abruzzo-in-movimento


 

 

 

A B R U Z Z I N M O V I M E N T O
 
 
GUERRA IN LIBIA: BASTA! CDS Abruzzo
 
Con l'articolo del sito invitiamo a firmare la petizione sulla fine dell'impegno militare italiano in Libia.
 
Un missile, mediamente costa circa 500'000€, un ora di missione di un solo aereo minimo 50'000€. Ogni giorno quanti missili vengono sparati? 50? 100? 150? Quanti aerei vanno in missione e per quante ore al giorno? Valutare i costi giornalieri della guerra in Libia e' quasi impossibile ma una cosa e' certa, ha un costo esorbitante e indecente visti gli scopi. Se si trattasse di una causa sacrosanta, si potrebbe anche dire che ne vale la pena ma davvero "vale la pena?"
Questa guerra e' iniziata con un mare di bugie e continua tra le piu' miserabili bugie. Ricordate i 10'000 morti civili della prima settimana di manifestazioni? Le finte fosse comuni della fotografia che mostrava in realta' nient' altro che il cimitero di Tripoli? E i mercenari negri pagati 5'000€ al mese e imbottiti di viagra per violentare le donne? Scemenze! Per di piu' ormai ammesse perfino ufficialmente  come tali, eppure questa guerra continua e si basa ancora su queste idiozie che fanno compagnia ai "funerali islamici in mare"di Osama e alle famose armi di distruzione di massa di Saddam. Con cio' non si vuole difendere o prendere le parti di un regime dittatoriale indifendibile ma, giustamente, riteniamo che, essendo indifendibili anche i suoi nemici e le ragioni autentiche dell' intervento delle grandi potenze, non abbiamo alcuna ragione per spendere cifre astronomiche in una guerra che sta facendo solo disastri.
Quanto ai famosi ribelli, infatti, come si fa a ritenere presentabili ex gerarchi del regime che sanno solo regalare le ricchezze della loro nazione in cambio di bombardamenti e strepitare allahu akbar ogni volta che un aereo di una potenza dichiaratamente laica (possiamo ben dire massonica) e quindi "infedele" getta una bomba sui loro connazionali. A parte questo e massacrare poveri negretti, non sono stati capaci di fare altro. Gia' perche' va detto anche che i signori Fassino che vogliono mettere leggi capestro che ti mandano in galera se dici "vattene negraccio" a uno che ti sta importunando o minacciando, sono gli stessi che stanno facendo una guerra al fianco di soggetti dichiaratamente razzisti. TV e giornali di regime, infatti, non dicono una parola sulle violenze che la popolazione di colore residente nei territori occupati dai ribelli ha subito. Si tratta di violenze razziste ottimamente documentate su video riscontrabili su canali "alternativi", che dimostrano come queste povere vittime non c'entrano niente con i famosi mercenari. In ogni caso, anche se ci fosse qualche "mercenario" tra loro, non si capisce perche' una volta preso prigioniero, sia normale che venga torturato e massacrato se di pelle nera.
Firmare la petizione e chiedere la fine delle ostilita', quindi, e' anche un modo per far capire che siamo stufi di idiozie e di farci trattare da deficienti. Chi manovra deve ricevere un avvertimento chiaro: i popoli d'Europa non sono cretini, sanno chi e' che li sta riducendo in miseria e perche' e ormai stanno individuando con precisione i veri nemici. Infatti, chi ha ordito questa ennesima campagna militare, lo fa col solito scopo: mungere ancora dalle tasche di chi lavora e non arriva a fine mese, per ingrassare che vive alle spalle dei popoli e lucra somme da capogiro. Sono i soliti: complesso militare e industriale, grandi multinazionali, specie del petrolio ma non solo, grandi banche e burocrazie mondialiste. Ma non sono solo loro, perche' in casa nostra hanno i loro servi che lucrano e vivono servendo questi poteri invece che i loro popoli che li hanno eletti e li sostentano. Parliamo di quella marmaglia di ceto politico e affaristico che si assicura enormi somme per mantenere il partito, gli enti inutili dove imbucare mogli, figli e amanti, che non discute mai e poi mai qualsiasi imposizione viene dalla Nato, dal FMI, dalla BCE, dall' UE e che litiga fino allo spasimo su qualunque progetto riguarda invece i suoi cittadini, finendo col non combinare mai niente di utile per farci risollevare un po' la china. Trovate una differenza tra La Russa e Fassino su questa inutile e sporca guerra? NO. Qualcuno che impugni i diritti del popolo indebitato verso le banche? NO. Il loro mestiere non e' quello di rappresentare chi li ha eletti e di tutelare i loro valori e le loro tasche ma al contrario, di promuovere i finti valori e di fare gli interessi dei grandi poteri non eletti dal popolo. Dire no a questa guerra, quindi e' come dire si al referendum sull' acqua prima che vi si fossero accodati vilmente tutti dopo che ormai aveva vinto. Anche in quel caso, al dila' della questione tecnica, si e' detto chiaramente che nessuno crede piu' alla favola delle privatizzazioni e che ormai tutti sappiamo che sono servite solo a devastare cio' che era pubblico e succhiare altri soldi ai cittadini. Anche con questa guerra e' lo stesso: non crediamo piu' alle favole sugli interventi umanitari perche' sappiamo che serve per ingrassare i soliti porci. Dato che noi siamo rimasti senza un soldo, ora basta!
 

 

 
 
 
 
 
 DEBITI PUBBLICI E PRIVATI di G. Larosa
 
Siamo sempre piu' poveri, sempre piu' indebitati e chi riscuote lo fa con sempre maggiore ferocia. Sopra tutti, una elite infame cerca di dividere la gente, indicando, in ogni categoria, il "cattivo" da usare ad emblema
 
 

Ieri c'e' stata una manifestazione a Roma contro Equitalia, una piccola manifestazione di Sardi, Campani e Abruzzesi, dove non erano ammessi simboli di partito. Un migliaio di persone, una avanguardia ma rappresentativa di un disagio forte e di una grande massa di popolazione che ancora non ha il coraggio e la forza di prendere la parola.

Sono gli indebitati, una categoria dannata perche' chi vi appartiene ancora si vergogna di appartenervi e tace, sperando da solo di poter uscire dal baratro in cui precipita sempre di piu'.

Ma da soli non ci si puo' riuscire, a meno di non vincere una somma consistente al superenalotto.

Chi non paga e' pubblicamente umiliato e indicato come un nemico della societa', una merda umana che per il proprio lucro toglie risorse per il bene comune.

Sporche menzogne alle quali e' ora che la gente smetta di credere o di far finta di credere. Certo, tra chi non riesce a pagare tasse e contributi o multe ci sono pure i furbi e i gaglioffi, ma anche tra i precari c'e' chi non ha voglia di fare niente ed e' buono solo a pretendere il posto fisso, anche tra gli operai ci sono i fannulloni che cercano solo scuse per non fare, anche tra i dipendenti pubblici ci sono i ladri e i fancazzisti, anche tra gli studenti c'e' chi vuole solo fare "filone"..... insomma, ovunque c'e' disagio e protesta c'e' anche gente impresentabile, se aspettiamo di avere tutti puri e perfetti per partecipare ad una giusta rivolta non protesteremo mai per nessun motivo. La verita' e' che la maggior parte delle persone e delle imprese che sta nei casini non vive col netto di cio' che guadagna ma col lordo, perche' il "netto" e' un falso "netto". Spiego: e' cosa normale che se prendi un lavoro, ad esempio un impianto elettrico di un locale, devi fare il prezzo piu' basso perche' nessuno si limita a far fare un lavoro senza un po' di confronti. Qundi quello e' gia' il minimo vitale per il lavoro che ti hanno chiesto di fare. Poi, i soldi arrivano a pezzi e bocconi, e per averli occorre sempre fare qualcosa in piu' di quanto offerto e le varianti, gli imprevisti, a meno di non trovare un benefattore, non vengono solitamente pagati. Alla fine se erano 2'000E+400E di Iva in cui 400E erano il guadagno e 1600 spese, ecco che di fatto ti ritrovi ad aver speso 2000E e quindi per campare ecco presi i 400 dell' IVA. Poi, quando arrivera' da pagare l'IVA i soldi non ci sono. In piu' ogni tanto arriva un imprevisto: la multa, l'assicurazione da pagare, la revisione, oppure i lavori di ristrutturazione del condominio che casca a pezzi, una malattia.... Da dove si prendono i soldi per i propri imprevisti? O non si prendono e quindi non si paga o si prendono dai fondi cassa per pagare le tasse o i contributi e cosi'.... si affonda. Senza una colpa, senza malizia, senza loschi fini, solo per fronteggiare un continuo flusso di "imprevisti" impagabili. E Equitalia e lo stato non aiutano chi vuole pagare. Un debito non pagato viene aumentato del 50%, del 100%, perfino del 500%! Un conoscente si e' trovato una cartella da pagare di quasi 5'000E per un mancato pagamento di 1'000E di cinque anni prima. Un aumento di quasi il 100% annuo! Invece di fargli rateizzare i 1'000E gli hanno preteso 5'000E tutti assieme. Per un conguaglio di ben 5 anni l'ENEL ha presentato un conto di 2600€ ad un altro pover'uomo: erano tutti 10euro, 30 euro in piu' per ogni mese di cinque anni che non erano stati richiesti in bolletta e ora venivano pretesi non solo tutti insieme ma con ciascuno una mora da pagare per il ritardato pagamento, piu' una multa, e quindi ai circa 1'000€ di conguaglio dovuto se ne sommavano altri 1'600 di penali per ritardato pagamento, come se il poveraccio avesse rubato ogni mese un po' di corrente senza pagarla! Come si fa a sopportare una cosa del genere? Ecco che per chiunque arriva la necessita' di avere un po' di "nero" extra, senza il quale la maggior parte degli artigiani e dei doppiolavoristi morirebbe ma senza il quale anche molti dipendenti morirebbero in caso di simili eventi. E cosi' si cerca il lavoretto, di vendere qualcosa sottobanco.... Col nero si coprono i buchi senza esporsi ad ulteriori pretese di pagamenti che non si riuscirebbero a fronteggiare. Infatti, finitela di credere alla scemenza che "i dipendenti sono gli unici che pagano le tasse al 100%". Quali dipendenti?  A parte che le tasse gliele paga la ditta per cui lavorano e non loro direttamente, il che e' decisamente diverso ma ripeto, quali dipendenti? Un numero enorme di dipendenti fa anche un doppio lavoro per campare, altrimenti affogherebbe e quel lavoro in genere lo fa in nero anche perche' a prezzo pieno, cioe' tasse e contributi compresi, nessuno gli darebbe il lavoro da fare e a loro e, a parita' di prezzo, preferirebbero una ditta specializzata. Dunque una parte di dipendenti evade per necessita' esattamente come altri che fanno gli artigiani. Poi un'altra parte di dipendenti ha qualche provento da affitti, non sempre dichiarati al 100%. E i figli dei dipendenti che non hanno un lavoro da dipendenti? In cosa si distinguono dagli altri lavoratori "autonomi"? Anche loro pagano il 100% delle tasse come i loro genitori o sono figli depravati? Prendiamo atto, tutti: dipendenti e autonomi, pensionati e precari, tutti, senza le differenze istigate da chi lucra sulle divisioni tra poveri fessi, che stiamo ogni giorno perdendo un pezzo del nostro reddito e sprofondando piano, piano verso una vita disperata non per colpa del vicino furbastro o del gaglioffo ineliminabile in ogni categoria e in ogni situazione ma perche' siamo dominati da una elite infame, ingorda e incapace che sta rovinando il mondo pur di contiunare a lucrare. Ogni anno aumentano le entrate fiscali, non c'e' governo che non se ne vanti e ogni anno aumenta il debito pubblico. Ogni anno diminuiscono le spese pubbliche, i dipendenti pubblici, le pensioni..... e il debito aumenta sempre o al meglio resta fisso dov'e'. Perche'? Perche' paghiamo da 40 anni interessi, circa 20 mila miliardi l' anno, su debiti vecchi come il cucco, interessi che aumentano sempre piu' in quanto, non riuscendoli a pagare del tutto, fanno aumentare ulteriormente il debito totale da pagare. E per pagare questi interessi alle banche, si strozza il popolo. E per avere quattrini liquidi da usare per "salvare" le banche si da mandato a societa' di strozzinaggio di prendere i soldi a chi e' in difficolta', ma non e' che chi incarica la societa' gli paga poi il servizio, NO! Nel caso di Equitalia siamo noi che dobbiamo pagare oltre al debito anche il servizio che Equitalia fa per il creditore. Da noi la camorra fa in modo piu' onesto: devi recuperare 10'000E? Di quello che il capobastone riesce a recuperare si fa a meta', non e' che te ne chiedono 15'000! Allora incominciamo ad unire il disagio, a fare fronte comune, senza che i precari rinfaccino agli indebitati che sono evasori, senza che gli autonomi rinfaccino ai precari che sono fancazzisti e cosi' via. Farci beccare tra di noi serve alle canaglie dell' elite per derubarci tutti del nostro diritto a vivere decorosamente. Fatevi furbi, loro e voi sapete chi intendiamo, LORO, sono gia' furbi!

  
 
 
ONNA CON LA FINCANTIERI
 
 
Ci è giunta una Email da Marzia Masiello, che cura le Relazioni Istituzionali per il paese di Onna, quello devastato dal sisma che colpì l’Abruzzo circa 2 anni fa.
Quello che Lei chiede è di sostenere in tutti i modi i lavoratori della Fincantieri di Castellammare e divulgare al massimo la consapevolezza che il loro dramma riguarda tutti, anche chi, come Onna, e' molto lontano dal mare ed ha ancora gravi problemi da risolvere.
 
Marzia scrive:
" Un sacerdote di Castellammare ha partecipato attivamente, subito dopo il terremoto,  non solo per l'organizzazione dell'assistenza ma anche come sostegno alla stessa vita degli aquilani (onnesi) nelle tende.
Per mesi interi con i suoi Giovani di Castellamare si è prodigato per i terremotati di Onna con infaticabile entusiasmo e concretezza, come da ape operaia. Ancora oggi il suo lavoro incessante consente lo sviluppo di relazioni e rapporti significativi, non solo di amicizia ma di solidarietà vera tra le nostre comunità.
Oggi è lui a chiedere aiuto perché una catena di solidarietà possa mobilitarsi per i lavoratori della Fincantieri di Castellammare.
Eccomi qui, a farmi da portavoce, per lui, nel mio piccolo, da onnese, da volontaria e da figlia di operaia che ha vissuto il dramma dello spezzatino Siemes a l'Aquila di cui ancora oggi subiamo le tristi conseguenze.
 
SCRIVO PER CHIEDERE AIUTO A NOME DELLA POPOLAZIONE DI CASTELLAMARE .
È IMPORTANTE  PORTARE IL PIU' POSSIBILE L'ATTENZIONE DEI MEDIA SUL PROBLEMA. DEI DIPENDENTI DELLA FINCANTIERI CHE RISCHIANO IL LICENZIAMENTO.”
 
Intanto ringraziamo Marzia e giriamo ai rappresentanti dei lavoratori della Fincantieri questa importante lettera di solidarieta'.
Veniamo ora al punto della situazione: sembra che Fincantieri sia disposta a ritirare i minacciati licenziamenti ma, attenzione, se questo fa parte del gioco di minacciare 100 per ottenere 50, fingendo di essere andati incontro ai problemi degli operai, malgrado la difficile situazione, non dobbiamo credere che la questione sia risolta, nemmeno momentaneamente.
Fincantieri non mente quando dice che la situazione e' tragica, questo vale per tutta la cantieristica, anche quella che fa barche di lusso.
Ma quello che Fincaniteri non dice e non chiede e che sindacati, governo e pseudo opposizione fanno finta di non sapere e' che la causa autentica della crisi della cantieristica "industriale" e' dovuta all' impostazione che e' stata data da 20 anni alla politica economica della UE con l'aggiunta degli errori di politica delle infrastrutture fatte da tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi 20 anni.
La UE ha imposto politiche di "apertura dei mercati" e di rimozione di ogni forma di sostegno alle industrie nazionali, considerando come sostegno anche il legittimo impiego di correttivi necessari per fronteggiare la concorrenza sleale proveniente dall' estero.
Con simili logiche Fincantieri e' destinata a scomparire o a sopravvivere sempre piu' al ribasso perche' e' impossibile poter fabbricare navi in Italia ad un prezzo concorrenziale non tanto con paesi poveri ma perfino con paesi come la Slovenia che a Capodistria fabbrica le stesse navi che si fanno a Castellammare e a Trieste.
Questo e' un problema che riguarda tutte le industrie e non solo Fincantieri ed e' la ragione fondamentale della deindustrializzazione di tutti i paesi europei e degli USA, nessuno escluso.
Non puoi gareggiare con chi non ha l'Euro iper sopravvalutato, non ha le stesse leggi in materia di inquinamento e tutela ambientale, non ha lo stesso costo della vita e quindi gli stessi salari e non ha le stesse garanzie sindacali.
Percio' , primo, dobbiamo pretendere che si cambi politica, il liberismo idiota imposto da FMI, BCE e altri istituti di porci strapagati e incompetenti che hanno solo fatto disastri in 20 anni di strapotere deve essere gettato nell' immondezzaio della politica economica.
Ma non c'e' solo la UE a fare danni, ci pensano anche i nostri governanti.
Si spendono cifre astronomiche per portare le ferrovie a gareggiare con gli aerei a prezzi quasi uguali a quelli degli aerei, dunque con un vantaggio modesto per gli utilizzatori che non siano danarosi, in piu' si spendono, da 20 anni, cifre enormi per manutenzione e miglioramento di strade, autostrade e linee ferroviarie per le merci mentre non si pensa a utilizzare adeguatamente le autostrade naturali a costo zero di cui l' Italia e le Duesicilie in particolare sono ricchissime. Parliamo delle rotte navali. Si deve potenziare e ottimizzare il trasporto su nave nelle direttrici nord sud tirrenica e adriatica, come per altro aveva stabilito il magnifico governo borbonico prima della devastazione di 150 anni fa che aveva individuato in questo tipo di trasporto quello piu' economico e meno impattante sul territorio.
Con un porto attrezzato in ogni regione, con l' informatica che permette di gestire le merci dalla partenza all' arrivo, ci sarebbe una grande necessita' di navi veloci, di nuovissima tecnologia, che i nostri cantieri sanno fare, in piu', una nave porta l' equivalente di molti treni e consuma l' equivalente di petrolio di un solo treno, senza richedere linee elettriche da manutenere, viadotti da costruire, gallerie ecc... e soprattutto senza intasare strade e autostrade.
Le ferrovie dovrebbero arrivare fino nei porti per prendere le merci dalle navi e portarle nell' interno.
Cosa hanno fatto negli ultimi 30 anni lo vedete affacciandovi dai ponti di Pescara: la linea ferroviaria che e' stata fatta per entrare nel porto e' abbandonata, semidistrutta e addirittura scompare ad un certo punto. Il porto e' insabbiato..... Con una situazione del genere che speranza hanno i poveri operai di Fincantieri?
Percio' non limitiamoci a dire "no ai licenziamenti", diffondiamo la consapevolezza che la soluzione c'e' ma che a questa UE, governo, opposizione, direzione di Fincantieri e sindacati non sono interessati: preferiscono fare la manfrina e tirare a campare.

 

 
 
1861 - 2011 OTTO MARZO L'EMANCIPAZIONE CONTINUA
 
Che senso ha, oggi, da noi, l’ otto marzo? Ridotto ad un ennesimo san Valentino per sole donne, e’ per lo piu’ una giornata carica solo di volgarita’, ipocrisie e trovate commerciali. Profittiamo pero’ della ricorrenza perche’ riteniamo che dopo tanti otto marzo inutili , sia diventato urgente pensare ad una nuova emancipazione, non solo femminile ma anche maschile.

Prima di tutto un bilancio storico. Rispetto a 150 anni fa, quando per liberarsi dalla propria condizione di subordinazione e sfruttamento in cui si trovavano le donne, l’unica possibilita’ era prendere il fucile e diventare brigantessa, oggi le cose sono decisamente cambiate. Continuare con la litania scema tipo “le donne guadagnano meno degli uomini” o sulle idiotissime “quote rosa” significa non avere idea di quale sia oggi il vero macigno che schiaccia in uno stato di degrado non solo le donne, anche se loro soprattutto, ma anche gli uomini e tutto cio’ che relaziona i due sessi nel terzo millennio.

Una effettiva emancipazione c’e’ stata, intendendo con questo termine la conquista di pari diritti civili e politici, l’ elevazione del livello medio di istruzione, l’accesso ai ruoli professionali elevati, ecc.., tuttavia questa emancipazione ha fatto progressi non eccellenti e molto resta ancora da fare, non certo con le quote rosa o altre stronzate istituzionali.
Quella che e’ diventata di massa, invece, che e’ passata come “emancipazione”, soprattutto grazie alla televisione e alla propaganda commerciale in tutti i sensi, e’ un sinonimo dello sbracamento sessuale, cosa diversa dalla liberta’ sessuale, ovvero una erotizzazione esasperata dell’ esistenza, dell’ immagine, delle scelte di vita, senza alcuna profondita’ etica.
Questo sfascio ha compenetrato significativamente anche atteggiamenti e immaginario maschili che in questo solo o comunque soprattutto in questo si sono emancipati rispetto al passato.
Il risultato e’ il disastro che abbiamo sotto gli occhi: stronzi di 50 anni con figli ancora bambini che lasciano tutti all’improvviso per andarsene con la demente di trent’anni a fare gli innamorati, o merde che si sentono uomini moderni e disinibiti perche’ cornificano la moglie con qualche donnaccia magari pure male in arnese conosciuta in chat o zoccolame impiegatizio che dopo un marito si trovano due o tre compagni e con ognuno fanno festone di fidanzamento e altre scemenze con i colleghi, salvo lasciarsi dopo qualche anno piu’ vecchie e piu’ dementi di prima.
Per non parlare di quelle che escono la mattina vestite da strafighe con gonna corta fasciante, tacco a punta, cellulare ultima moda per stare in venti dentro una stanza a infilare numeri e stringhe di programma davanti a un computer tutto il giorno per 600euri e poi si sentono donne moderne perche’ vivono “single” o non vogliono figli! Dov’e’, dico DOV’E l’ emancipazione?
E questo letamaio umano non e’ solo una cosa che riguarda gente volgare o scema, il disastro ci e’ entrato dentro, direttamente o indirettamente colpisce tutti e insozza ogni cosa: a chiunque e’ difficile pensare “altro”, scegliere diversamente, salvare il proprio “mondo ideale”.
Quando si leggono statistiche che mostrano che un matrimonio su tre finisce dall’ avvocato, non c’e’ nessun indice di emancipazione, come lasciano intendere le statistiche di Repubblica che fanno confronti pepati tra aree piu’ evolute e meno evolute, vuol dire solo che non siamo piu’ in grado di promettere, di costruire, di fare insieme.  
Significa ridursi all’ incapacita’ di vivere una vita fuori dal mercato dei san Valentini e delle zozzerie di provincia, non riuscire a concepire il rapporto con l’ altro sesso se non in termini consumisti e banali.
 
Noi da profan mercati, distogliere vogliam gli amori….. Questo dunque, potrebbe essere l’ obiettivo della prossima fase di lotta per l’emancipazione.
 
Servono, cioe’, altre emancipazioni, che non negano quelle autentiche che in parte ci sono state. Serve urgentemente l’ emancipazione dall’erotizzazione consumistica dell’ immaginario, l’emancipazione dalle scelte di vita maladolescenziale, l’emancipazione dall’ incomunicabilita’ e dalla incapacita’ di costruire una vita insieme ad un’altra persona.
Prima di tutto quindi, si deve imparare a rendere la condivisione un piacere. Questo vuol dire riuscire a liberarsi degli egoismi, significa dedicare una parte consistente della propria esistenza a cambiare e cambiarsi, a spostare i propri desideri su un piano sempre piu’ ideale ed elevato, perche’ questi sono desideri non commercializzabili. Ad esempio, quando i figli si fanno grandi, si puo’ cogliere l’occasione per studiare insieme e non in modo competitivo le stesse cose, possibilmente in modo complementare, come imparare a suonare due strumenti diversi e suonare insieme. Altro esempio puo’ essere quello di imparare una lingua nuova in queste scuole moderne molto divertenti e approfondire insieme la conoscenza di una nuova cultura e di un altro popolo. Oppure si puo’ scegliere di approfondire la propria fede in maniera ben diversa dalla noiosa liturgia o di spendere il proprio tempo libero insieme per qualche opera di bene o di interesse comune. Altra cosa interessante puo’ essere quella di occuparsi di un pezzo di terra da coltivare, dove fare l’ olio, o l’ orto, tornare contadini, pastori, magari occupare cosi’ il proprio tempo una volta in pensione, invece di starsene stravaccati tutto il giorno a pensare a che vizio o a che tentazione cedere. Emanciparsi dalla volgarita’ del sistema significa scegliere tutto cio’ che unisce, per cui e’ importante l’aiuto e la collaborazione dell’ altro, che ci rendono giorno per giorno sempre piu’ parte dell’ altro e l’altro parte di noi stessi. Ricordiamoci sempre: loro e, sapete chi intendo, LORO ci vogliono soli, ci vogliono costretti sempre in “tiro”, sempre precari, nell’amore, come nel lavoro perche’ cosi’ siamo piu’ deboli e purtroppo anche piu’ scemi.
 
 
BABBEO NATALE ADDIO! di G. Larosa
 
 
Abbiamo scelto le immagini dalla Palestina per questi auguri di Natale, immagini un po' forti ma necessarie. L' obiettivo e' quello di togliere al Natale questa sua detestabile dimensione consumistica, buonista e ipocrita. Natale non e' la festa della Coca Cola col vecchio cretino panzone vestito in modo ridicolo, ne' quella specie di sagra folcloristica di certi prelati belanti e senza fede. A Natale si festeggia la nascita di un rivoluzionario venuto per cacciare i mercanti dal tempio, per combattere i farisei e i privilegiati, uno che sceglie sin da subito di stare con i poveri e gli oppressi.
Percio' niente auguri con luccichii, immagini serene, festaiole. Fin qui le immagini ma, fuori dalle immagini, come fare per sopravvivere a "queste feste, pur dando un segno contrario? Ovviamente non pretendiamo di metterci fuori dal mondo: viviamo in questa societa' e dobbiamo anche comportarci tenendo conto dei sentimenti di chi ci circonda che potrebbe non comprendere scelte troppo fuori dall' ordinario. Lasciar correre per quei regali per i quali non ci si puo' esimere, come verso i bambini ma associamo i bambini ad un regalo impegnato, ad esempio mandiamoli con una busta a portare un'offerta per qualche associazione benefica o anche a favore di qualche povero qualsiasi anche un poveraccio di quelli che si trovano per strada. Una simile scelta lascia un segno molto forte nel bambino che cosi' recepisce da subito un messaggio natalizio ben diverso da quello della pubblicita'. Per gli altri, invece, es figli, diciamo subito che non vogliamo regali ma che gradiamo fare una cena tutti insieme, per regalo, ognuno portera' qualcosa che si mangera' insieme. Anche in questo caso si evitera' ai figli di scervellarsi su cosa regalare, spendere soldi inutili e si comunica chiaramente che il regalo che si chiede e' la loro compagnia. Lo stesso si puo' fare con gli amici: proponete niente regali tra noi ma una serata insieme al cinema o a pranzo a casa di qualcuno, magari cucinando insieme qualcosa di tipico della nostra tradizione. Altro spreco evitato, soldi risparmiati e soprattutto riconquista per la festa di spazi di socialita' sottratti al mercato e al consumo. Altra idea per le feste e' di organizzare una gita, microturismo tra amici in un paese dei nostri, magari uno di quelli che non conosciamo, dal nome che ci ispira. Per i credenti, infine, consiglierei di organizzare una messa speciale, dedicata ad un tema ben preciso e forte, non la solita' beneficienza che sotto Natale ci viene propinata anche dalla piu' infame delle banche ma qualcosa legato alla fede e alla spiritualita', ad esempio, mettere in offerta un opuscolo con dei commenti alle sacre scritture o un CD fatto in casa con musica e canti sacri della tradizione o una sintesi di citazioni e aforismi tratti dalla bibbia e dai vangeli secondo un tema, tutte cose che si possono "fare in casa", che diventano parte integrante della festa e che gli danno un senso profondo.
Per chi non e' credente vale lo stesso consiglio, si scelga un tema, si organizzi qualcosa dal basso, si impieghi il tempo libero di questi giorni per dare un contributo per un modo migliore e per dare all' ambiente che ci circonda una depurata dalla volgarita' e idiozia che lo inquinano.
Noi del Comitato proponiamo di sostenere gli artigiani palestinesi cristiani che fanno il sapone, costa poco, non sempre vi arrivera' il sapone, qualcuno dell' unica democrazia del medioriente alle volte lo confisca ma statene certi, i dieci euri che gli manderete arriveranno tutti a loro.
 
 
Macerie di democrazia
 
 
La manifestazione di sabato, contrariamente a quanto detto da alcuni, e' stata bella e partecipata. Molte le sigle le adesioni, parecchi i soliti pappagalli venuti per mettersi in mostra e tentare di mettere il loro cappello sull' avvenimento ma le cose per fortuna hanno preso un'altra piega. Particolarmente importante la presenza dei cittadini e dei sindaci dei comuni del cratere: i centri minori sono ancora piu' soli e abbandonati perche', ora che non ci sono piu' i morti a fare notizia, sono rimasti fuori dai riflettori. Tra la folla c'e' anche qualche vecchio amico che ci e' stato vicino nei giorni del terremoto. Vediamo le cifre: nonostante il cattivo tempo e nessuna copertura mediatica, c'erano circa 15'000 persone, questa e' la cifra piu' accreditata e secondo noi anche piuttosto prudenziale. Se teniamo conto che l' Aquila e' ancora una citta' fantasma, tanto che anche alcuni dei nostri non ci tornano da mesi, e' un bel successo. Venuti da fuori Abruzzo quanti? Non piu' di mille -duemila persone, ovvero piu' o meno 30 - 40 autobus e due - trecento automobili con targa "forestiera", quanti ne hanno contati gli addetti ai lavori. Questi numeri devono far riflettere gli organizzatori che tanto hanno insistito per una manifestazione "nazionale". Cosa e quanto ha portato la "nazione"? Quattro gatti e una pletora di esponenti di partito che sono venuti a farsi fare la fotografia. Potevamo risparmiarceli, nulla sarebbe cambiato, la democrazia, quella del parlamento romano, e' davvero in macerie, piu' de l'Aquila. Importante e benemerita invece la presenza di Mia Casa e di Pio Rapagna', questa e' gente che ha presentato proposte concrete, che si batte per una ricostruzione che parta dai poveri, dalle case popolari, dagli ultimi e che non sono venuti con una bandiera per dito il giorno delle fotografie. Noi, Comitati Duesicilie Abruzzo, come richiesto dal segretario nazionale Fiore Marro e come fatto anche a Terzigno, siamo venuti con le bandiere in tasca, come cittadini tra i cittadini ed abbiamo fatto bene perche' i commenti in piazza, non erano particolarmente entusiasmanti verso i presenzialisti. Ora, finiti i botti, come si dice da noi, dobbiamo sgomberare le macerie, anche quelle della democrazia e ricostruire. Dobbiamo riprendere il discorso con le persone concrete, col Mia Casa e con quanti sanno cosa fare e come. Fare pensando di essere da soli, la compagnia rumorosa, per di piu' neanche tanto numerosa non serve, serve coordinare meglio tutti i movimenti e le persone di buona volonta', senza distinzioni di provenienza politica o "impolitica". L'Aquila rinascera', i partiti in macerie resteranno macerie. M.L'Aquilano
  
 
 
 
 
 
SALVIAMO IL LAGO DI BOMBA appello di Milu'
 
Milu' invita tutti a inviare una lettera con la petizione per fermare il progetto di installare la raffineria del Centro Oli sulle sponde del Lago di Bomba, un sito importantissimo per l' economia agroalimentare e pregevole dal punto di vista paesagistico.
 
 
Cari amici,
la nostra illustre conterranea Maria Rita D'Orsogna, attivamente impegnata (come ben sapete) contro la deriva petrolifera nella nostra regione, ci chiede di inviare una lettera raccomandata con sottoscrizione di firme alla Regione Abruzzo per bloccare il progetto di installazione di un centro-oli sulle sponde del lago di Bomba, di cui certo avrete sentito parlare e contro il quale nei giorni scorsi si è già pronunciata con contrarietà la Provincia di Chieti e i Comuni interessati.
La lettera in vari formati è già pronta e scaricabile dal suo blog
Una precedente analoga iniziativa contro Ombrina Mare (il pozzo con annesso centro oli a mare dinanzi alla costa di San Vito) ha già sortito il successo di sospendere temporaneamente il progetto.
Speriamo che un no ampissimo e compatto salvi la nostra meravigliosa regione da scellerati e devastanti interessi economici.
Cordiali saluti a tutti,
Milu' 
 
 
 
DIAMOCI UNA RIPULITA di G. Larosa
 
L' industria del futuro potrebbe essere proprio quella del riciclaggio e dello smaltimento dei rifiuti tossici che giacciono pericolosamente nelle nostre discariche abusive. Ma anche per ripulire il nostro territorio da queste scorie che nel tempo continuano ad accumularsi, occorre fare scelte difficili. Nella pagina dell' economia un articolo di G. Larosa che vuole essere una provocazione sulla quale vi chiediamo di darci un vostro parere scrivendoci all' email del sito.
 
 
Piu' passa il tempo piu' aumentano, invece di diminuire, le discariche abusive e la quantita' di rifiuti tossici e nocivi che non vengono regolarmente smaltiti. Tutto cio' nonostante ci siano sempre meno industrie, leggi sempre piu' severe ed una sempre maggiore attenzione ai problemi ambientali da parte di tutti.
Il problema e' che per smaltire ci vogliono fabbriche in grado di smaltire e soldi per lo smaltimento.
Se le fabbriche non ci sono e quelle che potrebbero essere riconvertite al riciclaggio e allo smaltimento chiudono, i costi sono alle volte esorbitanti perche' le poche che ci sono hanno moltissimo lavoro ed operano, alle volte, in condizioni di quasi monopolio.
Siccome la deindustrializzazione porta miseria e la miseria porta disponibilita' di manod'opera per la criminalita' organizzata, ecco che dove spariscono le industrie, crescono anche le discariche abusive e inquinanti. La gente, dispertata, si sa, puo' facilmente prestarsi agli sporchi affari dei criminali e quando si e' in difficolta', senza soldi per il mutuo, magari con una persona cara che sta male o si rischia di finire in fallimento, certe proposte possono essere accettate anche da persone "normalmente oneste". Risultato paradossale, meno fabbriche piu' inquinamento.
La regione cavia di questo spaventoso esperimento di disastro sociale oltre che ecologico e' la Campania. Possiamo chiamarlo "effetto Campania" la successione di deindustrializzazione, immiserimento, radicamento della criminalita' e degrado ambientale.
L'effetto Campania si e' gia' da tempo diffuso in altre regioni, Sicilia ed Abruzzo in particolare. In Abruzzo sono state scoperte in un paio d'anni, circa 10 grandi discariche di materiali tossici, di cui una, quella di Bussi, la piu' grande mai scoperta in Europa.
Per pulire queste discariche ci vorrebbero oltre 80 milioni di Euro, di cui 60 solo per quella di Bussi e a questi soldi vanno aggiunti quelli necessari per centinaia di altri siti, come la tremenda ex fornace che sta praticamente davanti all'aereoporto di Pescara ed altri siti ex industriali, diventati, nel tempo, luoghi di occultamento di materiale tossico.
L'Abruzzo non ha neanche il 10% dei soldi necessari, la Campania sta percentualmente ancora peggio, la Sicilia potrebbe decontaminare un 30% delle sue discariche abusive censite e il resto? Il resto "resta" o ammucchiato in ecoballe o dentro la stessa discarica con l' aggiunta dei penosi sigilli dei carabinieri.
Ma dove avviene e come avviene lo smaltimento e il riciclaggio? Perche' tutti ostentano il riciclaggio di cartone ed altri rifiuti domestici mentre nessuno fa il conto alle regioni o ai comuni di quanto ricicla e smaltisce degli altri inquinanti, in specie di quelli gia' gettati in discariche abusive. Purtroppo lo smaltimento e il riciclo di questi rifiuti tossici avviene in grandi impianti industriali, di solito stanno all' estero, Francia in primis.
Solo per gli olii, i solventi e le vernici c'e' una certa tradizione in Italia, non solo per questi tipi di rifiuti la ns tecnologia e' tra le piu' avanzate del mondo, un privato che non viene adeguatamente sfruttato.
Un impianto di smaltimento e riciclaggio di olii, solventi e vernici funziona esattamente come una raffineria, anzi, e' una raffineria che permette di riutilizzare nuovamente olii e solventi che spesso, riciclati, hanno caratteristiche fisico chimiche migliori di quelli originari. In piu' non serve altro petrolio perche' la materia prima e' proprio il prodotto da smaltire.
Aumentando la produttivita' dell' industria dello smaltimento e riciclaggio degli olii potremmo stabilire dei patti commerciali con le altre nazioni all' avanguardia per altri tipi di smaltimento e scambiarci le sostanze da smaltire. I costi di smaltimento diminuirebbero drasticamente, anche per il fatto di poter ricommercializzare i prodotti rigenerati.
In piu' avremmo di nuovo industrie d'avanguardia, dove necessita continuamente lavoro di ricerca applicata, manutenzione, dove serve lavoro di alto livello. Ritornerebbe l' effetto industrializzazione ma questa volta l' industrializzazione funziona da elemento disinquinante e rigenerante del territorio.
Certo, una industria del genere inquina a sua volta, ma il bilancio ambientale e' infinitamente positivo: un certo inquinamento in cambio della bonifica e del disinquinamento di grandi aree e soprattutto, col riciclaggio, si deve anche aggiungere il mancato inquinamento per produzione ex novo di questi prodotti.
Inquinare 10 per disinquinare 1000, poterbbe essere lo slogan di questa nuova industrializzazione,
Avremo il coraggio di chiedere e far installare industrie come queste (vedere foto in prima pagina, la Viscolube di Frosinone che ricicla olii e solventi)?
Purtroppo ne dubito, nel frattempo, l' effetto Campania dilaga insieme con la retorica.

 

 

CIVITELLA: CI SAREMO!  Comitato Duesicilie Abruzzo
 
Due giorni di manifestazione - convegno a Civitella del Tronto in occasione della ricorrenza dell'ultimo giorno di resistenza dell'esercito delle Duesicilie.
Sabato 20 ci sara' il convegno presso l'albergo Zunica e domenica 21 la manifestazione sulla fortezza a partire dalle ore 9.30.
Per i Comitati Duesicilie sara' presente anche il presidente nazionale Fiore Marro e non sara' solo una commemorazione.
L'Abruzzo, al contrario della retorica bugiarda dei politici e dei giornali nostrani, non e' un qualcosa di diverso dal resto delle Duesicilie, per fortuna, o purtroppo, ne' e' parte integrante.
Per fortuna perche' ne condivide 800 anni di storia gloriosa e avvincente, una ricchezza di tradizioni fantasiose e affascinanti, il dialetto e tutte le altre caratteristiche etniche, pur tenendo conto della naturale varieta' che contraddistingue ogni regione rispetto alle altre.
Purtropo perche' condividiamo la stessa sorte anche dopo il 1861, in particolare vale anche per noi la "damnatio memoriae" imposta dai conquistatori piemontesi che ha imposto il disprezzo di stato per cio' che siamo e che siamo stati: sin dalla scuola ci insegnano a idolatrare e considerare "Italia" solo tutto cio' che sta sopra il tronto. Il resto e' una appendice fetente per la quale il massimo onore e' di potersi considerare periferia di Roma e prendersi la insignificante denominazione geografica di "centro", una volta rinnegato ogni passato ed ogni identita'.
Ma non e' solo questo. Guardate alla vicenda del terremoto a L'Aquila: piani regolatori che fanno schifo per favorire amici e parenti, costruzioni moderne fatte con la sabbia, inefficienza totale e incapacita' dei politici nostrani, sempre genuflessi agli ordini di qualche segretario di partito nazionale.
Guardate alla vicenda delle discariche abusive di prodotti tossici e nocivi: la piu' famosa e' quella di Bussi, sembra sia la piu' grande d'europa ma ne sono state trovate, nel silenzio degli organi di informazione altre 7 enormi in giro per l' Abruzzo.
Guardate al nostro tessuto industriale: praticamente tutto figlio della Cassa del Mezzogiorno, finita questa, inzia lo smantellamento.
Guardate la sanita': a parte qualche luminosa eccezione in qualche reparto d'avanguardia, come trovate i nostri ospedali?
Guardate ancora al reddito: certo, e' il piu' alto delle Duesicilie ma e' il piu' basso del resto d'Italia, se a questo reddito togliete gli stipendi di chi risiede in Abruzzo ma lavora a Roma o nelle Marche, stiamo sotto la Puglia i cui cittadini, per semplici questioni di chilometraggio non possono fare i pendolari con il cosiddetto "centro", quello vero!
Guardate alle nostre ferrovie: a quale parte di Italia ritenete che appartengano?
Guardate ancora alla burocrazia, avida, feroce, inefficiente, guardate a come si comportano le banche nazionali con le imprese locali, guardate..... insomma, troppe cose dovete guardare per vedere dove ci collocano i "fratelli d' Italia".
E allora siate fieri di essere Duesicilie, come Pugliesi, Calabresi, Siciliani, Lucani e Campani. Siamo vittime della stessa condizione di colonia interna, di appendice del centro nord e questo non per caso ma perche', in quel 1860 siamo stati occupati, rapinati e umiliati, tutti insieme allo stesso modo, da Pantelleria  a Civitella del Tronto.
Serve riprendere coscienza di se, come si diceva una volta e invertire la rotta: essere consapevoli della radice dei propri mali per cambiare anche noi stessi, per stabilire che e' possibile un altro futuro rispetto a quello triste e vergognoso verso il quale ci stanno spingendo.

 

SPERIAMO NELLE CARIOLE di G. Larosa
 
 
Nei giorni scorsi gli aquilani hanno dato una straordinaria prova di autodeterminazione: visto che da aprile 2009 ancora non si e' riusciti a smaltire le macerie, hanno preso carriole, secchi, pale e quanto altro e hanno provveduto da soli alla raccolta.
Contrariamente agli smaltitori ufficiali, che a caro prezzo hanno buttato in discarica tutto senza distinzione, i cittadini hanno prima di tutto recuperato tutto cio' che era ancora utile, mobili, oggetti, materiali e poi hanno differenziato tutto quello che c'era da smaltire. Raccolta differenziata al 100%! Non e' stata, quindi, solo una protesta piuttosto colorita, come la hanno vigliaccamente descritta gli organi di disinformazione ma un vero e proprio inizio di autogestione della ricostruzione, che e' l' unico modo per avere tempi rapidi, ridotte possibilita' di speculazione a costi minimi.
Fin ora malgoverno e finta opposizione avevano organizzato tutta la gestione dell' emergenza prima e della ricostruzione poi, cercando di emarginare al massimo la popolazione che doveva limitarsi ad assistere passivamente.
Costoro vogliono popolo bue e coscienze addormentate.
Cosi' all' emergenza ci hanno pensato centinaia e forse migliaia di professionisti e volontari venuti da tutta l' Italia: non era piu' economico e piu' facile organizzare i residenti in modo che fossero essi stessi protagonisti, per di piu' gratis, dell' organizzazione e della gestione dell' emergenza e dell' assistenza?
Finita, almeno dal punto di vista mediatico, l'emergenza, si e' passati alla ricostruzione e anche per questa sono stati distribuiti appalti ai quattro angoli della penisola.
Non era piu' facile ed economico dare i materiali agli artigiani e ai cittadini aquilani che potevano provvedere di persona ai restauri e alla ricostruzione praticamente quasi gratis?
Se si fosse organizzato un volontariato dei ricostruttori, gruppi organizzati di cittadini diretti da un perito o da un artigiano esperto che sabato e domenica offrivano la loro opera per lavorare alla ricostruzione, a partire dalle loro case, quanto di meno sarebbe costato questo terremoto e quanto piu' velocemente sarebbero stati eseguiti i lavori?
Oggi il movimento delle carriole pone chiaramente queste domande e da solo sta cominciando anche ad operare, senza aspettare direttive o coordinamenti dall'alto che non arrivano.
La prossima mossa quindi deve essere questa: dopo lo smaltimento, iniziare i lavori, comprese le perizie statiche, dato che in citta' ci sono centinaia di ingegneri, architetti e geometri piu' che in grado di fare questi accertamenti e per di piu' disposti a farlo gratuitamente.
Il lavoro svolto puo' essere consuntivato e valorizzato sulla base dei prezzari della Regione Abruzzo, alla fine secondo il lavorato di ciascuno o di ciascun gruppo, puo' essere riconosciuto una parte di questo valore con un buono, fiscale, di credito tipo BOT o in moneta virtuale come gli Scec.
Il volontariato sarebbe almeno in parte ricompensato, sia pure non in moneta sonante.
Ma il movimento delle carriole deve fare presto a dotarsi di una migliore e piu' efficiente organizzazione perche' da Roma gia' stanno allungando le grinfie per mettere le mani sugli ultimi soldi rimasti da spartire.
Sono i 150 milioni di euro, assegnati per le case popolari e mai assegnati dall' aprile 2009. Queste case sono di tutti gli aquilani perche' sono dell' ATER, l' ex istituto case popolari ma i traditori al potere stanno gia' preparandosi a svendere tutto ad un "Provveditorato Interregionale del Lazio, Abruzzo e Sardegna".
Siccome i sardi, poveracci, sappiamo bene che stanno nell' elenco solo per fare figura, tale provveditorato e' in realta' un ente rapace governato dalla regione rapace per antonomasia: il Lazio, ovvero, Roma, dato che il Lazio praticamente non esiste.
L' ente romano, quindi si prendera' la gestione dei 150 milioni e, come c'e' da aspettarsi, saranno utilizzati prioritariamente per far guadagnare ditte, consorzi e professionisti romani.
A centocinquanta anni dalla conquista delle Duesicilie, in Abruzzo si ripete il dramma: distruzioni, saccheggi, traditori e ladri protagonisti ancora di questo nuovo Risorgimento Aquilano. In piccolo, ma piccolo, piccolo, i 150 milioni sono il tesoro del Banco di Napoli rapinato dai Piemontesi e usato per finanziare le regioni del Nord, Bertolaso e Berlusconi potrebbero rappresentare benissimo Garibaldi e Vittorio Emanuele. I briganti sono all' opera con le loro carriole. Quello che ci manca e' un re galantuomo e idealista come il nostro Francesco II ma questa del terremoto e' comunque un'altra brutta storia.
 
NOTA: per informazioni sullo scandalo della ricostruzione contattate il MIA CASA o Pio Rapagna' al numero 0858944932
 

 

IN MEZZO AD UNA STRADA E SUI TETTI di G.Larosa
 
 
La situazione e' disperata, dobbiamo parlare chiaro, non si tratta di un momentaccio, di crisi di un certo settore, di ferite che si possono rimarginare appena ci sara' la famosa ripresa. Non ci sara' nessuna ripresa che fermera' il degrado sociale e produttivo del cosiddetto primo mondo e meno ancora ci sara' nelle sue aree deboli come le Duesicilie e quindi nell' Abruzzo che ne fa parte integrante. Servono risposte diverse da quelle date fin ora. Da Ortona arrivano notizie di chiusura di una delle ultime fabbriche di utensili d' Italia, altre simili vicino Pescara hanno gia' chiuso, il numero di posti di lavoro persi e di ore di CIG e' in continua crescita e in Abruzzo celebra il trionfo superando le altre regioni del cosiddetto mezzogiorno. Decine sono gli esempi in tutte le aree deboli, come le piu' celebri situazioni di Alcoa in Sardegna e Fiat a Termini Imerese.
La folla dei cialtroni a cercare di arraffare il voto di protesta dei disperati aumenta senza nulla aggiungere alla possibile soluzione del problema ma allunga solo la lista di quelli che stanno "vicino agli operai". Un esempio della reale vicinanza, pero', lo dimostrano certe candidature di vecchie baldracche iperliberiste che sono vissute riccamente di prebende e ruberie legalizzate quando e' pieno di sindacalisti o lavoratori colti e preparati che stanno sui tetti o in mezzo alla strada che potevano essere candidati.
A questi cialtroni inutili e dannosi si aggiunge la lista delle brave persone di buona volonta' che cercano di risolvere il problema, ovviamente affrontando una situazione alla volta, senza alcun disegno generale, senza una strategia, senza altro scopo che quello di cercare di tappare la falla in un modo o nell' altro. Brava gente, non dannosa ma spesso quasi del tutto inutile.
Ma quali sono le soluzioni fin ora proposte o cercate per risolvere questi problemi? La principale consiste nel convincere o forzare il proprietario a tenersi la fabbrica, magari offrendo qualche aiutino e riassorbendo un po' di manodopera in servizi socialmente "inutili" o altri impieghi assistenziali.
Ma la situazione non da molti margini di manovra perche' e' impossibile convincere chi sta chiudendo lo stabilimento che deve tenerselo perche' sono vere tutte e due queste considerazioni, nessuna esclusa:
a)le nostre industrie non sono competitive e quindi alla lunga e senza aiuti di vario tipo sono tutte imprese fallimentari
b)produrre in ogni caso non rende o rende molto poco rispetto alla quantita' di problemi che comporta gestire un sito produttivo
Giriamo la domanda ad ognuno di voi lettori: potendo usare un po' di soldi, comprereste un appartamento che potete affittare, comprereste Bot o altri simili prodotti finanziari, o comprereste una ditta artigiana con tre operai?
A meno di pochi filantropi credo che tutti sceglierebbero la prima o la seconda ipotesi e questo per le sole due ragioni che ho elencato prima.
Allora? Ora che questi porci di banchieri e dei loro lacche' politicanti hanno ridotto le basi della nostra economia da agro industriale a speculativa e di rendita, come si fa a cercare un compratore o un padrone che abbia voglia di salvare una fabbrica?
Certo, gli si possono regalare incentivi come quelli vergognosi sulle automobili, fare leggi capestro per favorirli ma questi soldi da chi li prendono? Sempre da altri che producono e lavorano e questi ormai hanno esaurito soldi e pazienza quando non stanno sui tetti o in mezzo ad una strada pure loro.
E quando i prodotti non sono incentivabili, come gli ingranaggi, i mandrini, le molle, le barre di alluminio, come si fa?
Stesso problema per ditte che operano nella telefonia, nelle pulizie, tra poco anche nelle banche.
A proposito di banche voglio segnalare che Unicredit, la banca di famiglia del PD, che ha prima derubato milioni di persone indebitandole, poi si e' mangiata tutti i loro soldi, poi ha fregato montagne di quattrini dallo stato, cioe' da noi, sta segretamente e manco tanto segretamente, spostando attivita' in Romania ed altri paesi con il lavoro a piu' basso costo........ Questo deve essere un pezzo di quell' "altra Italia" che ci stanno preparando e di cui non parlano i manifesti del partito della'Tosco-Romagna.
Intanto una prima considerazione: non capisco perche', in una nazione dove esistono cooperative di migliaia di persone che fanno di tutto, dagli impianti di cogenerazione alla coltivazione delle barbabietole, dove una cooperativa e' gia' incentivata perche' paga come minimo un 40% in meno di tasse, quando si esce dai confini tosco-padani per una industria o per una ditta in crisi l' unica soluzione prospettata e' quella di cercargli un padrone nuovo o di convincere il vecchio a tenersela.
Non si possono trasformare in cooperative, magari offrendo una struttura pubblica creata ad hoc per offrire formazione e consulenza agli ex dipendenti che diventano soci? Con questa semplice trasformazione, da dipendenti in soci, avremmo gia' regalato un incentivo alla ditta perche' paghera' meno tasse ed avremmo risolto il probema di trovare un proprietario. Oltretutto, al contrario degli altri padroni che devono convincersi a beccarsi il sarchiapone e tutte le grane che ne conseguono, i dipendenti soci della cooperativa hanno tutto l' interesse a mandare avanti l' impresa perche' la vita dell' impresa e la loro sopravvivenza coincidono, mentre per il padrone con gli straccali l' impresa e' una fonte modesta di guadagno (dato il suo appetito, ben diverso da quello degli operai) ma una fonte enorme di grane e basta.
Questa soluzione della cooperativa non risolve il problema strutturale della nostra economia ma certo elimina il problema di doversi inginocchiare a Marchionne o a qualche altro furfante per salvare e solo per pochi mesi qualche posto di lavoro. Sappiamo che costoro, alla prima occasione, cercheranno di buttare di nuovo tutti in mezzo ad una strada.
Evita anche di dover inventare incentivi che vanno di fatto pagati dagli altri lavoratori di serie B come gli artigiani che pagano per la stabilita' degli altri ma non hanno alcun diritto alla loro.
Per chiudere il discorso su cosa servirebbe in piu', oltre la salvaguardia del posto e l' incentivo, continuiamo a sostenere che servono tre cose.
1)Un sano ed onesto protezionismo.
Sano e onesto perche' si deve basare su aliquote di dogana oggettive ed universali che trasformino la concorrenza sleale in concorrenza leale, eliminando quelle differenze relative al costo del lavoro e alla tutela ambientale che sono uno dei gravi motivi che non permettono di essere concorrenziali alle nostre imprese, manco facendo miracoli.
2)Una moneta concorrenziale
L' Euro carissimo serve solo agli speculatori e ai porco - turisti che vanno ad abbuffarsi di pesce oltre frontiera, dove un euro vale un dollaro e mezzo e mezzo chilo di moneta locale. Basta! Serve un euro piu' competitivo per una economia piu' competitiva.
3)Una migliore retribuzione della produzione.
Dalla produzione dei mandarini a quella degli ingranaggi, dalle pulizie alla realizzazione di impianti elettrici, una cosa e' evidente: a chi produce vanno le briciole dei guadagni e le montagne dei problemi. Si deve cambiare la musica, snellire le burocrazie, facilitare chi produce e soprattutto fare in modo che guadagni di piu', altrimenti anche i soci della cooperativa, appena possono, si trasformano in affittuari o assistiti socialmente inutili, dopotutto hanno ragione, gli conviene!.

 

 
 
ACQUA+SCEC = BUONE NOTIZIE!
 
Dopo tante brutte notizie finalmente qualcosa di buono sul fronte della lotta alla privatizzazione dell' acqua e della sovranita' monetaria popolare. Vediamole in ordine.
 
Acqua
 
E' quasi da non credere ma la giunta regionale ALL'UMANIMITA' ha approvato un emendamento al documento di programmazione economica e finanziaria in cui la Regione si impegna a mantenere pubblica la gestione dell' acqua. Merito di aver presentato l' emendamento e' di Maurizio Acerbo (RC) e di Carlo Costantini (IDV).
La lista telematica Pescara Libera, nel darci la notizia, aggiunge pero', che perche' questa deliberazione non sia resa inefficace da norme nazionali e cavilli legislativi di carattere locale (comuni, provincie ecc...), occorrono ulteriori passi in avanti, in particolare
-il Presidente della Regione faccia ricorso alla Corte costituzionale contro il Decreto Governativo  115  per contrastare la privatizzazione anche in campo nazionale;
-negli statuti comunali e provinciali venga scritto che l’acqua è un diritto umano e che i che i servizi idrici sono privi di rilevanza economica
-si arrivi ad  un assetto di governo dell’acqua regionale coerente con l’emendamento approvato nel quale sia garantita la partecipazione cittadina ed associativa per costruire una gestione veramente pubblica, trasparente ed efficiente.
 
Dunque c'e' ancora da fare ma il voto del consiglio comunale mostra come sia cambiata la sensibilita' e, a parere nostro, come siano cambiati i rapporti di forza dell' opinione pubblica verso la politica delle privatizzazioni. In particolare dietro la questione delle privatizzazini non c'e' solo una questione di proprieta' o di gestione ma anche una questione di sovranita': uno stato o delle istituzioni democratiche che non gestiscono nulla e che non hanno poteri sovrani nell' economia finiscono col non avere piu' alcuna voce in capitolo e quindi la democrazia diventa solo un divertimento per i ricchi o per cialtroni demagoghi.
 
SCEC
 
Cosa sono gli SCEC? Andate a vedere alla pagina delle Iniziative, sempre sullo stesso sito, l' articolo "Il miracolo dello SCEC" per sapere tutto sull' argomento. In sintesi gli SCEC sono buoni slegati dalla moneta ufficiale, sono, insomma, una sorta di titolo di scambio non emessi da banche, l'equivalente di una moneta di proprieta' esclusiva del popolo e di chi la usa.
Oggi dietro le valute ufficiali si nascondono speculazioni e ruberie ignobili, pensate che l'equivalente aureo che giustifica il valore totale di moneta circolante negli stati e', come per il nostro, in gran parte conservato negli USA! Con un particolare: nessuno sa esattamente quanto oro gli USA effettivamente detengono. Gli USA, per questo, stampano tonnellate di dollari il cui controvalore e' ignoto a tutti e presto anche questa speculazione folle finira' per trascinare mezzo mondo in un'altra terribile crisi finanziaria. Non solo, rivalutazioni e svalutazioni sono asservite alle speculazioni finanziarie delle banche centrali che sono, come la Banca d' Italia,  societa' private di banche private, alle quali sono dati poteri economici immensi. Questi potentissimi burocrati hanno poteri da super ministri ma non sono eletti dal popolo eppure ai loro dettami i veri ministri eletti debbono sottostare. Lo SCEC, come il Simec del nostro celebre prof. Auriti sono forme di contrasto verso lo strapotere della moneta ufficiale che ormai non ha piu' alcun legame con la ricchezza nazionale e le esigenze di scambio della gente. Nel caso di disastro o bancarotta delle monete forti ufficiali, rischio non tanto remoto, lo SCEC potrebbe diventare l' ancora di salvezza chi lo usa perche' un vero equivalente di "lavoro umano" con valore universale e non soggetto a fluttuazioni o accumulazioni speculative.
 

 

 

 
ATTENZIONE AGLI ECO-ZARAFFI di G. Larosa
 
In questi giorni siamo tempestati fino al voltastomaco da filmati e interventi allarmanti sui devastanti effetti dei gas serra. Migliaia di volte ci hanno presentato le immagini di ghiacci che si sciolgono con grande frastuono e lastroni che precipitano in mare, di steppe desertiche con miserabili denutriti che vagano alla ricerca di cibo, citta' allagate e cosi' via. Una strana e sospetta sensibilita' sta pervadendo le alte sfere della finanza, della politica e dei poteri forti, dell' informazione di regime. Gli stessi che hanno ridotto alla miseria e alla fame milioni di persone senza manco un minimo di turbamento con le piu' infami speculazioni e le piu' ignobili guerre oggi sono in prima fila impegnati per il bene dell'umanita' . Non vi sembra quanto meno sospetto? Ma non ci dobbiamo limitare ai soli sospetti. Cosa stanno decidendo realmente in Danimarca i numerosi delegati? Quale e' il testo degli accordi da sottoscrivere? Perche' non e' stato pubblicato e diffuso questo famoso testo, sembra di molte pagine, per l'opportuna  pubblica conoscenza? Quasi tutti pensano che si tratti semplicemente di mettersi d'accordo sulla riduzione delle sostanze inquinanti e sulla promozione di energie cosiddette pulite. NO, questo e' cio' che si fa sapere pubblicamente ma non e' tutto e non e' questo nobile obiettivo che muove gli eco-zaraffi che sono dietro il vertice. Cio' che interessa e' l'imposizione di un ulteriore entita' super governativa globale, come il WTO, la Banca Mondiale e le altre istituzioni criminali che hanno devastato il pianeta per ingrassare i soliti speculatori. A quanto pare, perche' del voluminoso testo di accordo non abbiamo copia e ne conosciamo qualcosa solo grazie a indiscrezioni, questa entita', con la scusa della tutela ambientale, potra' intervenire in questioni di politica economica, fiscale e perfino istituzionale dei vari paesi aderenti. Insomma, sara' un ulteriore governo non eletto dal popolo ma nominato dai grandi speculatori.
Non basta! A cio' si aggiungera' una vera e propria borsa dei titoli energetici, una ulteriore possibilita' di speculare per banche e banditi che, dopo aver distrutto tutto e non avendo piu' alcuna credibilita' presso i risparmiatori e i produttori, useranno le imposizioni e le prescrizioni di leggine e regolamenti vari da loro stessi promossi, per arraffare denaro, questa volta estorto o letteralmente rubato dalle nostre tasche, senza piu' bisogno del nostro assenso. Tutto cio' con l' esigenza, piu' che giusta di non sporcare e di non inquinare non c'entra niente. Le pretese sono volutamente esagerate, cosi' staremo tutti in colpa, tutti in deficit di eco compatibilita', tranne i ricchi e gli appartenenti alle caste di potere. Qualcosa del genere sta' gia' avvenendo per le automobili: i SUV indecenti dei ricchi porci sfrecciano in qualsiasi momento, sfoggiando la loro categoria eco5, eco10, eco 150..... e il poveraccio che ha una vecchia bianchina che usa una volta all' anno o l' artigiano col suo povero fiorino non possono piu' uscire da casa perche' uno stuolo di vigili e' pronto a massacrarlo di multe, a sequestrargli il mezzo, a ridurlo in miseria, colpevole dell' avvelenamento dell' aria di tutti. Presto sara' cosi' pure per le abitazioni: per abitare nella nostra casa ci dovremo indebitare ancora di piu' altrimenti non ci daranno l'energia elettrica, l'acqua, il gas...... I ricchi hanno i soldi, per cui saranno molto facilmente tutti super eco! A loro la piscina coi pannelli solari e una bolletta super leggera per tutti gli altri sprechi tipo condizionamento polare in estate e caldo equatoriale in inverno, a noi una bolletta che ci taglia la gola per sopravvivere in un appartamento da miserabili buio e freddo. Saremo noi a pagare gli eco incentivi per costoro, pagando 10 quello che a loro sara' regalato o fatto pagare 0.1. Allora occhio agli ecozaraffi! Difendere l' ambiente e produrre con energie pulite e' sacrosanto ma proprio per questo non puo' essere un costo da imporre alla popolazione in modo indiscriminato, perche' non siamo tutti ugualmente in grado di spendere l' ira di dio per pannelli e ventole o per automobili sempre piu' sofisticate e costose. Infine non deve essere l' ambiente l' occasione per negare autonomia e autodeterminazione ai popoli e per imporre autorita' sempre piu' esose non elette dal popolo. Ripeto occhi aperti e nessuna credibilita' per gli eco-zaraffi!
 

 

 
 SALVA L’ACQUA IN ABRUZZO - PARTECIPA!
da parte di Abruzzo Social Forum
 
Il Governo ha scelto la Borsa.
Noi abbiamo scelto la vita, il diritto al futuro!
Nonostante oltre 400.000 cittadini abbiano sottoscritto (anche in Abruzzo) una legge d’iniziativa popolare per l’acqua pubblica, che riconosce il diritto all’acqua, il Governo il 10 Settembre 2009 approva il Decreto Legge 135/09 e sottrae ai cittadini l’acqua potabile di rubinetto, il bene più prezioso, per consegnarlo, a partire dal 2011, agli interessi delle grandi multinazionali e farne unnuovo business per i privati e per le Banche. (Vedasi l’Art. 15 che modifica la disciplina già introdotta con l’Art. 23 bisdella Legge 133/2008).
 Se entro il 24 Novembre il Parlamento convertirà in legge questo provvedimento in Italia i poteri locali, i Consigli Comunali, i Sindaci eletti dai cittadini saranno espropriati dalla gestione dell'acqua potabile che per legge sarà privatizzata econsegnata al mercato. Anche in Abruzzo si avrà la cessazione degli affidamenti  con la conseguente  privatizzazione dei servizi idrici.
 In Abruzzo, grazie alle lotte di molti e dell’impegno di intere comunità territoriali, siamo riusciti a preservare le falde acquifere del Gran Sasso impedendo la costruzione del Terzo Traforo, abbiamo bloccato la vendita (mascherata dalla giunta Pace con l’aiuto idrico alla Puglia)  di 1/3 dei fiumi Pescara, Vomano, e Sangro . Si è evitato che i privati mettessero le mani sull’acqua e abbiamo difeso la  qualità dell’acqua e della salute contro i disastri ambientali come quello di Bussi anche quando a gestire la risorsa sono stati enti pubblici incapaci ed a volte anche corrotti .
Per noi la gestione pubblica dell’acqua ha sempre significato la partecipazione di cittadini, associazioni ed enti locali alla sua gestione e difesa e non occupazione privatistica delle burocrazie e lobby del potere pubblico.
 A maggior ragione oggi non possiamo permettere che le nostre acque cadano in mano di imprese multinazionali e banche: il provvedimento del Governo mercifica un diritto umano universale un bene essenziale alla vita di ogni essere vivente e consegna la gestione a regole di mercato e profitto.
 Con questo appello ti chiediamo di partecipare in prima persona e di unirti alla campagna che stiamo promuovendo.  Le azioni da fare sono molteplici, dipende da te, l’acqua è nelle tue mani:
 ü       Se sei il Presidente della Regione Abruzzo puoi presentare ricorso di costituzionalità contro l’Art.15 del D.L. 135/09 a tutela della autonomia degli Enti Locali sulla base del principio di sussidiarietà riconosciuto dalla Costituzione come ha fatto già la Regione Puglia
ü       Se sei parlamentare puoi chiedere il ritiro delle nuove norme che privatizzano l'acqua e di escludere il servizio idrico dai servizi pubblici locali di rilevanza economica riconoscendo l’autonomia di scelta dei modelli di affidamento da parte degli ATO ed Enti locali.
ü      Se sei consigliere comunale puoi prendere posizione contro l’Art.15 del D.L 135/09 e assumere l’impegno ad inserire nello Statuto Comunale il riconoscimento che l’acqua è “un bene comune e un diritto umano universale” e che il servizio idrico è “un servizio privo di rilevanza economica” da gestire in forma pubblica e con la partecipazione delle comunità locali. In ogni caso puoi presentare e far votare odg e mozioni per chiedere il ritiro delle nuove norme di privatizzazione
 ü      Se sei un cittadino o un’associazionepuoi firmare la petizione on-line sul sito www.acquabenecomune.org, scaricare e affiggere il manifesto della campagna che trovi sullo stesso sito, informarti sul nostro sito www.abruzzosocialforum.org, fare passaparola, organizzare un’assemblea, sostenere e promuovere la campagna “Salva l’acqua”.
Non esitare a scriverci all’indirizzo acquabenecomune@yahoo.it o a contattarci direttamente al num. 338-1195358
 
 
O l' Acqua o la borsa!
da parte di Forum Italiano dei Movimenti per l´Acqua
 
 
Il Forum Italiano dei Movimenti per l´Acqua giudica gravissima la privatizzazione dell´acqua, avvenuta ieri [ 4 novembrebre]al Senato con l´approvazione dell´Art.15 del DL 135/09.
Mentre continua a giacere nei cassetti istituzionali la legge d´iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell´acqua, che ha raccolto oltre 400.000 firme, i Senatori decidono la rapina dell´acqua, consegnandola ai privati e alla speculazione finanziaria Consideriamo questa approvazione illegittima ed incostituzionale, in quanto si espropriano i cittadini di un bene comune "diritto umano universale"! Se la Camera dei Deputati non ribalterà il misfatto del Senato, davanti agli occhi attenti del Paese si sarà celebrata la delegittimazione delle Istituzioni.Alle forze politiche di opposizione diciamo con chiarezza che stante la posta in gioco, consideriamo l´azione parlamentare di contrasto e il voto contrario solo l´avvio di una attività che va sviluppata a tutto  campo e in ogni direzione per la ripubblicizzazione dell´acqua.
Ai Sindaci e agli Enti Locali che da tempo sono scesi in campo per l´acqua pubblica chiediamo di far sentire forte la propria voce, dichiarando da subito che non ottempereranno ad una legge che li espropria di una titolarità stabilita dalla Costituzione. Chiamiamo da subito la cittadinanza, il "popolo dell´acqua", le realtà sociali e territoriali, le reti ambientaliste e per la tutela dei beni comuni, le organizzazioni sindacali e il movimento degli studenti, ad una mobilitazione straordinaria partecipando alla manifestazione davanti al Parlamento in occasione del dibattito alla Camera.

Il Governo ha scelto la Borsa. Noi abbiamo scelto la vita, il diritto al futuro!

FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L´ACQUA
IL GOVERNO AFFIDA AI PRIVATI LA GESTIONE DELL ’ACQUA
IMPEDIAMO LA MERCIFICAZIONE DELL ’ACQUA!
 

  

 
L'ANTIMAFIA E LA LEGALITA' CHE NON CI SERVONO di G. Larosa
 
Recentemente, con grande enfasi, e' stata mostrata in TV l' iniziativa di una "nave della legalita'", un traghetto partito da Palermo con rappresentanti di movimenti, giornalisti, i soliti "giovani" e via dicendo. Questa e' solo l' iniziativa piu' assurda patrocinata nel nome della lotta alla malavita, una iniziativa costosissima e ad effetto zero assoluto. Tutte queste manifestazioni partono dal presupposto che si debba combattere una battaglia culturale, insegnare ai giovani la "legalita'" e sono ispirate ad una autentica celebrazione della legalita' in quanto tale, a prescindere da cosa significhi nella pratica di tutti i giorni.
Soldi spesi tanti e solita tiritera sulle Duesicilie dove questa cultura non esiste, alla fine tutto si riduce a chiedere piu' repressione, piu' guardie di finanza, piu' carabinieri ecc...
La cosiddetta sinistra padanodipendente gongola e vive di questa liturgia legalitaria, senza fare un minimo sforzo di capire le cause profonde che sono dietro alla crescente influenza, non solo economica delle mafie dall' Abruzzo alla Sicilia.
Tano Grasso e' uno dei pochi che tenta di spiegare il fenomeno con una maggiore lucidita', egli dice chiaramente che con la crisi economica e l' atteggiamento sempre piu' infame delle banche verso le imprese in difficolta', le mafie stanno vivendo un periodo d' oro per i loro affari e per il loro radicamento.
Sempre Tano Grasso dice e noi concordiamo con lui : “.... Se diminuisce il credito legale aumenta quello illegale garantito da usurai e mafiosi”. La mafia però, a differenza dell’usuraio, non è interessato a strozzare e portare alla disperazione l’imprenditore, è interessato alla sua azienda, che gli serve per investire e ripulire il denaro. Un secondo paradosso, spiega Grasso, è che l’imprenditore in crisi dopo avere “ceduto” l’azienda alla mafia, salvandola dalla bancarotta,  diventa un dipendente della criminalità organizzata con uno stipendio fisso, e può guadagnare talvolta più di quello che guadagnava prima, emancipandosi per di più dal rischio d’impresa...."
Sante parole, qui e' chiaro che non e' una questione di mentalita' o di educazione alla cosiddetta legalita' che serve, anzi, e' evidente che le mafie traggono linfa proprio da questa legalita' che premia gli speculatori, le rendite dei ricchi e le grandi aziende mentre punisce le piccole aziende e i lavoratori in difficolta'.
Come si diventa collaterali alla criminalita' organizzata? O meglio come si finisce prestatori d'opera legale nel circuito illegale? Facciamo l'esempio di un artigiano, uno che fa il fabbro che si trovi in difficolta' perche', per esempio, un lavoro importante non gli viene pagato dal ricco committente che mette subito in mezzo un avvocato per prendere tempo ed evitare il piu' possibile di pagare.
Il tempo di un processo per dirimere una contesa del genere e' di qualche anno, se tutto va bene, nel frattempo il ferro, l'elettricita', il furgone, le tasse, il povero fabbro le deve pagare ma come? Ha bisogno di soldi oppure di farsi pagare dal committente infame. La banca e' la prima che gli blocca i conti e quindi non e' piu' in grado di comprarsi un pezzo di ferro perche', essendo senza soldi, senza bancomat, senza fido e senza carta di credito, se non ha contante non ha per comprare e se non compra almeno la materia prima, come fa a lavorare? Alla disperazione deve rivolgersi a qualche personaggio del posto che, solitamente, e' in grado di dargli una mano: garantisce per lui, gli fa avere il materiale e, alle volte anche il lavoro, senza problemi di tasse che non potrebbe pagare perche' i lavori che gli presenta non hanno bisogno di fatture.
In qualche caso il personaggio e' anche in grado di far pagare il cliente che vuole fare il furbo. A questo punto il povero fabbro e' salvo, o meglio, e' quasi schiavo ma e' una schiavitu' quasi piu' umana di quella a cui era sottosposto prima. Il fabbro continuera' a fare il fabbro, non fara' certo il pistolero, lavorera' duramente come sempre e onestamente come prima ma i suoi committenti e creditori saranno sempre di piu' banditi o affiliati. Se ad un certo punto i banditi che lo hanno salvato avranno bisogno di un favore particolare, come nascondere refurtiva, coprire un latitante o fare un lavoro di fabbro ma per opere tutt' altro che legali che fara? Mettetevi voi nei suoi panni.
Questo e' un esempio ma spiega chiaramente perche' il sistema delle mafie funziona, funziona perche' serve, perche' si dimostra utile ed efficace, al contrario il sistema legale si mostra ottuso, gretto, inefficiente e paradossalmente perfino ingiusto.
Per somma disgrazia c'e' un numero enorme di persone per bene che deve ringraziare iddio che c'e' la camorra o la mafia perche' senza non saprebbe come sopravvivere e far valere i suoi minimi diritti.
Allora la prima cosa da fare non e' educare alla "legalita'" ma cambiare le cose perche' soccorrere chi e' in difficolta' non puo' essere lasciato alla malavita, fornire opportunita' di lavoro non puo' essere una prerogativa dei criminali.
C'e' poi la questione della deindustrializzazione: chiudono fabbriche non solo fabbri artigiani e che fabbriche! Ad Avezzano sta progressivamente licenziando la Micron, una delle ditte piu' importanti per le alte tecnologie, una societa' che li', ad Avezzano, fa progettazione di microelettronica, produzione di memorie, wafer di silicio e quanto di meglio sia utilizzato nelle schede elettroniche per informatica e telefonia. Quindi come si vede, non e' affatto vero che "bisogna puntare all' eccellenza", altra frase scema e senza senso che si ripete ad ogni occasione! La Micron e' eccellenza ma sta navigando in pessime acque, cosi' era eccellenza tutto il polo elettronico aquilano che e' stato smantellato ed oggi in quegli stabilimenti ci sono topi e ragnatele mentre le commesse sono finite in Cina o in India.
Questa massa di personale qualificato si ritrova carico di debiti come un somaro, senza speranza di trovare un'occupazione decente, come fa a mandare avanti la famiglia? C'e' un ufficio di collocamento illegale che funziona benissimo, chi non emigra o non riesce a trovare un posto da facchino o di precario a 500E si mette in proprio e trova lavoro, lavoro onesto e lavoro disonensto, sia l'uno che l' altro, anzi, alle volte l' uno e l' altro contemporaneamente.
La forza delle mafie sono l' impoverimento, la deindustrializzazione, la mancanza di credito e la prepotenza legale dei furbi, dei ricchi e dei forti in genere.
Se vogliamo cambiare le cose invece di fare navi della legalita', treni della legalita' ed altre amenita' del genere, invece di aumentare il gia' esorbitante numero di addetti alla repressione, si trovino mezzi finanziamenti e istituzioni in grado di assistere e dare forza a chi ne ha bisogno per lavorare onestamente e poi si inizi un processo profondo di reindustrializzazione. Ovviamente la prima cosa che serve e' un po' di sano e onesto protezionismo altrimenti altro che eccellenza! Se c'e' stato un terremoto a L'Aquila bisogna che si dia lavoro agli aquilani, non a ditte venute da Milano che si portano i loro operai rumeni e il capomastro da Brescia. La casa degli studenti la sanno fare anche gli aquilani, se il protezionismo non lo fa lo stato finisce col farlo la malavita, imponendo subappalti e ditte amiche. E non e' solo questione di ricostruzione: a che servono i miliardi per il terremoto se le aziende come la Micron chiudono? Garantire il lavoro vuol dire garantire commesse alle aziende altrimenti sono solo chiacchiere. PS a scopo cautelativo dalle solite ridicole accuse di razzismo, non intendo per "aquilani" solo quelli di razza bianca, aquilani o abruzzesi di quattro generazioni, fanno parte degli aquilani che hanno subito il terremoto, la deindustrializzazione e la chiusura delle attivita' artigiane anche i tanti macedoni e albanesi che da noi hanno trovato casa e che finiscono sempre piu' facilmente nelle mani della malavita, come gli altri lavoratori della nostra terra.
 
 
 
 
TRA DURC E STUDI DI SETTORE MUORE LA PICCOLA IMPRESA di A. Gasparo
 
 
Ogni giorno di più constatiamo che l’attuale Classe Politica, come si diceva una volta, predica bene e razzola male. La verità è che ciascuna delle parti in causa fa affermazioni demagogiche per accreditarsi consensi elettorali. Qualche giorno fa, in relazione alla proposta dell’On. Franceschini di dare un assegno mensile a chi perde il lavoro (cosa a nostro avviso giusta), ci chiedemmo perché detta proposta non fu fatta al Governo di Sinistra il cui compito avrebbe dovuto essere quello della redistribuzione della ricchezza e della affermazione nel Paese di una più autentica Giustizia sociale, cosi come spesso diceva il Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Oggi rileviamo che a parole tutti reclamano sostegno a favore della piccola impresa (maggioranza, opposizione, parti sociali), nei fatti però non è così, anzi viene sempre di più appesantita di e anche espropriata dei beni dati in garanzia alle banche per avere avuto credito e quindi spesso costretta a morire; a volte per salvarsi ricorre al mercato alternativo per avere denaro, cioè al mercato dell’usura, dal quale difficilmente potrà uscire; e in queste condizioni sarà difficile per l’impresa onorare gli impegni sottoscritti.
A queste aziende in difficoltà, che hanno sempre dato alla collettività beni e servizi per rendere la vita collettiva più confortevole e che hanno sempre contribuito in base alle loro caratteristiche alla costituzione del PIL, la classe politica tutta riconosce il ruolo importante che essa svolge nella società e promette sostegno, ma poi nei fatti quotidiani la si affossa. E’ stato infatti rilevato che gli studi di settore non corrispondono alla realtà delle piccole aziende, ma al contrario creano le condizioni di un forte disagio economico; peraltro, oggi le si priva addirittura anche della possibilità di lavorare perché per poterlo fare devono essere in possesso del c.d. DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva). Ebbene, fino a qualche tempo fa, bastava chiedere ed ottenere una rateizzazione per i contributi non versati ad INPS, INAIL e CASSA EDILE e si veniva in possesso del documento. Ora, invece, Equitalia, società preposta alla riscossione dei tributi, non solo si inserisce in procedure esecutive promosse dagli Istituti di Credito per insolvenze delle imprese per i crediti concessi e non onorati, ma promuove anche procedure dirette di pignoramento senza che l’impresa ne sia a conoscenza, applicando gli interessi moratori a partire dalla prima notifica della cartella esattoriale di pagamento.
Quindi, si nega la possibilità di ottenere il DURC se l’ impresa non ha provveduto alla rateizzazione di tutti i debiti, e non soltanto di quelli contributivi, ma anche quelli di altre insolvenze comprensive di interessi e sanzioni. Facendo in questo modo, a nostro avviso, non solo non si aiuta la piccola impresa, ma la si penalizza, impedendole di acquisire nuovi lavori che le permetterebbero di rimborsare i propri debiti. Non sono certamente le grandi affermazioni di principio a risollevare le imprese dalla crisi, ma le piccole cose quotidiane sulle quali la classe dirigente dovrebbe riflettere ed adottare provvedimenti che alleggeriscano il peso cui sono sottoposte, mettendole in condizioni di produrre e lavorare serenamente e quindi di sanare con tranquillità d’animo le loro pendenze che inevitabilmente si accumulano quando l’economia ristagna. E questo di certo non é colpa delle imprese, ma semmai di una politica incapace di attivare un progetto di risanamento e di sviluppo della nostra economia.                         
                                                                                         Il Presidente Nazionale Unione Lavoratori Imprenditori Socialisti  A. Gasparo
 

 

RILANCIARE LA PRODUZIONE NON I CONSUMI di G. Larosa
 
 
Ormai lo ammettono tutti, ci aspettano tempi molto duri: l' indegna speculazione finanziaria degli anni passati sta producendo il suo effetto nefasto e distruttivo, non solo sulle economie di carta ma anche su quella reale. Strano che luminari come Draghi, Monti, Padoa Schioppa, Ciampi e i loro paladini della carta stampata come Il Sole o Repubblica non abbiano avuto alcun sentore di questa crisi fino ad ieri, perche' questo casino ha una storia lunga, non arriva all' improvviso, oggi lo ammettono perfino loro. I casi sono due, entrambi veri, purtroppo: non sono affatto luminari ma bestie ignoranti strapagate e per di piu' sono pure complici degli speculatori che li hanno innalzati fino ai vertici delle cariche pubbliche. Identico discorso vale per gli altri economisti da pollaio, come l'euroimbecille Trichet. Nessuno di costoro sapeva e sospettava nulla fino a quando non gli e' crollato il loro mondo addosso? Una vergogna, se fossero i nostri personali consulenti sarebbero stati linciati o quanto meno si ritroverebbero senza lavoro e senza clienti a vendere fazzoletti ai semafori, invece, dato che fanno parte del bel mondo, visto che sono i figli della gallina bianca che nascono dirigenti, fanno luminose carriere saltando da posto a posto e prendono pensioni da favola, stanno ancora a pontificare come se fossero i grandi esperti di cui ci dobbiamo fidare. Da associare ala stessa vergogna i giornali degli esperti di economia, il ridicolo Sole, la cialtrona Repubblica delle banane e via dicendo, giornali pieni di esperti, di paginoni e paginoni di economia che oggi e solo oggi urlano il disastro, come se loro non c'entrassero niente o fossero fin ora vissuti in chissa' quale grotta negli scorsi anni quando invitavano in tutti i modi a mettere le pensioni nei fondi, a dare la tredicesima in cambio delle azioni, a mettere i soldi, la casa, i debiti, tutto in borsa, tutto in banca, a comprare automobili, case, tutto a prezzi folli con magnifici tassi vantaggiosissimi.
Nel momento del disastro questi geni dell' economia, questi esperti di finanza hanno covato e partorito la strategia per affrontare la crisi: rilanciare i consumi, finanziare l' industria dell' auto, pagare alle banche con soldi pubblici i debiti privati insolvibili.
Gia' ma cosa hanno fatto fin ora i governi che si sono succeduti? Sono anni che cercano di rilanciare i consumi, come se non si consumasse e sprecasse abbastanza. Non e' stato anche il cretinismo consumista uno dei fattori che ha scatenato questo finimondo? Non siamo forse sepolti da debiti anche per il SUV, per i mobili usa e getta, le vacanze cafone e stronzate del genere?
E consumando ancora di piu' quale effetto si provoca? Semplice: prima di tutto, si consumano beni in gran parte prodotti altrove, quindi noi ci impoveriamo ulteriormente per arricchire cinesi, coreani e arabi. Perfino per le automobili, 3 auto su 4 sono prodotte totalmente all' estero e quell' una e' fatta con pezzi al 70% provenienti dall' estero, dai bulloni russi o polacchi alle lamiere, le guarnizioni, gli accessori ecc.. fatti chissa' dove.
Secondo, ci si indebita ulteriormente perche' i consumi non li puoi pagare tutti in contanti ma spesso devi rateizzare e quindi ancora piu' debiti. Ecco dove ci vogliono portare i ladri e gli idioti di malgoverno e mala e finta opposizione: a indebitarci ancora e a impoverire ancora di piu' la nazione.
Invece ci vuole il coraggio di fare l' opposto: meno consumi anzi, meno consumismo cretino, meno aggeggi inutili, meno montagne di vestiti fatti in Indonesia da schiavi, meno vacanze spazzatura e meno automobili, meno spreco di petrolio e di energia. Ridurre l' indebitamento vivendo una vita piu' sana, piu' ecosostenibile e' un primo passo importante da associare ad investimenti che servano per rilanciare la produzione di cose utili prodotte qui, da noi, con lavoro nostro, con i nostri operai, disoccupati, artigiani. Per esempio, perche' invece di buttare miliardi per finanziare ulteriori rottamazioni di automobili non si spende la stessa cifra, anzi, la meta', per mettere su due o tre fabbriche di pannelli fotovoltaici che oggi importiamo da Cina e Corea? Lo stato faccia gli stabilimenti, cerchi la cordata di ditte locali, come ha fatto con Alitalia e poi gli dia in gestione, non in proprieta', gli stabilimenti.
Perche' non usa i soldi inutili che stanno per dare per il Natale dei poveri per piccole opere pubbliche di grande utilita' da affidare a ditte piccole di paese, dei piccoli centri, che oggi sono quelle che danno lavoro precario, perche' precarie sono queste ditte, a milioni di persone?
Con pochi investimenti potremmo lavorare all' ammodernamento delle nostre vergognose ferrovie delle Duesicilie occupate, che sono, spesso, ancora i tracciati delle gloriose ferrovie del nostro regno pacifico antimassone e anticapitalista. Con pochi investimenti, le piccole ditte nostrane sarebbero capaci di trasformare in pochi anni tratte da museo come Avezzano Pescara, Sulmona Napoli, Bari Lecce, Dorsale Ionica, Catania Palermo, in moderne linee ferroviarie, certo, non l' alta velocita' ma qualcosa di infinitamente meglio di quello che c'e'. Potremmo dimezzare i tempi di percorrenza, raddoppiare il trasporto merci su rotaia, insomma risparmiare una montagna di soldi privati e pubblici contribuendo a sporcare, inquinare e indebitare di meno, rendere il lavoro dipendente e non dipendente meno precario e riuscire anche a pagare le tasse, le tante tasse che non riusciamo a pagare.
Questi lavori, questi investimenti, creerebbero lavoro vero, non call center, esperti veri, tecnici, operai, non diplomati all' istituto tecnico che si devono arrangiare a fare i supplenti, ci sarebbero stipendi veri, non le elemosine per chi ha alle spalle la casa o la pensione dei genitori.
Ma possono fare e pensare cose del genere i maiali della fattoria di Montecitorio e Palazzo Madama? No, loro stanno pensando ai regali per gli amici loro, grandi multinazionali e banche, intanto vi danno cent'euri per comprare immondizia cinese per Natale.
 
 

  

UNA SCUOLA PER LA VITA NON UNA VITA NELLA SCUOLA di G. Larosa

 

Con Gelmini o contro Gelmini? Questo e’ il fasullo interrogativo posto dai media, dal governo fantoccio e dall’ opposizione fantoccio. La risposta e’: contro il governo e contro l’opposizione.

Bisogna finirla con la dittatura del dualismo assoluto imposto da partiti compari che tuonano l’uno contro l’altro con l’unico scopo di mantenere le loro poltrone e favorire il proprio elettorato di riferimento mantenendo le cose come stanno perche’ cosi’ per loro va piu’ che bene.

La cosa che nessuno dice e’ che tra gli studenti che manifestano e qualche mosca bianca di professore, c’e’ ben piu’ sostanza nella protesta della ridicola cagnara messa su dal PD, con  maestre che si autocertificano come “Tutte Uniche”, professorastri tromboni e baroni porci che pontificano scemenze ispirate col megafono tra inni di Mameli strimpellati dalla banda romagnola che fino a ieri suonava Bandiera Rossa con ben piu’ ispirato sentimento.

Gli studenti, quelli veri, non i dirigentelli dei partiti e i cazzari, pongono da molti anni il problema della qualita’  ed utilita’ di cio’ che si studia. La scuola oggi tiene in ostaggio la libera determinazione dei giovani, costringendoli a studiare montagne di porcherie e di nozioni vuote, li costringe a riempire pomeriggi e mattinate al chiuso, dietro i banchi, a sentire la noia di lezioni senza senso e contatto con la realta’ fino a quando non sono piu’ manco giovani. A 16, a 18, 20 anni, uno vorrebbe vivere per davvero, essere libero, indipendente, non carcerato dietro un banco, a succhiare montagne di soldi alla famiglia per sperare in un pezzo di carta che si puo’ tranquillamente definire carta da culo, visto quello che vale. Sono ingegnere, ho preso voti buoni, sia a scuola che all’univerista’, lavoro da 20 anni, bene non UNO, dico UNO dei libri studiati all’universita’ mi e’ mai servito per il mio lavoro. Di 30 esami qualche minima utilita’ l’ho tratta al massimo da quattro o cinque esami. Cinque anni dalla fine dell’ universita’ ho preso tutti i libri universitari e li ho buttati, tutti, liberando un intero armadio che ho in poco tempo riempito nuovamente con ben piu’ utili testi.  Serviva spendere milioni di lire e sei anni della mia vita per questa robaccia? Allora prima di tutto ci vuole una riforma vera: una scuola per la vita, non una vita nella scuola! Meno anni di studio, meno esami, meno materie a pioggia, meno teoria, meno astrazioni, piu’ pratica, piu’ lavoro, piu’ rapidita’! Facciamoli diventare indipendenti, subito, sti giovani. Cinque anni di superiori? Fatti bene ne bastano e ne avanzano tre. Cinque anni minimo di universita’? Se fai cio’ che serve ne bastano tre!

Invece, cosa dice l’ex sinistra veltroniana? Porta avanti una visione ipocrita ed elitaria dell’ istruzione, carica di disprezzo per cio’ che e’ lavoro concreto, altro che il vecchio sano operaismo! A loro interessa pagare un po’ di stipendiucci, gratificare un po’ di tromboni e tenere, magari a fumarsi le canne, fino a piu’ di 30 anni. Gli studenti, invece, per prendere un pezzo di carta veramente utile, un passaporto per il futuro e per la liberta’, dovrebbero studiare materie umanistiche e scientifiche la mattina e il pomeriggio dovrebbero fare gli operai, i contadini, i muratori, gli elettricisti, gli informatici a rotazione. Alla fine dei 18 anni sara’ gente con una buona cultura di base e in piu’ in grado di mettersi a lavorare subito, senza chiedere piu’ una lira ai genitori, senza dover stare anni ancora a convivere con la famiglia tra lo svacco e la depressione. L’Univerista’ altrettanto dovrebbe mettere gli studenti a diretto contatto con il lavoro, sin dal primo anno. Fai medicina? Bene, una settimana si e una no al pronto soccorso, poi insieme agli infermieri, poi in obitorio a fare le autopsie, poi in ambulanza, e cosi’ via. Invece dei 6 anni piu’ almeno tre di specializzazione, con 5 anni potremmo avere medici degni di questo nome a 25 anni non a 45, dopo 10 anni che si sono laureati. Stessa cosa posso dire di ingegneri, commercialisti e quanto altro: uno comincia ad essere degno della sua professione non prima di 10 anni dalla laurea, che razza di scuola e’ questa! Per mandare avanti una riforma del genere si deve riconvertire brutalmente il corpo docente: i troppi professori di teorie vuote devono rimboccarsi le maniche e imparare qualcosa che serve, i volumi di equazioni cretine vanno gettati all’ immondizia. Per questo ci vuole gradualita’, non possiamo fare tutto questo dalla sera alla mattina ma bisogna cominciare ed ogni anno fare un passo in piu’ in questa direzione: occorre una riforma con un cronoprogramma suddividendo i passi della riforma da fare anno per anno. Invece i nemici del popolo, da un lato, al governo, tolgono un po’ di maestri e professori superflui, regalando comunque qualche soldino alle scuole private, dall’ altro al’ opposizione, pretendono ancora piu’ spreco per quella schifezza assoluta che oggi e’ la scuola. Questo spreco, che tale resta, con o senza riforma Gemimi,  lo pagano i lavoratori e i cittadini, ai quali una elementare con tre maestri per 15 alunni costa 300 euro per bambino al mese, con un maestro solo ne costa 300 piu’ i costi dei libri e di tutto il resto. Ma chi ce l’ha tutti sti soldi? Un giovane alle medie o alle superiori costa altri 400euro circa mensili. E per mandare un figlio a questa sozzeria di universita’ quanto costa al mese? 500 euro circa come minimo, escluso il mantenimento, ovviamente! Ma stiamo scherzando? Non fraintendete, questi soldi di cui parlo li cacciamo con tasse, multe per finte emergenze traffico, imposte sulla benzina, su cio’ che mangiamo, sulla corrente elettrica, sono soldi veri che cacciamo tutti noi, non sono le rette di chi ha un figlio a scuola, quelle sono in piu’.  sono le spese che paghiamo tutti, con o senza figli, con lo sconto libri o senza, poveri e ricchi, senza troppe distinzioni. Governo e opposizione se ne fottono: ognuno deve ingrassare la sua casta e guadagnare qualche voto per le proprie sporche poltrone e noi, secono loro dovremmo pagare o, se giovani, invecchiare al domicilio coatto nelle scuole.

 
 
 

DISCARICHE TOSSICHE GOMORRA  ANCHE IN ABRUZZO

 COMUNICATO STAMPA DEL 24 MAGGIO 2008 

  di WWF, Abruzzo Social Forum e MareLibero


Nelle falde valori di inquinanti cancerogeni e tossici con punte di 3000000 di volte superiori ai limiti di legge.
Avvelenamento delle acque destinate al consumo umano: ora chiarire le conseguenze sulla popolazione
Quello di Bussi e della Val Pescara in Abruzzo è un disastro ambientale di proporzioni inimmaginabili, unico in Italia e in Europa per le potenziali conseguenze per la salute di 500000 cittadini.
Al WWF, in quanto parte offesa, è stato notificato il provvedimento del PM Aceto con cui sono stati inviati ieri 33 avvisi di garanzia. La sua lettura lascia letteralmente esterrefatti. Le analisi ordinate dal PM hanno accertato nella falda la presenza di sostanze cancerogene e tossiche con punte di 3000000 di volte i limiti di legge per il Cloroformio, 420000 volte per il tetraclorometano, decine di migliaia o migliaia di volte per tante altre sostanze pericolose tra cui Mercurio, Cloruro di Vinile, Tricloroetilene ecc.. La falda profonda è pesantemente inquinata da sostanze tossiche e cancerogene. Fino al 1963 era il fiume Pescara, secondo il PM, a ricevere tutti i rifiuti inquinanti delle lavorazioni poi progressivamente stipati nelle megadiscariche lungo le rive dei fiumi Tirino e Pescara.
Il filone relativo all’acqua inquinata distribuita a centinaia di migliaia di cittadini (milioni se si tiene conto dell’arco temporale dell’inquinamento del campo pozzi S. Angelo) nasce da una denuncia del WWF basata, prima, sui referti di analisi condotte e pagate privatamente dall’associazione e, poi, sulla scoperta che gli Enti sapevano almeno dal 2004 in base a decine di analisi ufficiali e documenti ufficiali. In questo caso la condotta delle strutture di gestione e controllo dell’acqua è stata del tutto irresponsabile, tutta volta a minimizzare, cercando pervicacemente di creare incertezza nella popolazione rispetto a fatti incontrovertibili come il grave inquinamento dell’acqua distribuita dai pozzi S. Angelo. Tutto provato da tanti atti pubblici portati alla luce dal WWF e poi confermato addirittura dall’Istituto Superiore di Sanità che nel suo parere dichiarava le acque emunte dal campo Pozzi S. Angelo “non idonee al consumo umano”.
Dichiara Augusto De Sanctis, referente acque del WWF Abruzzo “Siamo sgomenti nel leggere quanto ha scritto il PM. La percezione che abbiamo del nostro Abruzzo è cambiata per sempre. Ci troviamo di fronte a ipotesi di reato di gravità inaudita, visto che si parla di avvelenamento delle acque destinate all’uomo. Si rabbrividisce nel leggere quanto sostiene il PM e, cioè, che i responsabili della Montedison erano a conoscenza fin dal 1992 dell’inquinamento delle falde e delle conseguenze sui pozzi destinati all’acquedotto. Dopo la nostra prima denuncia del Luglio 2007 noi cittadini siamo stati lasciati praticamente soli in questo anno e in qualche caso addirittura denigrati nella nostra azione. L’Istituto Superiore di Sanità nel suo parere aveva chiarito che era stata distribuita acqua non idonea al consumo umano e nessun sindaco e amministratore della Val Pescara ha reagito con la dovuta fermezza. Fanno così fatica a comprendere che qui vi è in gioco la salute di 500000 person!
e? Neanche la Direzione Sanitaria della ASL, che in una nota scritta e nonostante le nostre controdeduzioni sull’operato delle sue strutture di controllo, aveva ribadito di appoggiare in pieno la linea del Dr. Rongione, responsabile del SIAN e ora tra gli indagati, ha reagito al parere dell’Istituto di Sanità. Ora, finalmente, ha qualcosa da dire per assicurare il massimo rigore nella difesa dei diritti dei cittadini? Le responsabilità penali ora le chiarirà la Magistratura ma per affrontare l’immane catastrofe che abbiamo davanti serve un radicale cambio di atteggiamento degli amministratori nell’affrontare questa vicenda”.
Secondo il WWF, l’Abruzzo Social Forum e MareLibero bisogna:
-mettere immediatamente in sicurezza le megadiscariche che, ogni secondo che passa senza interventi, peggiorano il livello di inquinamento dei fiumi Pescara e Tirino e delle falde;
-realizzare in breve tempo l’indagine epidemiologica, da condurre ai massimi livelli;
-avviare indagini sui livelli di inquinanti presenti nei corpi dei cittadini;
-progettare un intervento di bonifica con la partecipazione dei cittadini e con l’aiuto di esperti di livello mondiale;
-verificare l’impatto ambientale e dei rischi sanitari derivanti dalla presenza di questo inquinamento, ivi compreso l’effetto sulle aree coltivate attorno al fiume;
-sollevare dagli incarichi chi sapeva e ha taciuto, al di là delle risultanze penali, per riformare profondamente un sistema di gestione e controllo sull’intero ciclo delle acque che è letteralmente fallito.
Le associazioni ringraziano la Magistratura nel Dr. Aceto e il Corpo Forestale dello Stato con il suo comandante provinciale Guido Conti, per aver portato alla luce questo disastro.

INFO: 3683188739 (Augusto De Sanctis), 3358155085 (Dante Caserta)
E’ DISPONIBILE VIA EMAIL UN DOSSIER CON TUTTI I PRINCIPALI DOCUMENTI

  

PS Dopo aver votato il Porcellum il Consiglio ha anche votato favorevolmente un'altra maialata forse anche peggiore di questa, confermando anche i provvedimenti che stabiliscono le “indennità ed i compensi” degli stessi Consiglieri regionali, degli Assessori interni ed esterni, dei Presidenti, Vice Presidenti e componenti degli innumerevoli organi di vertice e Consigli di Amministrazione degli “Enti strumentali” della Regione. Il tutto, quindi, alla faccia del conflitto di interesse!

 

MONNEZZA DARE IL GIUSTO A CHI LA SUBISCE di G. Larosa

 
Nonostante la presenza dell' eroe di Genova, il superpoliziotto Di Gennaro che avrebbe dovuto risolvere il problema in due giorni, l' emergenza rifiuti continua.
Evidentemente l' aver preso a sprangate alcuni sacchetti No Global non e' servito a disperdere gli assembramenti di monnezza che ancora minacciano la zona rossa dei palazzi del malgoverno da lui presidiati.
Ironia a parte, dopo aver giustamente espresso la nostra condanna per le isteriche e miserabili dimostrazioni di meschinita' di certi manifestanti che si sono opposti a tutto e a tutti, aggravando e non dando alcuna via d'uscita al problema dei rifiuti, e' necessaria anche una giusta riflessione sulle ragioni di chi dice NO, di quelli che non vogliono le discariche o gli inceneritori sotto casa loro. Infatti, non si puo' chiedere soltanto senza dare nulla in cambio e se e' giusto pretendere che da qualche parte si mettano le discariche, la monnezza che ora e' nelle strade  e gli inceneritori, e' altrettanto doveroso essere disposti a ricambiare dovutamente le popolazioni che abitano nei siti destinati allo smaltimento.
Non e' accettabile, infatti, che i signorini dei quartieri bene diano lezioni di generosita' e senso civico ai poveracci, come se fosse loro diritto gettare gratis la loro merda a casa di quegli altri.
Bisogna pero' parlare chiaro anche ai poveracci e non prenderli vergognosamente per il culo come hanno fatto alcuni politici a Pianura che hanno promesso ai Pianuresi di costruire un campo da Golf nel sito preposto per una discarica.
Pianuresi, ma chi cazzo ci va a giocare a golf a Pianura, in mezzo alle case sfraducchiate, i poveri diavoli e i caseggiati tetri? A golf ci giocano i ricchi e quelli di campi da golf gia' ce ne hanno abbastanza nei loro circoli esclusivi nei piu' bei posti d'Italia.
La verita' e' che a Pianura, a Rancitelli, a San Paolo o nella ZEN non ha senso promettere l' edificazione di alberghi di lusso, centri sportivi a cinque stelle, centri di ricerca per superlaureati o altre meraviglie che nessuno mai costruira'.
Nelle zone industriali semi abbandonate l' alternativa e' tra il degrado e una nuova industrializzazione, questa e' l' alternativa pure per i quartieri poveri che ci stanno in mezzo: o si crea nuovo lavoro o si crea ulteriore degrado.
Ma il lavoro per chi ha la terza media, per l'operaio rimasto disoccupato, per il padre di famiglia senza una lira, questo e' il lavoro che serve in questi quartieri, non quello per il figlio del notaio col master in astrofisica tangenziale preso all' universita' di Oxford!
La gente di Rancitelli e' un popolo operaio o di figli di operai, di artigiani,  e lavoratori sottooccupati, gente straordinaria a cui dobbiamo tutto per la nostra sopravvivenza: sono loro i monnezzari, gli elettricisti, i muratori, le donne delle pulizie!
Le monnezze, Rancitelliani, Pianuresi, non andranno mai a finire dentro il Colosseo o a piazza Salotto, percio' , visto che alla fine saranno smaltite in qualche posto di poveri, che almeno a quei poveri sia ben pagato il disturbo e questo ulteriore onere gli consenta di essere meno poveri e quindi di vivere meglio.
Nei quartieri o paesi in cui si trovano o si troveranno termovalorizzatori e discariche, per prima cosa chiediamo l'abolizione dell' ICI e delle tasse di successione, visto che le loro case valgono e varranno meno perche' mai devono pagare tasse come gli altri?
Secondo garantire il lavoro e quindi priorita' per i residenti di questi quartieri nelle assunzioni in tutti i settori legati al trattamento dei rifiuti, dalle aziende appaltatrici per lo smaltimento a quelle che si occupano di riciclaggio o produzione di sistemi o apparati per il trattamento dei rifiuti.
Priorita' assoluta alle ditte artigiane dei residenti in queste aree per lavori di realizzazione e manutenzione degli impianti, stabili, macchinari, uffici delle societa' che operano nel settore dei rifiuti.
Per i bambini e i ragazzi possibilita' di usufruire gratuitamente di pacchetti vacanza in localita' termali, in montagna o al mare, libri scolastici gratuiti fino al diciottesimo anno.
Per gli anziani aumento della pensione minima e sociale finanziata con la tassa pagata sull' immondizia dai cittadini.
Realizzazione da parte del comune di un pacchetto di infrastrutture per lo sport, il tempo libero, la scuola, il verde pubblico da definire ogni anno.
Cero la monnezza costera' piu' cara ma, gentili signori dei quartieri e dei paesi senza discariche questo e' il giusto prezzo se volete continuare a vivere al pulito, altrimenti, potete sempre comprare una casa con vista sul termovalorizzatore e godere dei vantaggi suddetti.
La nostra proposta non e' il massimo, non promettiamo di realizzare il quartiere del mulino bianco,  ma credo che i Rancitelliani di Pescara o i Pianuresi di Napoli farebbero una vita molto migliore, nonostante la monnezza che, comunque, nel bene o nel male, finiranno col piazzargli sotto casa, magari a sprangate.
Di Gennaro e' un esperto in questo campo, non lo sottovalutiamo!
 
 
 
 

 IMMONDIZIA DA SCARTO A RISORSA

Di Giulio Larosa
 
 
Intanto il mio e nostro apprezzamento per la battaglia di Cristiano Vignali: il modo come sono
state condotte le cose nel comune di Chieti non ci piace e, per dirla francamente, puzza!
Quindi invitiamo tutti a prendere contatto con lui e a sostenerlo.
Cio’ premesso, tengo a precisare che la nostra non e’ una battaglia contro i termovalorizzatori  in genere o contro qualsiasi ipotesi di smaltimento dell’ immondizia: la vigliaccata delle battaglie  scarica monnezza a cui stiamo assistendo in alcuni comuni d’ Italia non ci appartiene e ci vede  assolutamente contrari.

Riteniamo, invece che si debba svilupare una cultura industriale che consenta di trasformare  l’ immondizia da scarto da smaltire a risorsa per produrre e risparmiare l’ inquinantissimo  petrolio ed i suoi derivati.
Una delle industrie che potrebbero avere un grande futuro, infatti, e’ quella dello smaltimento e riciclaggio dei rifiuti, queste industrie avrebbero a portata di mano una miniera inesauribile a  portata di mano, dunque e’ il caso di affrontare ogni problema relativo ai rifiuti pensandolo in termini di opportunita’ e non di problema da scaricare altrove.

Prendiamo come esempio Sogliano al Rubicone che ha accettato di realizzarne una discarica a cui conferiscono molti comuni della Romagna. Sogliano è oggi un comune ricco, non fa pagare l'ICI ai cittadini, elargisce cospicui assegni alle famiglie con figli e agli studenti.
Altra opportunita’ e’ il riciclaggio: in provincia di Salerno ci sono comuni come Mercato san
Severino, Fisciano, vari comuni del Cilento, Salerno stessa, a livelli scandinavi di efficienza; a Salerno (2° città della Campania) in questi mesi di "emergenza" non si è avuto neanche un sacchetto di spazzatura per strada grazie all'efficienza logistica dell'amministrazione comunale.
Sempre la stessa amministrazione si è candidata da ben otto mesi (oltre due anni, se si considerano i protocolli d'intesa Provincia-Comune-Commissariato) a realizzare un termovalorizzatore di svizzera efficienza e pulizia, dotandosi dei necessari pareri scientifici riguardo alle tecnologie meno inquinanti, incredibilmente (o forse no) nessuno ha dato risposta a questa candidatura.
Consideriamo anche la produzione di energia e quante migliaia di tonnellate l’ anno di petrolio si evitano di bruciare, con emissione di anidridi solforiche e inquinanti non molto diversi come nocivita’ da quelli di un termovalorizzatore ultima generazione, con la differenza che la monnezza resta per strada o nelle discarichi.
Infine pensiamo all’ altro enorme vantaggio della produzione di carta e plastica da rifiuti riciclati,
anche qui, una miniera di materie prime a portata di mano che evita disboscamenti, raffinazione di idrocarburi e quanto altro di ambientalmente devastante ci sia.
La risposta quindi deve essere su tutti i fronti, nessuno escluso ma veniamo ora anche alle questioni piu’ scottanti e ineliminabili: le discariche, i termovalorizzatori ed i siti dove ospitarli . 
 
Discariche

a) l' impiego della discarica va disincentivato, ovvero si deve massimizzare l' impiego alternativo di sistemi di smaltimento
b)A meno di non trovare altri siti per discariche, quelle ormai sature vanno chiuse
c)La chiusura e la bonifica definitiva del sito deve essere preceduta dall' individuazione di alternative tali da garantire la possibilita’ di apertura di nuove discariche piu’ piccole di quelle chiuse.

Termovalorizzatori

Sono accettabili solo termovalorizzatori del tipo piu’ innovativo e in grado di bruciare rifiuti a  temperature superiori a quelle di produzione di diossine e tali da ridurre al minimo i residui. 
In ogni caso discariche e termovalorizzatori, anche con tutte le garanzie possibili e immaginabili
possono essere accettate solo se accompagnate da una compensazione eco-sociale per tutti i cittadini del circondario, con compensazioni via via decrescenti con l’ aumento della distanza dal sito di smaltimento dei rifiuti.

Compensazioni eco-sociali

a)occupazionali: assunzione di un numero di residenti significativo nelle aziende di smaltimento o in altre aziende regionali, con garanzia di lavoro anche per artigiani e piccole imprese del posto mediante gare d' appalto riservate
b)economiche: il comune o quartiere deve ricevere dai comuni che usufruiscono della sua discarica o termovalorizzatore un sostanzioso finanziamento annuo che il comune si impegna ad utilizzare per pubblica utilita' e detassazione (ICI ecc), servizi sociali, buoni per studenti, ecc..
c)infrastrutturali: al comune e localita’ ospitante il sito deve essere assicurata  la costruzione di asili, scuole, strade, case popolari, presidi sanitari, ecc..  individuate dal comune ospitante la struttura di smaltimento
 

 

1’ MAGGIO, CANTA CHE TI PASSA! di G. Larosa

Cos’e’ il primo maggio? Ormai non e’ che la data di un concerto, anz di molti concerti, perche’ quest’ anno si canta e si suona dappertutto, a Pescara, a Napoli, a Roma…. si canta e basta.
Inutile scrivere per parlare male dei vari concerti indetti dai sindacati che in nulla si distinguono da quelli indetti da qualche marca di birra o dal festivalbar, se non per la coreografia: sarebbe troppo facile.
E’ importante pero’ profittare della ricorrenza per lanciare alcuni spunti, cosa che si dovrebbe fare ogni primo maggio, ovvero, riflettere collettivamente sulle problematiche del lavoro e proporre qualche iniziativa per migliorare le condizioni di chi lavora e l’ accesso al mondo del lavoro per chi cerca lavoro.

Chi dovrebbe fare questo non ha molte idee in proposito, se non lanciare generici slogan sulla precarieta’ o sulla sicurezza: comprensibile, la maggior parte dei quadri sindacali, per non dire tutti, non ha mai lavorato, ovviamente ha preso regolare stipendio in qualche grande azienda o apparato dello stato.

Comunque tutti concordano che il cuore di tutti i problemi, oggi e’ il precariato ma come rendere non precario o almeno meno precario il lavoro?
Trascuriamo, per questo 1’ maggio, il precariato a cui fanno ricorso gli enti pubblici e le grandissime imprese: per quanto importante questo fenomeno, e’ tuttavia minoritario rispetto al dramma di tutti gli altri lavoratori che operano in piccole aziende, artigiani compresi, che sono la stragrande maggioranza e soprattutto quella che opera nelle peggiori condizioni.
Per assicurare le condizioni per eliminare o ridurre il  precariato, e’ fondamentale che non siano precarie le aziende che richiedono manodopera, infatti, se una azienda rischia il fallimento ogni due-tre anni se tutto va bene, se non ottiene un contratto che duri piu’ di un anno, se una volta su tre non riesce a farsi pagare il dovuto in tutto o in parte e comunque non riesce a farselo mai saldare in un tempo accettabile o nei tempi previsti, come fa il lavoatore che in essa lavora ad avere un lavoro stabile, se la ditta stessa non ha una attivita’ ed una redditivita’ stabile?

Allora occorre prima di tutto stabilire, secondo le dimensioni dell’ impresa appaltante, una durata minima dei contratti, che dev’essere almeno triennale e non annuale come spesso avviene, coni ncentivi e detassazione per appaltante e appaltatore via via maggiori per ogni rinnovo triennale.
Gia’ con questo, oltre all’ obbligo di legge, abbiamo introdotto una convenienza oggettiva a stipulare rapporti di lavoro stabili tra imprese e, di conseguenza, e’ piu’ facile garantire la stabilita’ del lavoro in esse prestato.

Secondariamente si deve vietare il pagamento con tempi superiori ai 90gg e prevedere, anche qui, una tassazione proporzionale alla lunghezza dei termini di pagamento, ovvero, quanto prima si saldera’ il lavoro ricevuto, tanto meno si paghera’ di tasse.

Si ridurra’ cosi’ lo scandalo di pagamenti a 120gg che si dilatano spesso fin quasi ad un anno e che mettono il piu’ delle volte in mezzo ad una strada le piccole imprese e gli artigiani che, da nello stesso tempo devono incassare e non hanno una lira per andare avanti.
Altra possibilita’ deve essere quella del pagamento contestuale dell’ IVA, ovvero poter pagare l’ IVA al momento dell’ incasso e non trimestralmente, cio’ eviterebbe l’ accumularsi di pagamenti a cui spesso l’ azienda, specie se artigiana, non e’ in grado di far fronte cumulativamente.

Insomma per le imprese che scelgono questo tipo di pagamnto, sarebbe come per un cittadino a cui, invece di far pagare la rata dei mobili ogni tre mesi, la si fa pagare mensilmente: rate piu’ piccole, si sa, sono piu’ facili da pagare, fermo restante l’ importo totale da pagare.

Altra proposta potrebbe essere quella di poter rateizzare anche i pagamenti di tasse e contributi arretrati, in modo tale da poter permettere, a chi non ha potuto pagare in tempo, di mettersi in regola col minimo sforzo.

Infine si dovrebbero vietare ristrutturazioni aziendali per un tempo di almeno tre anni tra una ristrutturazione e l’altra per tutte le imprese con piu’ di 1'000 dipendenti.

Per quanto riguarda il lavoro “in affitto” si dovrebbero dare incentivi per gli “affitti” piu’ lunghi e soprattutto si dovrebbero creare, presso gli uffici di collocamento, delle bacheche virtuali in cui chiunque cerca ed offre lavoro possa inserire il suo annuncio gratuitamente, cio’ anche per il lavoro di un solo giorno, questo faciliterebbe la ricerca del lavoro e del lavoratore, riducendo i tempi morti della ricerca.

Oggi, purtroppo, il collocamento serve solo per pratiche burocratiche, infatti, chi ha mai trovato un qualche lavoro col collocamento?
Certo queste idee non sono sufficienti ad eliminare la piaga del precariato ma certamente possono essere un aiuto a ridurne l’ entita’, sono proposte che non esauriscono tutte le problematiche e che andrebbero approfondite e sviluppate, specialmente da parte di esperti in materia.

Gia’, gli esperti…. ma gli esperti che fanno? Cantano e domani tutto ricomincia come prima.
Giulio Larosa

 

 
Home page gratis da Beepworld
 
L'autore di questa pagina è responsabile per il contenuto in modo esclusivo!
Per contattarlo utilizza questo form!