LEGGENDE E MITI SUGLI ALBERI
(riferimento: libro di leggende varie)

Insieme alle leggende della frutta e verdura, ricercando qualcosa di ancora particolare,
in alcuni libri piuttosto vecchi riesumati dalla cantina della nonna di DamaImandra,
vi portiamo a conoscenza di alcune interessanti leggende sugli alberi!...
Accomodatevi in questo salottino e fatevi trasportare
dalle magiche atmosfere di un tempo antico....

 

Piante leggendarie:

Abete Bianco - Aceto Palmato - Albero di Giuda - Faggio - Leccio -
Magnolia - Olmo - Pioppo Bianco - Salice Piangente - Tasso - Tiglio

 

Abete bianco
In Grecia l'abete bianco - elate - era sacro alla dea Artemide, cioè alla luna, protettrice delle nascite,
in onore della quale si sventolava nelle feste dionisiache un suo ramo intrecciato
con edera e coronato sulla punta da una pigna.
Portava lo stesso nome dell'abete bianco Elàte, la dea della luna nuova,
detta anche Kaineides (da kainizo che significa rinnovare, recare cose nuove).
Riguardo a Kaineides c'è anche una leggenda.
Un giorno la ninfa Kaineides fu posseduta da Poseidone,
che in cambio le chiese cosa desiderasse come dono d'amore.
Ed ella chiese di essere trasformata in un guerriero invincibile.
Divenne così il guerriero Kaineus, che in breve diventò re dei Lapiti.
Inorgoglito dal suo potere, Kaineus piantò una lancia d'abete nella piazza del mercato,
costringendo tutti ad offrirgli sacrifici. Zeus, sdegnato dalla sua presunzione,
indusse i centauri ad ucciderlo ed essi vi riuscirono solo percotendolo sul capo con tronchi di abete.
Il mito adombra probabilmente un rito in onore della Grande Madre che doveva consistere
nell'innalzamento di un abete nella piazza del mercato
e in una cerimonia rituale in cui uomini nudi, armati di magli, percuotevano
sul capo un'effigie della Madre Terra per liberare lo spirito dell'anno nuovo.

Acero palmato
In autunno le foglie dell' Acer palmatum diventano rosso sangue dopo essere trascolorate dal giallo all'arancio.
Il vermiglio fece attribuire a questo albero un carattere funesto, sicchè fu dedicato a Fobos,
il dio della paura figlio di Ares, di cui era l'accolito nelle battaglie col fratello Deimos, il panico.
Per questo motivo i Greci, come d'altronde i Romani, all'acero preferivano come pianta ornamentale
il platano le cui foglie non assumevano quel colore funesto.
Nel folklore europeo divenne invece un albero prezioso per allontanare i pipistrelli, che,
secondo una convinzione infondata, succhiavano il sangue ai bambini.
Una fiaba ungherese narra che sul terreno dove una principessa era stata sepolta dal suo assassino
nacque un acero che servì ad un pastore per fabbricare un flauto parlante,
che denunciò il colpevole.
Dalla favola si spiega come il legno degli aceri sia adatto alla fabbricazione di strumenti musicali.
Fu Antonio Stradivari ad utilizzare per la prima volta un ponte d'acero per sostenere le corde.

Albero di Giuda
E' una pianta originaria del Mediterraneo orientale e che si è poi diffusa anche sulle coste dell'Europa meridionale.
Tutto può evocare tranne immagini tristi e tragiche; e invece lo si è voluto chiamare albero di Giuda
favoleggiando che vi si sia impiccato l'apostolo traditore.
Si attribuiscono i suoi tronchi contorti a quell'episodio, mentre i fiori rappresenterebbero le lacrime
di Cristo e il loro colore la vergogna per la perfidia di Giuda.
E' probabile che questa fama sia nata da un equivoco:
il nome deriverebbe da "albero della Giudea" perché nell'attuale territorio dello Stato d'Israele è molto comune.
Altri alberi hanno condiviso il triste privilegio di essere stati prescelti dal suicida:
la rosa canina i cui semi in Germania sono chiamati "bacche di Giuda";
il fico selvatico che sarebbe il discendente dell'albero a cui si impiccò Giuda
e che da allora non riesce a portare a maturazione i suoi frutti;
il carrubo selvatico che i siciliani chiamano "arvulu di Giuda" o "arvulu di Giudeo".

Faggio
Probabilmente anche il faggio, insieme ad altre piante, fu simbolo di quell'albero cosmico che unisce cielo,
terra e inferi, sostenendo e nutrendo il cosmo.
A Roma esisteva un tempio dedicato a Giove di fianco ad un faggio sacro:
quindi è possibile che il culto del faggio sia poi stato eclissato da quello della quercia, divenuta l'albero di Giove.
L'albero continuò comunque ad ispirare la fantasia popolare, tant'è vero che in Francia
si narrava una leggenda a testimonianza della sua aura divina.
Una notte un contadino udì un insolito fruscio proveniente da due faggi che sembravano abbracciarsi.
Cominciò così ad ascoltare e riconobbe due voci umane: erano quelle dei suoi genitori che si lamentavano per il freddo.
Parlando con essi scoprì che stavano scontando una pena per essere stati poco caritatevoli in vita,
secondo la credenza per cui i faggi sono abitati da anime che devono espiare una pena.

 

 

Leccio
Il leccio è chiamato anche quercia verde perché appartiene al genere Quercus comune a tutte le querce.
Nell'antica Grecia il leccio era sacro a Giove.
A poco a poco però non solo fu sostituito dalle altre querce, ma divenne un albero sinistro,
consultato soltanto per gli oracoli funesti e annoverato tra quelli funerari.
Effettivamente un boschetto di lecci non evoca immagini solari.
Forse è questo il motivo per cui i Greci lo consacrarono alla dea Ecate narrando
che le tre parche funerarie si coronassero con le sue foglie. Questa nomea sinistra è arrivata fino a noi.
Lo prova una leggenda delle isole ioniche.
Essa racconta come gli alberi avessero deciso, dopo la condanna di Cristo, di non offrire il legno per la Croce.
Solo il leccio si prestò ad offrire il suo legno per la Passione di Cristo e
da allora il leccio fu considerato il simbolo vegetale di Giuda.

Magnolia
Fu nel 1740 che il primo esemplare di magnolia giunse a Nantes, in Francia,
portato da un mercante che faceva la spola fra Europa e America.
Nel linguaggio dei fiori la magnolia è simbolo del candore, ma se bicolore allude al pudore virgineo.
Quando è precoce evoca l'ansietà e i fiori trasmettono un messaggio inquieto, "Non ti fidar di me".

Olmo
Gli Antichi avevano consacrato l'olmo a Morfeo, uno dei mille figli del Sonno.
La sua funzione era quella di assumere la forma di esseri umani apparendo agli uomini addormentati.
Così l'olmo prese il nome di Olmo dei Sogni.
Grazie alla sua facoltà di evocare sogni l'olmo divenne anche un albero dal potere oracolare.
Nel Medioevo divenne poi insieme con la quercia l'albero sotto il quale si amministrava la giustizia.
I "Giudici sotto l'olmo" erano appunto i magistrati che sedevano ai piedi di questo albero piantato davanti alla porta del castello.

 

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Pioppo bianco
La denominazione del pioppo bianco in Grecia era leuke. Il suo nome si ispira all'omonima ninfa che, inseguita da Ade,
si trasformò nella pianta, poi trasportata dal dio presso la fonte di Mnemosine (la Memoria),
la cui acqua permette ai defunti di accedere all'immortalità degli eroi.
A confermare il mito interviene una leggenda nata ad Olimpia. Eracle, uscendo dagli inferi alla fine della dodicesima fatica,
intrecciò una corona con le fronde del pioppo piantato da Ade presso la fonte Mnemosine.
A contatto con l'aria la parte superiore delle foglie restò nera perché questo è il colore dell'Oltretomba,
ma la parte che aderiva alla fronte di Eracle fu tinta in bianco-argento dal sudore dell'eroe.
Perciò il pioppo gli è sacro: il doppio colore delle foglie indica che Eracle ha compiuto le sue fatiche nei due mondi.

Salice piangente
Nell'immaginario comune il salice piangente simboleggia il ricordo nostalgico, della malinconia e del compianto.
Il salice piangente non è originario dell'Europa, ma della Cina, da dove fu portato solo nel 1692
per essere poi classificato da Linneo
come Salix Babylonica in ricordo di un versetto dei salmi in cui si rievoca la cattività degli ebrei:
Lungo i rivi di Babilonia dimorando
là insieme piangevamo al ricordarci di Sion.
Ai salici di quel paese
avevamo appese le nostre cetre.

Il riferimento di Linneo a Babilonia è puramente fantastico perché il salice dell'Antico
Testamento non poteva essere quello cinese,
ma una delle tante specie che si sono diffuse in Europa fin dai tempi arcaici.

 

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Tasso
A Ecate, dea degli inferi, si sacrificavano a Roma tori neri inghirlandati con foglie di tasso che le era consacrato.
Il legame di questo albero con gli Inferi è testimoniato anche da Ovidio secondo il quale la strada verso il mondo dei morti è ombreggiata da tali piante.
Nel Medioevo si favoleggiava che la dea lunare apparisse a streghe e maghi con torce di tasso in mano.
L'eco di questa credenza si ritrova nel Macbeth di Shakespeare:
le tre streghe preparano la diabolica mistura nel calderone di Ecate e vi uniscono un rametto di tasso reciso all'eclissi di luna.
Anche le Erinni lo usavano, terrorizzando con fiaccole del suo legno i mortali che intendevano perseguitare.
A Eleusi i sacerdoti si cingevano di corone di tasso che avevano un duplice simbolismo,
di morte ma anche di immortalità a causa delle foglie sempre verdi.
Oggi ancora lo si pianta nei cimiteri e per questo, oltre che per la sua velenosità,
è stato soprannominato dai tedeschi "albero della morte".

Tiglio
Un mito greco racconta che la ninfa Filira, figlia di Oceano, viveva nell' isola del Ponto Eusino che porta il suo nome.
Un giorno Crono si unì a lei ma, sorpreso dalla moglie Rea, si trasformò in uno stallone allontanandosi al galoppo.
Quando Filira ebbe partorito si accorse che il neonato, Chitone, era un mostro mezzo uomo e mezzo cavallo.
Ne provò una tale vergogna che chiese al padre di essere mutata nell'albero che da allora porta il suo nome.
Il figlio divenne un celebre guaritore grazie al potere ereditato dalla madre trasformata nell'albero dalle tante virtù medicinali:
le sue foglie infatti hanno proprietà sedative e leggermente ipnotiche, un rimedio ideale per nervosi e insonni.

 

 


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