche' quella con la storia piu' antica, i percorsi, i tratturi, piu' lunghi, la piu' organizzata e imponente di tutti i tempi e di tutti i luoghi d'Italia.
L'esistenza dei tratturi e la tradizione dello spostamento delle greggi dalle montagne al mare in Abruzzo sono documentate sin dall' epoca del bronzo, la loro storia ha radici che affondano nella preistoria e nel tempo.
La transumanza, fino alla fine del regno delle Duesicilie, e' stato un fenomeno sempre piu' imponente, sempre piu' economicamente rilevante e sempre piu' organizzato.
La prima regolamentazione si deve a re Alfonso d'Aragona, detto il Magnanimo che nel 1447 istitui' la Dogana delle pecore a Foggia dove tutti i tratturi abruzzesi confluivano. La dogana nacque insieme con una serie di altri provvedimenti e investimenti che favorivano la pastorizia ma anche permettevano di poter tassare in base al reddito i proventi enormi dell'allevamento delle pecore e che prima restavano esclusivamente nelle tasche dei grandi proprietari.
In particolare furono istituite le "locazioni", ovvero i lotti di terreno pascolabile che furono assegnati dal demanio e quindi erano pubblici, furono costruite una serie di luoghi di stazionamento, abbeveratori, insomma inizio' la realizzazione di quelle vere e proprie autostrade delle greggi che sono diventati i tratturi.
L'organizzazione dei tratturi e della Dogana e il continuo miglioramento dell' infrastruttura porto' negli anni ad una crescita' impressionante del numero delle greggi.
Risultano circa 600'000 i capi censiti alla Dogana a fine 1400 e diventarono, piu' di 3 milioni e mezzo alla fine del regno delle Duesicilie.
In Abruzzo c'erano piu' pecore che persone, il che fa capire quale immensa fonte di sostentamento fosse la pastorizia e quale infernale crisi scateno' l' occupazione piemontese e la criminale legge Pica che trasformava in zone di guerra tutte le aree rurali e impedi' ogni attivita' di transumanza per anni al punto da ridurre alla miseria nera e allo spopolamento gli Abruzzi.
I tratturi erano strade lunghe molti chilomentri, il piu' importante e' il Tratturo Magno che portava da L'Aquila a Foggia, un ramo di questo passava per l'interno e scendeva al mare al confine attuale tra Molise e Abruzzo, l'altro arrivava a Pescara e di li', via costa, si ricongiungeva con l' altro tratto.
Un altro univa Celano con Foggia, passava per Sulmona e passava tutto per l'interno.
Ora capite perche' a Pescara si dice "avere le pecore in Puglia" per dire di essere distratti da pensieri importanti? I tratturi creeranno legami fortissimi tra le famiglie abruzzesi e quelle di Foggia o dei paesi vicini, furono le prime autostrade che accorciavano le distanze e avvicinavano le genti.
Come ricoveri e luoghi per fare il formaggio si costruivano lungo i tratturi le "casciare" a tholos, cioe' piccoli trulli grezzi in pietra secca, opere di ingegneria geniale che si reggevano e si reggono ancora dopo secoli senza malte, cemento o altro ma solo con la sapiente disposizione di pietra grezza incastrata. La cultura e l' ingegneria delle casciare, portata ad opera d'arte, produrra' lo splendore di Alberobello.
Col tempo la transumanza e' finita, non solo per la modernizzazione, come alcuni sostengono. E' finita perche' l'allevamento e la pastorizia sono diventate progressivamente sempre meno redditizie, perfino finanziamenti e incentivi sono andati negli anni a favore degli allevamenti intensivi, veri e propri campi di sterminio per animali. I macelli artigiani e i caseifici artigiani sono stati ammazzati dalle direttive comunitarie che hanno introdotto norme che richiedono investimenti esorbitanti per poter esercitare l'attivita', varate con la schifosa scusa di proteggere la salute dei consumatori e in realta' imposte per favorire i grossi insediamenti industriali e i "signori del latte e del formaggio" che pagano una miseria e a babbo piu' che morto i pastori e vendono ai supermercati e ai negozi a prezzi per loro remunerativi. Va precisato che le sublimi norme europee non hanno impedito a blasonate case produttrici come la padana Galbani, di propinare formaggi marci appena ripuliti e a certi allevatori del Nord Europa i famosi maiali alla diossina, le mucche pazze ed altre simili squisitezze, per fortuna ignote alla nostra gastronomia tradizionale.
Oggi gli allevatori di pecore sono in crisi profonda, nei primi mesi dell' anno ci sono state una serie di manifestazioni in Abruzzo e in Sardegna, hanno fatto richieste precise per tutelare non la categoria ma una attivita' fondamentale per il futuro dell'economia e della tutela dell' ambiente, oltre che della cultura della nostra terra. Non pare abbiano avuto risposte concrete.
I pastori oggi non sono dei residuati della storia passata, archeologia vivente di tipi umani destinati a scomparire. Molti sono giovani e molti sono colti, sono persone che hanno provato con la laurea, magari in medicina o lettere e dopo aver vissuto di speranze ed elemosine erogate come stipendi sono tornati alle case nemmeno dei padri, ma addirittura dei nonni ed hanno messo su aziende moderne e gestite secondo i piu' rigorosi canoni della tutela ambientale e culturale. Sono un esempio e una possibilita' per il futuro di disoccupazione che attende le migliaia di persone che saranno sfornate dalle universita' nel prossimo futuro ma anche dai fallimenti che gia' stanno falcidiando le attivita' commerciali. Produrre cibo, lana, formaggio, proteggere i boschi, i fiumi, a costo zero, senza bisogno di specialisti pagati solo per questo e' vitale per la societa' del futuro per cui far prosperare la pastorizia e rinnovare, in chiave moderna, la transumanza, e' un investimento per le nuove generazioni e per il risanamento economico della nostra societa' che non puo' piu' continuare a basarsi sul commercio, la vendita di superfluo, il turismo di massa, la sovraproduzione, la concorrenza senza regole e sul pubblico impiego usato come ammortizzatore sociale.
Conoscere il mondo e l'attivita' dei pastori e' importante, per questo regalatevi e regalate ai vostri figli una Transumanza di quelle che organizza la cooperativa ASCA di Anversa d'Abruzzo, se qualcuno, dopo questa esperienza decidera' di farsi pastore, probabilmente avra' scelto una migliore soluzione per il futuro rispetto all' ennesimo esperto in scienza della comunicazione o ingegnere edile. Nel frattempo, stiamo a fianco dei pastori e lottiamo perche' l'economia della carta da culo e degli speculatori finanziari non annienti le aziende che resistono, altrimenti rimarremo davvero senza prospettive, con poco cibo a carissimo prezzo e con un ambiente devastato.
Concludiamo l'articolo fornendo alcuni dati sul numero di capi di pecore e capre nelle Duesicilie:
Abruzzo P-310000 C-10000
Molise P-140000 C- 8000
Puglia P-218000 C-42000
Campania P-240000 C-42000
Basilicata P-340000 C-90000
Calabria P-230000 - C-130000
Sicilia P-720000 C-105000
Se fate la somma vi rendete conto che abbiamo meno capi oggi in tutte le Duesicilie di quanti ne avessimo nel solo Abruzzo prima dell' occupazione del 1860! PS allora avevamo circa 9 milioni di abitanti, oggi ne siamo circa 20
QUANTI Km DI LIBERTA' CI MERITIAMO? di G.Larosa
Quanti km di ferrovie, quante tonnellate d'acciaio, quali primati deve possedere un popolo per meritarsi di essere lasciato libero e indipendente? Non e' una strana domanda ma la logica conclusione a cui si giunge seguendo certi ragionamenti da 150 enario. E se adottassimo lo stesso criterio anche ad altri popoli?
Imperversano in questi giorni le polemiche sul livello tecnologico e la ricchezza degli stati pre unitari, in particolare delle Duesicilie. Quanti Km di ferrovie avevate voi? Ah! Meno del Lombardo Veneto! Replica qualcun'altro e voi quante acciaierie avevate? Quante scuole per abitante? E via discorrendo. Va bene, se ci interessa la questione di come si stava prima dell' invasione del 1860 fare il punto della situazione e' cosa giusta ma quello che da fastidio e' che chi fa certe domande, sperando che noi non possiamo vantare qualche primato o un maggior livello tecnologico, sottintende che, siccome le Duesicilie erano meno sviluppate, allora l' unificazione forzata con una guerra sanguinosa e' stata cosa bella e giusta. Insomma per non dare ragione a chi festeggia l'infame guerra del 1860 contro di noi, dobbiamo continuamente dimostrare, numeri alla mano, che meritavamo di essere lasciati indipendenti come eravamo, di non essere unificati per forza a cannonate. Simili assurde giustificazioni non sono richieste a nessun altro popolo. Nessuno si sogna di sostenere che siccome c'era Bokassa, allora il Centrafrica doveva tornare alla Francia o che siccome Cavallo Pazzo era un despota e governava una tribu' di semi-selvaggi, allora era giusto che gli stati uniti si prendessero le loro terre, visto che avevano ferrovie e acciaierie in quantita'. Avete mai sentito fare domande del genere: "quante acciaierie o quanti Km di ferrovie aveva l' Abbissinia prima di essere unita al Regno d' Italia"? No, il Negus, secondo costoro, poteva tranquillamente tenersi i suoi 300km di ferrovie contro qualche decina di migliaia del Regno d'Italia, senza che si debba ritenere uno scandalo il fatto che oso' opporsi con la stragrande maggioranza del suo popolo all'invasione coloniale. Eppure era uno stato tribale, con leggi arretrate, estremamente povero, senza manco una acciaieria e col solo primato mondiale della produzione di Karcade'! Manco a dire che non ci fossero "sostenitori" dell'unificazione al RdI, anzi, risulta che le truppe locali, inquadrate nel regio esercito si siano comportante ben piu' eroicamente di quelle coloniali nel corso della guerra. Tra i sostenitori della causa italiana, inoltre, si contano presso quel popolo, nei decenni precedenti, anche illustri personaggi, membri della famiglia reale, capi tribu', ecc.. soprattutto gente colta e di livello alto mentre i popolani arretrati, come briganti, sono sempre stati ultra fedeli al Negus. Credo che oggi, in occasione del 150enario, dovremmo pensare all' Unita' d'Italia in senso piu' vasto e guardare al povero paese africano in altro modo. Li' c'e' un governo autoritario, certamente si potranno sempre trovare sostenitori della "democrazia europea", blogger omosessuali o uxoricide anti regime che invochino l' intervento pacificatore stile Afganistan o Iraq. E allora, visto che hanno meno treni di noi, per di piu' vetusti, meno scuole, meno ospedali, nessun primato, tranne quello del Karcade' che conta poco, perche' non profittare del 150enario per una nuova avventura garibaldina, stavolta in terra d'Africa? A quanto pare vi sono ancora dei membri di una tribu' di religione ebraica discriminata, potremmo avere quindi il beneplacito del governo Israleliano e di conseguenza l' entusiasmante adesione al progetto di Saviano e Travaglio che saranno felici che qualcuno finalmente si decida a riportare la legalita' anche nel corno d'africa. Non solo loro saranno gli entusiasti! Immagino gia' di sentire Lucio Dalla accompagnare la spedizione cantando "Faccetta Nera"..... Ma per fortuna questo scenario e' solo una fantasia: l'unico popolo che ogni volta deve dimostrare di meritarsi a peso di acciaio, a Km di ferrovie e a primati mondiali la liberta' e' il nostro.
CAMBIANO I TEMPI di G.Larosa
Il 7 e l’ 8 dicembre ci sono stati due giorni di dibattito e manifestazioni pubbliche in occasione della commemorazione della morte del generale Borjes. Impressionante essere li’ in quei giorni e ripensare a come sono cambiate le cose in pochi anni. Nel 1960, in occasione del centenario dell’ occupazione delle Duesicilie, i sindaci delle cittadine dell’ epoca, posero una stele sul luogo della cattura del generale borbonico, in essa erano scolpite le solite infami parolone inneggianti ai bersaglieri piemontesi e di condanna del povero Borjes e della resistenza duosiciliana. Nel 1996 quella stele fu tolta e portata come documento del passato al museo storico di Sante Marie (che invitiamo tutti a visitare) e sostituita con quella che vedete nella foto al centro, contenente parole di stima e rispetto per Borjes. Oggi, 2010, accanto a quella stele, presenziava il sindaco di Sante Marie in alta uniforme, deponeva una corona d’alloro e assisteva all’ alzabandiera delle Duesicilie. Le autorita’ di Tagliacozzo e Carsoli hanno dato il loro patrocinio alle ulteriori fasi della manifestazione. Un grazie quindi a queste autorita’, davvero autorevoli e davvero rappresentanti del loro popolo, persone che hanno coraggio e che promuovono, non umiliano, la loro terra e la loro gente. Faceva parte della manifestazione anche la visita al museo storico di Sante Marie, per ora ancora piccolo, ma gia’ pieno di documenti interessanti e rari, come le monete coniate da Francesco II, il telegrafo, gli estratti dei registri dei carabinieri e delle autorita’ del tempo con le notizie sui briganti e i combattimenti che si svolgevano nella zona. Quest’ anno e’ stato gia’ visitato da un gran numero di scolaresche e di turisti e per il futuro sono in programma continui ampliamenti e nuove interessanti iniziative. Sante Marie ha dimostrato di essere un piccolo paese con grandi idee, un paese che era condannato a scomparire o trasformarsi in villaggio turistico per forestieri, invece, dopo gli anni passati di piccoli scempi e declino ha scelto la via del turismo consapevole, della cultura, dello sviluppo dell’ artigianato e della piccola industria locale, in genere legata allo straordinario patrimonio agroalimentare d’Abruzzo. Un altro momento alto della manifestazione e’ stata la presentazione dell’ ultimo lavoro di D’Amore sul generale Borjes, un opera eccezionale perche’ tutta basata su documenti ufficiali, riportati e citati passo passo, storia con la esse maiuscola, quindi, non menzogne ridicole come quelle che vengono propinate dai festeggiatori della mala unita’. Alla presentazione del libro l’aula del comune messa a disposizione non riusciva a contenere tutta la gente venuta ad ascoltare e le graziose signorine che tenevano il banchetto dei libri all’ingresso del municipio hanno fatto il tutto esaurito. Ma non c’erano solo le autorita’ e gli studiosi, c’erano tanti partecipanti che hanno indossato i costumi tipici del paese e che hanno ritirato fuori dalla soffitta anche gli abiti e gli schioppi del trisnonno brigante. C’era gente del posto, sconosciuti e facce note, come Giorgio Ciccotti che a Scanno e’ stato eletto consigliere col Movimento Autonomista Alto Sagittario, uno che non fa certo mistero su come la pensa. C’era Enrico Viciconte, sempre presente a tutte le iniziative ma soprattutto tante persone mai viste. Concludiamo con un grazie infinite a Ranucci, Vitale, Salemi e a tutti gli altri organizzatori dell’ evento per quello che sono riusciti a fare.
ECONOMIA : ECCO LE NOSTRE PROPOSTE PER IL CONGRESSO Defiscalizzazione del petrolio siciliano
La Sicilia produce piu' petrolio di quanto ne consuma eppure i siciliani pagano la benzina e il gasolio come tutti nel resto d'Italia. La presenza dell' industria estrattiva e di raffinazione comporta un notevole degrado ambientale. La Sicilia ha solo gli inconvenienti e nessun vantaggio dai suoi giacimenti. Da anni molti politici parlano di defiscalizzazione del petrolio siciliano senza che nulla di concreto sia accaduto, quale fosse il governo in carica. Defiscalizzare il petrolio per le attivita' produttive dei siciliani (non per i trasporti di privati, dunque), significa che pagherebbero meno i carburanti che essi stessi producono e quindi l' esportazione delle loro merci sarebbe piu' competitiva e piu' redditizia.
Protezionismo europeo
Le nostre industrie e i nostri produttori operano in un mercato dove la concorrenza e' "sleale" . Analoghe merci, prodotte dove il costo del lavoro e della tutela ambientale e' enormemente inferiori, vengono vendute sul nostro stesso mercato, rendendo impossibile la concorrenza se non ricorrendo a forme di moderno schiavismo come visto per i produttori di arance della celebre Rosarno. Chiediamo che siano revisionati i criteri utilizzati dalla agenzia delle dogane, introducendo aliquote eco-sociali sui prodotti importati che verrebbero tassati secondo criteri legati alla differenza di costo del lavoro e di rispetto dell' ambiente, stabilendo diverse aliquote, ad esempio tra produttori UE ed extra UE, firmatari e non firmatari del protocollo di Kyoto, ecc..
Patto per le Duesicilie
Uno dei problemi storici delle aziende duosiciliane e' che operano senza fare "sistema", senza, cioe' mettere insieme le forze. Si chiedono incentivi fiscali per le aziende delle Duesicilie che producono comprando o utilizzando linee di produzione, prodotti, macchinari di altre imprese duosiciliane. Cio' permetterebbe di ridurre i costi di investimento e di gestione e un po' alla volta favorirebbe la nascita di consorzi industriali di sempre maggiori dimensioni e quindi sempre piu' solidi e competitivi.
Prodotti a Km zero
Per fermare lo spopolamento delle aree rurali e montane occorre sviluppare e rendere remunerative le attivita' che vi si possono svolgere.
Caseifici artigiani, pastorizia, artigianato tipico devono avere garantiti ed agevolati gli sbocchi sulla media e grande distribuzione. Ipermercati e centri commerciali, per poter operare, devono ospitare dei banchi destinati ai prodotti a Km zero, ovvero del posto (intendendo la regione) e questi prodotti devono garantire al produttore un compenso equo, simile a quello previsto per il commercio equo e solidale. Nei centri commerciali di nuova costruzione, infine, devono essere previsti spazi e banchi a disposizione dei produttori locali esattamente come in qualsiasi mercato rionale o di paese.
PRENDIAMOLI A CALCI di G. Larosa
Il calcio e’ una brutta bestia, il tifo sportivo e’ uno dei cancri che divorano il cervello della povera gente e che scatenano piu’ infimi sentimenti e violenza idiota che altro.
Ma il calcio non e’ solo un gioco come ripetono gli ipocriti, o meglio, lo sport in genere non e’ quasi mai solo un gioco ma e’ spesso una tragica rappresentazione delle aspettative e dei sentimenti di un popolo o di una parte di esso.
Lo sport ci ha regalato pagine di storia, non storia dello sport, storia vera, quella con la S.
Possiamo dimenticare i due velocisti USA che alle olimpiadi alzarono, uno al primo ed uno al secondo posto, il pugno col guanto nero al cielo?
E che dire della Dinamo Kiev del 1942, formata da operai e tecnici, perche’ allora, in URSS non era consentito fare il calciatore di professione. Presi prigionieri, uno stupido ruffiano dell’ esercito d’occupazione nazista penso di deliziare degli alti gerarchi in visita al campo di prigionia con una partita tra atleti militari tedeschi e i prigionieri della dinamo Kiev.
Prima li minaccio’: dessero pure spettacolo ma se vincevano finivano al muro.
Primo tempo, uno a zero per i tedeschi.
Secondo tempo, un difensore, prende una palla e la porta fin nell’ area di rigore dei tedeschi, un tiro spettacolare ed e’ pareggio.
Urla qualcosa in russo ai suoi e succede il finimondo: la porta tedesca diventa un bersaglio continuo, non so quante furono le reti ma ne furono tante che la partita fu interrotta dai gerarchi furenti.
Pagarono con la vita quella partita ma possiamo dire che fu una partita?
O fu una partita, quella del 1990, la supercoppa Napoli Juventus? “Quelli di su sono convinti che voi valete di meno, che non potete vincere se non per caso… gli dimostreremo il contrario!” Queste, racconta Ferrara, le parole di Diego Maradona. Fini’ 5 a uno per il Napoli, dico, CINQUE reti alla juventus!
Purtoppo non saranno solo una partita di calcio nemmeno le gare di questo mondiale. Una mente infame ha preteso che i nostri calciatori dedichino la vittoria a festeggiare l’ occupazione delle Duesicilie ( l’ infame massacro di quella che chiamano unita’ d’italia, quando manco Roma e Venezia erano ancora “italiane”).
Non hanno i soldi per i poveri, per i disabili, per i terremotati, hanno messo nella finanziaria, col plauso dei vigliacchi della falsa opposizione altri miliardi per questa lurida festa! Sono pronti ad inginocchiarsi senza dignita’ a qualunque straniero, sia esso Obama, Bush, Blair, Sarkozi’, Zapatero, Liebermann… e chi piu’ ne ha piu’ ne metta, solo quando devono dirci che siamo delle merde, quando devono dimostrare che siamo stati sempre dei fratellastri minori e minorati da salvare, nutrire e assistere come una razza inferiore, solo allora si sentono “Italiani”, solo allora fanno i prepotenti e si vantano della loro Italianita’.
E allora staremo dall’ altra parte. Allora, se giocano contro di noi, non possiamo restare neutrali. Perche’ e’ chiaro, la “nazionale” non rappresentera’, stavolta, la “nazione” ma solo quegli altri, solo quelli che hanno invaso e devastato la nostra gente, che hanno trasformato la nostra terra “dalla patria dei fiori a quella delle lacrime” come hanno scritto i nostri “briganti”, inciso nella roccia a grandi caratteri, sulla nostra amata Maiella!
Allora, ogni rete che subiranno, ogni sconfitta che li umiliera’ sara’ un colpo di cannone sparato da Messina, da Gaeta, da Civitella del Tronto! Sara’ un emigrante che torna per sempre a casa sua, sara’ un altro passo di quella santa riscossa che aspettiamo e stiamo costruendo da anni e che presto verra’.
FEDERIAMO IL MEDITERRANEO di G. Larosa
Le ultime elezioni hanno riportato in auge molte domande sul futuro assetto dell' Italia, sui futuri confini delle probabili entita' federate, sulla collocazione di Roma, di Napoli, della Sicilia, dell' Abruzzo. Non ci sono solo dubbi sugli sviluppi futuri ma anche dubbi sul progetto di futuro da contrapporre a quello della Lega che mira ad emarginare completamente le realta' extra Padania per cercare di tutelare al massimo i propri interessi locali.
Non ci sto a fare il futurologo, ho sempre pensato che il futuro si costruisce giorno per giorno e quindi non e' scritto, percio', piu' che fare previsioni, vorrei tracciare le linee guida di un progetto che gia' era stato pensato e avviato da Franco Nocella che, come quasi tutti sanno, e' stata una delle menti piu' audaci e piu' valide del progetto Duosicilianista.
Chiediamoci, per prima cosa, quale e' il miglior futuro che possiamo realisticamente costruire, date le circostanze.
Vediamo, quindi quale e' lo scenario all' interno del quale siamo costretti a muoverci.
1)L'Europa, esclusa la Russia, e' in declino e questo declino non e' arrestabile nel breve tempo (10 anni), perche' ha origini prima di tutto generazionali ed umane e secondariamente anche economiche e geopolitiche.
Intendo dire che al vertice delle istituzioni, dei centri di potere, delle banche, delle industrie e dei partiti c'e' una generazione di inetti, di venduti, di buoni a niente e di servi troppo giovane per sparire "naturalmente" dalla scena e ancora troppo forte e radicata per essere spazzata via da movimenti o cambiamenti politici.
Con questa gente al timone di tutte le barche, piccole e grandi, si puo' solo arretrare e non di certo andare avanti.
Possiamo realisticamente nel breve tempo fare solo progetti di mantenimento, di aggiustamento perche' non abbiamo a disposizione sufficienza di audacia e di intelligenza.
2)L'Europa e' sempre piu' divisa in due: Europa Centrale (EC) e Europa Periferica (EP). Per l' 'EC il declino e' piu' lento perche' parte da posizioni migliori e perche' l' Euro, la BCE, tutta la struttura decisionale e fondante della cosiddetta "Europa" e' stata creata e fatta crescere in funzione dei loro interessi e della loro struttura economica.
Per l'EP il declino e' gia' arrivato ad un livello quasi disastroso: e' noto il caso della Grecia ma a breve distanza ci sono tutte le nazioni dell' europa mediterranea, Portogallo, Spagna, Italia.
Dunque e' urgente pensare ad un progetto di salvaguardia comune per l' EP anche in funzione degli interessi dell' EC che altrimenti rischia di essere trascinata nel baratro dal crollo dei paesi dell'EP.
3)Le due piu' grandi nazioni dell' EP non sono realta' uniformi, le loro periferie dell' EC (Catalogna, Padania), sono realta' in condizioni molto simili a quelle dell' EC. Le zone piu' mediterranee sono in condizioni simili o peggiori della stessa Grecia e non hanno fatto la stessa fine solo per il fatto di essere ancora parte di una nazione piu' grande.
La conseguenza piu' immediata e' che la frattura inter europea si ripropone negli stessi termini all' interno di Spagna e Italia.
Come stanno facendo gli stati dell' EC, cosi', in piccolo stanno cercando di fare le regioni dell' EC comprese negli stati della EP, cioe', per cercare di ridurre il loro declino, tentano di scaricare ogni impegno verso le zone piu' deboli che pero' restano agganciate a loro esclusivamente per servire ai loro interessi economici.
Come si puo' gia' intuire, se continua cosi', sara' Roma a ritrovarsi attaccata, volente o nolente, alle Duesicilie e non l' Abruzzo a staccarsi dalle Duesicilie per attaccarsi a Roma.
Esistera', dunque, per noi, anche un problema "Roma" e quindi dobbiamo anche chiederci quale futuro sara' possibile per una citta' che vive esclusivamente o quasi di "capitale d'Italia" e dalla cui economia dipendono in parte anche migliaia di duosiciliani, soprattutto abruzzesi e campani?
Seconda questione: l' EP e' perdente e sta pagando il prezzo piu' alto perche' conta meno, economicamente, demograficamente e politicamente rispetto all' EC e, peggio ancora, perche', mentre gli stati dell' EC e le sue periferie hanno ciascuna un progetto, sia pure gretto e miope per cercare di salvaguardare le loro posizioni e tutte insieme anche delle forme di coordinamento e collaborazione, l'EP non ha niente del genere e sopravvive a rimorchio di costoro.
Scaturisce, come unica possibilita', a breve, per contare di piu', quella di pensare ad un progetto comune per tutta l' EP, e quindi per tutta l' Europa mediterranea a prescindere dalle regioni padane e similari.
Le regioni deboli non devono piu' andare in ordine sparso a subire le decisioni dei "giudici di parte" dell' EC, come e' successo per la Grecia.
Ognuno di noi deve cominciare a pensare a federare il mediterraneo, piu' che ad arrovellarsi su come aggregare o disaggregare le regioni d' Italia.
Non per nulla l'associazione fondata da Franco Nocella si chiamava Feder-Mediterraneo ed aveva sedi anche in Grecia e Spagna!
Far pesare di piu' l' Europa Mediterranea vuol dire avanzare anche delle proposte comuni.
I paesi del mediterraneo hanno tutti ricevuto un danno enorme dall' introduzione dell' Euro che altro non e' che un Marco tedesco mascherato, questo perche' tutti avevano una economia basata su una moneta debole e su servizi ed offerta turistica che erano convenienti grazie al cambio conveniente.
La Grecia aveva offerta turistica a basso prezzo e trasporti navali a basso costo. Con l' Euro ha una offerta turistica molto piu' costosa dell'equivalente offerta di altri paesi fuori dall' Euro e trasporti navali con costi fuori mercato.
Le Duesicilie stanno piu' o meno come la Grecia ma al posto delle navi noi abbiamo una piccola industria manifatturiera con una produzione di livello tecnologico medio ed una agricolura con produzioni di livello medio. Prima, per i paesi del dollaro o del marco, i nostri prodotti turistici e agro-industriali erano di medio livello e di costo medio basso, ora sono di costo esorbitante e il livello e' sempre quello di prima.
La Spagna extra Catalogna e il Portogallo stanno piu' o meno come le Duesicilie.
Abbiamo tutti un problema comune: l'eccessivo supervalutazione dell' Euro ed una debolezza strutturale delle nostre economie.
Alle debolezze strutturali, come detto, non credo si possa rimediare nel breve periodo, ma alla supervalutazione dell' Euro, in parte si.
Quindi dobbiamo fare gruppo per ottenere una parziale fuoriuscita dall' Euro per le nostre regioni, ad esempio, possiamo chiedere una sub-moneta utilizzabile solo per lo scambio di alcune merci, valida solo all' interno di una area ristretta, ad esempio, il mediterraneo, possibilmente non solo europeo, in modo da far tornare competitivi i nostri prodotti e di conseguenza migliorare i nostri conti ma non peggiorare il nostro indebitamento perche' la moneta ufficiale resterebbe l'euro. Si potebbe pensare di utilizzare una specie di SIMEC ideato dal nostro prof. Auriti o altre simil-monete che pero' funzionano con una logica diversa dalle monete ufficiali (vedi anche lo Scec ecc...).
Altro punto debole e' la carenza di infrastrutture. Siccome non possiamo pensare a riforme sostanziali della nostra struttura politica ed economica, data la situazione in cui siamo, la via piu' percorribile e' quella di prevedere un programma di investimenti in infrastrutture interessante anche per le industrie dell' EC. In sostanza pensare di aiutare a salvare il "Nord" cercando di sviluppare il Sud. Non e' il massimo, certo, ma meglio di niente.
Queste infrastrutture saranno la base per il futuro sviluppo economico, industriale e commerciale, sempre che ne saremo all' altezza.
In ultimo, occorre un coordinamento stabile, visibile e riconoscibile e quindi una istituzione preposta per la gestione e l' amministrazione della federazione mediterranea. Nulla di strano che questa istituzione o meglio questo coordinamento di istituzioni, trovino la loro sede ideale nella citta' di Roma che e' storicamente, culturalmente e geograficamente il luogo ideale.
Come iniziare questo percorso? Prima di tutto mettiamo in contatto le associazioni, come aveva pensato Franco Nocella. Cerchiamo contatti, sinergie, scambi con quanti ci somigliano in Spagna, Portogallo, Grecia ma anche Croazia, Montenegro, Albania, Turchia, Egitto, ecc...
Cerchiamo anche di fare sinergia tra camere di commercio, piccoli istituti bancari indipendenti, associazioni professionali, ecc...
Cominciare a lavorare insieme e a pensare insieme, anche se inizialmente per progetti modesti e limitati, e' il primo passo e come si sa, i primi passi sono i piu' faticosi ma i piu' importanti di qualsiasi lunga e proficua marcia di riscossa.
Comitati Due Sicilie: resoconto 2009 Di Fiore Marro Caserta 27 dicembre 2009 Volge al termine il 2009, ancora pochi sgoccioli è siamo all’anno nuovo. Questo anno che va via è stato l’anno della consacrazione, della consistenza del nostro movimento. L’anno della fondazione, il 2007 è stato pieno di propositi, di voglia di dare. Succede sempre così quando nasce un progetto, le forze vi si concentrano in maniera quasi inumana, ma sono gli anni a seguire che dimostrano la serietà dell’idea, la solidità degli aderenti. Certo ci sono stati dei contrattempi, qualche sbavatura, qualche incomprensione, qualche cambiamento ma tutto sommato non possiamo lamentarci del 2009. Pontelandolfo è stata una nota stonata dal punto di vista organizzativo, anche il progetto partitico a mio avviso, ha avuto un indirizzo diverso da quello che era l’intenzione mia e di quelli che vogliono affrontare pure l’agone politico, qualcuno ci ha lasciato, ma in compenso le bandiere da puntare sono molte ed anche ottime. La nostra sezione calabrese, per esempio, si è allargata ed anche elevata in qualità con l’innesto dei neo coordinatori Francesco Palmeri e Saro Messina che affiancati a Pasquale Sciammarella risultano davvero un ottimo punto di riferimento per la Calabria duosiciliana. Altra notizia ricevuta negli ultimi tempi da annotare tra le “bandiere” CDS da mettere in mostra sono : le adesioni di nuove sezioni come quelle di Benevento , di Castel San Giorgio di Salerno ed è in corso di costituzione quella del Friuli, ufficializzeremo i nomi dei responsabili appena avuto le conferme scritta dalla loro adesione. Ci saranno alcuni innesti dirigenziali come quelli di Avellino, Puglia ed in Toscana senza togliere naturalmente nulla agli attuali dirigenti. L’innesto di Duccio Mallamaci, che è il curatore della nostra sezione piemontese, nonché colui il quale cura l’evento di Fenestrelle, è una perla che non si può non menzionare. Come relatori a Capua, nella ultradecennale raffigurazione identitaria borbonica allestita dal cav. Giovanni Salemi, quest’anno abbiamo avuto il piacere di vedere al tavolo dei relatori il nostro vicepresidente nazionale Luca Longo ed il vicesegretario nazionale Luigi Costantino; relatore a Cautano sul brigantaggio della zona sono stati presenti a nome del nostro sodalizio, sia il sottoscritto che il colonnello Ilario Simonetta; Davide Cristaldi ha partecipato all’organizzazione dell’evento del 14 marzo 2009 sulla commemorazione della resistenza della Real Cittadella di Messina; alla conferenza “La Storia è sempre scritta dai vincitori?” all’Istituto Tecnico Commerciale “Terra di Lavoro” di CASERTA il 26 marzo 2009 abbiamo avuto come relatore il Presidente Nazionale “Comitati delle Due Sicilie” Giuseppe Vozza; al convegno su LA VERA STORIA DEL RISORGIMENTO a Maddaloni del 22 maggio 2009 era presente per i CDS Pietro Matrisciano; il 22 novembre 2009, al convegno organizzato dal Movimento Culturale Meridionale nella città di Pizzo Calabro con Il titolo "Convegno del popolo duosiciliano. Ieri, oggi e domani" i CDS sono stati degnamente rappresentati dall’avvocato Francesco Palmeri . Personalmente non posso non citare tra i tanti nostri affiliati due figure che si sono distinte in maniera egregia in questo 2009, Angelo D’ambra,che è stato autore di una miriade di eventi nella zona del nolano che ha visto il sottoscritto protagonista come relatore a Mariglianella ed il coordinatore CDS nocerino Massimo Cuofano a San Vitaliano e Brusciano, l’altro elogio è dovuto a Mauro Giaquinto della sezione CDS Caserta promotore della raccolta firme per il cambio della toponomastica a favore di Ferdinando II e tra i protagonisti della stretta collaborazione con i promotori del Comitato pro Reggia e dell’allestimento del primo monumento ai caduti delle Due Sicilie in quel di Valle di Maddaloni. Una citazione per chiudere a Pasquale Pollio per la sua imprese sportiva della Nazionale di calcio delle Due Sicilie, ad Emilio Zangari per i suoi sforzi per la sua FEDERAZIONE DUOSICILIANA, a Giuseppe Simonetta per la sua consulenza storica ed a Alfonso Vellucci per essersi dedicato alla gestione del sito nazionale. Il 2010 sarà l’anno del riscatto delle Due Sicilie, questo è il nostro obiettivo, vi aspettiamo in tanti. Forza e onore Fiore Marro Segretario nazionaleComitati Due Sicilie IL CONGRESSO DEI COMITATI DUESICILIE
A Caserta dunque si e' tenuto il congresso dei comitati ma non e' stato un congresso qualsiasi. In una prima parte ci sono stati gli interventi politici dei rappresentanti di tutti i comitati, a fine mattinata la parola e' stata data ad altri interventi di studiosi ed esperti che hanno tenuto brevissimi ma intensi seminari. Si e' parlato del culto dei santi, di dieta mediterranea e di molti altri argomenti che sono serviti per accrescere la cultura di ognuno dei partecipanti. I Comitati, infatti, non sono e non vogliono essere un partito politico e parte integrante della loro attivita' e' proprio la diffusione di quel controsapere che svela gli aspetti piu' interessanti della nostra storia e cultura che sono volutamente o esposti in negativo o taciuti dalla cultura ufficiale. Dopo pranzo sono ripresi gli interventi politici e le votazioni a scrutinio segreto. Chiunque abbia partecipato e' tornato a casa soddisfatto e allegro, di questi tempi, non e' una cosa che succede spesso! L'INTERVENTO DEL SEGRETARIO NAZIONALE Quello che mi preme far innanzi tutto presente in queste note, è il doveroso ringraziamento a chi ci ha preceduto ed aperto il solco della riscoperta identitaria duosiciliana, il mio tributo è indirizzato a Carlo Alianello, a Silvio Vitale, ad Angelo Manna, a Roberto Maria Selvaggi, a Lucio Barone ed ai tanti altri illustri Padri della rinascita napolitana, senza il loro prezioso contributo la giornata del 5 ottobre non sarebbe mai esistita, una citazione d’obbligo invece va a quelle associazioni che ci hanno preceduto e che hanno dato l’input ad un’idea unitaria che oggi è il punto più elevato ed importante dei Comitati Due Sicilie, unità e comunità di intenti sono i canoni senza alcun dubbio che contraddistinguono il nostro movimento, nonostante le diversità ideologiche, nonostante le provenienze sociali, nonostante i distinguo, la forte volontà di dare una svolta alle spettanze ed alle speranze di un Sud migliore e libero ha finalmente fatto in modo che gli aderenti al progetto CDS hanno smesso i panni dell’egocentrismo e dell’individualismo qualora gli appartenevano ponendo invece a disposizione del movimento le loro personali peculiarità, l’aria che si è respirata al congresso era fraterna , nessuna frizione, nessun scatto in avanti, il confronto e la comprensione tra gli aderenti è oramai viatico irrinunciabile per quelli che hanno sposato la causa dei Comitati Due Sicilie. A Caserta il progetto è diventato basamento. Ciò che si è registrato a Caserta il 5 ottobre e stato l’ennesimo fatto straordinario attorno al progetto Comitati Due Sicilie, così come a Fenestrelle, così come a Pontelandolfo così a Caserta. All’ avvenimento c’era il Popolo che fu del Borbone, le facce, i sorrisi, la speranza, gli uomini della Nazione Due Sicilie innamorati della propria Terra, presenti e pronti a dare di nuovo un apporto alla Patria . C’era la gente delle Due Sicilie partecipe, i giovani ed i giovanissimi, le famiglie intere, i figli della diaspora meridionale. C’erano i “soldati” al congresso, i militanti,quelli simili agli Eroi di Gaeta, il sangue dei Vinti, la Terra e le lacrime del Sud, erano lì con noi, pochi fronzoli, poche chiacchiere, quel Sud meno subliminale ed “intelligente”a volte poco attento alla forma ed alle virgole ma profondamente fedele alle origini, alla tradizione, al senso di appartenenza duosiciliano,quello fedele e servo della bandiera gigliata. Il congresso è iniziato con la presenza e l’intervento di ospiti che si sono occupati di diffondere la “Cultura” del Sud che è comunque fonte vitale dove attingere le motivazioni della nostra esistenza, un ringraziamento a tutti i relatori che si sono susseguiti dando un grande contributo al nostro congresso, un ricordo particolare per Andrea Balìa e Gerardo Zampella. La “politica” è stata ospite del congresso a cominciare con l’intervento del mio personale amico Giuseppe Russo come rappresentante del Comune di S.Nicola La Strada. L’Mpa , partito che i CDS riconoscono come interlocutore principale, rappresentato da Salvatore Ronghi ed Ovidio Gadola rispettivamente vicepresidente della Regione Campania il primo ed esponente di punta del movimento di Lombardo per la Provincia di Caserta il secondo, sono stati gli ospiti graditi del popolo dei Comitati Due Sicilie. L’invito a partecipare attivamente alla politica dell’Mpa è stato il motivo dominante dell’intervento dei due esponenti del partito di Lombardo. Apprezzato dai più le esternazioni di Salvatore Ronghi. Il nostro movimento ha ricevuto tra l’altro un’altra certificazione, dopo l’invito avuto per partecipare alla festa dell’Mpa , cioè la considerazione della nostra crescita e della riconosciuta esistenza del nostro movimento e del forte interesse del partito dell’Autonomie verso la nostra realtà che non può che essere motivo di orgoglio per i soci del nostro gruppo nato soli otto mesi fa. Saremo vicini al Movimento per le Autonomie nel momento in cui le nostre proposte saranno onorate. I CDS identificano in ogni caso l’Mpa l’unico interlocutore partitico del cosmo politico. Questo del percorso politico però non deve essere il solo motivo della nostra realtà associativa, noi dobbiamo proseguire il cammino su molti altri binari. Crescere e moltiplicare il movimento, perseguire l’indottrinamento identitario, diventare sempre di più una vera comunità, attraverso il continuo scambio di idee, progetti e stima tra i componenti della nostra lega. Riaffermando così tra l’altro il concetto che il nostro movimento non è un partito . Gli iscritti al congresso hanno votato ed espresso le loro preferenze, cosa assolutamente nuova per quel che concerne l’associazionismo meridionalista, per i dirigenti che dovranno assumere l’onere e l’onore per i prossimi tre anni di condurre il movimento verso nuove mete. I lavori sono stati condotti da Mauro Giaquinto coordinatore CDS Caserta presidente di giornata del congresso che è stato affiancato da Nello Esposito del Comitato Due Sicilie Castellammare di Stabia e da Luigi Costantino della sezione Emilia, responsabile dello scrutinio scelto per l’occasione è stato Massimo Cuofano coordinatore dei CDS Nocera che ha avuto come collaboratori i giovani esponenti del sodalizio Stefano Lo Passo della sezione di Napoli e Angelo D’Ambra responsabile CDS per il Comprensorio Nolano. Giuseppe Vozza è stato eletto presidente nazionale, Luca Longo della sezione romana e Davide Cristaldi dei CDS Sicilia sono stati scelti come vicepresidenti, Nicola Casale e Fiore Marro della divisione casertana sono stati selezionati come tesoriere e segretario nazionale, come presidente e consiglieri dei probiviri hanno avuto la preferenza dai soci Pietro Matrisciano CDS Caserta come presidente, i due consiglieri che l’affiancheranno saranno Emilio Zangari segretario del Comitato Due Sicilie Lombardia ed Ezio Spina coordinatore CDS Puglia. Sento il dovere di un ringraziamento a tutti i votanti del congresso per l’elezione “bulgara” che i soci hanno pronunciato verso la mia persona per l’incarico di segretario nazionale. Un nuovo importante passo dunque è stato compiuto, un altro contributo per la crescita comunitaria del circolo, un momento assolutamente indispensabile per proseguire il difficile cammino verso la meta per la liberazione delle Due Sicilie. Per terminare alcune indicazioni, citazioni e riconoscenze nei confronti di alcuni Compatrioti presenti al congresso. Una stretta di mano ed un abbraccio caloroso agli amici di sempre, nonché soci, presenti al congresso: Nicola Catanese,Mario Bellotti, Bruno Adinolfi, Nicola D’Auria, Cosimo de Gioia, Raffaele De Lillo, Carmine Posillipo, Antonio Riccio,Edoardo Spagnuolo, Lorenzo Milito, Gennaro Cesarano, Antonio Ondino,Diana Damiano,Emilio Barretta, Italo Valente, Felice Simonelli ed ai nuovi soci conosciuti al raduno a partire da Rosario Brancato ad Antonio Pasquino, Giuseppe Ciaravolo, Franco Frascani, Luigi Di Bello, Bruno Palombo. Da rammentare il bellissimo messaggio giunto al congresso dai Compatrioti dall’Australia e il saluto di Giuseppe Simonetta della sezione Caserta. Un ringraziamento inoltre ai tanti amici ed ospiti venuti a seguire i lavori del nostro primo congresso nazionale. Un doveroso riconoscimento alla stoicità di Giulio Larosa coordinatore CDS Abruzzo che per esserci e votare è arrivato da Pescara per poi ripartire subito dopo avere compiuto il suo dovere. Un atto di benevolenza alle famiglie Graniello, Dentice, Longobardi, Esposito, Palmulli, Longo e Musone che hanno dato l’idea di ciò che deve essere il progetto CDS e cioè non un associazione ma una vera Comunitas, ai Compatrioti della Terza Sicilia venuti dalla Lombardia capitanati dal presidente Mario Bellotti, dalla Toscana con il in testa il coordinatore regionale Bruno Mabilia e dall’Emilia con il capo delegazione Marco Fortunato un tributo d’onore per avere ribadito che per amore della Causa si affrontano grandi sacrifici che diventano poi esempio per dare ancora più forza al resto del movimento, ai giovani Angelo Barattolo e Davide Esposito venuti da Capri, al carissimo Alfonso Vellucci dalla provincia di Frosinone, a Vincenzo Spina dalla Puglia,Andrea Mabilia dalla Toscana Carlo D’Auria di Caserta, Davide Torre da Napoli. Chiedo venia se ho dimenticato qualcuno. Un grande atto di ossequio ed un caloroso fraterno abbraccio al mio carissimo amico Pasquale Pollio che nonostante la sconvolgente perdita del suocero ha voluto in ogni caso essere presente all’apertura dei lavori, un tributo a lui per avere confermato il forte senso di appartenenza ai CDS.
Che il santo protettore dei Borbonici ci illumini.
Forza e onore
Fiore Marro
PIZZO, LE RAGIONI DI CHI HA PAURA
Di Giulio Larosa
Magnifica la trasmissione di W L'Italia che ci ha mostrato finalmente un volto bello di Napoli, quella dei commercianti di Pianura che si sono uniti in associazione anti-pizzo e che da mesi ormai non pagano piu' l'infame protezione alla malavita. Bellissime anche le dolorosissime immagini di quel degrado terribile che alimenta la manovalanza del crimine.
Mi permetto quindi qualche osservazione critica, visto che tutto il bene e' stato gia' detto da altri.
L' errore principale della trasmissione e' stato quello di non dare alcuna voce alle ragioni di chi continua a pagare, non solo, un po' alla volta, i ricattati che non reagiscono sono stati assimilati ai ricattatori, fino a quando Tano Grasso non ha perfino lanciato la proposta di imporre per legge di denunciare gli estorsori, chiedendo una pena per chi non lo facesse, di esclusione dalle gare o pagamento di una multa.
Qui dissento, dissento fortemente.
Si continua a far finta di dividere il mondo in due soli schieramenti: i coraggiosi e i vili, la legalita', intesa come il bene e l' illegalita' coincidente con il male.
Non e' cosi' semplice.
Prima di tutto una legge del genere porterebbe ad un assurdo, trasformerebbe la vittima in colpevole anche se non ha la forza di denunciare chi lo ricatta e non ricava alcun guadagno dalla connivenza con ricatto.
In secondo luogo, prima di pensare ai mezzi repressivi, non dimentichiamo quali sono le reali condizioni di vita e lavoro dei commercianti e delle piccole imprese che il pizzo subiscono ed anche quelle di chi sopravvive di manovalanza criminale.
Mettiamo che una persona non denunci un taglieggiamento e che questo venga scoperto dalla polizia.
Il commerciante o la piccola azienda si troverebbe a subire una pena, rischera' di trovarsi sull' orlo del fallimento e sicuramente dovra' fare dei tagli consistenti, in genere dovra' licenziare qualcuno, ridurre le attivita', non pagare dipendenti o fornitori, mettere mano a quanto possibile lecito e non per sopravvivere all' emergenza.
Il manovale del crimine, dopo qualche mese di galera tornera' a piede libero.
Chi ha scontato la pena piu' pesante? Nell' ordine prima di tutto il poveraccio o i poveracci che sono stati licenziati o non pagati, poi il titolare dell' impresa che si trova in condizioni peggiori di quando pagava il pizzo, meno di tutti l' ha pagata il ricattatore e per nulla ha pagato chi ha mandato il ricattatore, il boss della malavita che, a meno che non venga catturato con una grande operazione di polizia, non ci ha rimesso niente.
Non solo, la storia continua, i ricattatori torneranno a farsi avanti perche' finito un ricattatore ne arriva un altro.
Ha senso una legge del genere?
Vediamo ora le altre ragioni di chi paga e che vanno ricordate per non fare sempre la parte di chi vuole o tutti eroi o tutti morti in ogni occasione.
La malavita ha un esercito di disperati e di balordi su cui contare e la malavita non e' una organizzazione sola, e' una infinita' di gruppi, gruppetti, che si fanno e si disfano in continuazione: eliminato uno ce ne sono altri pronti ad emergere.
Denunciare un ricattatore non significa aver chiuso la questione: e' uno dei tanti, e' come non dare l' elemosina al primo questuante che si incontra, ne incontri altri 100 ogni giorno perche' la fila dei miserabili non si esaurisce con qualche rifiuto se la societa' in cui vivono li produce.
Infine denunciare un ricattatore significa avere alle proprie spalle qualcuno che, magari anche solo a titolo personale, e' disposto ad aspettare per anni l' occasione per fartela pagare, bruciandoti il negozio, l' abitazione, distruggendoti l' automobile o massacrando di botte il primo familiare che gli capita a tiro.
Questo il rischio per chi denuncia, in cambio di cosa?
E per chi e' denunciato come vanno le cose?
Intanto bisogna incastrarlo e gia' questo non e' semplice, poi ci sono le infinite lungaggini dei processi e poi la pena, se tutto va bene.
Rispetto alla pena del terrore che incombe per anni e anni sul ricattato, rischia davvero molto poco.
Infine la legalita', gia' la legge!
Pagando il pizzo e' come pagarsi una assicurazione: niente furti, danneggiamenti, minacce, insomma, ti permettono di lavorare senza un incubo.
A chi denuncia il pizzo che aiuti gli da lo stato?
Riceve un aiuto economico? NO! Riceve un aiuto assicurativo, che so, gli rimborsano eventuali danni subiti per ritorsione? NO! Riceve un bonus per appalti pubblici, uno sconto sulle cambiali, un aiuto con la banca per un prestito o per un fido? NO! Che gli da? Niente, in piu' con le sue forze deve fronteggiare un aumento dei rischi, le minacce, il terrore per se e per i suoi dipendenti e familiari.
Non e' finita, sembra strano, ma ci sono anche le ragioni di chi fa manovalanza nel crimine.
Uno che ha saltato il fosso che separa lecito e illecito da quand' era ragazzino, che non altro per vivere, che alternative ha?
Sono d' accordo con chi dice che spesso si tratta di brutta gente e che che chi vuole le alternative forse anche le trova ma siamo realistici: di questa cosiddetta brutta gente ce ne e' un 10%: che facciamo li ammazziamo tutti o li mettiamo tutti in galera fino a che morte non li colga?
E gli altri brutti ceffi che man mano la societa' riproduce?
Insomma qui non possiamo continuare a fingere che l' alternativa sia tra legalita' e illegalita', la vera alternativa e' tra sviluppo e sottosviluppo.
Se non si fa una operazione di bonifica sociale morale e materiale, in cui anche i brutti ceffi possano trovare una via di uscita dalla pessima strada in cui si sono cacciati non c'e' legge e denuncia che fermera' i ricatti.
Ma quale bonifica faranno mai quelli che ci annegano nella monnezza?
Quale bonifica ci possiamo aspettare dai legali rappresentanti eletti col voto di scambio dei capicamorra?
Quale bonifica fara' mai una nazione che vive lucrando sui mali dell' altra meta'?
Questa bonifica dovrebbe essere il primo punto all' ordine del giorno di qualsiasi governo: abbiamo visto due governi di uno schieramento e due dell' altro e nessuno di loro ha messo almeno sulla carta questo punto di programma come quello piu' importante.
Nei confronti di questo tragico degrado, la fatto la destra cerca di lasciar perdere e di conviverci fingendo di combatterla con l' ordinaria amministrazione, la sinistra finge di voler reprimere con leggi apposite colpendo alla fine con la repressione soprattutto le vittime, per legge, associate ai carnefici.
DUOSICILIANO O MERIDIONALE?
Il termine "duosiciliano" e’ stato coniato di recente e, pertanto, confermiamo che esso non ha un vero e proprio fondamento storico.
E’ anche vero, pero’, che il termine Duesicilie esiste da sempre, sin dalla fondazione, infatti, il re, di quel regno che dapprima si chiamera’ Regno di Sicilia, e’ dichiarato come rex utriusque Siciliae (anno 1130).
Infine, il regno che Inglesi e Francesi devastarono, dandolo in pasto ai collaborazionisti piemontesi, si chiamava Duesicilie.
Noi pero’ non intendiamo fare filologia storica: oggi usiamo il termine Duesicilie e Duosiciliano perche’ leghiamo queste parole all'azione di revisione storico-culturale innescata da oltre un decennio.
La prima necessita’ scaturisce dalla indiscussa differenza che intercorre tra i nostri cittadini di ieri e quelli di oggi, infatti, se ieri i cittadini del Regno delle Duesicilie venivano chiamati "Napolitani", oggi questo termine non ha piu’ senso, essendo di facile confusione con il termine “Napoletano” che vuol dire semplicemente cittadino di Napoli.
D’altra parte ci restava addosso quella denominazione assolutamente generica di "meridionali". Ma tale definizione e’ solo una strumentale e mortificante collocazione geografica colorata di una subdola sudditanza sociale e politica.
A seguito di numerosi ed appassionati dibattiti, e’ maturata la decisione di utilizzare un termine che identificasse coloro che, acquisita una convinzione storica, culturale e morale nuova, venissero distinti e sopraelevati dalla definizione estremamente generica di "meridionali".
Per Duosiciliano, quindi, si identifica un “meridionale”, non necessariamente nato nei territori della nella nostra antica Patria, che conosce la verita’ storica, persegue le finalita’ di giustizia ed equita’ sociale per la nostra Terra, si batte per promuovere l'identita’ del nostro Popolo e per difendere la dignita’ della sua Gente.
Pertanto, non ti infastidire se ti chiamiamo "Duosiciliano" e’ perche’ sei a ragione considerato un nostro Fratello ritrovato nel nome di una Patria derelitta ma ancora viva e di un ideale intramontabile di amore e giustizia per la tua Gente, valori di cui ognuno di noi dovrebbe essere degno di fregiarsene.
Cap. Alessandro Romano
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