|
|
Sorta probabilmente tra il 1100 e 1200 lungo l’antica via Traiana, come aggregazione spontanea di famiglie di contadini, Stornara in epoca federiciana era un piccolo centro rurale la cui economia si basava sulla produzione cerealicola.
La trasmigrazione di migliaia di saraceni in Capitanata, voluta da Federico II, ripopolò alcuni centri e a Stornara, dove figurava un regio edificio detto domus Stornarie, si stabilì una piccola colonia.
Durante il periodo angioino divenne feudo di Goffredo di Beaumont (1269), Gran Cancelliere del Regno e, di volta in volta, fu assegnata a svariati feudatari: Simone de Parisiis, Milone di Galata, Adenolfo di Aquino e, dopo la morte di quest’ultimo, Carlo II d’Angiò lo donò alla moglie Maria d’Ungheria.
|

|
|
|

|
Con Alfonso I d’Aragona Stornara, presente nella locazione di Ordona, comprendeva 5770 versure di terra: di cui una parte destinata al pascolo e la restante all’agricoltura. In seguito passarono alla famiglia Poderico; nel 1600 ai Cecere che, per debiti, le misero all’asta per essere acquistate dai Gesuiti per 42512 ducati. I Gesuiti vi stabilirono la loro residenza rurale detta Residentia Asturnariensis e vi edificarono una chiesetta nei pressi della torre preesistente. Con l’espulsione dei suddetti religiosi (1767) dal Regno di Napoli, il Governo stabilì di collocarvi una colonia di 83 famiglie di agricoltori che determinarono un incremento |
|
|
demografico: Stornara da masseria divenne un villaggio facente parte dei Cinque Reali Siti.
Dal 1806 il comune di questo piccolo centro fu aggregato a Stornarella fino al 1905, anno in cui Vittorio Emanuele III promulgò la legge n.352 - proposta dal deputato Giuseppe Pavoncelli – rendendolo autonomo.
Con l’autonomia politico-amministrativa il paese ha conquistato uno sviluppo sociale ed economico progredendo soprattutto nel settore dell’agricoltura; oggi, infatti, sono presenti sul territorio aziende che esportano prodotti cerealicoli, ortofrutticoli e vinicoli anche all’estero.
L’abitato, posto su un piccolo poggio a 107 metri di altitudine, è circondato da vigneti, uliveti e campi di grano. I vigneti producono uve di ottima qualità dovute al terreno calcareo che apporta al frutto caratteristiche di bouquet e corposità; gli uliveti, che si adattano sia alla natura del terreno che alle condizioni climatiche della zona, olive da macinare, salare ed esportare; i campi seminativi a cereali producono soprattutto grano dalle cui farine si ricava una varietà di pasta fatta in casa: orecchiette e "cavatelli" che si prestano alla preparazione di primi piatti a base di verdure e carni, conditi con olio d’oliva e innaffiati con un buon vino locale.
Piatti tipici: Cavatille de granarsse con ragù e ricotta dura, cavatille che la rouche, orecchiette al ragù, o con i broccoletti, o con le cime di rapa condite con un soffritto di olio, aglio e alici, u panecutte, pane raffermo con cime di rapa o rucola, u brudette (piatto pasquale) spezzatino di carne d’agnello con uova, formaggio e "cardoncelle": una verdura spinosa che nasce spontanea nelle campagne.
Tra i secondi piatti: brascioule, involtini di carne al sugo; la tielle , agnello al forno con patate. Tra i dolci: squarcedde (dolce pasquale), scallatille, pizza di ricotta, "scartellate" al vino cotto e sfogliatelle (dolci natalizi ).
Da visitare: nell’abitato, in via Gesù Vecchio, l’antica torre (secolo XV); in via Ettore Fieramosca, nella chiesa di san Rocco - patrono di Stornara - il quadro della Madonna della Stella (secolo XVI).
|