musica di sottofondo Con Te Partirò (A.Bocelli)
CENTRO DI AIUTO ALLA VITA O.N.L.U.S.
Iscrizione Registro Volontariato Regione Lombardia- n’177
Iscrizione Registro Assoc. Solidarietà Familiare decr. 28608
Storie vere:
Storia del cav di S.Donato
Testimonianza della Fondatrice del Centro aiuto alla vita di S.Donato Milanese
Volontari/e Raccontano
Mamme e Famiglie Raccontano
Storia del 1° Cav nato in Italia
La storia (attraverso un editoriale) la potete trovare sul sito del mpv, di cui questo è il link: http://www.mpv.org/a_102_IT_703_1.html
Breve Storia del Cav di San Donato Milanese
La storia riportata qui sotto è stata scritta dal Segretario del Centro Aiuto alla Vita.
Origini del nostro Centro.
Bisogna risalire a 25 anni fa, quando un bel gruppo di amici, più donne che uomini, si domandarono: “Perché molte donne decidono di abortire?
In molti casi non per libera scelta, ma quasi costrette dalle gravi difficoltà in cui si trovano per una inattesa gravidanza: si sentono sole, senza aiuto,
senza qualcuno che dia loro una mano nei momenti difficili”.
“Ma se avremo coraggio potremo aiutarle noi, cercando di sollevare fra la gente lo spirito di solidarietà”.
Facile a dirsi, ma terribile a farsi: come fare, da che parte cominciare? E come la prenderanno le donne interessate? Avremo le capacità e il tatto sufficienti?"
Prendendo esempio da altri Centri già in funzione e domandando consiglio, ci mettemmo a cercare adesioni e un minimo locale per ricevere il pubblico.
Si diffusero volantini, pubblicità, manifesti, si parlò con Consultori e Parrocchie, finalmente la promotrice decise di offrire un localino sotto casa propria,
il suo telefono, il suo impegno personale, la sua fiducia nel futuro.
Ci vollero tre anni per poter finalmente partire, ma da quel momento il Centro non si è chiuso più all’ascolto di chiunque arrivasse, di persona o per telefono.
Le volontarie si sono avvicendate, alcune sono ancora quelle delle origini, moltissime nuove.
Si è fatto abbastanza per venire incontro a quei nascituri nostri fratelli che erano a rischio a causa delle difficoltà della vita?
No, non abbastanza, ma la buona volontà dimostrata sempre ha potuto essere apprezzata dalle donne in difficoltà, che si sono sentite rispettate, amate, sostenute, hanno sentito insomma di non essere sole e abbandonate ed hanno ripreso fiducia nel futuro proprio e delle loro creature.
Non si è ancora visto chi ci ha detto: “Ho sbagliato a fidarmi di voi, sono pentita di questo figlio”: e di gestanti ne sono passate centinaia ogni anno.
Il segretario T.C
Dalla Fondatrice del Centro
Oggi la signora Bice B. è membro onorario del consiglio direttivo del CAV, ma è la promotrice dell'inizio di quest'avventura di vivere la vita
E' stata per molti anni responsabile(presidente) del CAV di S.Donato, offrendo fin dagli esordi grande disponibilità personale e strumenti,
quali un piccolo spazio: il suo garage ed un telefono(elemento ESSENZIALE).
Ecco la sua testimonianza resa a voce al segretario Capaccioli e da lui redatta in maniera veritiera nel piccolo opuscolo dedicato ai dieci anni d'attività del CAV.
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Sono dieci anni che ho l'incarico di responsabile di questo CAV, dieci anni ricchi di emozioni, ansie, gioie e delusioni. Ripercorro lievemente con la mia mente questo periodo: Il primo squillo di campanello di sera; era una giovanissima coppia in cerca di qualcuno che li aiutasse a tenere il bimbo che la ragazza aveva in grembo: quanto smarrimento nei loro occhi!
Mamme nubili allontanate dalle loro famiglie, accolte nella nostra famiglia. Ricordo con angoscia il rifiuto di un bimbo handicappato, da parte dei suoi genitori; ma mi riempì di gioia il cuore
la disponibilità e l'attenzione di un altra coppia che accettò, con il nostro aiuto, il figlio handicappato come un dono di Dio.
Future mamme che mi hanno messo gravi dubbi, ma che si sono poi rivelate ottime e giudiziose. Ricordo anche la grande sofferenza di non poter salvare, nonostante il grande calore di solidarietà, un piccolo essere ancora nel grembo della mamma. Quanti bimbi ho stretto fra le braccia, ai quali le mamme mi indicavano come nonna. Sento ancora l'abbraccio di tante donne che mi trasmettevano
il bisogno di sostegno, di condivisione. Le gioie dei battesimi, dei matrimoni, dei Natali.
Questi sono dieci anni del Cav, di tutti i volontari, ai quali va il mio affettuoso grazie; e tutti insieme abbiamo testimoniato che la vita va difesa con la CONDIVISIONE, l'ACCOGLIENZA, e il dono di sé verso il piccolo indifeso. Ho constatato che spesso l'ultimo consiglio è quello decisivo.
Il Cav vuole restituire alle madri nubili e alle coppie le motivazioni del coraggio per accogliere una nuova vita. Questo è ciò che abbiamo cercato di fare nei dieci anni del nostro impegno.

Volontari/e Raccontano
Giovane operatrice del Nido racconta
Le abbiamo Aiutate a crescere
Anche i numeri esprimono affetto
Quelle che qui vi riporto sono le testimonianze delle nostre volontarie.
Per motivi di privacy non verrano citati ne il nome della/dei Volontari/e ne quelli dei bambini, ma solo le iniziali. La prima che vi riporto è di una delle nostre più giovani volontarie ed
il testo è riportato esattamente come mi è stato inviato via e-mail.
Giovane operatrice del Nido racconta
Guarda...al nido sta proseguendo tutto alla grande...mi piace un sacco prendermi cura dei bimbi...anche se a volte perdo la pazienza quando gli
do la pappa e si sbrodolano oppure mettono le manine dentro al piatto e si sporcano :p
Comunque quest'anno c'e' un bimbo di 4 mesi di nome P., sudamericano, che mi piace un sacco...ti giuro che quando lo vedo mi vengono gli occhi lucidi e mi si stringe il cuore perchè è troppo tenero.. l'altro giorno l'ho preso in braccio e me lo sono abbracciato.
Ho provato una sensazione meravigliosa. Beata la mamma che se lo puo' coccolare!!
Anzi, ti invito un giorno che sei di turno a fare una cappatina al nido cosi' lo vedi anche tu.
Ieri sono stata al nido e ho fatto il turno pomeridiano. Una volontaria,vedendo che stravedevo x il bimbo di 4 mesi di cui ti parlavo, me l'ha messo in braccio dicendomi:"tieni il tuo patatoso, adottalo(nomigliolo con cui lo chiamo perché mi fa troppa tenerezza...!!!)" e me lo sono preso e me lo sono coccolato un po'... mi si stringe il cuore quando me lo coccolo, figuriamoci quando avro' figli miei come sara'...!!!! Oggi al ritorno dalla upim indovina chi ho visto in metro!!Il bimbo del cav di 4 mesi(patatoso :p) e sua mamma..che carino...ho chiacchierato un po' con la madre,
è una brava donna, mi ha detto che la domenica va a lavorare da una donna arterosclerotica a Milano e si porta dietro anche il bambino. Scrivi presto! baci M.A
Le Abbiamo aiutate a Crescere
Faccio parte del Cav di San Donato da circa otto anni.
All'inizio mi occupavo dei corredini delle future mamme e del guardaroba infantile.
In seguito ho iniziato ad essere direttamente a contatto con le ragazze facendo loro da baby-sitter nei momenti in cui lavoravano.
Il ricordo più bello di questi anni è stato quello del periodo in cui ho seguito da vicino S. con la sua bimba S. Erano arrivate da noi quando S. aveva pochi mesi; qualche tempo dopo la madre ha incominciato a lavorare e poichè iniziava molto presto al mattino e l'asilo apriva alle nove, aveva bisogno di una persona che si occupasse della bambina. Alle sette del mattino arrivava questo fagottino infreddolito che con il passare del tempo diventò, assieme alla mamma, parte della mia famiglia, tanto che mi sembrava una seconda figlia.
Il legame è rimasto molto forte anche quando Sara diventò indipendente. Quest'anno Serena va già a scuola e nonostante sia passato molto tempo, quando la incontro è sempre una piccola festa. M.
Anche i numeri esprimono affetto
Ero da poco a San Donato, quando lessi un volantino che elencava varie associazioni di volontariato, le quali chiedevano collaborazione a chi avesse del tempo libero e la mia scelta cadde sul cav, anche se non sapevo in che modo sarei stata d'aiuto. Dopo un colloquio, come prima collaborazione aiutai a pulire e rendere abitabile la casa d'accoglienza. Certo non ero entusiasta di quel lavoro, ma fui sicura di essere utile quando mi resi conto che mancava un organizzazione contabile, subito dopo la colletta di febbraio. Così fu per me molto facile diventare la "tesoriera" del Cav perchè quello era stato il mio lavoro fino a poco tempo prima. Iniziò per me un lavoro con tanto di bilancio annuale e scritture contabili: era gratificante poter dire con precisione l'ammontare delle entrate e delle uscite, tutte divise per argomento.
Frequentai poi un corso all'istituto "La Casa", imparando la tecnica d'ascolto al pubblico. Nei momenti di necessità ho aiutato il gruppo delle baby-sitter nell'accudire i bambini ed anche il gruppo di lavoro che allestisce i banchetti di beneficenza. Ho scoperto così che, se lo si vuole veramente, possiamo essere d'aiuto a chi sta attraversando un periodo difficile, mettendo
a disposizione le nostre capacità, qualunque esse siano.
L.

Il tempo speso a difendere la Vita
è tempo speso Bene
(Monica.P.)
Mamme e Famiglie Raccontano
Il Dolore di una Perdita e la Scoperta di una Nuova Vita
Difficoltà di coabitazione
Il trionfo dell'amore
Triste realtà
Matrimonio inaspettato
Paure quotidiane
Alcune sono state scritte dal nostro segretario perchè rese a voce al CAV.
I nomi presenti in queste testimonianze sono convenzionali
Per gli stessi motivi sopracitati i nomi verranno indicati solo dalle iniziali ma le testimonianze rese sono reali e autorizzate dalle persone interessate
Alcune testimonianze parlano di vita, altre di come la vita fino alla terra non è arrivata, ma in ognuna di esse, seppure con dolore spesso, vi è una grande
Speranza che la Vita Nascente venga riconosciuta, fin dal principio, come Primo Bene Essenziale.

Il Dolore di una Perdita e la Scoperta di una Nuova Vita
C.C
Era inverno e convivevo con un ragazzo albanese, dopo alcuni mesi scoprii che aspettavo un bambino. La prima settimana sembrava tutto tranquillo, io non lavoravo ma mi occupavo in tutto e per tutto della casa, e anche lui sembrava felice della notizia.
Poi, iniziò l'incubo, qualcosa che non mi sarei mai aspettata... di notte mentre dormivo cominciò a picchiarmi, mi prese a calci e pugni, il mio pensiero volò immediatamente alla piccola vita che si stava formando dentro di me, ma non avevo il coraggio di chiedere aiuto a nessuno, nemmeno alla mia migliore amica. Non denunciai l'accaduto, per paura.
Passò un altra settimana e alla visita successiva, con mio(non suo) sollievo il bambino sembrava stare bene ed ero così giunta alla terza settimana, vivendo ogni giorno però nel terrore.
Accadde una domenica... nuovamente di notte, ricordo solo calci pugni e la corsa in ospedale. Il mattino al risveglio, non sapevo bene dove fossi, ma qualcosa dentro di me diceva che mancava una parte di me. Nel pomeriggio mi comunicarono che avevo abortito, anche dopo aver appreso la notizia non ebbi il coraggio di denunciare il vero
colpevole di quel delitto. Trovai però il coraggio di lasciarlo e mi rifeci una nuova vita.
Trovai un'altra persona con cui andai a convivere e dopo un anno la notizia dell'attesa...
All'inizio ero titubante, non ero sicura di voler tenere il bambino, il ricordo e la paura degli avvenimenti precedenti erano ancora vivi e presenti, nonostante fossero passati anni, e poi mi sembrava di fare un torto al primo bambino, a cui diedi il nome I., i dubbi invadevano la mia testa ed ero quasi tentata di ricorerre all'IVG*, decisi però di parlarne con la mia migliore amica; non cercò di convincermi a non farlo, mi disse solo quello che pensava lei della situazione: "Il bambino, I., che ora si trova in cielo, sa che non è colpa tua se si trova lì e sono sicura che lui sarà per te, e il suo fratellino/sorellina, un protettore speciale. Sono convinta che ti vuole bene e ne vuole anche alla vostra piccola nuova creatura, la decisione finale è tua, ma un sorriso in più nel mondo non farà certo danno"
mi sorrise e non aggiunse altro. Da quella sera, mi sentivo sempre su un altalena di umori e mi trovai a chiamare M.P., la miglior amica, tutte le sere, a volte anche alle due del mattino e lei era sempre disponibile ad ascoltarmi e a ripetermi sempre quelle stesse identiche parole. Non me le diceva tanto per dire o per tirarmi su il morale, ma perchè è qualcosa in cui crede fermamente...
ora sono felice perchè dopo aver sofferto per una grande perdita ho scoperto una nuova vita M. che oggi ha quattro anni e chiama M.P zia.
C.C

Difficoltà di coabitazione
Isa e Carla.
Ragazza madre sudamericana di origine italiana, viene accolta nella casa d’accoglienza poco prima del parto e seguita da un gruppo di volontarie.
Nella casa stessa, nonostante il poco spazio, alloggiano anche altre due gestanti, una molto in gamba è di grande aiuto alle altre e se ne andrà prima del parto;
Carla invece è abbastanza psicolabile, crea molto scompiglio.
Isa fa un po’ da caporeparto, cerca d’imporsi e riesce anche a trovare qualche lavoro in loco che le permette di sbarcare il lunario, anche se spende eccessivamente in telefonate intercontinentali.
L’altra ragazza invece non si adatta facilmente a quel genere di coabitazione, d’altronde è fuggita da casa della madre (ha quasi trent’anni) per liberarsi dalla sua soggezione.
L’uomo padre del nascituro è del tutto inaffidabile perché un funzionario sposato che non lascerà mai la famiglia e sfrutta soltanto la sua debolezza di sentimenti.
La madre autoritaria invece sta facendo disperate ricerche, anche via tv, della figlia maggiorenne e minaccia il CAV, che comunque ha il consenso scritto della ragazza.
Alla fine però la gestazione è bruscamente interrotta da cause patologiche (la ragazza rifiuta sia il vitto, sia ogni forma di igiene) e ci si pone il problema serio di trovarle un alloggio adeguato.
Quanto ad Isa, l’unico problema è trovarle un alloggio indipendente, è ben difficile che un proprietario sottoscriva un contratto d’affitto, nonostante sia disponibile una delle citate donazioni straordinarie. Però incontra un uomo benestante che promette di sposarla e così ritorna in Sudamerica. Si rivedrà dopo alcuni anni, sposata, forse sistemata.
Il trionfo dell'amore
Serena.
Una famiglia del luogo abbastanza benestante, con due figlie in giovane età:
Serena è la maggiore ma anche l’altra ha un’età prossima.
Lei sta frequentando il primo anno di Università, ed è fidanzata con un giovane appena diplomato, forse i suoi non ne sono molto lieti.
Accade che si scopre incinta e subito intervengono i genitori: l'unica cosa da fare è quella di abortire subito.
Deve portare avanti i suoi studi, ci mancherebbe, c’è la legge che provvede, deve solo muoversi. Ma Serena è indecisa, ed anche il ragazzo è favorevole a portare a termine la gravidanza: sta cercando un impiego, i suoi non sono entusiasti ma nemmeno contrari; possono convivere, o sposarsi, penserebbe lui stesso a mantenere la nuova famiglia, e lei potrebbe con calma completare gli studi.
Hanno sentito parlare del CAV e, senza dir niente ai genitori, ne parlano con la signora Ines. Serena si convince che il ‘prodotto del concepimento’ è un essere umano e che non si fa il bene del figlio sopprimendolo, sia pure "per farne un altro al momento più favorevole". S’imbastisce un buon rapporto di amicizia, viene attivato il “Progetto Gemma” in modo che la ragazza disporrà da subito di un suo piccolo ‘salario’ d’incoraggiamento. Ma per il momento non avvisa i genitori, che nel frattempo hanno già prenotato
l’IVG nell’ultimo giorno di scadenza dei termini. Quel giorno la ragazza non si muove dal suo letto, non si fa portare in ospedale. Il padre s’infuria, la caccia in malo modo di casa e lei è costretta a rifugiarsi presso la famiglia della sorella del fidanzato. Dopo alcuni giorni la coppia cerca di riconciliarsi con calma, si presenta unita a casa dei genitori. Ma questi sembrano furie: il padre di lei prende a calci la macchina del ragazzo e perfino la stessa figlia, vicino a casa, non vuole minimamente ascoltarli.
I due a sera si recano dai carabinieri per denunciare tale violenza a persone e cose.
Il maresciallo li consiglia di attendere, per evitare azioni giudiziarie di cui si potrebbero pentire. La coppia trova sostegno anche da parte dei genitori di lui, che arrivano ad acquistargli un minimo locale, sia pure in campagna, e lui intensifica il suo impegno di lavoro. Per lei non è facile frequentare la Facoltà lontana anche perché non guida e non ha la macchina, che serve a lui per il lavoro. Ma va con i mezzi, si presenta agli esami con il neonato in braccio, riesce a dare numerosi esami e a portare avanti gli studi.
Ci sono alcune difficoltà dovute alla burocrazia.
Ad esempio: dato che prima della nascita del piccolo i due si sono sposati (anche per volontà dei genitori di lui che hanno donato la casa), la ragazza non può usufruire delle indennità di ragazza madre. Né può usufruire del nido comunale della sua città perché sposandosi ha trasferito la sua residenza in altro comune, in cui i servizi sono assai impraticabili. D’altronde, se fosse rimasta residente con la famiglia d’origine non avrebbe ugualmente usufruito degli sconti sulle tasse scolastiche, perché sarebbe stato dato valore al reddito del padre, che però l’aveva cacciata. Ma lentamente sono maturati, benchè giovanissimi.

Triste realtà
Speranza.
La sua presenza deriva da una collaborazione con il CAV di un’altra città.
Si è proposto da parte di questo una specie di ‘scambio’: vogliono allontanare una ragazza di nome Speranza con la rispettiva madre, una bimba ed un neonato dalla loro città, per staccarla dall’ambiente che la sta trascinando alla droga e alla grave malattia che di solito ne consegue. Marito e fratello già ne sono completamente travolti.
In cambio quel CAV è disponibile a trovare una casa con affitti modesti per una ospite della casa d’accoglienza di qua con il bimbetto.
All’atto pratico, la nostra ospite non vuole allontanarsi, perché ormai legata all’affetto di alcune volontarie e perché molto insicura. Ma per Speranza una simpatizzante dà in affitto un monolocale, che fra l’altro è prossimo alla casa di sua sorella sposata.
Si approfitta di una donazione ad personam di un gruppo religioso, per poterle fornire un sussidio mensile sufficiente, mentre la presenza della mamma anziana e malata le permette se non altro di pagare l’affitto mediante la pensione. Si fanno diversi tentativi di assistenza coordinata con i Servizi sociali della città, soprattutto per dare alla donna un lavoro o per inserirla in corsi di formazione,
per curare il piccolo in modo particolare (è sieropositivo) e per avviare la famiglia ad una relativa normalizzazione.
La ragazza dimostra di solito intelligenza ed impegno, ma si scopre che alla fine non riesce ad uscire dalla malattia e dalla dipendenza.
L’impegno del CAV cessa con l’inserimento dell’intera famiglia in un apposito centro regionale di riabilitazione, a cura delle strutture pubbliche.

Lisa.
Proviene dalle campagne del sud, è stata cacciata dal padre e abbandonata dal ragazzo dopo che si è scoperta la gravidanza. La bimba ha una piccola malformazione cardiaca ed ha bisogno di particolari attenzioni. Appena ospitata dal CAV, secondo il racconto delle compagne di alloggio, senza neppure accorgersene si mangia un coniglio intero che una signora aveva portato loro. Ma ben presto non si stupiscono più della sua “fame arretrata”: ha una speciale capacità di acquistare a credito presso i negozianti del vicinato, crediti che poi restano da appianare. In estate lei e la compagna sono inviate con i rispettivi bimbi ad un centro diocesano di vacanze, frequentato da normali famiglie d’impiegati. Per tutto l’anno che segue è un continuo intervenire della signora Ines, che cerca di capire le rispettive intenzioni sia di ciascuna delle ragazze, sia dei giovani che si sono avvicinati ad esse. Ma tutto rimane a lungo indeciso o forse tenuto celato per qualche intimo timore. Andare a convivere o restare libere e sole? Pianti, scene isteriche, lo voglio, non lo voglio…I rispettivi pretendenti invece non mostrano di volersi affatto impegnare, ma solo di voler mantenere relazioni occasionali. Lisa intanto è titolare di un discreto progetto personalizzato di reinserimento, con l’intervento delle strutture pubbliche: ormai tutto è deciso: al mese di giugno (tanto per non disturbare la frequentazione dell’asilo nido)
Lisa dovrebbe ottenere un minilocale con la possibilità di un lavoro e di un asilo nido per la piccola, sia pure nella vicina città (dove ha la residenza ufficiale). Ma al momento di trasferirsi esplode una decisione drastica: il giovanotto è deciso a sposarla e lei se ne va a casa sua. Si sposeranno sul serio dopo un paio di mesi, egli è proprietario di casa ed ha un discreto impiego, riconosce perfino la bimba. La ragazza aveva anche dato molti segnali positivi: si era iscritta alla scuola serale ed aveva ottenuto il diploma di scuola media. Inoltre spontaneamente aveva voluto ricevere i sacramenti
(da piccola era stata soltanto battezzata al suo paese) e quindi si è sposata in chiesa con una festa senza risparmi. Tutto bene? Speriamo.

Luisa.
Distaccata anche lei dai genitori e separata dal marito giovanissima, anch’essa proviene dal Sud Italia,ma ha un buon lavoro autonomo. Lavora fino a due giorni prima del parto e riprende il posto dopo circa un mese (partorisce in luglio). Non c’era posto in casa d’accoglienza, ma lei si è trovata un monolocale poco distante e si paga l’affitto. In agosto però è sola con la bimba di poche settimane nel suo condominio; abita a piano terra (è un’ex portineria) e per il gran caldo non è possibile dormire con le finestre chiuse. Ha paura: basta un salto per un malintenzionato per entrare in casa sua, anche se gridasse nessuno la sentirebbe. Telefona: l’unico volontario presente è il signor Cesare che le propone o di andare a casa sua, dove però non ha una cullina per la piccola, o di trasferirsi per la notte nella casa di accoglienza condividendo una camera con una delle ospiti. Ci prova. Ma quelle tengono accesi i cosiddetti zampironi per allontanare
le zanzare e lei non si dà pace, la figlia è troppo piccola, teme intossicazioni. Finisce per farsi riportare in casa sua e si fa coraggio a trascorrere la notte da sola.
Al momento della ripresa del lavoro sorge il problema della custodia della bimba, perché l’asilo nido comunale (siamo in settembre) può prometterle il posto soltanto per un anno dopo.
Il CAV interviene trovando una signora che fa da babysitter in casa propria per modico compenso, di cui il CAV provvede per metà.
Lentamente la ragazza raggiunge una certa stabilità; poi riprenderà i contatti con la sua famiglia lontana e ritornerà al suo paese.

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