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C R O N A C H E - D U O S I C I L I A N E
LENTOCRAZIA di G. Larosa (Dalla finaziaria dei tagli a quella dell' efficienza)
La burocrazia serve ma il problema e': quale burocrazia? Organizzata come? Per fare che? Questo e' il nucleo del problema invece domina un solo interrogativo: quanta? Cioe', quante comunita' montane, province, enti ecc. ci possiamo permettere con i soldi che ci restano? Il problema in realta' non e' questo, o meglio, non e' questo soltanto.
La verita' e' che tutta la burocrazia, utile o meno utile, ha il difetto comune dell' inefficienza, della estrema lunghezza dei suoi procedimenti, dei tempi morti, della mancanza di coordinamento. Questo rende inutili o non remunerativi tutti gli enti e tutte le istituzioni.
Prendiamo un esempio concreto.
L'ARAEN l' agenzia regionale per l' energia d' Abruzzo, ha varato un eccellente accordo di programma con il Ministero dell'Ambiente per l'attuazione di un programma di valorizzazione delle biomasse, che prevede la creazione di filiere complete per lo sfruttamento delle biomasse agro-forestali e residuali con raccolta, trattamento, distribuzione, commercializzazione, utilizzo in impianti per la produzione di energia elettrica e termica.
Con DGR n. 100 del 2007 la Regione Abruzzo ha approvato il protocollo tecnico aggiuntivo che stabilisce le modalità di attuazione dell' accordo.
Eccezionale! Con l' utilizzo dei residui dell' attivita' di pulizia stradale, dei boschi, delle potature degli agricoltori, le povere comunita' montane avrebbero un introito economico notevole, potrebbero disporre dei fondi per le aree terremotate, in piu' contribuirebbero alla produzione di energia da fonti rinnovabili. Ma a che punto siamo?
Se chiamate l' Araen nessuno sa dirvi nulla su quali saranno gli sviluppi di queste belle intenzioni, non dipende piu' da loro ma dalle comunita' montane.
Provate a chiamare le comunita' montane, allora.
Vi risponderanno che non possono fare nient' altro che l' ordinaria amministrazione e quindi nessuna nuova iniziativa fino alla fine del commissariamento e la ristrutturazione che prevede l' accorpamento delle comunita' montane che l' Abruzzo dovra' ridurre drasticamente.
Bene, ci risentiamo a settembre? Settembre? ! La ristrutturazione, se tutto va bene durera' almeno un anno e mezzo! Un anno e mezzo durante il quale nessuno sa cosa fare, non si possono fare nuove iniziative, insomma un tempo morto, il tutto per un banale accorpamento che in una societa' di produzione sarebbe risolto con un paio di mesi al massimo.
Tra un anno e mezzo, magari ci sono elezioni o un'altra finanziaria, un ulteriore ipotesi di accorpamento o di cancellazione delle comunita' montane e allora non si fara' ancora niente per chissa' quanto altro tempo. Forse ed e' un forse piuttosto probabile, il progetto dell' Araen rimarra' lettera morta e purtroppo non e' l'unico progetto interessante che resta cosi' per colpa della lentocrazia.
30 comunita' inefficienti sono certo peggio di 10 inefficienti ma 10 inefficienti sono comunque un costo superiore ai benefici e quindi uno spreco, e' solo una questione di quante comunita' ?.
Se invece le comunita' montane fossero centri di profitto, il problema di una loro riduzione non si porrebbe, o meglio, dato il profitto, si potrebbe valutare quante ce ne possiamo permettere, invertendo la logica della finanziaria dei tagli.
Il ragionamento cioe' funziona al contrario mentre oggi si mira solo a ridurre il problema noi pensiamo che il problema vada risolto per non essere piu' un problema. Per dirla con una frase ad effetto: dalle finanziarie dei tagli a quella della redditivita'.
Il primo problema e' la riduzione dei tempi morti della politica. Non e' possibile che tra elezioni, finanziarie, regionali, provinciali, ecc.. sia piu' il tempo in cui le istituzioni sono ferme a non decidere di quello in cui finalmente si danno una mossa e fanno qualcosa.
Questi tempi vanno ridotti all' essenziale e soprattutto si devono individuare progetti considerati strategici per i quali valga l'eccezione e possano andare avanti anche con commissariamenti e in periodi di transizione.
Secondo punto e' la semplificazione delle procedure.
Con le attuali procedure tutti i servizio tecnici sono sottodimensionati ma, non avendo soldi, regioni, comuni, province, devono ridurre o limitare il personale. Il problema che mantengono in vigore tutte le procedure che richiedono personale! Quindi i tagli riducono ancora di piu' l' efficienza e quindi lo spreco non diminuisce ma aumenta. Allora, se siamo con le tasche vuote, per prima cosa eliminiamo le procedure non essenziali, anche se hanno una loro ragione di essere.
Fare meno ma meglio, diceva Lenin e in questo si puo' tranquillamente concordare con lui. Se l' UOT del comune e' soffocato dalle pratiche da esaminare, rendiamo le pratiche piu' snelle, riduciamo gli elaborati tecnici all' essenziale, invece ogni anno che passa, la quantita' di carta e la complessita' dei documenti da fornire aumentano. Se 10 anni fa bastavano al massimo due ore ad un tecnico per verificare un permesso a costruire, oggi gliene servono minimo 4 e se continua cosi', domani gliene serviranno 16! Stessa cosa per gli enti previdenziali. Avete mai visto un F24 di quelli per pagare i contributi del personale dipendente? Ci sono, oltre all' importo del contributo es di 300 Euro, c'e' un contributo regionale di tre euro, riporti dell' anno precendente che valgono altri 3 Euro, in piu' se hai pagato in ritardo, ti arrivano le more che sono di pochi euro ogni semestre. Per controllare un banale pagamento e far pagare il dovuto, quanti inutili controlli per tre lire? Se invece si stabilisse un unico importo, percentualmente gli altri tributi annessi e connessi e una tariffa unica per tutto l' anno, senza interessi che varrebbero solo a distanza di un anno solare, magari anche piu' alti degli attuali. Sarebbe facilissimo pagare, controllare, gestire e quindi servirebbero meno ore uomo e ci sarebbero anche meno errori. Vale la legge: meno cose devi controllare, meglio controlli.
Ma dove sono le controproposte tecniche ai tagli del governo? Al massimo i burocrati della finta opposizione o delle caste si limitano a tirare la coperta verso i loro interessi. Ovviamente la coperta si accorcia di anno in anno e loro di anno in anno litigano sulla coperta che resta. E' ora, invece, di allungare la coperta e per allungarla serve semplificare, efficientare e favorire la remunerativita' produtttiva, altrimenti appuntamento con i tagli della prossima finanziaria!
O MARCHIONNE O LA VITA!
Cosa scegliereste? Marchionne o la vita? Difficile dare una risposta e molti in questi momenti la evitano, anzi, non sono in grado di darne e quindi si rimettono mestamente alla "democrazia" della fabbrica, divisi tra chi si schiera con la Fiom, senza proporre vie di uscita credibili senon gli inutili scioperi e le manifestazioni di rito e chi, nel nome del realismo, di fatto, si mette con Marchionne e se ne lava le mani. Il problema pero' va risolto: dopo Pomigliano che succedera' nelle centinaia e migliaia di fabbriche che non godono di tanta notorieta'? Noi Comitati parliamo chiaro: il ricatto di Marchionne e' infame ed e' vergognosa la sua velenosa ironia contro presunti fannulloni, visto che lui e i proprietari della sua ditta come il lercio Lapo sono fannulloni miliardari mantenuti con i soldi e le prebende pubbliche di infiniti incentivi che costano miliardi a tutti i contribuenti ma di cui essi solo godono i frutti. Lui e i suoi padroni le ville, i lussi, il potere, non se li sono guadagnati sul campo ma grazie alle sovvenzioni che, quale che sia il governo, non mancano mai per quella multinazionale che fa finta di essere "Italiana" solo quando deve arraffare favori.
Ma, detto questo, resta il problema concreto: che fare? Quale che sia il risultato delle urne a Pomigliano, occorre trovare la via di uscita.
Oggi e' finito il tempo della centralita' della fabbrica, non e' piu' pensabile che gli operai possano avere la forza effettiva di lottare armi pari con la controparte. Dunque serve portare il conflitto, fuori dalla fabbrica. E' da fuori che possiamo fare qualcosa per chi sta dentro, non viceversa, come alcuni ancora credono. Dentro devi scegliere tra sopravvivere e piegarti o finire in mezzo ad una strada. Anche se vincesse la Fiom, domani cosa faranno? Aspetteranno qualche sovvenzione pro-Pomigliano? E chi gliela da? Fuori delle fabbriche, dove non si e' cosi' ricattabili, schedati, sorvegliati a vista, si puo' fare invece molto. Bisogna che vengano premiate le forze che dicono chiaramente che senza protenzionismo non c'e' possibilita' di uscita e non c'e' lotta che tenga. Dobbiamo ottenere un protezionismo europeo, basato sulle aliquote ecosociali da imporre sulle merci in entrata in ciascun paese, aliquote che non farebbero altro che modificare quelle attualmente gia' in uso all' Agenzia delle Dogane, che consentano di correggere le differenze esistenti tra merci prodotte dove il costo del lavoro, i diritti dei lavoratori e le tutele ambientali sono molto diversi dai nostri. Solo ottenendo un simile cambiamento di impostazione politica si puo' ricominciare a vivere, o meglio, a scegliere davvero "la vita" al posto del vile ricatto del parassita Marchionne. Per ottenere questo risultato, tutta la societa' si deve mobilitare, questa deve essere la priorita' di qualsiasi battaglia, non le sterili polemiche su bavagli e matrimoni, solo cosi' possiamo cambiare le cose per chi sta dentro la fabbrica e non solo per loro! Una volta che produrre tornera' a rendere senza bisogno di incentivi e prebende ad personam, si potra' anche buttare fuori Marchionne e i suoi Lapo, trasformare Pomigliano in una nuova Pietrarsa di borbonica memoria, dove i dipendenti potrebbero dar vita ad una cooperativa, stile il Falansterio di San Leucio che 150 anni fa fu devastato e chiuso dai criminali invasori per i quali in questi giorni si fa festa. Ma ne' la Fiom ne' altri hanno il coraggio di imboccare questa strada, al momento di siamo solo noi. E' bene che se ne prenda atto!
IL 18 APRILE BUONA MONNEZZA A TUTTI! ricevuto da Silvio Mancinelli
per contatti: Cinzia Curini
Mentre il Comune si prepara ad accogliere il Santo Padre a Sulmona, perché non pensare a mantenere e valorizzare la bellezza dei nostri tesori storico-naturalistici? Almeno per poterne godere noi, prima di poterli offrire al turismo religioso e non. Purtroppo il campo da calcio situato tra l’Abbazia Celestiniana e l’Eremo di S. Onofrio, nel territorio del Comune di Sulmona, luogo panoramico di notevole bellezza, versa attualmente in uno stato di quasi totale abbandono. Una vegetazione incolta lo ricopre ed è invaso da cumuli di spazzatura, nonostante sia visitato dai cittadini della vallata per fare sport all’aria aperta, per passeggiate e altre svariate attività, come si evince dalle tracce lasciate (pattume di ogni genere, incluso lo scarico abusivo di materiali ed elettrodomestici). Come associazione Agenzia 21 per lo Sviluppo Sostenibile abbiamo invitato il Comune a una gestione più attenta dello spazio suddetto, e invitiamo la popolazionea partecipare a una raccolta volontaria del pattume nella giornata di domenica 18 aprile 2010, come cittadini civili impegnati a mantenere accessibile un bene comune di cui la collettività ha diritto di usufruire nelle condizioni dettate dal senso civico. L’Assessore del Comune di Sulmona, Mauro Tirabassi, si è impegnato a fornire gli strumenti necessari per la raccolta, il successivo smaltimento dei rifiuti, la tosatura dell’erba, e a fornire il campo da calcio di raccoglitori della spazzatura, ora del tutto assenti, in vista della futura raccolta differenziata; l’Assessore Enea Di Ianni ha mostrato la sua disponibilità e quella della Protezione Civile nel partecipare attivamente all’iniziativa. Questo “eco-appuntamento” intende essere un primo passo per aumentare la sensibilità e stimolare l’interesse di noi cittadini alla valorizzazione di un luogo di facile fruibilità oltre che di notevole bellezza, situato ai margini del Parco Nazionale della Majella. Per una sua rivitalizzazione Agenzia 21 si sta muovendo per portare avanti un dialogo con il Comune al fine di caratterizzarlo come luogo privilegiato per l’organizzazione di eventi e iniziative di carattere sociale, culturale e comunitario, in collaborazione con altre realtà del territorio. L’elevato numero di adesioni spontanee fin qui raccolte (associazioni culturali, cooperative, comitati e gruppi scout) senza alcuna forma di finanziamento, dimostra la volontà comune di agire per una più consapevole valorizzazione dell’area Celestiniana, caratterizzata da enormi possibilità attrattive per il turismo culturale e religioso. Tuttavia è importante consolidare un senso civico di cui abbiamo sempre più necessità, stimolando al contempo i giovani e la cittadinanza tutta a un maggiore rispetto per l’ambiente e per il nostro stesso territorio. Ogni associazione, singolo o partner porterà il suo piccolo contributo alla giornata, in cui ci saranno momenti di educazione ambientale per grandi e piccoli, workshop sul riciclo creativo, sport, musica e danze tradizionali. Nel caso dovesse piovere saranno allestite delle tende. Si invita la cittadinanza a partecipare con scarpe adatte, guanti da lavoro e pranzo al sacco. Si invita chi può a portare rastrelli e secchi per la raccolta e altre attrezzature disponibili. Non c’è limite di età, educhiamo noi stessi ad apprezzare e valorizzare i tesori invidiabili che vanta il nostro territorio.
CHIEDI AIUTO E TI MANDANO LA FINANZA di Silvio Mancinelli
La Magistratura e la Guardia di Finanza sono ormai la moderna inquisizione, forza suprema ed indiscutibile che interviene per qualsiasi evenienza a chiudere brutalmente qualsiasi forma di confronto o di dissenso. E' la fine del dibattito politico, dello scambio dei punti di vista ma anche della risposta a richieste, rivendicazioni o critiche. Non si risponde, non si discute, si cerca di dimostrare che l' interlocutore ha qualche colpa o qualcosa di cui puo' essere accusato e cosi' non c'e' piu' bisogno di rendere conto nel merito. L'accusa, poi, e' sparata su giornali, su internet, su qualsiasi mezzo di comunicazione esistente ed e' a senso unico, senza possibilita' di risposta o smentita con uguale forza di comunicazione. A Sulmona abbiamo toccato il fondo. La citta' e' moribonda: posti di lavoro nelle industrie cancellati, centro storico lesionato dal terremoto, fuga degli ultimi giovani. E' una citta' condannata a sparire nel vecchiume, nel cadente e nel miserabile. Risposte? Zero. Il caso emblematico di come vanno le cose e' quello di Rosanna Sebastiani, la donna che ha fatto lo sciopero della fame in quanto voleva tornare nella sua casa da terremotata, che e' stata, per un po' di tempo la paladina della ricostruzione e della speranza di rinascita del centro storico. Finito il clamore del post terremoto, e' sceso il silenzio, preparavano risposte concrete per la citta'? No! Preparavano lo scandalo per chiudere l' argomento. Ora, infatti, si scopre che la donna secondo la fonte Ansa “Oltre alla casa resa inagibile dal terremoto risulta proprietaria, di garage e altri spazi in via Gramsci a Sulmona, di una casa di sei vani in via Atri e di un fabbricato a Montesilvano (Pescara) in via Agostinone e di un ristorante a Sulmona dove percepisce un affitto di 1.500 euro mensili. Proprietari di immobili a Sulmona risultano essere anche il marito e il figlio della donna”. E uno subito potrebbe pensare: “ ecco un’altra che ci vuole prendere per il culo”. Ma è veramente così? Senza entrare nel merito ( la donna porterà i suoi documenti e si vedrà chi ha ragione), qui la questione di fondo e' diversa. Perché se una persona va dalla regione e dal prefetto per denunciare una situazione drammatica reale non solo sua, viene sottoposta ad una indagine? In questo caso si dovrebbe chiedere una risposta al prefetto Gabrielli, perché leggendo gli articoli online, è lui che sollecita il sindaco nella indagine. E perché l'assessore Federico è intervenuto così in maniera subdola? Poteva direttamente andare dalla Sebastiani e chiederle se effettivamente esistevano altri posti dove poteva risiedere, di sua proprietà. Invece no. In tutto ciò che si trova online non c’è una parola di un membro della maggioranza per la soluzione dei problemi causati dal terremoto che riguardano i sulmontini, specie gli sfollati. È deprimente! A noi degli averi della signora Sebastiani non importa nulla, buon per lei se ne ha in abbondanza, cio' che ci interessa e' una risposta alle domande che la sua protesta poneva, risposta dovuta a tutti, non a lei esclusivamente. In secondo luogo troviamo miserabile l'impiego della finanza e delle denunce ad uso di bavaglio. Quanto alla signora Sebastiani possiamo criticare il fatto che avrebbe dovuto chiarire senza lasciare sospetti che lo sciopero della fame era per lo stato generale delle cose e non per una sua situazione personale. E questo non è stato fatto adeguatamente, anche se, nelle lettere a Napolitano, alla Regione ed altri enti, non si parla di una situazione personale ma di 2000 persone sfollate nella Valle. In ogni caso la giunta sicuramente ci ha fatto una figuraccia.
ROSARNO: NON BASTA CONDANNARE di G. Larosa.
La rivolta degli immigrati e' stata una rivolta sacrosanta ma e' degenerata in violenze esagerate e indiscriminate, questo ha finito col coagulare la popolazione intorno a chi li' e' in grado di mantenere l' ordine, cioe' la malavita.
Questi in sintesi i fatti.
La delinquenza organizzata ha colto l' occasione per dimostrare che e' lei che comanda, che non sono tollerate rivolte di qualsiasi genere e che e' in grado di avere e gestire consenso.
Un' operazione politica straordinariamente intelligente a cui dobbiamo rispondere con altrettanta intelligenza altrimenti saranno gli ndranghetisti ad uscire super vincitori da questa tragica vicenda.
Prima di tutto e' bene far sapere che, accanto agli orrendi figure che ci hanno mostrato senza sosta in questi giorni, ci sono persone che da anni rischiano la loro vita per assistere i lavoratori immigrati. Costoro sono calabresi e campani, una delle associazioni e' il collettivo Onda Rossa ma non e' il solo. Dunque non e' vero che tutti dormono o sono collusi, che tutti stanno con le ronde criminali. Contro sono in tanto ma non si vedono e direi che e' ora che si facciano vedere come hanno fatto a Locri qualche anno fa ( e Locri e' in Calabria, mica in Svizzera!).
Dobbiamo anche ricordare che la ndrangheta ha ucciso e uccide ogni anno un numero consistente di persone che si ribellano o non sono d'accordo, ne minaccia e ne fa fuggire un numero enorme e non censibile, tutti calabresi. Non ci sono eroici romagnoli o indomiti fiorentini nel loro numero, ne' progressisti della ricca borghesia romana.
Dunque i calabresi pagano un prezzo altissimo per combattere lo status quo imposto dalla malavita e dai suoi complici residenti a Roma che gli hanno consegnato questo territorio da gestire sin dal 1860.
Quindi la dittatura della malavita e l' inazione dello stato colluso non e' un problema di migranti e non migranti, e' un problema comune a tutti quelli che vivono da quelle parti, migranti e non migranti.
Quali risposte dare?
La malavita conta per tre ragioni, 1) perche' e' forte militarmente 2) perche' da risposte ai bisogni di sostentamento della popolazione locale 3) perche' sa anche coagulare un consenso ideologico, a prescindere dalle convenienze economiche e dalla paura che sa incutere.
Serve rispondere a tutte e tre le questioni.
Militarmente.
Abbiamo soldati dovunque, migliaia in giro per il mondo, migliaia a sonnecchiare davanti alle stazioni della metropolitana a Roma come a Milano per occuparsi si e no di qualche ubriacone. A che serve questo esercito? A che servono migliaia di poliziotti, migliaia di finanzieri, migliaia di carabinieri? E' vero che qualche arresto eccellente c'e' stato ma non c'e' mai stato un braccio di ferro serio che abbia dimostrato a chi delinque che la forza sta dall' altra parte. Insomma, non sono un appassionato sostenitore di eserciti e di leggi eccezionali ma e' chiaro che in questo caso ci servono pure queste cose. Siamo al ridicolo che in aereoporto dove non si riscontra un attentato o un episodio grave da decenni c'e' uno spiegamento di forze da paura e ti controllano pure il dentifricio, contro il terrorismo furono varate leggi eccezionali per le quali si rischiava la galera anche per delle banalita' e poi in intere regioni circolano impunemente armi e bande armate come nel piu' remoto Afganistan. Non facciamo prendere in giro! E' chiaro che c'e' una collusione. Quindi lanciamo una proposta provocatoria: siccome ogni anno muoiono decine di persone ammazzate, via i soldati dall'Afganistan e dispieghiamo le stesse forze nei nostri territori dominati dal crimine e si inizino battute di caccia al mafioso casa per casa, come in Afganistan e in Iraq, ma almeno con qualche ragione.
Economicamente.
Se un chilo di mandarini costa al massimo 2 Euro al supermercato piu' caro e al produttore ne vanno non piu' di 20centesimi nella migliore delle ipotesi, facciamo due conti.
Un chilo si raccoglie a correre come fulmini in 1 minuto. In un ora 60 chili. Totale 12E l' ora. Se consideriamo che bisogna considerare che la piantagione va manutenuta, potata, bisogna dare le medicine, concimare, tutto questo costa minimo un 20% dei 12 euri, restano ancora circa 8.5E/h. Per non fallire la manodopera per la sola raccolta non puo' costare piu' di 5 Euri cioe' quasi il 70%. il resto 30% devono essere divise tra tasse e costi di infrastruttura, attrezzature, ecc e un 10% e' il reddito di impresa minimo per sopravvivere. La paga giusta sarebbe 40E/giorno, contributi compresi, quindi, in regola sono circa 28E/giorno. Una autentica miseria non molto lontana da quanto si corrisponde oggi ai poveri schiavi.
Questo nella migliore delle ipotesi, la media ovviamente e' piu' bassa e i costi, mediamente, sono piu' alti. Siccome la cifra piu' giusta per assicurare un minimo di decenza per chi lavora dovrebbe essere almeno di 50E/g piu' contributi, cioe' il doppio (80E/gg) di quanto oggi possibile nel migliore dei casi, e' chiaro che si devono imporre dei prezzi mimini obbligatori da corrispondere a chi produce altrimenti inutile fare i piagnoni contro gli schiavisti! Una volta assicurato un minimo decente si puo' dare letteralmente la caccia all' uomo agli schiavisti perche' non avrebbero piu' ragione di esistere, altrimenti significa che gli schiavisti vanno bene purche' nascondano bene i loro schiavi cosi' non li vediamo. D'altra parte perche' si accetta questo per il caffe' equosolidale dell' Honduras e non puo' essere preteso per legge per i nostri mandarini?
Culturalmente.
Quella merda di Maroni e' uno dei tanti che specula e guadagna voti e potere facendo crescere l' incivilta' ed un errato senso dell' appartenenza e dell'identita' plaudendo a chi sbava odio contro gli stranieri. Quei massoni di Repubblica e compagni speculano sull' opposto, sul falso buonismo che gode nel cercare il razzista e il mafioso della porta accanto, il tutto ad uso e consumo della piu' lercia borghesia romana pasciuta e sazia che cosi' puo' sentirsi buona e giusta. Queste due forme di subcultura per popolo bue hanno compiuto una autentica devastazione intellettuale e morale, bisogna dissociarsi da entrambe. Occorre pero' anche impegnarsi nella promozione del lato buono e resistente dei popoli che vivono sotto il dominio della malavita. Non e' possibile che non esista mai una sola inchiesta che metta in risalto gli aspetti positivi e le ragioni dei migliori da portare come esempio e come "tipici del posto", non come eccezioni fuori dal mondo, invece esiste un razzismo di comodo che si occupa di noi Duosiciliani solo per dire male, solo quando si tratta di evidenziare le colpe (che non e che non ci siano, lo ripeto). Dare delle ragioni di orgoglio per la propria gente e la propria terra e' la prima medicina contro le degenerazioni e la migliore iniezione per il coraggio, due cose che a noi duosiciliani servono e che non per niente i banditi di Repubblica cercano di toglierci per lasciarci solo la vergogna per noi stessi, in perfetto stile risorgimentalista. Dobbiamo pretendere che si riscriva la schifosa storia ufficiale che insegna a vergognarsi delle Duesicilie, occorre riscrivere la storia recente per dimostrare che contro le mafie i morti sono sempre i nostri e sono tanti ogni anno mentre gli altri parlano e si lucidano la bocca con le parole di sdegno contro le nostre meschine connivenze.
Contro la mafia crepano i siciliani e sono solo loro che si ribellano, contro la ndrangheta si ribellano i calabresi e sono solo loro che muoiono e cosi' via per tutte le varianti del crimine che opprime le nostre regioni.
A proposito, visto che gli schiavi si trovano anche nei laboratori tessili della Toscana, dove gente dell' asia vive e lavora esattamente come i nigeriani della Calabria, vorrei chiedere: quale moto di popolo c'e' mai stato per denunciare e combattere questa schiavitu' che e' anche li e non e' difficile da vedere? Li' non c'e' ndrangheta che spara e minaccia chi parla ma, appunto chi parla? Come mai non fioccano le denunce, com'e' che agli schiavisti non gli si rende la vita impossibile? Prima di sputare sui calabresi guardatevi allo specchio!
ETICA E SUPERMERCATO il buon esempio dell' Auchan
Rete Sud aveva lanciato l' appello: in alcuni supermercati e' in vendita una statuetta offensiva verso il Natale e' profondamente diseducativa per i bambini.
Una vergogna vera e propria, l' ennesima porcheria fatta passare per un gioco, sia pure pesante.
Si trattava di una statuetta per il presepe, raffigurava un pastore che defecava abbondantemente.
Abbiamo rilanciato l' appello che recitava:
"L'attacco al Natale, la più grande festa della cristianità, continua. Cari amici e compatrioti, un utente di Facebook ha pubblicato le immagini relative alla statuina di un "pastore" da presepio in atteggiamento assolutamente indecoroso oltre che rivoltante. Per vedere le immagini basta che cliccate sui link sottostanti. In effetti alcuni inviati della nostra redazione hanno potuto comprare il cosiddetto pastore presso i centri Auchan. E' imbustato, made in Tunisia ed importato da Euromarchi Italy. Invitiamo, chi ritiene questa immagine impresentabile ai bambini (che sono i veri destinatari del Presepe) oltre che veramente volgare ed offensiva, ad associarsi a noi nell'inviare una propria nota di protesta alle mail sottoelencate. Se tolleriamo ora queste offese alla decenza ed irriguardose verso un irrinunciabile punto di riferimento delle radici cristiani proprie del Sud in particolare, non stracciamoci le vesti se in futuro si imbatteremo in statue di pastori in atteggiamenti osceni.
Grazie
La redazione di Rete Sud"
A dir la verita' non contavamo di ottenere dei risultati ma speravamo almeno di far conoscere la nostra protesta, invece, qualcuno ha ascoltato.
Ecco la risposta prontamente ricevuta:
"Da: Carmelo Cavallaro <Carmelo.Cavallaro@auchan.it>
Oggetto: I: avete toccato il fondo! A: a_larosa@yahoo.com Data: Lunedì 2 novembre 2009, 13:22 Buongiorno Sig,r Larosa,
dando seguito alla sua segnalazione, abbiamo dato disposizione a tutti i nostri Ipermercati di ritirare immediatamente il prodotto dalla vendita.
Scusandoci per l’accaduto, la salutiamo cordialmente.
Cavallaro Carmelo"
Vogliamo ringraziare Cavallaro e Auchan, hanno dimostrato che la grande distribuzione non e' sempre un gigante senza volto e senza cuore, una entita' impersonale con cui e' impossibile rapportarsi. Noi non ci dimenticheremo di tutto questo, per Natale, quindi, invitiamo ad andare all'Auchan per qualche vostro regalo, e' comodo, economico e soprattutto ha dimostrato, al contrario di altri, che rispetta lo spirito del Natale.
Giulio Larosa
CENTRI STORICI E DEGRADO di G. Larosa e S. Mancinelli
I centri storici di tutte le citta' hanno molte cose in comune ma anche molte differenze. Una cosa e' il centro storico di una citta' famosa in tutto il mondo, una cosa e' quello di un centro minore. Ci sono poi i centri storici delle citta' ricche e quelli delle citta' povere, anche qui sono necessari ulteriori distinguo.
Nelle citta' famose o ricche, non ci sono problemi, qualsiasi investimento e' ripagato dal valore commerciale del sito ma non e' cosi' per le citta' meno note e soprattutto molto piu' povere.
Il centro storico puo' essere una risorsa per il comune ma e' sicuramente anche un grosso costo e altrettanto vale per gli abitanti.
Vivere in una casa del 700 significa, se non si e' ricchi, abitare una stamberga dove i servizi sono pessimi, qualsiasi adeguamento ha costi proibitivi e per poterci vivere si e' costretti a continue spese di mantenimento spesso insostenibili.
Oggi i centri storici sono in buone condizioni solo se ci vivono i ricchi per i quali la casa antica e' uno sfizio che ci si puo' permettere e che si puo' trasformare in una abitazione confortevole che nulla ha da invidiare ad un edificio moderno. Se invece ci vivono i poveri o ai ricchi non interessa e non conviene, allora e' luogo degradato, con case fatiscenti, in genere affittate a studenti, extracomunitari e gente che deve accontentarsi della topaia.
Un centro storico del genere e' un quartiere in agonia.
La maggior parte dei centri storici delle citta' medio-piccole che sono in zone dove la crisi economica e' da lungo tempo gravissima sono cosi'.
Sulmona e' un esempio tipico, nelle Duesicilie esempi simili ce ne sono a centinaia.
Qui edifici semidiroccati hanno ancora uno o due appartamenti abitabili ed abitati, decine di piccoli proprietari senza soldi in ogni stabile in semi abbandono.
"Far rinascere il centro storico", una frase spesso sentita nelle varie campagne elettorali ma come fare? Il comune non ha soldi, gli abitanti non ne hanno e nessuna societa' immobiliare investirebbe mai in un fabbricato dove deve mettere d'accordo molte teste, ognuna delle quali spera sia arrivata l'occasione della sua vita' per arricchirsi, in piu' dove una ristrutturazione comporta la necessita' di opere di ingegneria ed architetturali geniali e costosissime.
Cosi' un po' alla volta, abbandono dopo abbandono, i centri storici si svuotano e decadono.
D'altra parte, chi abiterebbe in un appartamento senza ascensore, magari al terzo piano, dove non puoi arrivare con l' automobile che devi parcheggiare ad un chilometro di distanza, con stanze buie e distribuite una dentro l' altra, come si faceva 300 anni fa?
Questi stabili andrebbero ristrutturati radicalmente, cioe' demoliti nelle parti strutturali, lasciando l' estetica esterna e rifatti con criteri moderni ma questi criteri richiedono una rivoluzione totale delle superfici e in un condominio con 10 proprietari ognuno vorrebbe il suo appartamento di prima o quanto meno gli stessi metri quadrati, cosa generalmente non possibile.
In una zona sismica come Sulmona, poi, il costo di costruzione e' piu' alto che a Roma ma i prezzi sono quelli di Sulmona, cioe' 3 volte piu' bassi della periferia romana. Chi e' interessato ad un simile investimento? Qualcuno ci ha provato e le case sono ancora invendute. Chiunque vede tutti quei cartelli ormai consumati con scritto "vendesi" si fa l' idea che e' meglio stare alla larga da investimenti nel centro storico.
Se i proprietari di uno stabile volessero farlo loro l' investimento di una ristrutturazione profonda avrebbero bisogno di una banca che prestasse i soldi ma con quali garanzie? Con uno stabile semi diroccato si puo' chiedere un prestito col quale si costruiscono il doppio dei metri quadrati in una citta' come Roma? Nessuna banca accetterebbe garanzie del genere e chi ha una seconda casa non metterebbe mai quella casa a garanzia di un appartamento mal ridotto.
In ogni caso conviene costruire fuori dal centro storico.
Ma anche un negozio e' piu' conveniente nel centro commerciale che in un centro storico del genere dove i clienti possono essere al massimo quelli delle vie intorno e ogni tre mesi si devono fare opere di manutenzione o litigare con i vicini per allagamenti, messa in sicurezza, crolli ecc..
Come se ne esce da una situazione del genere in cui il degrado chiama altro degrado e gli abbandoni altri abbandoni?
Siamo in crisi profonda, le industrie sono sparite o sono anche loro agonizzanti, non c'e' lavoro. Ecco una fonte di lavoro che produrrebbe effetti come una nuova industrializzazione: l'ammodernamento di centri storici come quello di Sulmona.
I comuni o lo stato dovrebbero dare dei fondi, anche tipo BOT, spendibili e rivendibili come denaro contante, mirati a rifare completamente interi stabili e quartieri dei centri storici. Verrebero fuori cittadine modello splendide dove una casa vale davvero un piccolo capitale, dove anche uno straniero e' invogliato a comprarsi l' appartamento, specie quella categoria speciale di "straniero" che abbonda nelle Duesicilie, ovvero l'emigrante o il nipote dell' emigrante che vorrebbe avere una casa nella citta' d'origine.
Avremmo centri storici antisismici, con posti auto, ovviamente interrati, con case confortevoli, cablate per tutti i servizi che la modernita' puo' offrire, con appartamenti confortevoli ed esteticamente belli.
Potremmo ripopolarli e distruggere alcune di quelle costruzioni abominevoli e deturpanti venute su negli anni '60, potermmo nuovamente animarli con forni, pizzerie, confettifici, tutte attivita' che con le leggi attuali non si possono svolgere in caseggiati settecenteschi.
I comuni, infine, dovrebbero dare letteralmente GRATIS gli spazi inutilizzati o sotto utilizzati di loro proprieta' o pubblici a privati che vogliano insediare attivita' commerciali o culturali, piuttosto che tenerli nel degrado, meglio darli in gestione.
Infine occorre una profonda ristrutturazione della funzione del centro storico che, nei centri minori deve necessariamente diventare anche il luogo dello svago e delle attivita' extralavorative.
Questi centri storici piu' grandi dovrebbero tornare ad essere anche luogo di aggregazione per gli abitanti dei piccoli centri limitrofi per ridare alla cittadina il ruolo di polo sub-provinciale.
A Sulmona, che prendiamo come esempio negativo per tutti, da anni si parla di un quartiere della cultura formato dal cinema Pacifico, dal teatro Caniglia (costruito con l'autotassazione dei cittadini), una biblioteca e l' auditorium (della Annunziata), tutte infrastrutture che richiamerebbero prima di tutto gente dai paesi vicini.
Si parla, appunto, ma tutto è rimasto lettera morta, anzi il cinema ha chiuso, nonostante gli sforzi fatti da tanti cittadini che hanno anche organizzando una occupazione del cinema.
Comunque una cosa e' chiara, se non si battono strade totalmente nuove, le cittadine medio piccole moriranno e diventeranno serbatoi di degrado come le periferie ghetto delle grandi citta' perche' nel degrado e nella miseria nasce e prolifera altro degrado e violenza.
Invece siamo fermi, chi ha una vecchia casa nel centro storico non vede l' ora di levarsela perche' oggi e' una continua sequela di ordini di puntellamento, di messa in sicurezza, di rattoppi da eseguire per non far piovere nella casa a fianco e cosi' via.
I comuni vanno a caccia di soldi per mantenere se stessi ma se nessuno produce ricchezza c'e' poco da estorcere con le multe, le tasse e gli ordini di puntellamento.
Giulio Larosa e Silvio Mancinelli
I RAPINATORI E I LORO AMICI di G. Larosa
Ricevete sempre piu' spesso telefonate minacciose dalla vostra banca per qualsiasi minimo debordo del vostro povero conto corrente? Immagino di si. La banca e' diventata severa, Draghi, Padoa Schioppa e soci, bacchettano tutti e la vostra banca bacchetta anche lei, vi fa la morale, vi minaccia, vi impone di modificare il mutuo, ovviamente per darvene uno con una rata piu' bassa ma che vi fara' pagare molto di piu' perche' si prenderanno gli interessi sull' interesse. Sono diventate rigorose, queste banche? No. La verita' e' che non hanno piu' molto interesse in chi non si puo' indebitare ulteriormente e non ha piu' alcun risparmio da derubare, quindi, se possibile, vi vogliono levare di torno. Loro hanno trovato altro su cui lucrare e si tratta di qualcosa che saremo sempre noi a dover restituire, anzi, saranno soprattutto i poveri.
Ecco come stanno le cose.
Unicredit, la banca padana collaterale al PD, ha emesso un titolo di credito, insomma una specie di BOT della banca. Niente di strano fin qui. Il BOT, chiamiamolo cosi', ha un rendimento impressionante, mi sembra sia oltre il 5% ed e' destinato esclusivamente ad istituzioni, cioe' ad altre banche o assicurazioni e simili. Non pensate quindi di poterlo comprare anche voi, posto che abbiate qualche soldo ancora nascosto nella pentola o nel materasso. Ovviamente tutte le banche amiche ne hanno comprato fino all'esaurimento. Le banche amiche, a loro volta, cioe' le banche grandi come Unicredit, stanno facendo lo stesso, emettendo titoli simili. Unicredit e le altre naturalmente compreranno a man bassa. Si stanno insomma prestando tra di loro e regalando interessi assolutamente fuori mercato. Perche'? Perche' nessuno Stato potra' permettersi di far fallire banche che sono ormai piu' grandi dello stato ospitante stesso e quindi, quale che sia il governo, lo stato trovera' sempre opportune e continue "iniezioni di liquidita'" per salvarle e quindi permettergli di pagarsi reciprocamente gli elevati tassi di interesse. Le liquidita' che lo stato inietta sono i nostri soldi, la nostra sanita', le nostre pensioni, il nostro guadagno, perche' da li' verranno i prelievi. Sempre piu' imponenti saccheggi a danno dei poveri arriveranno, mascherati da tassa per l' ambiente, fondi per la sicurezza, multe per chi inquina o per chi evade. Infatti nessuno oggi parla piu' di tasse e basta, come per la guerra, nessuno parla piu' di conquiste e razzie ma di interventi umanitari, diffusione della democrazia e via dicendo. Preparatevi, quindi, inquinatori, evasori, automobilisti delinquenti che non riuscite ad arrivare a fine mese: vi daranno la caccia per stroncarvi per ripulirvi di tutto per dare da mangiare alle banche amiche. Franceschini non se ne e' accorto? Non solo perche' legge Repubblica, organo ufficiale delle banche padane. Del delitto che la sua banca sta operando contro noi tutti non fa parola e non ha nulla da dire su questo sporco gioco di decine di miliardi di euro che ci trascinera' alla bancarotta o alla devastazione sociale. In caso dovesse finire al governo ha gia' pronti i bastoni ben colorati di verde, e le manette arcobaleno per i poveracci da rapinare. E Berlusconi? Il premier e' impegnato in importanti affari di famiglia, le banche saranno importanti per nascondere miliardi che altrimenti toccheranno alla mogliettina e poi, che problemi ha? Ha auto lussuosissime e non inquina, ha donato tutto ai figli e quindi non dispone di aziende proprie, per quello che dichiara non ha problemi a pagare le tasse, quindi non evade.... Insomma lasciamolo in pace sto sant' uomo!
Storie di capitalismo all'italiana di Sud colonia: l'Impregilo di E. Riccio Ancora una volta salta fuori il nome di Impregilo da un disastro al Sud, la società lombarda, primo gruppo italiano nel settore costruzioni e grandi opere, è quella che ha costruito l'Ospedale San Salvatore dell'Aquila, gravemente colpito dall'ultimo terremoto. Ma visto che e' stato inaugurato nel 2002 e quindi avrebbe dovuto rispettare la recente normativa antisismica, come e' possibile che abbia subito danni così gravi da comprometterne l'agibilità? La Impregilo, già prima di quest'ultimo gravissimo episodio, ha una lunga serie di disastri e scandali, che forse e' istruttivo conoscere per capire come la storia si ripete e come, fin dalla nascita "risorgimentale", il nostro e' un paese nato male, sotto il segno della corruzione e degli scandali. Per la nascita dell'Impregilo, infatti, dobbiamo tornare al periodo post-unitario nel 1862 e alla storia delle "Strade Ferrate Meridionali". L'appalto per la costruzione delle ferrovie al Sud fu dato scandalosamente ad una società di un parlamentare e ministro (all'epoca il "conflitto di interesse" non era nemmeno nominato...). Un ministro di provenienza mazziniana, Piero Bastogi, che con una banda di 40 ladroni, tra cui Bettino Ricasoli (anche lui considerato "patriota" evidentemente), si aggiudicò l'appalto; Bastogi era presidente della società "Strade Ferrate Meridionali" che poi divenne la "Bastogi SpA" che, tra mazzette e speculazioni, si arricchì ma costruì ben poco al Sud e, con le commesse date sempre ad aziende del Nord come l'appena nata Ansaldo, contribuì pesantemente all'affossamento dell'opificio borbonico di Pietrarsa che era nel 1860 di gran lunga la più importante e attrezzata azienda meccanica per la costruzione di locomotive e materiale per le ferrovie (per altri dettagli su questa vicenda consiglio: "Maledetti Savoia" di L. Del Boca). Poi, quando le Ferrovie furono nazionalizzate ad inizio '900 e nacquero le Ferrovie dello Stato, alla Bastogi fu pagato un lauto compenso per il mancato sfruttamento della concessione e quindi diversificò in altri settori, tra cui le costruzioni e nacque la Cogefar. Quest'ultima, dopo alterne vicende, passò sotto il controllo degli Agnelli e della FIAT, divenne Cogefar-Impresit e fu coinvolta in molti scandali dell'epoca di Tangentopoli. Ovviamente tra scandali e tangenti la società cresceva sempre più fino a diventare, con la fusione con altri gruppi lombardi come la Lodigiani, l'attuale Impregilo S.p.A. che, come si può leggere su Wikipedia, e' un colosso del settore ed opera principalmente nel settore delle grandi opere all'Italia e all'estero; la proprietà si divide tra il gruppo Gavio, i Benetton e Ligresti...i soliti nomi dell'imprenditoria italiana e dei "cavalieri" del lavoro. C'e' quindi un filo nero che coinvolge quasi tutti gli imprenditori italian-padani di oggi ai primi truffatori "risorgimentali" di ieri, il tutto per una continua rapina ai danni del Sud che dura da quasi 150 anni. Cosa hanno fatto questi valenti imprenditori settentrionali negli ultimi anni? All'estero alcuni disastri ambientali in Guatemala, in Colombia ed in Niger (vedi http://www.facebook.com/l.php?u=http://www.terrelibere.it%2Fimpregilo.htm%29%2C ma esempi ugualmente scandalosi e più vicini a noi, sono proprio in Italia negli ultimi anni. Negli ultimi 20 anni in Italia, una delle "perle" è che hanno vinto l'appalto per la gestione del ciclo dei rifiuti in Campania, che meriterebbe un discorso lunghissimo a parte ma basta sintetizzare il tutto nell'inchiesta per la quale i vertici di Impregilo (insieme a Bassolino che avrebbe dovuto controllare...) sono stati rinviati a giudizio dai PM napoletani Noviello e Sirleo per truffa ai danni dello Stato italiano. Poi oltre questo disastro, l'Impregilo ha vinto altri grossi appalti, alcune tratte della SA-RC, che vanno avanti con tempi bibblici, alcune tratte della TAV, che hanno visto lievitare i prezzi al rialzo in modo spropositato rispetto ad opere analoghe in Spagna e Francia...giudicate voi se non hanno tutte le carte in regola per la costruzione del Ponte sullo Stretto! E se il Ponte diventasse tra molti anni un caso di successo, cosa di cui dubito fortemente, cioè se i pedaggi (pagati ovviamente per la maggior parte da calabresi e siciliani) diventeranno un vero e ricco business, ancora una volta la maggior parte dei soldi risalirebbero la penisola da Sud a Nord. Sono o non sono un esempio di azienda italiana onesta e laboriosa? Sono o non sono un'azienda del Nord che porta sviluppo al Sud? Enzo Riccio - Partito del Sud - sez. "Lucio Barone" Roma SENZA LAVORO E POI? di Giulio Larosa
Per chi non l'avesse visto riassumiamo brevemente la prima parte che poi valeva tutto il programma.
Inchiesta nella zona industriale di Altamura dove si producono i divani. Analoga inchiesta poteva essere fatta in qualsiasi zona industriale d'Abruzzo o delle Duesicilie.
In questa zona fino a qualche tempo fa c'era stato un notevole sviluppo di fabbriche, dalle grandi come quella di Natuzzi (Divani & Divani), alle piccole, ai conto terzisti.
Oggi l'area e' un mezzo cimitero di capannoni chiusi e i pochi che producono ancora hanno ridotto drasticamente il numero di operai e molti usano lavoro nero sottopagato spesso con paghe da fame.
I divani intanto arrivano anche dalla Cina, costano poco e sono anche quelli che le piu' grandi delle ditte produttrici stanno commercializzando col loro marchio.
Seguono le immagini di una retata della Guardia di Finanza che irrompe nelle fabbrichette, sequestra libri contabili, manda in tribunale con vari capi di imputazione gli imprenditori nelle cui fabbriche trovano lavoratori fuori regola (praticamente tutte).
Dopo Jacona mostra la situazione del in tribunale dove montagne di cause di questo tipo giacciono per cinque, dieci anni nel caos e nella impotenza totale.
I servizi sono intervallati da interviste a lavoratori rimasti disoccupati o in mobilita'.
Bene, quale analisi e quali risposte vengono date per questo disastro?
A parte quella repressiva, come aumentare il numero dei giudici e magistrati per accelerare i processi, aumentare le forze di polizia e guardia di finanza, niente di altro.
Insomma, se manca il lavoro, la risposta e': arrestare. E poi? Poi, quando anche il lavoro nero scompare, chi resta senza lavoro che fara? Nessuna risposta.
Non intendo dire che chi paga da fame e in nero non debba subire conseguenze, per carita', ma un'inchiesta seria deve prima di tutto chiedersi: perche' quasi tutti finiscono col ricorrere al nero e perche'? E' solo l'ingordigia di cattivi imprenditori o c'e' anche qualcos' altro come causa profonda di tutto cio'? E quelli che chiudono perche' chiudono? Insomma perche' chi e' senza lavoro e' senza lavoro?
Jacona non risponde e nessun'altro risponde: tutti gli interlocutori del programma sono presi dal far vedere al popolo bue che puniscono i cattivi, che lo stato non e' abbastanza organizzato per i processi, come se tutto questo potesse far riempire la pancia di chi resta disoccupato e riaprire le fabbriche che hanno chiuso. La tecnica e' la stessa dei signorotti del '600 che quando arrivava la carestia facevano impiccare qualche fornaio.
Mettiamo che nessuno piu' tenga lavoratori al nero, che ogni fabbrica e laboratorio artigiano si metta a lavorare secondo le norme: per quanto tempo si puo' tenere in piedi un'attivita' nelle attuali condizioni di mercato?
Se a chi produce un divano o dell' acqua ossigenata o cavi per telefono si impone il rispetto e i conseguenti costi di certe leggi che giustamente pretendono certe retribuzioni e certe regole di rispetto dell' ambiente e della sicurezza mentre ad altri e' permesso di comprare questa roba all' estero dove gli stipendi sono da fame e le norme di sicurezza e ambientali non esistono, come si puo' pensare che possa restare in piedi una fabbrica in Italia?
La risposta non e' quella berlusconiana di chiudere un occhio sul nero e sulle irregolarita' o quella veltroniana di arrestare i trasgressori facendo sparire anche il lavoro nero. La risposta deve essere quella di garantire prima di tutto pari condizioni di concorrenza ai prodotti venduti in Italia o meglio in Europa. Prima cosa occorre eliminare le cause della chiusura delle aziende e del ricorso al lavoro sottopagato. Pari concorrenza non vuol dire che si possono vendere solo prodotti fabbricati con certi livelli di retribuzione, di sicurezza e di rispetto ambientale.
Si possono anche accettare sul mercato prodotti esteri dove certi livelli sono piu' bassi ma per questi prodotti occorre imporre delle tasse che li rendano equivalenti a quelli prodotti con oneri sociali ed ambientali maggiori. Sono le ormai note aliquote eco-sociali, cioe' imposte proporzionali al livello di tutela ambientale e salariale del paese di provenienza: piu' bassi sono questi livelli, piu' alta e' la tassa per il prodotto commercializzato.
Fatta una legge del genere e impiegata la finanza, la polizia e i tribunali per punire ferocemente chi evade prima di tutto queste tasse, si puo' cominciare a fare altrettanto con chi evade le leggi nazionali in materia di salari, sicurezza e ambiente.
Altrimenti puniamo solo chi resta a produrre in Italia mentre chi evade producendo all' estero e provocando strage di posti di lavoro qui da noi, viene premiato dal mercato perche vende e dalla legge perche' non lo persegue e non gli chiede quanto paga gli operai o come smaltisce i rifiuti.
Va insomma detto a chiare lettere che la vera colpa del degrado delle condizioni di lavoro e della perdita di tanti posti di lavoro e' proprio delle condizioni di mercato permesse dalla attuale legislazione imposta dai ladri del WTO e delle altre infami istituzioni che regolano il commercio tra gli stati.
Ma non aspettatevi risposte adeguate dal nostro parlamento o, peggio ancora dal parlamento europeo: loro sono impegnati a chiudere gli occhi, a impiccare qualche fornaio e a riempirsi le tasche.
Intanto questo e' il bollettino degli ultimi tre giorni per il solo Abruzzo:
Cpm Solo Donna, chiude oggi i battenti dopo un anno e mezzo di mobilità.
Grazie alle coordinate dei parametri di calcolo fornite dall'Unione Europea,Confesercenti Abruzzo ha calcolato che la realizzazione del nuovo centro commerciale a Sulmona nell'area ex Finmec comporterebbe la perdita di circa 1.225 posti di lavoro nella zona.
I sindacati Filcem-Cgil, Femca-Cisl, Uilcem-Uil, e le rsu, hanno indetto per oggi uno sciopero ed una manifestazione a Bussi contro la chiusura di Evonik Medavox,impianto di produzione di acqua ossigenata
Un controllo svolto dalla Direzione provinciale del lavoro nel corso dell'anno appena trascorso fa emergere un quadro piuttosto preoccupante sulla crescita del lavoro irregolare nella provincia di Chieti dove per altro si è registrato anche un incremento del 40% delle richieste di trasformazione dei contratti a tempo indeterminato in part time.
E' stato firmato ieri, in Provincia a Teramo, l'accordo per la cassa integrazione straordinaria di 167 dipendenti della Industria tessile del Vomano Srl, con sede a Cellino Attanasio
VICENDA DEL TURCO: GLI INTERVENTI Ad oggi abbiamo ricevuto 61 commenti sull' arresto di Del Turco, davvero molti e tanti anche molto articolati e complessi, per cui non e' facile sintetizzare. Tuttavia possiamo individuare quattro categorie principali con cui classificare i vari interventi. 1)Reazioni di incredulita', fondamentalmente la convinzione e' che ci sia si una parte di verita' ma che le responsabilita' di Del Turco sono state esagerate da prove false per motivi politici. Commenti di questo genere sono la maggioranza, ben 24! Gennaro D. ad esempio dubita per l' eccessiva ingenutia' con cui una persona navigata come Del Turco avrebbe agito se fossero vere le accuse. Possibile, dice Gennaro, che il liquidatore del PSI di Craxi non sia stato capace di agire con maggiore accortezza, magari tramite prestanome, faccendieri, societa' di comodo ecc.? 2)In sintonia con l' intervento di G. Larosa (17 interventi). E' il punto di vista di quanti sono convinti che la corruzione non sia un fatto episodico ma soltanto l'ulteriore prova del degrado morale e sociale in cui siamo finiti. Queste persone auspicano tutte, in un modo o nell' altro, una presa di coscienza ed una reazione di riscatto. Appartiene a questo gruppo il comunicato del movimento Citta' per Vivere che pubblichiamo interamente in fondo e quello della redazione di Radio Adriatica. 3)Panettieri o non panettieri, In galera ! 14 persone ci hanno manifestato tutta la loro rabbia per questo ulteriore episodio di malaffare. Antonio M. di Orsogna invita i secondini a sigillare la porta della cella di Del Turco con la saldatrice a filo continuo, Dadda' chiama a raccolta per un assalto ai metaforici forni e fornai per riprenderci il pane che ci spetta. 4)Innocentisti. 6 persone sono convinte che Del Turco sia vittima di una congiura. Particolarmente bella la lettera di Cicco68, compasano di Antonio di Orsogna che ci racconta di come gli siano venute le lacrime quando ha sentito la notizia: lui ha creduto e crede ancora in Del Turco, un uomo di potere che ha mantenuto i modi e le abitudini di un modesto montanaro. Con lui e' Mfelice di Avezzano.
IN GALERA LI PANETTIERI! di G. Larosa Prima di tutto ammetto che sono stato un ingenuo: stimavo Del Turco e ancora adesso faccio fatica ad accettare la verita’, questo non perche’ Del Turco e’ di sinistra ma perche’ e’ uno di noi, uno della nostra gente e per di piu’ uno che ci rappresentava ufficialmente.Non mi accodo, quindi, all’ entusiasmo dei tanti che gioiscono del suo arresto, non mi accodo a chi urla, contento: in galera li panettieri! Per noi questa dev’essere una notizia triste. Per chi non lo sapesse, in galera li panettieri e’ un’antica canzone che celebra ironicamente l’ arresto di fornai speculatori in tempo di carestia, come se con il loro arresto il problema del pane fosse risolto.Ecco Del Turco non e’ che uno di questi panettieri, un volgare speculatore ma nostro il dramma non e’ questo. La soluzione vera dei nostri problemi di sana e onesta amministrazione non e’ l’ arresto del panettiere di turno ma individuare e combattere le cause della carestia che, tra l’altro, genera, tra i tanti mali anche gli speculatori.
Qual’ e’ la carestia, allora, visto che e’ molto facile individuare i panettieri? E’ la crisi morale, esistenziale, ideale del nostro popolo, dei nostri amici, dei nostri fratelli, di noi stessi che siamo nel popolo e del popolo come gli altri.Perche’ non si tratta solo di tangenti ma anche e soprattutto del perche’ si raccoglievano le tangenti. Sapevate perche’ rubava Del Turco? Per comprare qualche senatore e contare di piu’ nel PD! Non ricattava e chiedeva tangenti ai signorotti liberali come certi nostri briganti per comprare i cavalli, i fucili, le munizioni con cui cacciare i Piemontesi invasori e i maiali loro collaboratori che divoravano le nostre ricchezze e affamavano la nostra gente, NO! Del Turco non aveva un progetto rivoluzionario, importante da portare avanti, altrimenti avremmo dovuto aiutarlo a prendere i soldi, perche’ senza soldi non si cantano messe e non si fanno manco le rivoluzioni! NO! Del Turco era un panettiere, quelli volevano avere un po’ di piu’, lui voleva contare un po’ di piu’, non aveva idee da portare avanti, non aveva progetti da portare avanti, doveva solo comprare qualche senatore porco o scemo.Ecco la carestia che ci sta distrugendo, una carestia di idee, di progetti, di etica. Parlo di etica, non di moralismo, ripeto, se servono per la rivoluzione, ecco, io sono il primo che va a chiedere riscatti! Allora non e’ arrestando i panettieri che che sconfiggeremo la carestia, questi si, devono pure essere arrestati, per carita’, ma per vincere questa carestia dobbiamo ogni giorno costruire dentro noi stessi per primi un popolo nuovo e portare avanti una idea di mondo e di uomo diversa da quella miserabile che ci viene propinata. Ad esempio, quando pensiamo allo sviluppo della nostra citta’, della nostra terra, non dobbiamo accettare di trasformarla nel divertimentificio dei deficienti ma dobbiamo pensare a sviluppare le industrie, dobbiamo pretendere che siano buttati via i puttanai con i rincoglioniti che passano tutte le sere a sbronzarsi e a litigare in preda ai fumi dell’ alcool o delle droghe per delle minchiate, via l’ennesima notte bianca del deficiente, dobbiamo lottare perche’ i soldi, i nostri soldi, siano usati per fabbriche, scuole, ospedali e anche per il divertimento ma che sia quello intelligente, sobrio, casereccio, semplice ed economico. Freghiamocene una volta tanto di aumentare la domanda turistica, basta con tutti sti turisti! Qui servono fabbriche, centri di formazione, studi di progettazione, centri di ricerca, contadini e operai, non ancora camerieri, pizzaioli e pagliacci da animazione turistica! Se saremo un popolo operoso e serio, forte e gentile, allora non ci saranno piu’ i panettieri al potere e se qualche panettiere ladro ci scappa, beh, sara’ solo una questione di polizia, non di carestia.
A PROPOSITO DI ZINGARI di G. Larosa
L' assalto ai campi degli zingari a Napoli ha riaperto per l' ennesima volta la discussione su come affrontare la drammatica situazione delle baraccopoli dei Rom e sulla questione zingara in genere.
Intanto occorre un chiarimento preliminare: quelli che vediamo nelle baracche non sono "gli zingari" o, se preferite, "i rom" ma alcuni di essi, in Bosnia, Serbia, Macedonia ve ne sono oltre un milione e non abitano in baracche e non vivono di espedienti.
A Pescara poi, c'e' la piu' importante comunita' di Rom Abruzzesi, una delle piu' importanti comunita' zingare italiane, nessuno di loro vive in baracche e solo una minoranza e' dedita ad attivita' illecite.
Non e' quindi un problema di Rom ma di alcuni Rom, questo e' importante sia nei confronti dei buonisti ad ogni costo sia nei confronti dei soliti razzisti, non abbiamo di fronte il fascinoso "popolo del vento" ma una fascia emarginata e miserabile di quel popolo.
Esiste pero' un problema di arretratezza e miseria in cui intere comunita' sono tenute, come schiave.
Su queste discariche umane comanda e lucra sulla miseria, sull' isolamento e sull' ignoranza una casta infame di sfruttatori.
Dunque il primo obiettivo e' colpire gli sfruttatori ma il secondo, meno urgente ma piu' importante e' quello di offrire vie di scampo a chi e' tenuto in schiavitu'.
Innanzi tutto ci vuole un programma forte nei confronti della tutela dei bambini e delle donne, gli elementi deboli sui quali la piramide della schiavitu' si fonda, cio' comporta una modifica dell' atteggiamento fin ora tenuto di falso buonismo e di familismo considerato sacro solo se si tratta di Rom.
I figli di nessuno e i bambini che nelle loro famiglie subiscono violenze, tra cui va inserito anche l' accattonaggio devono essere tolti dal contesto di degrado e sfruttamento in cui si trovano ed ospitati in collegi protetti dove, fino alla scuola dell' obbligo devono poter studiare e vivere senza pericoli.
Per le ragazze e le donne con i loro bambini vittime di abusi deve essere assicurata analoga protezione in strutture protette in cui imparare un mestiere, a leggere e scrivere. Molti non lo sanno, ma queste donne sono tenute in uno stato di totale ignoranza proprio per tenerle schiave, non sanno leggere ne' scrivere e non sono piu' nemmeno capaci di capire che ore sono per cui vivono come gli animali, secondo se hanno fame mangiano, quando fa buio si dorme, senza nessuna cognizione del tempo o del luogo in cui si trovano.
A coronamento di tutto cio' dobbiamo accettare qualche opera di bonifica vera e propria:
1)fare campi decenti e piccoli, non enormi come quelli attuali, dentro i quali regnano i banditi e la polizia non osa entrare, questo a vantaggio sia dei Rom che dei cittadini che abitano nei quartieri perifierici dove attualmente ci sono queste baraccopoli.
2)dare licenze di lavoro per attivita' per le quali costoro sono piu' portati, creando cooperative di sfasciacarrozze, meccanici per automobili, gommisti o simili, in modo da dare qualche possibilita' di riscatto a qualcuno che ne abbia voglia.
3)fare corsi obbligatori di alfabetizzazione costringendo i minori ad andare a scuola, non come si fa adesso, con inutili tentativi di mandare qualche bambino alla scuola pubblica dove si trovano come pesci fuor d'acqua con bambini fighetti e coccolati che alle elementari gia' usano il computer, pretendere l' integrazione con simili differenze e' da imbecilli.
Servono invece strutture speciali in affiancamento alla scuola pubblica in modo da permettere, per passi successivi una progressiva integrazione con le altre classi.
Infine occorre far rispettare la legalita' usando misure anche drastiche: non e' possibile che possiedano automobli fuori legge, senza bollo, senza assicurazione, senza documenti inequivocabili di proprieta': la polizia, se necessario l' esercito, devono continuamente fare ispezioni e costringere costoro a mettersi in regola.
Altrettanto deve valere per gli altri obblighi e per le spese che tutti i cittadini normali devono affrontare, anche quelli poverissimi con pensione sociale.
In ultimo occorre continuare lo sforzo di promozione della migliore identita e tradizione zingara che l' Opera Nomadi ma anche personalita' illustri dei Rom Abruzzesi stanno facendo da anni: se non si da un orgoglio ad un popolo, se non si valorizzano le sue tradizioni e la sua identita', non e' possibile che si rialzi dal degrado, lo sappiamo bene noi Duosiciliani che da anni dobbiamo combattere contro le menzogne costruite ad arte per dipingerci come la feccia d'Italia.
Insomma per aiutare questa gente e chi bene o male si trova ad abitarci vicino, occorre fare un po' piazza pulita dei pregiudizi, sia in senso buonista che nel senso opposto: una cosa e' certa, pensare di fare come con lo smaltimento delle immondizie porta solo ad aumentare il disastro, certe cose vanno affrontate, non scaricate su qualcun altro.
I NEMICI DEGLI ORSI di Giulio Larosa Intanto tutti dovrebbero rassegnarsi al fatto che gli animali selvatici ormai non vivono e non possono piu' vivere isolati e lontani da ogni contatto con gli uomini. Per quante tutele si possano inventare, a meno di non circondare le aree protette con muri come quello della Palestina, questo contatto e' destinato a diventare sempre piu' stretto. Primo perche' gli orsi e anche i lupi hanno imparato ad avvicinarsi all' uomo e soprattutto ai suoi rifiuti tra i quali trovano piu' nutrimento di quanto ne riescano a reperire nelle aree protette. Secondo perche' anche gli uomini che gravitano sul parco sono diventati troppi. Non sono troppi i residenti che, grazie alla disgraziata legge quadro sui parchi diminuiscono di anno in anno perche' i giovani emigrano ma sono troppi quelli di passaggio, i turisti, quanti in un modo o nell' altro passano per questi posti o circolano nelle zone limitrofe. Bisogna quindi trovare una forma di convivenza e di tutela contemporaneamente.La tutela e' particolarmente difficile perche' non sono i pastori o la gente del posto un pericolo per gli orsi, anche se la propaganda ha continuamente cercato di insinuare che gli orsi abbiano dei nemici tra quanti contestano l' ente parco o non vogliono che il loro comune faccia parte del parco. Per quanti sforzi abbiano fatto per dimostrare questa tesi, nessun caso di uccisione di animali protetti si e' potuto in qualche modo legare a questa causa. La difficolta' e' nel tutelare questi animali da squilibrati, emarginati, deficienti che abbondano sempre di piu' nella nostra societa' del consumo e della demenza. L' ultimo caso di avvelenamento di un orso con una capra avvelenata e' stato proprio dovuto ad un semi demente. Dunque servono i controllori, molti gia' ce ne sono ma ce ne vorrebbero di piu'. In questo modo, pero', quanto costerebbe mantenere il parco? In realta' una economia si puo' gia' fare, perche' l' ente parco e' gestito malissimo, nel sito abbiamo gia' dato notizia di una interrogazione in materia fatta da Mauirizio Acerbo e Caruso. Quindi risparmiare eliminando gli sprechi e quelle risorse destinarle per assumere guardaboschi, veterinari e quanto di utile. Uno dei principali risparmi sarebbe quello di portare la sede del parco a Pescasseroli, eliminando le sedi romane che sono piene di burocrati del tutto inutili. Molti non lo sanno ma il Parco Nazionale d'Abruzzo e' stato trasformato in parco romano e cosi' si sono fregati il parco, o meglio la sua gestione, in particolare le sue risorse economiche. Il Parco d' diventato d'Abruzzo Lazio e Molise perche quattro montagne ricadono nel territorio della regione Lazio anche se diciamolo una volta per tutte NON SONO LAZIO ma Abruzzo, amministrativamente sono Lazio perche' quando hanno fatto le regioni, per favorire in tutto e per tutto Roma hanno voluto togliere all'Abruzzo intere zone che sono storicamente e geograficamente parte integrante dell' Abruzzo. Cosi' per quattro montagne abbiamo perso il parco! Ovviamente immaginate quale utilissimo contributo alla salvaguardia della fauna selvatica tra i monti d' Abruzzo possono dare dagli uffici di Roma! Ma oltre all' aumento dei guardiaboschi quello che serve, come gia' visto nel caso degli incendi, e' il coinvolgimento attivo della popolazione locale che subisce le devastazioni degli incendi e il massacro degli animali. La gente che ci abita in questi posti tiene alla sua terra e alle sue bellezze anche perche' di questo bene o male vive, sono tutti consapevoli che se intorno cresce il degrado questi paesi sono destinati a scomparire. Gli abruzzesi delle zone protette sono come gli orsi bianchi del polo nord: il ghiaccio e' il territorio incontaminato, se sparisce quello non c'e' alternativa all' estinzione. Quindi occorre coinvolgere la popolazione: i giovani, anche i ragazzini, gli appassionati di montagna, le associazioni, si deve creare un coordinamento tra i paesi e organizzare vere e proprie squadre che sorveglino, segnalino, facciano pure qualche piccolo intervento d'emergenza. Questa parte tocca ai sindaci e alle giunte dei paesi che, tra l' altro, ridarebbero anche un interesse per lo stare insieme e fare qualcosa di bello e di utile a tanti ragazzi che oggi spesso vivono nell' attesa della fuga nella citta' piu' vicina per bere al pub o stonarsi in discoteca. Questa parte tocca anche alla Chiesa che organizza tanta gente anche per attivita' non strettamente religiose e tocca pure alle varie associazioni politiche o culturali. Insomma, salviamo la nostra terra e organizziamoci altrimenti nessuno lo fara', continueranno a fare burocrazia, scandalismo, chiacchiere varie e intanto i dementi e i criminali ogni anno faranno sciogliere un pezzo del nostro spazio vitale. LA VIA MERIDIONALE ALL'INTEGRAZIONE RISPOSTA A LA REPUBBLICA DI G.LAROSA
L' articolo inviatoci da Erasmi e' tratto da La Repubblica, il giornale piu' violentemente antimeridionale piu' sfegatatamente risorgimentalista di tutti, percio' va letto bene almeno due volte perche' alla prima lettura e' accattivante, quasi divertente e gradevole.
La via meridionale all´integrazione
di Francesco Merlo inviato da F. Erasmi
E´ difficile trovare le parole giuste, ma bisogna pur raccontare che al sud, a Napoli, a Bari, in Sicilia, nella terra delle mafie e dei quartieri criminali, non ci sono significativi, ripetuti e violenti delitti commessi da stranieri – stupri e ferocia omicida – come avviene nel Nord e nel Centro d´Italia.
Al punto che il prefetto di Catania, la signora Annamaria Cancellieri, mi dice: «Paradossalmente quando rientro a Catania io mi sento più sicura e percepisco subito che la gente ha meno paura qui che a Bologna o a Milano o a Verona». Tra le tante nefandezze locali, infatti, nel Sud non ci sono, per strada, le aggressioni sessuali di disperati e rabbiosi immigrati che sfogano contro le nostre donne gli eccessi che covano dentro. E la cronaca nera non racconta l´arancia meccanica di extracomunitari africani, slavi o rumeni. Il soloassalto in villa che si conosca è avvenuto a Taormina nel settembre del 2005: nove banditi extracomunitari spararono e uccisero il proprietario. Ma da allora nessuno ci ha mai più riprovato. Nel centro di Palermo, anche i mendicanti e i lavavetri non sono così aggressivi come qualche volta a Firenze e a Milano, certamente non come sul Périphérique, al semaforo della Porte de Saint-Cloud, a Parigi, dove ho visto dei lavavetri incarogniti aggrapparsi alle vetture in movimento per estorcere qualche euro. A Lampedusa e a Caltanissetta, dove ci sono due enormi centri di accoglienza, e dove si capisce come la disperazione degli immigrati possa diventare una piaga purulenta, un´infezione che ci tocca e ci contagia tutti, si percepisce disagio ma non paura, certamente non ci sono state violenze contro la popolazione locale né ronde razziste contro gli stranieri. A Palermo, al Circolo del golf, molto frequentato dai professionisti, al giovane cameriere romeno che teme, probabilmente senza motivo, gli effetti del pacchetto-sicurezza, tutti offrono conforto e promettono “protezione legale ´´. Poi si alza un signore, l´avvocato Zappulli, «apolitico», e dice che «qui la gente ha paura dei picciotti dello Zen e non di romeni e rumene che fanno i lavapiatti, le badanti, i muratori, i braccianti, le cameriere e, mi creda, tra loro e Palermo c´è più tolleranza e civiltà di quanta ce n´è tra i palermitani». Eppure, ormai anche il commercio ambulante nella celebre Fiera di Catania ha assunto l´aspetto di un suk multirazziale e la grande piazza del Carmine ogni mattina diventa un´ecclesia di naufraghi, la mecca dei dannati della terra. E´ dunque difficile credere che proprio qui, che solo qui, nel Sud indiavolato, l´abbattimento dei confini geografici abbia abbattuto anche i confini etnici di cui si compone l´identità degli uomini. Si sa che la dignità umana si difende anche con i confini, che ogni uomo è un´isola di identità e che un uomo senza confini non ha profilo, è un concetto filosofico, un´esercitazione teologica. Deve dunque esserci un segreto che regola la convivenza interetnica alla fiera di Catania, dove, a pochi passi gli uni dagli altri, cinesi, senegalesi, mauriziani. e siciliani trafficano tutti in cd pataccati, cinture in similpelle, camicie e cappotti, ciascuno con l´identica merce del vicino, sempre e comunque «made in China» anche quando è stata fatta a Prato, in competizione certo, ma senza aggressività reciproca. Chiedo dunque ad un malandrino di un quartiere caldo, dentro una macelleria dove si vende carne di cavallo, come mai a Roma e a Bologna ci sono violenze e stupri commessi da stranieri e qui no. Ecco la risposta: «Siamo lupi. E in un posto di lupi nessuno può imporci logiche di lupi». E vuole dire che c´è un codice di violenza locale che è vincente. Dunque, se un lavavetri si permette di insistere sino a infastidire, la reazione non è razzista, ma è senza mezzi termini: «A calci in culo e non col codice». E aggiunge: «Se io vado in trasferta a seguire la squadra del Catania, da Firenze a Milano non ho inibizioni, non nascondo la mia sciarpa rosso azzurra e il mio entusiasmo, ma da Roma in giù, anche quando il Catania segna, io per prudenza non mi scompongo, perché so che quelli lì sono come me e li rispetto». Ecco: i rumeni, i polacchi, i cingalesi che vengono nel Sud fanno lo stesso ragionamento e così i meridionali d´Italia diventano africani, cinesi e rumeni come loro. Analogamente a Marsiglia, per esempio, un anno e mezzo fa non c´è stata, se non marginalmente, la famosa rivolta delle banlieues che ha coinvolto tutte le altre città francesi che ospitano la globalizzazione. Come tutti sanno, l´epopea di Marsiglia, quella raccontata per esempio dallo scrittore Jean - Claude Izzo, ha per protagonisti gli immigrati che, arrivati adesso alla terza generazione e diventati francesi, sanno come tenere a bada i nuovi immigrati. Allo stesso modo nel Sud d´Italia niuru ccu niuru non tingi, il nero non colora il nero: i simili solidarizzano. Per tradizione molti meridionali si sentono estranei all´unificazione nazionale che già sulla linea battesimale venne rifiutata con il brigantaggio e il banditismo. L´unità d´Italia è un fenomeno relativamente recente e dunque al contrario del mormorio del Piave – «non passa lo straniero» – qui c´è un silenzio ammiccante e passa lo straniero. Il paradosso meridionale è che il pacchetto-sicurezza viene vissuto con angoscia proprio dalla parte più ricca della popolazione che rischia di perdere servizi a buon mercato, spesso in nero: dai lavoratori domestici a quelli rurali. Nella Piana di Catania la produzione agrumicola e ortiva è affidata agli stranieri, soprattutto rumeni, e così la serricoltura ragusana, e le imprese vitivinicole del Siracusano. Anche la potente flotta peschereccia del Trapanese ha ciurme di stranieri. Come si può far mormorare il Piave? E la sera a Catania, in quel corridoio schiacciato tra la ferrovia e il mare che si chiama «Passiaturi», proprio ai margini del centro storico, battono le giovani prostitute polacche, colombiane, slave, nigeriane, pronte a catturare la preda e a trascinarla nei bassi del vecchio san Berillo, un immondezzaio di case nelle antiche viuzze con il pavimento rifatto. Anche l´immaginario sessuale del brancatismo ha cambiato forme e colori, e pure i magnaccia che tranquillamente controllano, accanto al chiosco delle bibite, sono di tutte le razze ma non più italiani, e non solo perché la mafia e la magnacceria non vanno troppo d´accordo, ma anche perché, come tutti i lavori pesanti, questo è stato appaltato ai parvenu, ai nuovi arrivati. Purché rispettino il codice. Perché qui basta uno schiaffo per ricomporre gerarchie e ridestare le strategie di controllo del territorio. Un mondo illegale, come quello astuto dei meridionali, trova familiare l´illegalità degli immigrati, i loro commerci senza regole, l´uso predatorio del territorio, l´abusivismo, la vita di espedienti. Anche le baraccopoli sono in fondo una vecchia tradizione locale che adesso si rinnova. Il mondo degli immigrati, mondo di disintegrati, è brodo di coltura per gli apocalittici, per tutti quelli che non hanno legami, per i dominatori degli spazi vuoti che sono gli spazi della marginalità. E´ dunque vero che, in generale, nel Sud non c´è xenofobia da parte di chi accoglie e non c´è violenza etnica da parte chi è accolto. Ma è integrazione questa? O invece è adiacenza tra disintegrati, una fusione naturale di disintegrati, come un´acqua che si insinua nella sabbia, un liquido che non trova paratie, resistenza, muri, ma carta assorbente? E´ vero che a ribadire l´identità c´è la religione, le feste di san Gennaro, o di sant´Agata, o di santa Rosalia. Ma si sa che non c´è nulla di più pagano di una festa religiosa nel Sud. E dunque durante queste esplosioni collettive dell´anima antica e oscura della città, gli extracomunitari vendono caramelle e sanguinacci, palloncini e santini, magliette della squadra di calcio e petardi. Un tabaccaio mi racconta che molti immigrati del suo quartiere vengono dallo Sri Lanka e sono tutti grandi consumatori di sigari: «Li lasciano bruciare mentre officiano riti incomprensibili». Non so se è vero. Ma è vero che i tremila Tamil che vivono a Palermo si sono convertiti in massa a santa Rosalia quando – raccontano – la santa ha fatto il miracolo di guarire la bimba della cameriera srilankese di una signora palermitana devotissima. Con il risultato che, da qualche anno ormai, la notte del 4 settembre gli srilankesi vanno in processione lungo la salita del Monte Pellegrino, tre chilometri a piedi come vuole l´antico precetto. Anche i palermitani ci vanno. Ma hanno modernizzato la devozione e dunque prendono la macchina. Eccoci arrivati al nocciolo del paradosso: se è vero che nel resto d´Italia, la speranza è che gli immigrati diventino come noi, forse nel Sud la speranza è che noi diventiamo come loro
BANCA D'ITALIA NON DEGLI ITALIANI La Banca d' Italia nasce poco dopo l' unificazione d' Italia, completata la rapina dei beni del banco di Napoli con cui si colmarono le voragini dei debiti accumulati dal Piemonte e con cui si pagarono le spese dell' invasione, soprattutto quele spese occulte utilizzate per ungere e comprare i personaggi giusti e pagare il reclutamento di molti cosiddetti volontari.
La banca nasce subito come una societa' privata di alcune famiglie di banchieri legati alla casa Savoia, celebri fra tutti i Bastogi ai quali si deve anche la vergognosa distruzione dell' industria ferroviaria delle Duesicilie e il successivo ancora peggiore capitolo degli appalti ad esse relativi.
L' elenco degli azionisti e' sempre stato secretato, solo dal 2005 la Banca d'Italia ha cominciato a pubblicarne l'elenco.
Dunque di chi e' oggi questa Banca d' Italia?
E' di 66 banche, ogni banca ha un certo numero di voti nel c.d.a., piu' o meno proporzionale alle sue azioni.
Di queste 66, la stragrande maggioranza c'e' solo per dare l' impressione di una collegialita' che non esiste, perche' su 613 voti totali, esse dispongono di uno o due voti.
Molte di queste banche, per di piu', sono controllate dalle 10 che sono le vere proprietarie della Banca e che insieme hanno piu' del 50% dei voti (quasi 390 su 613).
Queste sono, con indicati tra parentesi i voti:
Intesa (50), Unicredit (50), gruppo capitalia (74 di cui 42 della Banca di Sicilia che di siciliano ha solo il nome e la sede essendo del gruppo Capitalia), Generali (42), Cassa risp. Bologna (41), INPS (34), Cass, risp. Genova (27), BNL (21), Monte P. Siena (19), Cassa risp. PR e PC (16), Cassa risp. FI (15).
Segue l' elenco dei piccoli proprietari, tra cui c'e' pure la Cassa di risp. di Chieti con un voto ed altre banche simili con titolo di presenza.
Battere moneta ha da sempre rappresentato una delle più importanti espressioni della sovranità statale, nel nostro caso, invece e' una espressione di sovranita' di alcune societa' private.
Il professor Auriti ha combattuto da sempre questa anomalia, con gesti spesso eclatanti, facendo delle cause in tribunale e, soprattutto, con la creazione di una moneta autonoma, il SIMEC, di proprieta' dei cittadini, che per qualche tempo venne usata nella zona di Guardiagrele (CH).
In questo ultimo caso intervenne anche la finanza e pur non potendo dichiarare reato la circolazione ed emissione della moneta guardiagrelese, riusci a far chiudere l' esperimento.
Il Professor Auriti, tra l' altro uno dei fondatori della facolta' di legge di Teramo, pur richiamandosi sempre ai valori della proprieta' collettiva della moneta, pur avendo combattuto in tutti i modi lo strapotere dei grandi gruppi della finanza, ha sempre trovato una generale ostilita' nella sinistra di governo e sottogoverno, cosa intuibile, se vediamo chi sono i principali azionisti della Banca d' Italia ma ha trovato sempre altrettanta ostilita' anche nella destra a-sociale di governo, pur avendo militato attivamente nelle loro file.
E cosi', con le ulteriori fusioni ed acquisti, oggi le cose continuano a peggiorare e la Banca privata d' Italia e' sempre piu' la banca di pochi intimi che dentengono i poteri di controllo effettivo sull' economia nazionale, siccome da li provengono ormai anche personalita' con importanti incarichi politici, ci vuole poco per comprendere chi sia realmente il sovrano nelle democrazie come la nostra, il popolo nella migliore delle ipotesi, certamente non lo e' abbastanza..
Giulio Larosa
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