Strano Mondo
il nostro...


 Sull'onda di uno spirito sempre curioso e alla ricerca di strani fatti,
a casa di mia suocera, abbiamo trovato una miniera d'oro.
Fatta di cultura, data da libri preziosi, che, secondo il nostro modesto
parere, sono un investimento sicuro per ogni futuro :-)
Buon Divertimento con le nostre "nuove" scoperte...

In questo nuovo salotto vi accompagneremo in un viaggio alla scoperta
di strani fatti , reali, che accadono/accaddero nel mondo.
   

Spesso si cerca  il mistero fuori della terra, lassù,
in mezzo alle stelle, belle e affascinanti,
ispiratrici di molteplici leggende, di cui ci occuperemo più avanti:
ma il mistero è già qui... sotto i nostri piedi.
      
Accomodatevi...
Argomenti della pagina:
Amianto(sudari e tovaglie "magiche") - Sabbia che canta -
La regina delle cortecce(chinino) - Latte - Orchidea sotterranea - Pesci fuor d'acqua
Fuoco per costruire iglù

(Fonte:Fatti e leggende tratte da: Fatti strani e Storie Incredibili
(Selezione dal Reader's Digest - Grandi opere)

Amianto: L'amianto un "amico-nemico" di storia e leggenda:
Tovaglie e sudari "magici"
Nell'ottavo secolo, gran parte dell'Europa era sotto lo
scettro di carloMagno.
La leggenda narra che quando il suo regno
era minacciato da un invasione,
il sovrano invitava a banchetto gli ambasciatori del nemico.
Al termine del pranzo, gli ambasciatori vedevano che l'imperatore
afferrava la tovaglia e la scagliava nel fuoco.
Diverse ore dopo la estraeva dai tizzoni ardenti,
perfettamente integra e immacolata
Convinti che Carlomagno fosse un mago, gli ambasciatori di
solito annullavano i piani di guerra.
La magica tovaglia di Carlomagno era fatta d'amianto,
un minerale singolarissimo composto da lunghi e sottili cristalli
che formano fibre filiformi che si prestano alla tessitura.
Nell'antica roma gli aristocratici venivano cremati avvolti
in sudari di amianto,  in modo che alle loro ceneri non
si mescolassero quelle della pira funebre.
Si dice inoltre che le vergini vestali, sempre a Roma,
portassero lampade dagli stoppini d'amianto che non si consumavano.
Gli arabi fabbricavano armature d'amianto
per proteggersi quando appiccavano il fuoco alle città nemiche.
L'imperatore tartaro il Gran Khan, proteggeva i suoi gioielli dal fuoco
avvolgendoli in teli d'amianto.
Nel medioevo erano pochissime le persone che avevano visto la rarissima e
costosa "canapa magica" e molti la consideravano
una sostanza misteriosa, persino malefica.
Abbondano le leggende sul suo conto e la principale riguarda
l'origine del suo materiale.
Si credeva che le sue fibre fossero state filate dalla pelle della
magica salamandra, un piccolo anfibio simile a una lucertola,
che la credenza popolare vuole immune alle fiamme.
Nel XIII secolo Marco Polo, durante il suo viaggio verso la Cina,
scoprì la vera origine dell'amianto quando il Gran Khan
gli mostrò le cave nelle montagne dove questo minerale veniva
estratto dalla roccia.
Gli antichi attribuivano all'amianto proprietà infauste
perchè resistente al fuoco e il loro intuito aveva colto nel segno,
seppur per ragioni diverse. Oggi sappiamo
che le fibre dell'amianto, se inalate o ingerite,
causano gravi malattie, spesso fatali.
Il minerale tuttavia è prezioso nell'industria.
Mescolato al cemento viene impiegato nella
fabbricazione di tubi, condutture e protezioni antincendio.
Sotto forma di fibra, è usato  nel rivestimento dei freni,
negli isolanti, nei sipari ignifughi dei teatri e nei nastri
trasportatori di materiale ad alta temperatura.
L'amianto, però non è più utilizzato come si usava nell'antica Cina,
cioè per le maniche degli abiti facilissime da pulire, bastava
infatti staccarle e metterle nel fuoco.
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Sabbia che canta:
Sembra che sull'isola rocciosa e desertica di Eigg, davanti
alla costa occidentale della Scozia, esista una spiaggia sabbiosa unica la mondo.
All'apparenza non differisce da nessun'altra spiaggia, se non fosse per la
particolarità della sabbia che canta. Infatti quando si cammina su di essa o la si tocca
produce un suono musicale. Quando si lascia scorrere lentamente tra le dita della sabbia,
essa emette tonalità musicali che spaziano dall'acuto al basso profondo.
Le sabbie che cantano-il loro nome in gaelico è camas sgiotaig - rappresentano un mistero
che è stato oggetto di numerose indiagini scientifiche. Gli scienziati sono convinti che
la musica si sprigiona dalla struttura della sabbia. Questa è composta da granellini
minuscoli di quarzo, un minerale, che il mare ha laboriosamente arrotondato.
Ciascun granello è circondato da una minuscola sacca d'aria: l'attrito tra il granello
e l'aria produce una vibrazione che crea la nota musicale; quest'ultima varia a seconda
del livello d'umidità dell'aria e della pressione che si applica.

Chinino contro la malaria
Misteri dal mondo della natura:
Come una radice di corteccia cambia
la vita di un uomo e salva popolazioni.
La regina delle cortecce.
Narra la leggenda che fra gli europei, la prima a guarire dalla malaria fu
una gentildonna spagnola, la contessa di Chinchon, moglie del vicere del Perù.
Vedendola in fin di vita per i continui attacchi febbrili,
il marito, in preda all'angoscia supplicò il medico di corte di salvarla.
Nel 1638, l'unico rimedio era il salasso, che però indeboliva
ancora di più il paziente. Il medico fece allora ricorso ai medicamenti degli
indios, che curavano le febbri con un infuso preparato con la
corteccia di un albero che cresceva sulle pendici orientali delle Ande.
La contessa guarì, e narra la leggenda che portò con sè quella cura
miracolosa, quando fece ritorno in Europa intorno al 1640.
Il naturalista svedese del xvIII secolo, Carlo Linneo certo credette
a questa versione dei fatti e battezzò Cinchona - per via di un errore
ortografico, l'albero dalla corteccia febbrifuga, in onore della contessa.
Tuttavia sembra più probabile che siano stati i gesuiti e non la gentildonna
a introdurre la cinchona in Europa.
I religiosi appresero il segreto dagli indios del Perù, quando fondarono le
loro missioni nell'America del Sud, nel XVI secolo.
Da anni si cercava l'origine di questa febbre micidiale,
che vanta il triste primato d'aver mietuto più vittime di qualsiasi
altra malattia del secolo. A un certo punto si credette che
fosse diffusa dalle esalazioni tossiche delle paludi e degli acqutrini,
e di qui nacque il termine malaria(alla lettera"aria cattiva").
Nel 1880 lo scienziato francese Charles Laveran scoprì che
gli accessi febbrili e i brividi che caraterizzano la malattia, erano
provocati da diverse specie di parassiti diffusi in tutto il mondo
e trasmessi da un individuo all'altro attraverso
la puntura della femmina della zanzara anofele.
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Strane cose accadono anche alle cose buone e
anche questo importante vaccino subì, purtroppo, tale sorte:
Il rimedio per la terribile malattia meritava d'essere accolto
favorevolmente, ma non fu così:
Anzichè manifestare la propria gratitudine, la maggior parte
dell'Europa protestante del XVII secolo rifiutò la "corteccia dei Gesuiti",
considerandola quasi come un simbolo di congiura papista.
A Londra, una folla inferocita si riversò per le strade,
diffondendo la voce che la polvere di corteccia altro non
era che uno stratagemma cattolico per annientare la Riforma.
Si disse addirittura che i gesuiti tramavano per avvelenare il re
I medici, dal canto loro, respingevano il farmaco,
tacciandolo di trovata popolare. Oliver Cornwell, puritano fervente,
deputato al parlamento, che soffrì di attacchi ricorrenti
di malaria, per tutta la vita preferì lasciarsi consumare
dal morbo piuttosto che trangugiare
quella che chiamava "la polverina del diavolo"
Vennt'anni dopo, però, CarloII d'Inghilterra non esitò a
ricorrere a Robert Talbor, un ciarlatano divenuto famoso tra le classi
agiate per la sua cura contro la malaria.
Mentre in pubblico si faceva beffe dei gesuiti, l'astuto Talbor,
somministrava segretamente ai suoi pazienti un amara pozione
fatta con la famigerata corteccia.
Non solo Talbor riuscì a guarire il sovrano dalla malaria, ma,
tra lo stupore della classe medica,
ricevette il titolo di cavaliere per i servizi resi al re
e per Sua Maestà divenne membro della prestigiosa
Regia Accademia di Medicina.
La fama di Talbor di diffuse anche all'estero e nel 1679 fu
convocato in Francia da Luigi XIV
per curare il figlio che soffriva di malaria.
Ricevette una pensione vitalizia e 3000 corone
per la ricetta, che luigi XIV promise di mantenere
segreta fino alla morte di Talbor.
Alla sua morte, il Re, svelò gli ingredienti
misteriosi dell'infuso di corteccia.:
6 dracme di foglie di rosa, due once di succo di limone,
e un potente infuso della corteccia
dei gesuiti triturata...il tutto diluito in un bicchiere di vino.
Il vino era indispensabile perchè gli alcaloidi presenti
nella corteccia della cincona,  insolubili nell'acqua, si sciolgono nell'alcool.
Non appena la ricetta fu resa pubblica, la classe medica finalmente
accettò la cura dei gesuiti.
Pur sapendo con certezza che la corteccia della cincona
curava la malaria, fu solo nel 1820 oltre un secolo dopo,
che due medici francesi- Joseph Pelletier e Joseph Caventou-riuscirono
ad isolare l'alcaloide terapeutico presente nella corteccia.
Lo chiamarono Chinino, dalla
parola quechua quinquina, "la regina delle cortecce"
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Nemmeno il Latte si esime dall'essere "contaminato" da
leggende e stranezze:

In passato gli americani, molto amanti del latte, bevevano un litro
al giorno di latte per assicurarsi un'ossatura forte e denti bianchissimi.
In molte altre parti del mondo invece, tabù e tradizioni
scoraggiano o adirittura proibiscono il consumo di latte.
Secondo l'opinione comune, il latte materno è il cibo
migliore per il neonato, ma i pareri sull'uso del latte vaccino
dopo lo svezzamento sono discordi.
In molte culture il latte di animali domestici, come bovini, capre, pecore,
cammelli, cavalli, bufali e renne - è considerato un
cibo proibito o, più raramente, sacro.
Una credenza assai diffusa sostiene che le caratteristiche
dell'animale si trasmettono alla persona che ne beve il latte
(anche nel caso del latte umano). In Italia, per esempio,
le balie venivano scelte tra donne di ineccepibile moralità.
In alcune culture il latte suscita reazioni di disgusto. In Cina il latte viene
considerato da molti una sorta di escremento, per cui è inconcepibile
consumarlo mentre gli indiani Lengua del Paraguay proibiscono
ai giovani di cibarsene, per timore che alteri la loro
salute mentale e fisica.
Tra la popolazione Bangala dell'Alto Congo, in africa,
chi beve latte è considerato impuro e non gli si consente di
consumare i pasti assieme agli altri.
Per lo stesso motivo, il latte appare raramente
nell'alimentazione dei giapponesi e delle popolazioni
della Polinesia e della Melanesia.
Alcuni tabù riguardanti il consumo del latte miracolo invece
a proteggere il benessere dell'animale e del suo piccolo.
E' questa la credenza dei popoli Bahima e Masai dell'Africa,
i quali sostengono inoltre che se il latte viene fatto bollire,
la mucca che l'ha prodotto morirà.
I pregiudizi contro il consumo del latte sono talvolta legati
a sentimenti religiosi. Per esempio, tra le tribù Toda dell'India
non è consentito bere il latte delle bufale sacre,
atto considerato sacrilego. Secondo "recenti ricerche"
l'avversione per il latte forse non è dovuta
esclusivamente a superstizioni culturali.
Molti individui nelle società dove è proibito o
condannato il consumo di latte, hanno effettivamente difficoltà
a digerire lo zucchero (lattosio) presente nel latte vaccino.
L'intolleranza al latte viene attribuita alla carenza dell'enzima
lattasi, che trasforma lo zucchero del latte in una forma più semplice,
facilmente assimilabile dal sangue.
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Orchidea Sotterranea

In una tiepida giornata primaverile, nel 1928, mentre si piegava
a esaminare una strana crepa nel terreno,
Jack Trott, un giovane agricoltore australiano,
avvertì una dolce fragranza. Dopo aver rimosso un sottile strato di terra
egli vide, con sorpresa, un fiorellino di poco
più di un centimetro di diametro che spuntava sotto le zolle.
Quello che Trott aveva scoperto era una nuova specie di orchidea:
la rhizanthella gardneri, una pianta straordinaria
che trascorre il suo ciclo di vita nell'oscurità più totale.
Il nome deriva da due vocaboli greci: rhiza, che significa radice
e anthos, fiore. Assomiglia a una radice color crema,
lunga 5 cm, con petali bianchi che racchiudono una
spirale di fiorellini color rosso-violaceo.
Come fa questa orchidea del sottosuolo a sopravvivere?
A differenza delle altre piante, non usufruisce della luce solare
per la fotosintesi, perciò trae il suo nutrimento da un'altra
pianta, sfruttando i fusti in decomposizione di un
cespuglio -una varietà di ginestra- al quale si attacca
tramite un fungo del genere Rhizoctonia, che i botanici ritengono
essenziale alla sopravvivenza di questa singolare orchidea.
L'orchidea fiorisce da maggio a giugno, ma i fiori non spuntano
mai dal terreno, il che ne rende assai difficoltosa la ricerca;
sollevano solo leggermente la terra creando
piccole crepe in superficie.
Queste fessure e il delicato profumo sono gli unici
segnali dell'esistenza dell'orchidea.
Tale è la sua rarità che ne sono stati individuati finora
meno di 250 esemplari, tutti nell'Australia Occidentale.
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Pesci fuor d'acqua(quasi letteralmente)
Il perioftalmo è un pesce lungo 10 cm, dagli occhi globosi,
che infesta gli acqutrini del Sudest Asiatico.
E' presente in quantità tale che uno studioso domandò ad un abitante
del luogo perchè non venissero mangiati.
<<Sì, è un pesce>> rispose l'uomo<<ma si arrampica
sugli alberi, come si fa a mangiare una cosa simile?>>.Aveva ragione
.
Questi pesci trascorrono metà della loro vita sulla Terraferma,
trascinandosi con le pinne anteriori, le estremità delle quali
sono dotate di ventose; con l'aiuto di questi, essi si
aggrappano alla corteccia e si arrampicano sugli alberi.
Prima di risalire a terra, il pesce gonfia le branchie di aria
e acqua per resistere all'asciutto.
Il Sudest Asiatico vanta altre specie di pesci che
sembrano preferire la terraferma alla vita subacquea:
uno è anabas testudines, un pesce d'acqua dolce lungo 25cm,
dotato di organi della respirazione che gli consentono di
sfruttare l'ossigeno direttamente dall'aria.
Questo pesce sa arrampicarsi sugli alberi, benchè di rado lo faccia.
Tuttavia, trascorre  quasi tutta la sua vita a terra, usando le pinne anteriori
come grucce e spingendosi avanti con la coda.
Un altro pesce, Clarias batrachus, anch'esso originario dell'Asia, invase
la Florida negli anni Sessanta, quando un certo numero di esemplari,
importati da un commerciante di pesci tropicali,
fuggì letteralmente dalla cattività.
Questo pesce, lungo una 50cm, avanza scivolando sul terreno
e battendo vigorosamente la coda da un lato all'altro.
Le lunghe spine rigide delle pinne pettorali
lo aiutano a mantenersi in equilibrio.
Dietro le branchie, possiede organi che somigliano ai polmoni
e gli consentono di respirare fuori dell'acqua.
Persino quando nuota, spesso emerge in superficie per respirare.
Finora nessuno ha riferito di aver visto uno di questi pesci
appollaiato su un albero, ma in più di un occasione queste strane creature
hanno bloccato il traffico, quando si sono messe
ad attraversare le autostrade a centinaia.
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Fuoco per costruire Iglù
Chi lo avrebbe mai detto? Eppure è vero, per costruire gli iglù serve anche il fuoco!
 
Sembrerà insensato accendere un fuoco all'interno di un iglù, ma anzichè farlo sciogliere, il calore
di una fiammella, o di una lampada ad olio di foca in realtà serve a isolare e rafforzare la
struttura. Fino a poco tempo fa gli eschimesi costruivano le loro piccole case di ghiaccio
non solo come abitazioni permanenti ma anche come rifiugi provvisori da usare durante le lunghe
spedizioni di caccia. Spesso, gli iglù erano occupati solo per una notte e poi venivano abbandonati.
E non è un usanza sciocca, perchè un costruttore esperto è capace di erigere in soli 45 minuti
un iglù abbastanza grande da ospitare due adulti.
Il problema maggiore che si deve affrontare è quello di reperire la neve adatta: soda e compatta,
ma non troppo ghiacciata, e preferibilmente proveniente da un unica nevicata(la neve caduta
in momenti diversi non ha buone proprietà coesive. Per innalzare il suo iglù, il costruttore
si serve di un lungo coltello con cui taglia i blocchi di neve, che poi sistema in cerchio
per costruire la base. Lavorando all'interno del cerchio, dispone i blocchi in strati successivi
formando una spirale inclinata in dentro fino a formare una cupola.
Poi chiude tutte le fessure con neve fresca. Il compito finale è quello di tagliare un'apertura
e di modellare un blocco di neve che fungerà da porta. Già quasi pronta, la casa però deve
essere prima "ghiacciata" per consolidarsi. Sbarrata la porta, il proprietario accende una lampada
a olio di foca e quasi subito l'iglù comincia a sciogliersi. Ma le pareti sono come carta
assorbente e attirano l'umidità interna verso l'esterno, dove si congela nuovamente.
Poi viene ghiacciato l'interno. Il costruttore pratica un foro sulla sommità della cupola
e sposta il blocco che serve da porta. Mentre l'aria calda sale verso l'alto, nell'iglù penetra
l'aria fredda esterna e ben presto le pareti si rivestono di un sottile strato di ghiaccio.
Pur essendo di ghiaccio, una volta completato, l'iglù non è particolarmente freddo. Anzi
la struttura è talmente isolata che è possibile restare all'interno senza cappotto, mentre
all'esterno la temperatura è forse scesa a 45°C sotto lo zero.
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Brindate con me agli amici!


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