Racconti di Fantascienza
In un leggendario castello certo non poteva mancare una stanza proiettata nel futuro.
In questa camera troverete i racconti di viandanti che hanno attraversato
il portale del tempo e sono tornati da noi con racconti di
nuovi universi.


 
Postino dello spazio
(autore: Nurwfulk-Vittorio.
Scritto nel 2006.
Ha partecipato al concorso Oltrecosmo.)



"Volti della disperazione, tutti uguali 
come appesi a una bacheca
aprono le bocche simultaneamente
sembrano fatti di legno
La notte si è rinfrescata, non c'è neppure un cane ululante
Quella fontana continua a perdere
Certe volte mi sembra di abitare in un pianeta remoto
Silente
Un posto dove il giorno arriva di rado e grossi robot percorrono
sferraglianti le arterie stradali
Le facce aprono le bocche e le richiudono
Aprono e chiudono
Afferrano l'aria
Mi sveglio accompagnato da una sensazione di benessere
Un'ora dopo, il bip nel mio occhio destro
Al margine destro, in alto, si apre la finestrella
Le informazioni girano: numeri, come un contachilometri; e poi formule
matematiche, estratti conto. Tutto frulla senza posa.
Continuerà così per un'ora prima di spegnersi
Un led rosso comincia a lampeggiare. Manca l'energia. Ho fame.
Mi inginocchio, abbasso il capo, mi allineo con gli altri, apro la bocca.
Qualcuno, qualcosa mi alimenterà, prima o poi.
Una luce, un rumore, un riflesso metallico, forse è il mio turno.
Nell'attesa, riduco al minimo le funzioni vitali.
E intanto il led rosso continua a lampeggiare."

Nuromanced, Bishop & Nurwfulk, tratto dalla raccolta "Anime artificiali", 2008

 Jessy ricevette il messaggio direttamente sul suo PDA (Personal Digital Assistance),
appena inviato dal direttore dell’azienda per cui lavorava,
Paul Gillespie, che lo informativa dell’assegnazione dell’incarico.
Non era la solita routine, si trattava di una consegna in zona di guerra,
in una di quelle enormi cupole marziane che solo Dio sapeva come potessero essere autosufficienti.
Aveva tempo, doveva presentarsi a ritirare il pacco la mattina dopo alle 08.30 all’ufficio postale,
andare allo spazioporto di Caselle dove, alle 10.30 c’era una navetta che lo avrebbe portato
sulla stazione orbitante Galactica da cui, alle 20.00, avrebbe preso l’astronave per Marte.
Era pieno inverno in una giornata stranamente tiepida, doveva partire per
un lungo viaggio piuttosto rischioso,  per cui decise d’uscire e andare a festeggiare.
Jessy Tendino non passava un buon periodo.
Era stato mollato dalla seconda moglie… non ricordava una donna che non lo avesse lasciato.
Poi era stato licenziato dal suo precedente lavoro di tecnico specializzato
in progettazione di database autoadattativi
(si trattava di modificare i campi in funzione dei dati che doveva memorizzare e si
andava a cercare in rete, talvolta anche in modo illegale, le informazioni per riempirli),
quando la sua azienda dovette ridurre l’organico a causa delle periodiche attività
di "ottimizzazione del riciclaggio" del personale aziendale in eccesso di mobilità,
tecnicamente definito "rifiuto contrattuale instabile".
Non aveva neanche più amici in quanto si era dovuto trasferire in città
per il nuovo lavoro di fattorino spaziale alla Space Jam,
azienda specializzata in consegna di pacchi e lettere di vario tipo e dimensione
in tutte le stazioni orbitanti e presso le cupole della Luna e di Marte,
mestiere rischioso a causa della guerra in atto anche se remunerativo.
Inoltre aveva dovuto subire test fisici e psicologici piuttosto stressanti
per ricevere l’idoneità ai viaggi,
non tutti potevano sopportare la "sospensione passiva" e rimanere vivi e vegeti.

Perso in tutti questi pensieri giunse davanti ad un bar ed entrò.

Era al suo terzo boccale quando una donna alta, slanciata, misure 90x60x90 entrò nel locale.
Era Lei la donna che invadeva le sue fantasie. Occhi azzurri, capelli lunghi fino alle spalle, viso perfetto
ed era lì, in un bar piuttosto anonimo in Via Langrange a Torino, vicino alla stazione di Porta Nuova.
Ogni dettaglio riguardante la donna si era impresso nella sua memoria:
indossava un gonnellino scuro corto e camicetta dall’ampia scollatura.

Tutti i maschi del locale, e non solo loro, si girarono a guardarla,
con le maligne occhiate di disapprovazione delle rispettive compagne (o compagni).
Jessy indugiò con lo sguardo in direzione della donna e, anche se stentava a crederlo,
lei contraccambiò con un rapido ammiccamento.
Istintivamente si girò per controllare se fosse proprio lui il destinatario di tale sguardo,
erano anni che non usciva con una donna
e ormai non era più tanto giovane con i suoi 37 anni in un mondo la cui età media si era ridotta
rispetto agli inizi del secolo precedente.
Incredulo, si voltò nuovamente verso di lei che nel frattempo aveva raggiunto il banco
e aveva ordinato qualcosa,  ma da quella distanza era impossibile capire cos’era.
Nuovamente gli sguardi si incrociarono. Jessy fece finta di cercare la barista per
un nuovo bicchiere di birra,
anche se quello che aveva era ancora pieno, alzando la mano in modo poco convinto.

Attivò il suo PDA per collegarsi ad un database server illegale,
di cui era stato uno dei progettisti,
e trasmise le immagini della ragazza con richiesta d’informazioni.
Pochi secondi dopo stava leggendo tutta la vita della donna ormai
impressa indelebilmente nella sua mente:
Nome: Anna Botta
Indirizzo: Via Bertola, 25 Torino
Data di nascita: 15/09/2085
Misure: 90x60x90 ("ah, lo sapevo", pensò)

Seguirono altri dettagli fisici, sequenze di foto, curriculum scolastico e lavorativo,
amicizie, amanti … amanti?
Chiese immediatamente il dettaglio di quest’ultima voce: la lista era piuttosto lunga.
C’era anche Gillespie, interessante … Poi passò ai gusti sessuali e giochetti proibiti.
Cielo, non stava più nella pelle.

Nel frattempo lei si era avvicinata, i loro sguardi si incrociarono nuovamente,
questa volta lui la osservò intensamente e pensò:
"puttana viziosa". Lei replicò con uno "stronzo". Si piacquero. Jessy le chiese di sedersi.
Anna accettò e parlò per almeno cinque minuti di argomenti piuttosto frivoli.
Lui passò la maggior parte del tempo a spostare lo sguardo tra le gambe perfette
e l’ampia scollatura,  con solo qualche rapida occhiata al viso. Era super–eccitato.
Infine le pose la fatidica domanda: "Da te o da me?".
Lei rispose sicura con un gran sorriso: "Da me, è più vicino"

In pochi minuti giunsero all’appartamento…
"ma non abitava in Via Bertola? A più di un chilometro dal bar? Ma chi se ne frega" pensò Jessy
pregustando i momenti successivi.  Niente noiosi preliminari.
In pochi secondi Anna era davanti a lui nuda in tutto il suo splendore e lui con solo i calzini bianchi.
La donna s’avvicinò a Jessy in modo sinuoso e posando la sua delicata mano bianca
sul suo petto e lo spinse nell’enorme letto.
Lui la ribaltò e le saltò addosso, il suo motto era: sopra, sempre e comunque.
I loro corpi erano impegnati in un movimento simultaneo, ondulatorio e regolare.
Per Jessy fu l’estasi, indimenticabile, i 18 secondi più belli e faticosi della sua vita,
17 dei quali impegnati a ritardare l’evento.
Non ricordava più quand’era stata l’ultima volta che si era sentito così bene.
Si mise supino, incredulo di quello che gli era successo. Era felice, soddisfatto, ora poteva anche morire.
No. Dormire.
In effetti si sentiva piuttosto stanco, anzi spossato, troppe emozioni in una sola giornata.
E si addormentò…
 

"Messaggio crittato urgente di livello Alfa dall’agente Cake.
Chiamate immediatamente il Colonnello Strudel" ordinò il capitano Colucci.
Non era in sala comando … non c’era quasi mai.
Dovettero emettere un segnale di ricerca automatica in modo che l’IA della stazione spaziale,
chiamata Zeus potesse rintracciarlo.
Tutte le IA venivano identificate con un nome quasi fossero esseri senzienti, e in effetti lo erano.
Il colonnello Strudel era nel suo appartamento e Zeus ordinò al suo PDA di attivarsi.
Solo Zeus e il colonnello avevano i privilegi per poterlo fare,
e un messaggio di livello Alfa aveva priorità assoluta.
Con il PDA che strillava come un pazzo, Strudel fu costretto a sospendere quello che stava facendo
con il suo nuovo lavoretto in pelle;
un Androide modello "Perfect Woman"
che lui chiamava affettuosamente "bambolina mia", e collegarsi alla rete.

Il messaggio venne trasferito dall’IA sul suo PDA e decrittato:
"Comunicazione numero Alfa/UsC/834/9C5/11
Da: agente Cake Plum
A: colonnello Otto von Strudel.
Data: 25/01/2110
Ora trasmissione: GMT 11.00.
Oggetto: Pedinamento Jessy Tendino
Nome missione: Ultima sCena (UsC)

Soggetto uscito da appartamento di tale Botta Anna con cui ha trascorso la notte:
vedasi comunicazione numero Alfa/UsC/834/961/10 in data 25/01/2110 ore 8:00.
Si è recato presso l’ufficio postale in via Garibaldi numero 13 e
ha ritirato il pacco alle ore 8:37 ora terrestre.
Ha preso un taxi per recarsi a Caselle dove si è imbarcato su una navetta Alitalia alle ore 10:55.
Identificazione oculare, verifica impronte digitali e
Dna del soggetto eseguito presso lo spazio-porto, positiva.
Durante il volo il soggetto ha consumato un pasto: pasta al pomodoro e un bicchiere di vino.
Ha rimesso. Trattasi probabilmente di mancanza d’abitudine all’assenza di gravità.
Agente Cake Cheese con lui. Fine comunicazione".

Continua.....
Se volete sapere come va avanti quest'avventura, cliccate sull'immagine
sottostante....vale la pena scoprire come si fa il postino in un futuro non molto lontano.... :-)

 

 


La proprietà del racconto rimane dell'autore Nurwulfk-Vittorio
che ci ha gentilmente concesso il permesso di pubblicare su queste pagine
questo, per noi, splendido racconto futuristico :)
All'autore farebbe piacere avere commenti e suggerimenti sulla forma e sul contenuto
dell'opera, per poter migliorare le sue doti artistiche di scrittore.
Avete il permesso di scaricare e salvare sul vostro HD il/i racconti pubblicati.
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il lavoro altrui che è costato sacrificio.
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