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CENTRO DI AIUTO ALLA VITA O.N.L.U.S. San Donato Milanese
Iscrizione Registro Volontariato Regione Lombardia- n’177
Iscrizione Registro Assoc. Solidarietà Familiare decr. 28608


Vite Ritrovate


Le storie che avete letto fino ad ora hanno avuto un percorso difficile, che insieme al Cav  hanno trovato un lieto fine; con la nascita della piccola nuova vita.
Ma, per dovere di cronaca, vi riporto un paio di storie che alla fine si riveleranno positive per certi versi, ma...



Barbara:
In pochi minuti, in un attimo, tutto distrutto.
Il desiderio di una vita cruentemente annientato e, con esso, l'annientamento di me stessa come persona umana, con la propria
sensibilità, i propri sentimenti, il proprio potenziale di femminilità. Se è vero che una vita ha qualcosa di sacro, abbattere questa vita, vuol dire negare l'esistenza del sacro nella nostra vita, nella nostra persona, nel bambino che avrebbe dovuto esserci. E la sera prima di dormire allontani questi pensieri perchè non riesci a sostenerli, non riesci a negare che qualcosa è accaduto, qualcosa di irreparabile, ed allora sprofondi nella più profonda depressione, perchè non vuoi o non sai accettare che questo è successo: una morte premeditata
Gli altri che sanno ti dicono di non pensarci, di cambiare uomo, di non buttarti giù di morale, ma anche voi, amici di sempre, avete una responsabilità: di non aver mai detto che ogni vita umana è unica e irripetibile, per questo sacra perciò cari amici,  vi compiango, perché mai nessuno mi ha detto ciò. Ma ora ho ricevuto una grazia, una pace diversa, una nuova consapevolezza del vivere nella priorità dei valori della vita, e forse la gioia di essere stata, anche se per poco tempo mamma, e di far riferimento a lui, al mio bambino non nato, nei momenti cruciali della mia vita, quando lo invoco.
Barbara
 


PIERA:

Anch'io ho abortito. Desidero fare la mia testimonianza per lanciare un messaggio alle altre donne che si accingono a fare la stessa cosa, una cosa che le seguirà per tutta la vita come è accaduto a me. Dopo la nascita del mio primo figlio, all'età di 35 anni, ebbi un forte perggioramento della coxartrosi di cui soffrivo da anni e fui operata ad entrambe le anche, affrontando una lunga odissea di degenze ospedaliere e dolorosa riabilitazione, proprio nel momento in cui il bambino più abbisognava delle mie cure. La maternità fu quindi amareggiata dalle mie debilitate condizioni fisiche che, a detta dei medici, sconsigliavano un'altra gravidanza. Quando, perciò, quattro anni dopo, mi ritrovai nuovamente incinta, nonostante mi fossi ristabilita, non ebbi il coraggio di affrontare una nuova maternità. Allora lavoravo, mi sentivo stanca anche psicologicamente e sapevo di non poter contare sull'aiuto di mio marito.
Gli uomini, non tutti per fortuna, in queste cose sono spesso assenti e pensano che il problema sia solo nostro, così come la cura e l'educazione dei figli. Non fu una decisione sofferta: era permeata della mentalità del mondo, secondo la quale la cosa più importante è vivere per se stessi e un embrione non è che un grumo indifferenziato di cellule, perciò zittivo la debole voce della mia coscienza che mi sussurrava che le cose non stavano così.
Abortii in casa alla quarta settimana, per mano di un ostetrica, una faccenda veloce e un po' rischiosa, ma andò tutto bene, secondo quella che era allora la mia nozione di bene.
Dopo provai solo una sensazione di sollievo, di scampato pericolo e pensavo che tutto finisse lì. Dopo circa otto anni di profondo buio spirituale, in cui sentivo crescere lentamente in me un senso di malessere angoscioso, il mio cuore indurito si risvegliò alla fede: ritrovai con immensa gioia il senso della vita e la bellezza dei valori cristiani e
, naturalmente, confessai l'aborto. Ma questa cosa rimaneva ancora, in un certo senso, all'esterno di me, un errore, certo, ma quasi giustificabile. E poi un giorno, nel congresso annuale del Rinnovamento
dello Spirito, che si rivolge a Rimini in primavera, si trattò il tema dell'aborto; un cantautore concluse con una canzone in cui il bambino parla alla mamma con parole
dolcissime e dolenti, di cui ricordo solo il senso: "Mamma, non uccidermi! Lasciami vivere dentro di te, fammi sentire il battito del tuo cuore, la tua voce, il tuo calore! Non uccidermi!"
Qualcosa di enorme esplose dentro di me e capii.  Un dolore straziante, un orrore di me stessa, un pianto innarestabile in cui scorrevano tutte le lacrime che non avevo versato nei lunghi anni di paralisi spirituale che avevo vissuto dopo l'aborto.
Nella grande assemblea migliaia di donne piangevano, forse, come me, si erano risvegliate all'improvviso e avevano capito. La fede mi ha aiutata a ritrovare la pace, ho battezzato la bambina, so che è un angelo ritornato tra le braccia del Padre, ma ogni tanto il dolore si risveglia e ricomincio a piangere, come sto facendo in questo momento. Dopo vent'anni.
Ora lavoro in un Centro Aiuto alla Vita, voglio stare accanto alle donne ferite, come me, da un dramma in cui sono sole ad assumersi la responsabilità, ma voglio anche aiutarle a credere nella vita.
Piera 

Queste testimonianze vere tratte dal libro descritto qui, in fondo alla pagina,
corrispondono a molte storie comuni che in ogni centro aiuto alla vita può
capitare d'imbattersi. Ed è a loro che possiamo dire:
le vostre sono:

VITE RITROVATE
Vi vogliamo bene

 
Le testimonianze REALI di questa pagina sono tratte dal libro:
Ma questo è un figlio

a cura di Giuseppe Garrone
Presentazione:
di S.E
Cardinale Alfonso Lopez Trujillo

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