
Oh, Benvenuti Viandanti
vagando per contrade, villaggi e
valli sconosciute
chissà in quante strane avventure
vi sarà capitato d'imbattervi.
Dama Imandra & Lord Ivan
mi pregano di farvi sapere che se volete contattarli
per far loro conoscere anche le vostre
storie, potete usare il contact-form
Mentre voi decidete il da farsi
io continuo a leggere....
- L'attesa(autrice: M.P) - Il Canto della Guerriera(Autrice: M.P)
- Il Regno delle Ombre (Autrice: Hagar-hagar.beeplog.it )
L'attesa

Nel tempo che dedicai
a tessere la tela
nell'attesa del tuo ritorno,
ho sperato per te nei venti propizi,
temuto per te i canti delle sirene.
MAI ho creduto agli inganni
che mi parlavano della tua morte
ogni giorno ti ho amato.
Da me finalmente sei tornato.
Avvolto in un lenzuolo
sporco del tuo sangue versato.
Hai combattuto per nobili cause,
per orribili guerre, per sciocche diatribe
ma sempre
sei rimasto soldato.
Per te, valoroso anche in questo momento
è finito il tormento.
Ricomincio a tessere la tela,
sperando che non sia lunga l'attesa
di rivedere un giorno
il volto del mio amato
up
una dama al suo amato
scritto da: M.P.
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Il Canto della Guerriera
(Autrice: M.P. scritto nel 2000)
Una dolce fanciulla seduta all'ombra di una grande quercia cantava una dolce,
ma allo stesso tempo, triste melodia.
Le sue dita pizzicavano soavemente le corde di un'arpa
e la sua voce si innalzava sublime al cielo.
Sir Lancelot galoppa una notte e un giorno per raggiungere il Bosco.
Il Sole è appena tramontato e presto la Fata del Bosco farà la sua apparizione.
- Lancillotto, eccoti arrivato finalmente!-
- Ho tardato forse? Dite che se fossi giunto all’alba anziché
al tramonto voi sareste apparsa prima?-
- Assolutamente no! Credete sia qui solo per voi?
Ditemi, Lancillotto, come state? -
- Qual è la prossima terra che sta sulla via del Grande Regno?
Devo rimettermi in viaggio prima che faccia notte
e mancano solo poche ore all’oscurità.
Dite presto, se potete. -
- Quanta fretta! Siete adirato per caso? -
- La mia ira sconfigge i malvagi, lo sapete meglio di me.
Ho bisogno di lei al mio fianco quanto della mia spada. -
- E di cos’altro non potete fare a meno, Lancillotto? -
- Delle vostre indicazioni. Orsù, rispondete alla mia domanda:
Qual è il prossimo Regno? -
- Il Regno della Bontà. -
- Il Regno della Bontà? Ma cosa dite? Vi prendete gioco di me per caso?
Non è il mio cuore il Regno della Bontà? Devo visitare il mio cuore per caso? -
- Siete certo dell’abilità del vostro cuore a maneggiare la bontà
quanto della vostra mano a destreggiare la spada? -
- E voi siete certa che dovrò visitare quel regno?-
- Sono certa che la tua bontà abbia radici fragili e da quel regno
non potrai che uscirne rafforzato.
E’ vera bontà, Lancillotto, quella dell’uomo che ama il prossimo
suo come se stesso ma che non ama se stesso?
- Non è del mio amore che manco, ma semmai…
Fino a quando dovrò restare in quel regno? -
- Fino a che avrai imparato ad amare te stesso come ami il tuo prossimo.-
- C’è un’altra terra che può ricondurmi alla via del Grande Regno?-
- Sì, c’è. E’ il Regno delle Ombre. A te la scelta, Lancillotto.-
- Andrò nel Regno delle Ombre.
Ci vedremo nel Bosco, mia Signora, al tramonto del terzo giorno.-
- Buona fortuna, Lancillotto.-
Lancillotto monta a cavallo e galoppa senza mai fermarsi,
finché dinanzi a lui appare una grande porta fatta di nubi.
E' la porta del Regno delle Ombre.
Il Regno delle Ombre ha una particolarità, come tutti i regni.
E’ un regno dove il Sole non sorge mai.
E’ illuminato dalla Luna, giorno e notte, da una Luna che non si assottiglia mai.
Tonda, paciosa, immobile al centro del cielo, rischiara le vie al posto dei lampioni
e le case al posto delle candele e tutt’intorno a lei milioni di stelle,
brillanti come in nessun altro regno.
Sir Lancelot entra adagio nella terra delle ombre.
Pensa sia popolata di spettri contro i quali nulla potrà la sua spada,
ma Lancillotto non teme certo la morte, anzi.
Scende da cavallo e percorre a piedi la via principale del Regno.
Lungo la via vede gli abitanti del regno delle ombre.
Persone in carne ed ossa, sorridenti e gentili gli uni verso gli altri come più non potrebbero.
Non ci sono spettri, ma solo dame e cavalieri felici. Eppure il paesaggio è tetro.
Non si addice certo a quel popolo! Lancillotto è intenzionato a capire.
- Ditemi, sir, cosa ne avete fatto della vostra giacca? -
- L’ho donata ad un passante che non ne aveva una. Ve ne stupite? -
- Non avete freddo? -
- Certo che ho freddo, ma presto mi passerà.
Se attendete con me pochi minuti, vedrete che presto passerà
un altro cavaliere da questa via e mi donerà la sua giacca
e poi qualcun altro farà lo stesso con lui prima che la strada finisca. -
Dopo pochi minuti Lancillotto vede con i suoi occhi la scena del dono
della giacca e in lontananza la scena si ripete ancora
e ancora e ancora, continuamente. Riprende a parlare col cavaliere.
- Come potevate esser certo che qualcuno avrebbe fatto lo stesso con voi?
Svelatemi questo mistero, vi prego. -
- E’ la regola del nostro regno, sir! Sir…? -
- Senza Sir. Mi chiamo Lancillotto e basta. -
Lancillotto volge improvvisamente lo sguardo a terra e con stupore…
- Ditemi, che fine ha fatto la vostra ombra? -
- La mia ombra, sir? Non esiste.
Questo è il Regno delle Ombre proprio perché non ci sono ombre.-
- La Luna vi guarda giorno e notte e non avete il dono della vostra ombra? -
- E’ così.-
- E ditemi, siete felice per questo? -
- Sono felice fino a che resterò in questo regno,
dove nessuno possiede una sua ombra,
dove ognuno vive esclusivamente per aiutare e far gioire gli altri.-
- E a voi stesso non procurate gioia e sollievo? -
- No, nel nostro regno non v’è necessità di provvedere a sé stessi.
Sarà qualcun altro a pensare a me. -
- Siete mai uscito da questo regno?-
- No, non mi è concesso.-
- Cosa intendete dire? Chi vi vieta di visitare altri regni? -
- Nessuno, ma io so bene che fuori di qui troverei ad attendermi un destino terribile. -
- Terribile, dite? Quale?
- Recupererei la mia ombra, Lancillotto, ma perderei me stesso.
Non saprei vivere diversamente da come mi è stato insegnato, né qui né altrove.
Qui posso essere felice, altrove sarebbe la mia fine.
Donerei la mia giacca e i miei calzari al primo passante, ma nessuno
farebbe lo stesso con me e man mano mi ritroverei denudato e solo. -
- Siete prigioniero di voi stesso allora! -
- Sì, sir. Le regole sono medaglie, non lo sapete? Hanno sempre due facce.
In una faccia della nostra medaglia c’è l’amore reciproco degli uni verso gli altri,
ma nell’altro c’è per noi la condanna a non essere.
Qui ognuno rimette la propria vita nelle mani degli altri.
Ma sir, perché mi ponete queste domande se fate anche voi
parte del Regno delle Ombre? -
- Io non faccio parte affatto del vostro regno!
Sono qui solo di passaggio. -
- Rivolgete una seconda volta lo sguardo a terra e poi ditemi…
che fine ha fatto la vostra di ombra? -
Lancillotto monta sul suo cavallo di corsa e attraversa il Regno delle Ombre al galoppo.
Non intende trascorrere un minuto di più in quella terra. Prigioniero lui?
L’uomo che ha fatto della Libertà il vessillo del suo casato?
La Fata del Bosco gli ha fatto un bello scherzetto questa volta.
Lancillotto deve subito parlare con la sua Signora.
Vuole chiederle della sua ombra e sapere che fine ha fatto e come recuperarla.
Vuole andare nel regno dove l’ha persa, o dove gli è stata rubata a sua insaputa,
per riappropriarsene prima di giungere al Grande Regno.
Ma la Fata del Bosco questo lo sa. E’ lei che guida il suo viaggio.
Mentre galoppa andando incontro al vento,
sente già la voce della Fata del Bosco che lo chiama:
“E’ vero amore, Lancillotto, quello dell’uomo che ama il
prossimo suo come sé stesso ma che non ama sé stesso?”
up
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